frane La soluzione è nella prevenzione, quella vera Il maltempo delle ultime ore ha ulteriormente aggravato le condizioni di dissesto idrogeologico del territorio Calabro/Siculo: migliaia di persone sono dovute scappare dai loro paesi che rischiano di scomparire a causa di grosse frane. Le Città di Catanzaro, Cosenza e Caltanissetta sono rimaste senz’acqua a causa di frane, smottamenti e fiumi in piena che hanno compromesso le condotte idriche. Nel Messinese, l’allarme è concentrato nel paese di San Fratello, sui Nebrodi, dove duemila abitanti sono dovuti scappare e tantissime case sono danneggiate dalle crepe. Il bellissimo paese di cinquemila abitanti in cui nacque il nonno di Bettino Craxi è abituato a fare i conti con questo tipo di fenomeni, perchè è costruito su un costone roccioso che già a fine ‘700 fu tagliato in due da una grossissima frana. L’8 gennaio 1922 una nuova frana molto estesa travolse l’intero paese provocando tanti morti e un’incredibile distruzione. Errare è umano, perseverare è diabolico: il paese è stato ricostruito sempre lì, nello stesso punto, e adesso rischia di scomparire, inghiottito dal terreno che continua a franare provocando crepe in tutta l’area del Comune. Altre frane stanno colpendo, sempre nel Messinese Tirrenico, i Comuni di Librizzi, Tusa e Sant’Angelo di Brolo, dove diverse decine di persone sono state fatte evacuare. Frane anche sulle Madonìe, tra Palermitano e Sicilia centrale, dove una grossa frana a Resuttano ha compromesso l’erogazione idrica a Caltanissetta e Marianopoli. L’allarme è estremamente grave anche in Calabria, tra Cosentino, Catanzarese e Vibonese. Tutti i corsi d’acqua sono in piena e nel territorio sono segnalate oltre 300 frane, di cui circa 180 nella provincia di Cosenza. Decine e decine di strade sono interrotte e il Crati fa paura non solo a Corigliano Calabro ma anche in molti altri centri vicini. Situazione critica a Mendicino, Acri, Castiglione Cosentino, Aiello Calabro, Roggiano Gravina, Zumpano, Rovito e San Pietro in Guarano nella Provincia di Cosenza e a Gimigliano, Soveria Simeri, Tiriolo, Gimigliano e Guardavalle nella Provincia di Catanzaro. A Maierato, nel Vibonese, è franata un’intera montagna. Mentre i cittadini vivono un vero e proprio incubo legato strettamente ad eccezionali condizioni meteorologiche e a fenomeni naturali, la politica fa il gioco dello scaricabarile. Ma per capire quello che sta succedendo in Calabria e Sicilia, seguire la strada cui indirizza il dibattito politico può essere fuorviante. Il vero problema è di natura strettamente scientifica, naturalistica e meteorologica. La Calabria e la Sicilia si stanno sbriciolando perchè, da ormai tanti anni, piove in modo eccezionale. Dopo i tanti periodi di siccità degli anni ’80, ’90 e dei primissimi anni del nuovo millennio, nella primavera 2002 è successo qualcosa, a livello barico e meteorologico, che ha completamente capovolto alcune precedenti regole climatiche. Dalla primavera 2002 in Calabria, Sicilia e più in generale in tutto il Sud Italia e in tutte le zone costiere del Mediterraneo piove molto più di prima. Sono sempre di più i giorni di pioggia e sempre di meno quelli di sole e, quando piove, lo fa in modo sempre più intenso, violento ed estremo. Dal 2002 ad oggi, anno dopo anno abbiamo sempre avuto nettissimi surplus idrici e pluviometrici, e l’unico periodo di deficit è stato quello tra gennaio e agosto 2008, poi ampiamente compensato da quello che è successo dal settembre 2009 ad oggi. In questi ultimi 16 mesi, il sud Italia ha ricevuto quantitativi pluviometrici che mai aveva vissuto negli ultimi trecento anni, neanche nei terribili periodi alluvionali come in quello tra 1951 e 1953 quando decine di paesi dell’Appennino Sardo, Siculo e Calabro vennero abbandonati a causa delle piogge intense. Dopo l’Alluvione che il primo ottobre scorso ha colpito il Messinese Jonico provocando 37 vittime tra Giampilieri e Scaletta Zanclea, le frane e gli smottamenti di questi giorni sono il risultato di un’incredibile inizio di 2010 dal punto di vista pluviometrico. Sappiamo bene – e l’abbiamo scritto in tutte le salse – che il 2009 è stato l’anno più piovoso degli ultimi 150 anni su gran parte di Calabria e Sicilia. Ci attendevamo, a livello meteorologico, una compensazione secca e arida con l’inizio del 2010 che, invece, in questi primi 45 giorni ha ulteriormente alimentato i surplus pluviometrici dell’anno scorso. Pioggia su pioggia, continuiamo a vivere un’incredibile periodo di maltempo violento. Per capire l’entità di queste piogge eccezionali non possono bastare le parole più esagerate. Solo i dati possono far capire meglio quello che sta succedendo. A Catanzaro in questi prima metà di febbraio, da giorno 1 a giorno 15, sono caduti ben 230mm di pioggia. La media pluviometrica storica del mese di febbraio è di appena 108mm. Mancano ancora 14 giorni alla fine del mese e potrà piovere ancora tantissimo, eppure già adesso il surplus pluviometrico è nettissimo: la media è stata abbondantemente raddoppiata. Ma già a gennaio a Catanzaro aveva piovuto moltissimo: 240mm mensili a fronte di una media di 136mm. Nei primi due mesi dell’anno, mediamente e storicamente, a Catanzaro cadono 244mm di pioggia. Quest’anno in un mese e mezzo ne sono caduti 470mm. Stuazione ancor più clamorosa a Cosenza, dove febbraio ha già “regalato” 200mm di pioggia a fronte di una media mensile di 117mm, dopo che già gennaio aveva scaricato al suolo 275mm a fronte di una media di 140mm. Nel complesso, a Cosenza nei primi due mesi dell’anno mediamente e storicamente cadono 257mm di pioggia. Quest’anno in un mese e mezzo ne sono caduti 475mm. Situazione molto simile a Vibo Valentia, dove in questa prima metà di febbraio sono già caduti ben 190mm a fronte di una media storica di 99mm. E a gennaio erano caduti 174mm a fronte di una media di 122mm: nel complesso, a Vibo, nei primi due mesi dell’anno mediamente e storicamente cadono 221mm di pioggia. Quest’anno in un mese e mezzo ne sono caduti 364mm. Eccezionali surplus anche nelle città costiere della Calabria: Reggio ha già superato i 200mm annui mentre Crotone è addirittura a 240mm a fronte di medie che oscillano intorno ai 150cm. Situazione simile anche in Sicilia. I dati di molte zone interne e montane sono ancor più incredibili rispetto a quelli dei capoluoghi di Provincia. Calabria e Sicilia sono due Regioni dall’orografia tormentata, ricche di impervie aree montuose e scoscese in cui, naturalmente, il territorio ciclicamente tende a franare e sgretolarsi. Il dissesto idrogeologico è un fenomeno scientfico e naturale che da sempre caratterizza l’evoluzione della crosta terrestre. Nessuno potrà mai impedirlo perchè è un naturale ed essenziale sfogo di determinati meccanismi geologici, ancor prima che meteorologici. Non stiamo portando avanti l’ideologia del fatalismo: la prevenzione è fondamentale per evitare, o comunque limitare, i danni sulla popolazione e le drammatiche ripercussioni sui cittadini di fenomeni naturali, invece, inevitabili. Ma molto spesso gli investimenti nella lotta al dissesto idrogeologico sono del tutto inutili perchè partono dall’idea di poter evitare che le montagne franino e che i fiumi si ingrossino ed esondino straripando. Questi naturalissimi episodi ci sono sempre stati e sempre ci saranno, non esiste alcun modo per evitarli. La soluzione, invece, va ricercata in un altro tipo di prevenzione, e cioè non partendo dal punto di riferimento della catastrofe naturale ma, piuttosto, dall’essere umano che ne subisce le conseguenze. In questo modo si potrà evitare di costruire paesi dove è alto il rischio che le montagne franino, si potranno eventualmente spostare paesi in condizioni difficili in zone sicure, si potranno prevedere gli eventi meteorologic
i che potranno causare frane, smottamenti e piene fluviali in modo tale da evacuare preventivamente la popolazione. Sono queste, le soluzioni. Spesso, invece, si pensa di combattere il dissesto idrogeologico frenendo la furia della natura. E’ come se si volessero combattere i terremoti provando a far in modo che la terra non tremi più. Invece la terra continuerà a tremare, e la soluzione sta nelle costruzioni antisismiche che possono salvaguardare la vita degli esseri umani anche con le più forti e violente scosse di cui la terra è capace. Gli interventi da fare per evitare che i problemi naturali legati al dissesto idrogeologico abbiano tragiche ripercussioni sulle popolazioni, sono fondamentalmente due: – realizzare un’accuratissima e dettagliata mappatura dei centri urbani ad alto rischio e iniziare a pensare alla possibilità di abbandonare questi paesi ricostruendoli altrove, in zone più sicure. Opporsi ideologicamente alle ‘New Yown’ significa, sì, abbandonarsi all’ideologia del fatalismo. Anche perchè nella storia ci sono centinaia di esempi positivi di ‘New Town’. Ovviamente è sottinteso in questo punto l’esigenza di maggior attenzione nelle nuove costruzioni che devono essere realizzate in aree sicure. – investire in modo massiccio e mirato nel settore della meteorologia, installando nuove stazioni meteorologiche sui territori in modo capillare e monitorare giorno per giorno la situazione meteo in diretta, consentendo così di avere una previsione precisa che possa consentire di evitare eventi drammatici allertando in tempo la popolazione ed evacuandola dalle zone a rischio nei momenti precedenti alle possibile frane-killer. Non bisogna intervenire sulla natura ma dev’essere l’uomo ad adattarsi ai fenomeni naturali. Finchè, invece, si concepirà il fenomeno del dissesto idrogeologico come un fenomeno innaturale, dovuto agli errori della politica e finchè si penserà a impedire ai territori di franare anzichè ragionare su come le popolazioni si possano mettere al riparo da inevitabili e naturalissimi fenomeni atmosferici, si continuerà a sbagliare e continueranno a verificarsi tristissimi eventi come quelli di Giampilieri e Scaletta Zanclea. Ci farebbe estremamente piacere, invece, scoprire dove sono andate a nascondersi le cassandre del catastrofismo climatico: tutti quegli pseudo-scienziati che fino a poco tempo fa prevedevano tragici scenari di desertificazione per il sud Italia e per il Mediterraneo. Dicevano che in Calabria e Sicilia non avrebbe piovuto più, e che addirittura il territorio si sarebbe desertificato in modo tale da compromettere l’industria agricola e quella del turismo. “Il caldo e il sole dovuti ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale” – avevano detto – “comprometteranno l’equilibrio naturale, perchè ci sarà sempre meno acqua e invece le piogge sono essenziali per la natura”. Invece erano previsioni del tutto sbagliate: proprio dalle grandi piogge eccezionali degli ultimi anni oggi, Calabria e Sicilia, si trovano a dover affrontare tragici problemi legati al maltempo.

Tempostretto.it – Peppe Caridi

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