I Bronzi di Riace sono “una carta forte che la Calabria sta giocando in modo non rituale. Se l’intento era quello di attirare l’attenzione, e’ stato raggiunto. Sulla qualita’ tecnica, pero’, non entro”. Non si sbilancia troppo Mario Resca, da tre anni alla guida della direzione della Valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac, commentando lo spot della Regione Calabria. Animati, che fanno pari e dispari per scegliere tra montagna e mare, ”mostrando chiappe e pudenda come due bulli di un club nudista”. E’ questa la campagna voluta dalla Regione,che ha per protagonisti i bronzi di Riace e che tra qualche giorno andra’ in onda in tv per rilanciare il turismo in Calabria. E, secondo quanto riferisce oggi il ‘Corriere della Sera’, ha gia’ sollevato un coro di polemiche anche fra gli stessi calabresi.

‘Il Quotidiano della Calabria’, qualche giorno fa, aveva consigliato al presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, di rinunciare a questo ”brutto messaggio pubblicitario in cui si deturpano anche i bronzi di Riace”. E il giorno dopo un calabrese di fama internazionale come Salvatore Settis, dalle colonne dello stesso giornale, ha stigmatizzato lo spot chiedendosi perfino se non avesse ragione il ministro Galan quando propose lo spostamento delle due sculture in un luogo piu’ visitato dai turisti per una migliore valorizzazione delle opere.

Bocciature al messaggio pubblicitario anche dalla Confindustria calabrese e dall’archeologo, anche lui calabrese, Battista Sangineto il quale, scrive il ‘Corriere’, ”dopo avere citato Antonio Albanese definendo lo spot ‘qualunquemente autodenigratorio’, dice che in quel filmino i nobili bronzi sembrano dei ‘tamarri”’.

Anche la politica passa all’attacco, con il senatore Roberto Della Seta del Partito Democratico, che chiede di ritirare la pubblicita’ “che mette alla berlina una delle piu’ grandi risorse culturali della Calabria e del Paese”. ”Vedere un’opera straordinaria come i Bronzi di Riace, che il mondo ci invidia, trasformata in una ridicola macchietta, oltre ad offendere i calabresi e tutti gli italiani rischia di diventare un pericoloso boomerang per il turismo”.

La sovrintendente ai beni archeologici Simonetta Bonomi, si dice perplessa, anche se, dopo aver visto lo spot, ammette, ”ho riso”. “E’ divertente ma kitsch”. ”Noi non abbiamo dato autorizzazioni, la Regione non l’ha chiesta – spiega all’Adnkronos – E’ un’iniziativa che ha ritenuto di fare autonomamente, evidentemente scegliendo i bronzi come veicolo di comunicazione”. Bonomi poi racconta di aver sentito opinioni disparate in merito alla pubblicita’ da parte dei reggini: ”Alcuni sono rimasti scandalizzati mentre altri hanno riconosciuto che era divertente. Dal mio punto di vista – conclude – forse e’ un po’ troppo kitsch”.

Sullo spot interviene anche Vittorio Sgarbi: “Fa schifo, e’ sgradevole ma non e’ un peccato mortale. Il compito di uno spot – spiega – e’ quello di far parlare di se’. Nel momento in cui va in prima pagina sul ‘Corriere della Sera’, e quindi guadagna uno spazio senza doverlo pagare, significa che ha ottenuto comunque un risultato positivo”. ”La polemica -prosegue il critico d’arte- sarebbe meglio indirizzarla verso l’ottusita’ di questi calabresi che hanno paura di fare girare i Bronzi, cosa che produrrebbe un effetto superiore a quello di qualsiasi spot. La campagna in se’ e’ riuscita, e’ stata efficace e ha ottenuto un buon risultato in termini di visibilita”’.

”E’ andata in prima pagina sul ‘Corriere, ha determinato una discussione e un dibattito -spiega Sgarbi- ma non so con quali effetti benefici sul turismo. Su quello forse sarebbe meglio, ripeto, se i Bronzi si staccassero dalla Calabria e girassero per l’Italia. Sono un patrimonio nazionale -conclude-, non solo calabrese”.

Ilfattoonline.com

2 pensiero su “Spot Regione Calabria, polemiche sui Bronzi "tamarri"”
  1. Se ne parli anche male, purchè se ne parli. E’ questo il concetto delle parole (di mussoliniana memoria) espresse da Scopelliti per giustificare l’insuccesso dello spot sulla promozione turistica della Calabria. Se tale concetto fosse vero, dovremmo assolvere anche la campagna pubblicitaria di Toscani, che fu un disastro e sollevò tante giustificate perplessità. Ne vale la giustificazione, sempre espressa da Scopelliti, che i costi di produzione sono stati bassi al di sotto di quelli di mercato. Agli addetti ai lavori, ma anche ai comuni cittadini, non sfuggirà che il costo maggiore di una campagna pubblicitaria è quello dei passaggi televisivi; in parole povere mandare in onda un triler di 30 secondi efficace o ineficace ai fini del messaggio, ha lo stesso costo. Basta poco per capire che, a parità di costi, converrebbe mandare in onda un prodotto più efficace. Anche nella precedente campagna pubblicitaria, che aveva come testimonial Rino
    Gattuso, nel parte finale i Bronzi si portavono la mano al cuore, ma questo gesto non ha fatto ridere nessuno, anzi. Certo è che quello spot produsse ottimi risultati, basta vedere quante volte, nelle varie versioni, è stato cliccato su
    Youtube. Ma non solo, in una stagione turistica caratterizzata da un forte decremento delle presenze, la Calabria riuscì ad andare in controtendenza rispetto alle altre regioni italiane. Allora, quando facciamo qualcosa per favore facciamola bene.

  2. Se ne parli anche male, purchè se ne parli. E’ questo il concetto delle parole (di mussoliniana memoria) espresse da Scopelliti per giustificare l’insuccesso dello spot sulla promozione turistica della Calabria. Se tale concetto fosse vero, dovremmo assolvere anche la campagna pubblicitaria di Toscani, che fu un disastro e sollevò tante giustificate perplessità. Ne vale la giustificazione, sempre espressa da Scopelliti, che i costi di produzione sono stati bassi al di sotto di quelli di mercato. Agli addetti ai lavori, ma anche ai comuni cittadini, non sfuggirà che il costo maggiore di una campagna pubblicitaria è quello dei passaggi televisivi; in parole povere mandare in onda un triler di 30 secondi efficace o ineficace ai fini del messaggio, ha lo stesso costo. Basta poco per capire che, a parità di costi, converrebbe mandare in onda un prodotto più efficace. Anche nella precedente campagna pubblicitaria, che aveva come testimonial Rino
    Gattuso, nel parte finale i Bronzi si portavono la mano al cuore, ma questo gesto non ha fatto ridere nessuno, anzi. Certo è che quello spot produsse ottimi risultati, basta vedere quante volte, nelle varie versioni, è stato cliccato su
    Youtube. Ma non solo, in una stagione turistica caratterizzata da un forte decremento delle presenze, la Calabria riuscì ad andare in controtendenza rispetto alle altre regioni italiane. Allora, quando facciamo qualcosa per favore facciamola bene.

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