L’incontro è stato promosso dal professore De Sarro, referente regionale AIFA. I farmaci antivirali rappresentano una nuova era nel trattamento delle epatiti virali da virus C. Un importante convegno sulla loro appropriatezza descrittiva si è tenuto ieri nell’Aula Magna dell’Università Magna Graecia su iniziativa del Prof. Giovambattista De Sarro, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Catanzaro e Referente Regionale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), nel contesto dei Progetti Regionali di Farmacovigilanza.

In platea, più di un centinaio di operatori sanitari tra medici e infermieri provenienti da tutta la regione.

Presenza illustre, nelle vesti di moderatore, quella del Prof. Vincenzo Guadagnino, padre dell’infettivologia calabrese, già Professore Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università Magna Graecia. Un ritorno significativo che, senza nulla togliere agli altri illustri relatori, è stato accolto con grande entusiasmo da tutti i partecipanti.

Ad aprire i lavori lo stesso De Sarro, seguito dal Prof. Luca Gallelli, Aggregato di Farmacologia, che ha introdotto i nuovi farmaci antivirali boceprevir e telaprevir, considerati la “nuova era” della terapia dell’epatite C per la capacità di aumentare in maniera significativa la risposta virologica sostenuta nei pazienti con genotipo 1 del virus che, tra l’altro, risulta essere quello più diffuso in Europa ed in Calabria nonché quello più resistente alle terapie attualmente disponibili.

Successivamente, il Prof. Antonio Craxì, Ordinario di Gastroenterologia presso l’Università di Palermo, ha introdotto il complesso problema dell’epatite C, seguito dal dottor Benedetto Caroleo, dirigente medico dell’UOC di Malattie Infettive dell’Azienda Mater Domini di Catanzaro, che ha invece focalizzato l’attenzione sulla realtà epidemiologica calabrese, soprattutto alla luce dei dati di follow-up dello “Studio Sersale”. Tale studio, avviato nel 1996 dal Prof. Guadagnino, è una ricerca epidemiologica sulla prevalenza dell’epatite C tra i più importanti al mondo, che ha permesso di delucidare alcuni aspetti di questa malattia, come fattori di rischio e fasce di età maggiormente colpite. Questa fase dei lavori è stata moderata dal prof. Francesco Luzza.

Il dottor Rubens Curia, Dirigente del Settore LEA del Dipartimento Tutela Salute della Regione Calabria, ha successivamente evidenziato la necessità di adottare criteri validi e univoci in tutta la regione per la notifica dei casi di Epatite C. Una delle principali criticità che emerge nella nostra Regione è, infatti, il problema della mancata notifica, che porta a sottostimare la reale entità del problema ed i relativi risvolti sociali. Incentrata sul rapporto costo-efficacia delle terapie è stata invece la relazione del Prof. Calogero Cammà, Ordinario di Gastroenterologia presso l’Università di Palermo.

Dopo una breve pausa, i lavori sono proseguiti nel primo pomeriggio con le relazioni del dottor Antonio Gerace, medico di medicina generale, e del dottor Gerardo Mancuso, Direttore Generale dell’ASP.

“I farmaci antivirali boceprevir e telaprevir – afferma De Sarro – rappresentano davvero una nuova era nel trattamento delle epatiti virali da virus C. Fino a pochi anni fa il loro uso era riservato soltanto al trattamento di altre patologie infettive come l’epatite B e l’HIV. La triplice terapia, ovvero l’aggiunta di un antivirale alla terapia standard con interferon e ribavirina, quando verrà approvata in Italia, permetterà ad un numero sempre crescente di pazienti di ottenere una risposta brillante. Tuttavia, l’appropriatezza prescrittiva rappresenterà ancora una volta una priorità, sia in considerazione degli importanti eventi avversi che dei risvolti farmaco-economici. L’individuazione di centri specialistici autorizzati alla prescrizione della triplice terapia, capaci di garantire una copertura efficiente del territorio calabrese, sarà una sfida che dovrà essere affrontata nei mesi a venire.