salvatore mongiardo foto 2015Il “filosofo delle donne” Salvatore Mongiardo di Soverato (CZ), neo-eletto “Scolarca” delle Nuova Scuola di Pitagora di Crotone, sabato scorso 5 dicembre ha tenuto una conferenza a Locri (RC) presso la CONFAPI per tratteggiare, attraverso la figura della poetessa Nòsside, il valore della donna nell’antica Locri magnogreca. Ne nasce un quadro assai interessante e suggestivo, ricco di premesse e promesse future sul ruolo sempre più indispensabile delle donne nella nostra società… fino a portarle al “governo del mondo”!… Ecco, qui di sèguito, il testo della conferenza. (Domenico Lanciano)

Nòsside di Locri

Commemorazione del 5 dicembre 2015 in Locri

Nosside in greco vuol dire pulcino, un uccellino che cresciuto vola in libertà. Un uccello non fa un piano di volo come un aereo, ma spicca il volo e poi si posa su una tegola, un sasso, una siepe o sulla vetta della torre antica, come scrive Leopardi.

La professoressa Maria Macrì mi ha chiesto di parlare di Nosside e mi ha consegnato un libro di Autori Vari dove è riportata quasi tutta la dottrina e le ricerche su Nosside fatte nel tempo. Ho letto il libro con attenzione e sono arrivato alla conclusione che quanto scrivono gli Autori Vari, che sono vere autorità in materia di filologia e di poesia greca, non coincide con quello che io so e penso di Nosside. A me sembra che quegli Autori, tra i quali il grande Marcello Gigante e l’americana Marilyn Skinner, si avvicinano a Nosside, ma non riescono ad arrivare al fondo della sua anima.

E’ quanto vorrei fare io questa sera, anche se può sembrare presuntuoso.

Per capire Nosside bisogna rifarsi a Saffo, è evidente. Ma per capire Saffo e Nosside, bisogna prima capire le donne e la loro anima. Perché il punto che sfugge agli Autori è antropologico. Difatti, quando i maschi parlano tra di loro, discutono di donne motori viaggi soldi, parlano cioè di cose esterne a loro. Le donne, invece, quando parlano tra di loro esprimono il loro sentire, le loro emozioni. Questo lo so di certo perché sono cresciuto tra quattro sorelle e ho sempre notato il diverso approccio delle donne verso la realtà. Se vogliamo fare una distinzione sofisticata, potremmo dire che la donna è esoterica, è rivolta all’interno, mentre il maschio è essoterico, guarda verso l’esterno.

Cerchiamo ora di esaminare i tempi in cui Saffo visse in Grecia, circa trecento anni prima di Nosside. A quel tempo le donne vivevano chiuse nei ginecei a occuparsi dei figli e del marito senza nessun diritto o libertà. La loro vita spesso finiva col suicidio per impiccagione, come testimoniano gli storici antichi. In questo panorama deludente spunta Saffo che descrive le vibrazioni fortissime che lei avverte nel vedere un bel viso, una chioma, il fulgore di uno sguardo, i fiori di rosa, le ghirlande di fiori, le giovani danzanti. Saffo vede e canta le donne perché può vivere solo tra donne e, quando sente un’emozione, la esprime senza vergogna. La sua mancanza di ipocrisia la rende uguale a Leopardi che cantò senza vergogna lo sconforto della sua vita. Questa libertà espressiva di Saffo è forse da attribuire ai dieci anni di esilio trascorsi in Sicilia con la sua famiglia d’origine; nelle colonie greche le donne erano più libere che nella madrepatria. E’ un argomento che andrebbe approfondito, ma sul quale per ora non possiamo soffermarci.

Ho riletto tutto quanto ci rimane di Saffo, molto di più di quello che ci resta di Nosside, e ho notato che Saffo innalza solo due odi alle divinità, una ad Afrodite e una a Hera, ma non frequenta i templi. Era insomma un’anima così libera che solo lei stessa riesce a descriversi in un breve frammento:

 

Sono qui

Davanti alle porte del cielo

Vestita solo di desiderio…

Tre secoli dopo appare a Locri Nosside che ci lascia dodici epigrammi salvati nell’Antologia Palatina. Anche Nosside riprende la libertà espressiva di Saffo per descrivere le pulsioni che premono in lei quando vede una bella amica, un portamento degno, il corpo di una giovane dalle belle forme. Ma in Nosside il corpo non parla senza intermediari come in Saffo. Nosside è controllata, audace ma castigata, una poetessa simile a una monaca di casa, potremmo dire con una certa esagerazione. Cosa era successo nel tempo intercorso tra Saffo e Nosside per cambiare così il poetare femminile? Era arrivato il pitagorismo e si era diffuso da Crotone in tutta la Magna Grecia, a Locri in particolare. Di questo abbiamo prove stringenti, come il fatto che a Locri, dove sorge il Museo Archeologico, la località si chiama Moschetta, che è che la traduzione latina del greco Muià, piccola mosca, come si chiamò una delle due figlie di Pitagora. Muià sopravvive ancora nella Locride come cognome. Ma l’influenza del pitagorismo è confermata dai dieci allievi della Scuola Pitagorica provenienti da Locri i cui nomi erano: Gyttios, Xenon, Philodamos, Euetes, Eudikos, Sthenonidas, Sosistratos, Euthynous, Zaleukos, Timares. Né possiamo dimenticare Timeo di Locri, dal quale il Dialogo di Platone prende il nome. Timeo, davanti a Socrate che loda Locri dalle ottime leggi, spiega come fu plasmato il mondo per mano del Demiurgo, la più affascinante narrazione della formazione del mondo e di quanto in esso contenuto.

La grande innovazione del pitagorismo, l’abolizione della schiavitù, toccò in profondità Locri tanto che Zaleuco, primo al mondo, introdusse nelle Dodici Tavole la proibizione della schiavitù. E Zaleuco era allievo di Telàuge, figlio di Pitagora.

Pitagora difese le donne, che ammise come allieve nella sua Scuola e teorizzò la superiorità della donna sull’uomo perché lei era depositaria naturale della giustizia e stava più vicina al sacro e alla divinità. Ma un’altra novità introdusse Pitagora, la regolamentazione e il controllo del sesso di cui egli diffidava perché troppo forte. Difatti, ai giovani che gli chiedevano il permesso per andare con una donna, il divino li apostrofava: Sei stufo di star bene? Il sesso, nei suoi precetti, andava praticato d’inverno: Coltiva i piaceri d’amore d’inverno e non d’estate perché debilitante. Tuttavia in Pitagora non c’era ipocrisia o senso di colpa riguardo del sesso, tanto è vero che la sua giovane e bella moglie Teano spiegava alle amiche come durante il sesso col marito si lasciasse andare ma poi riprendeva il controllo di se stessa: Abbandonare il pudore togliendo la tunica e riprenderlo rimettendo la tunica… Alle amiche stupite di tanta audacia, diceva: Sono o non sono una donna?

L’innovazione più rilevante del pitagorismo fu però il culto delle divinità nei templi, nelle case, nei giardini. Per Pitagora andavano sempre rispettati culti e Dei della propria terra d’origine, ma si potevano aggiungere culti di altre genti. Questa forte impronta religiosa, che sopravvive ancora oggi nell’animo calabrese, appare in tutta evidenza in Nosside. Difatti:

  1. Nell’epigramma dedicato a Hera Lacinia, vediamo Nosside recarsi al tempio a Crotone e offrire il tessuto di lino, offerta femminile come raccomandava Pitagora, portando offerte prive di sangue fatte con le loro mani.
  2. In quello dedicato a Polyarchis, Nosside invita ad andare al tempio ad ammirare la statua di Venere di Locri.
  3. In quello di Samytha, Venere accetta il dono del velo che la donna le fa.
  4. In quello di Callò, la giovane dona alla bionda Venere un quadro con la propria immagine.
  5. Nell’ultimo ad Artemide, la Dea è invocata come protettrice di Delo e Ortigia.

Abbiamo quindi cinque epigrammi su dodici che parlano di divinità e templi: esagerando si può dire che Nosside appare quasi una figlia di Maria che va per chiese, religiosissima al di là di ogni insinuazione di natura sessuale.

Ma allora, ci chiediamo, cosa è il gran parlare che si fa sull’erotismo di Saffo e Nosside? Esiste realmente o è solo finzione poetica? E se esiste, cosa è l’Eros e dove porta?

Sono domande legittime alle quali bisogna cercare di rispondere se vogliamo capire l’universo femminile. Intanto vediamo che Eros è un fanciullo con l’arco in mano, ma ha le ali come un uccello. E come tale colpisce volando in libertà, innocente e irresponsabile. Cominciamo allora col definire Eros come un fremito, una inquietudine, un sobbalzo del cuore nel vedere una bella giovane col crine adorno, le guance rosee, il florido seno, il lampo di una luce speciale negli occhi. E se quell’immagine ritorna nella mente, l’anima diventa inquieta e desidera rivedere, parlare, accarezzare, passare tutto il tempo con quella giovane. Eros accende il desiderio d’amore che vuole essere corrisposto perché Eros non richiede sesso, ma scambio di amorosi sensi. Eros è divino, il sesso è belluino. Dalla confusione tra Eros e sesso sono nati terribili malintesi che hanno portato ai roghi dell’Inquisizione e ad altre infinite nefandezze.

Ricapitolando, possiamo affermare che Eros è forza divina che, attraverso la bellezza del corpo, connette l’anima alla forza universale del desiderio, come ho spiegato nel mio scritto che vedrete in fondo. Il migliore esempio di Eros che mi viene in mente è posteriore a Nosside di trecento anni ed è frutto di un Dio che vola con ali sotto forma di colomba e si posa in seno alla Vergine Maria. Il frutto di quell’Eros si chiama Gesù il quale ci offre la scena più stupenda di Eros nella pagina più alta della letteratura mondiale. E’ l’incontro di Gesù e della samaritana al pozzo nel Vangelo di Giovanni.

Il sole spacca le pietre di Sicàr nella Palestina, è mezzogiorno e la donna samaritana esce di casa perché a quell’ora assolata non avrebbe incontrato nessuno. La sua condotta di vita era riprovevole perché lei era stata con cinque uomini e ora stava con un sesto, qualcosa di inaudito a quell’epoca. Gesù vede quella donna che attinge furtiva al pozzo e le chiede acqua da bere. Gesù sa che lei aveva una inquietudine profonda che il sesso non poteva calmare. Invece dell’acqua morta del sesso, le offre un’acqua che non è fresca o corrente, ma viva perché sgorga dalla fonte vivente dell’Eros perenne. La donna capisce, prende coscienza e va a chiamare i suoi concittadini che prima la evitavano.

Questa commemorazione di Nosside ci ha offerto la possibilità di guardare alla poetessa di Locri come custode e dispensatrice di Eros, cioè di quel desiderio d’amore che sta al fondamento della realtà. Il mio breve scritto che riporto in fondo, La legge universale del desiderio, è ritenuto dal mio amico Michelangelo Nisticò una scoperta importante quanto l’Inconscio di Freud, e indubbiamente gli avvenimenti, guardati alla luce di questa legge, offrono una prospettiva vivificante, quell’acqua viva di cui parla Gesù, il re dei desideri.

Parlare di Saffo e di Nosside in questo momento storico così convulso può sembrare una perdita di tempo. A me sembra invece che gli avvenimenti vadano nella direzione che abbiamo intrapreso con l’apertura della Nuova Scuola Pitagorica a Crotone il 30 novembre 2015, cinque giorni fa. Cambiare il mondo può avvenire solo tramite le donne e la forza del loro desiderio. Non per nulla abbiamo proclamato questo 2015 Anno Uno dell’Era delle Donne. E le donne di Locri, eredi legittime di Nosside, possono fare molto indirizzando pensieri d’amore alle altre donne del mondo che vivono sfruttate e schiavizzate. Senza quella libertà che Eros esprime con il desiderio, nessuno può sbocciare e aprirsi alla Coscienza Universale.

5 dicembre 2015

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La legge universale del desiderio

L’universo è governato da una sola legge, quella di gravità, scoperta da Galilei, Newton e Keplero, detta anche legge di gravitazione universale: tutti i corpi celesti si attraggono e si respingono secondo una precisa regola matematica. Se, per ipotesi, questa legge saltasse, le stelle e i pianeti si scontrerebbero e l’universo finirebbe in un mare di fuoco. Ma, ci chiediamo, esiste una legge unica per regolare il mondo dell’anima, il mondo delle emozioni che vanno dalla gioia al dolore, dall’angoscia alla speranza all’amore? E’ mai stata scoperta da qualcuno? Sì, esiste, ed è stata scoperta da tre personaggi storici: Budda, Eraclito e Gesù. Budda disse che la vita è dolore: non vogliamo morire ma c’è la morte, vogliamo mangiare ma non c’è il cibo, vogliamo essere sani e siamo malati. Quindi il dolore nasce dal desiderio di non morire, di sfamarsi, di essere sani. Per vincere il dolore bisogna staccarsi dal desiderio: allora il dolore finisce ed entriamo nello stato di quiete, il nirvana. Così parlò il Budda in India nel sesto secolo avanti Cristo. Il suo contemporaneo Eraclito, vissuto a Efeso in Grecia, allargò invece la sfera del desiderio invitando gli uomini a desiderare oltre il limite del ragionevole con la Dottrina dell’Insperabile:

L’insperabile è arduo da raggiungere e nessuna strada vi conduce. Se non speri l’insperabile, non lo scoprirai mai.

Il filosofo invita a sperare l’impossibile perché anche il sogno o desiderio che sembra impossibile può realizzarsi.

Gesù capì perfettamente il messaggio di Budda e di Eraclito e lo completò: il desiderio è l’unica forza che può cambiare la realtà se è fortemente vissuto. La vita di Gesù è un susseguirsi di desideri compiuti: Manca il vino? Muto l’acqua in vino. Sei cieco? Ti do la vista. Sei morto? Ti faccio risorgere. Sei uomo? Ti faccio diventare Dio. Il desiderio quindi è per lui una forza reale che supera le leggi della fisica e crea un nuovo ordine. Per questo io dico che sulla sua croce avrebbero dovuto scrivere: GESU’ NAZARENO RE DEI DESIDERI.

Questa interpretazione del Cristo spiega facilmente l’impossibile: il miracolo. Il miracolo altro non è che un desiderio che si compie, la preghiera altro non è che una messa in moto del desiderio, la fede altro non è che speranza e la speranza altro non è che desiderio: avere fede significa unicamente desiderare. Il problema nasce perché non abbiamo fede, cioè non desideriamo, siamo castrati dalla paura e non usiamo la sola forza che può cambiare l’esistenza, esattamente come dice Gesù: Abbiate fede, cioè desiderate, chiedete e vi sarà dato.

La storia ci dimostra che i grandi desideri si sono sempre realizzati quando ci si è impegnati a fondo: Icaro e il volo umano, la vittoria su tante malattie, la scoperta del cosmo, i viaggi interplanetari. Quando parliamo di desideri, ci riferiamo ai grandi desideri comuni a tutta l’umanità, non alle voglie spicciole di sesso, cibo, soldi o altro. Nella lingua italiana la parola desiderio viene dal latino de sideribus, dalle stelle appunto, quelle che San Francesco, nel Cantico delle Creature, non chiamò astri, ma sorelle clarite e preziose e belle: clarite, cioè luminose come Clara, Santa Chiara. Sulla scia di San Francesco, Dante ha unificato la legge di gravità con la legge del desiderio, il quale nella sua espressione più alta è amore. Dante ha espresso questa legge nel verso che chiude la Divina Commedia: L’amor che move il sole e l’altre stelle. Ci voleva il tocco d’arte italiana per completare la più importante delle leggi che stabilisce:

La realtà ultima è un desiderio d’amore che si espande dall’anima alle profondità dell’universo.

11 aprile 2015

Salvatore Mongiardo – Filosofo delle Donne

Scolarca della Nuova Scuola Pitagorica

ERRATA CORRIGE – Salvatore Mongiardo ha tenuto tale conferenza presso la “Fondazione Nosside” di Locri e non (come erroneamente scritto) presso la CONFAPI. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.

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