Caro Tito, forse non tutti sanno che “Calabria” è un nome che fino all’anno 885 dopo Cristo apparteneva all’attuale penisola salentina (province di Lecce e, in parte, di Brindisi e di Taranto). E’ proprio in tale periodo che i Bizantini (avendo cacciato Longobardi ed Arabi) denominarono “Calabria” la nostra regione, la quale, come finora descritto, veniva chiamata “Italia” fin dal tempo del re Italo (cioè dalla metà, almeno, del secondo millennio a. C. ovvero 35 secoli fa), salvo la lunga parentesi della dominazione romana (202 a.C. – 476) durante la quale fummo “Bruzio” (Bruttium)… proprio mentre, paradossalmente, gli stessi Romani estendevano gradualmente il nome “Italia” a tutta la penisola e alle isole maggiori (Sicilia, Sardegna e Corsica).

Quindi, il nome Calabria (per quanto bello e significativo) non è nostro, non è generato dalla nostra terra e dalla nostra storia regionale ma ci è stato imposto (e impropriamente) da uno dei tanti nostri dominatori. Il nome originario ed originale della nostra regione è “Italia”. E, allora, perché adesso non denominiamo l’Istituzione Regione “Calabria Prima Italia” … cercando comunque di mantenere il nome “Calabria” (“marchio” ormai conosciuto universalmente da poco più di dieci secoli) ma aggiungendo però la più nostra più vera dizione “Prima Italia” che è l’identità fondante del nostro territorio e del nostro popolo da ben 35 secoli?…

Come già ricordato, è da oltre 30 anni che periodicamente invio appelli alle Istituzioni centrali (Presidenza della Repubblica, Parlamento, Governo, ecc.) e alle Istituzioni territoriali (Regione, come Giunta e Consiglio, Province, Città pure capoluogo, Università, ecc.) affinché la nostra Regione possa denominarsi “Calabria Prima Italia”. Sono cosciente però che, purtroppo, i tempi non sono ancora maturi e che non ci sia ancora sufficiente consapevolezza e nemmeno sufficiente orgoglio o senso di identità non tanto per assumere una simile determinazione ma nemmeno per portarla a semplice discussione all’interno del Consiglio Regionale. Infatti, non soltanto le Istituzioni sono sorde e mute a tale accorato “grido” (divenuto col tempo non solo mio) ma persino il mondo culturale (intendo università, scuole, associazioni, ecc.). Addirittura, lo stesso ambiente giornalistico non va al di là dei miei comunicati stampa e non cerca di approfondire un tale discorso che, sicuramente, altrove avrebbe prodotto ben altri risultati più positivi e definitivi ed un utile “marketing territoriale”.

Inoltre, nonostante appelli diretti e circostanziati alle suddette Autorità territoriali, la Regione Calabria (ad eccezione di una lettera formale a Giorgio Napolitano nella primavera 2011 da parte del prof. Mario Caligiuri, nella veste di Assessore Regionale alla Cultura) non è riuscita o non ha voluto invitare ufficialmente in Calabria il Presidente della Repubblica, per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia o per altre occasioni, affinché potesse rendere omaggio al nome che, nato qui, la nostra Nazione vanta da millenni ed il nostro Stato unitario vanta da oltre 150 anni. Non ti sembra davvero troppo strano, caro Tito, che non riusciamo noi Calabresi a sintonizzarci pienamente con la nostra storia plurimillenaria?!… Perché i Presidenti della nostra Repubblica che si chiama “Italiana” proprio dalla nostra “prima Italia” sono quasi sempre presenti il 7 gennaio a Reggio Emilia per l’omaggio al tricolore (nato storicamente poco più di due secoli fa, il 7 gennaio 1797) e non riescono a venire in Calabria dove è nato il tanto glorioso ed evocativo nome “Italia”?…

Perché il fondatore e presidente dell’Associazione nazionale “Comitato Primo Tricolore”, on.le Otello Montanari (nato a Reggio Emilia il 10 maggio 1926, partigiano e poi deputato PCI 1958-1963), ha disdetto improvvisamente l’incontro del 22 febbraio 2004 mattina nella sede del Comune di Reggio Emilia, dove avremmo dovuto firmare un protocollo d’intesa per un gemellaggio tra le città italiane legate ai simboli della nostra Repubblica?… Era una iniziativa promossa e sollecitata proprio dall’Associazione Culturale “Calabria Prima Italia” da me fondata nel 1988 a Badolato Marina e dal gennaio 2004 presieduta dall’avv. Giovanni Balletta di Catanzaro. Il progetto proposto era quello di gemellare le cinque città o i territori dove sono nati i simboli della Repubblica Italiana: cioè Reggio Emilia (il tricolore, bandiera nazionale), Reggio Calabria e Catanzaro (unite istituzionalmente poiché qui sono ubicati, rispettivamente, il Consiglio e la Giunta della Regione Calabria dove è nato il nome Italia), Firenze (dove si è sviluppata la lingua nazionale), Genova (città di Goffredo Mameli, autore delle parole dell’inno nazionale) e Roma capitale. Tale gemellaggio intendeva ribadire, tra tanto altro, come l’unità nazionale italiana abbia, sostanzialmente e nonostante tutto, le più antiche radici d’Europa. Speriamo che, prima o poi, tale progetto delle cinque città-simbolo dell’unità italiana possa essere ripreso e realizzato pienamente. Cinque città come cinque sono le punte della stella presente al centro dello stemma distintivo e identificativo della Repubblica Italiana. Pare che la stella a cinque punte sia uno splendido risultato geometrico della “Prima Italia” del nostro Pitagora di Crotone!

 Ho sempre detto che, finché avrò vita, non cesserò nella mia opera di sensibilizzazione su questi e su altri temi “fondanti” socio-culturali e istituzionali per valorizzare al massimo possibile la Calabria specialmente come “culla dell’Italia” (e non soltanto per il nome, come si stanno prodigando con libri, conferenze e numerose altre iniziative sociali illustri personaggi calabresi come Francesco Tassone di Vibo Valentia, Francesca Viscone di Filadelfia, Salvatore Mongiardo di Sant’Andrea Ionio, Felice Campora di Amantea, Giovanni Balletta di Catanzaro, il complesso folk “I Figli di Calabria” di Soverato, il cantautore Claudio Sambiase di Zagarise, il cantautore Angelo Laganà di Roccella Jonica, Giovanni Russo bibliotecario di Polistena, Giusy Staropoli Calafati di Briatico, Salvatore Regio di Lamezia, Antonio Grano di Cosenza, Domenico Monizzi e Antonio Carella di Crotone, i più coraggiosi scrittori ed editori calabresi e tantissimi altri, il cui elenco sarebbe troppo lungo qui riportare). Grazie a queste persone, innamorate della Calabria e della Prima Italia, ho motivo di credere che sia già iniziato quello che potremmo definire “Il Rinascimento della Calabria”. Bisogna assolutamente continuare (meglio se tramite una staffetta intergenerazionale) questa irrinunciabile opera di “rinascita” che, però, ha bisogno di essere coordinata bene!

 Purtroppo per me personalmente, gli anni avanzano più pesantemente del previsto e, pur facendo sino alla fine la mia parte, vorrei che ci sia qualche giovane che s’innamorasse di questi argomenti “identificativi e rivendicativi” e li portasse avanti. Ci sarà qualcuno tra le nuove generazioni che potrà continuare questo nostro discorso “Calabria Prima Italia”?… Lo spero con tutta la mia anima! Cordialità, Domenico Lanciano

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