Nel numero in edicola dal 5 luglio il Salvagente parla delle insalate pronte per l’uso – già lavate e tagliate – che si vendono al supermercato. Un test condotto dall’università di Torino rivela come questi prodotti abbiano molti – troppi – microbi. Il consiglio numero uno: lavarle comunque. I risultati del test.

Si scrive “pronte da consumare”, si dovrebbe leggere “lavare accuratamente prima di consumarla”. A dispetto delle indicazioni riportate sulle confezioni, le insalate in busta – tagliate, lavate e asciugate – richiedono un ulteriore lavaggio domestico. Necessario per diluire la carica microbica. Uno studio pubblicato dal settimanale il Salvagente nel numero in edicola dal 5 luglio e condotto dall’Università di Torino su 100 buste di insalata pronta ha infatti denunciato elevate quantità di microrganismi di varia natura. Una carica che in pochi giorni cresce in misura esponenziale.

Con due conseguenze: un aumentato rischio di tossinfezione alimentare quando sono presenti microrganismi patogeni; e un deperimento del prodotto in tempi troppo rapidi, ben prima della scadenza indicata sulla confezione in 5-7 giorni. Un quadro molto simile a quello emerso dal test svolto due anni fa dal Salvagente.

 La carica eccessiva. Il campione analizzato a Torino è composto di diversi vegetali: insalata mista (20 buste), spinacino novello (20), cicorino verde tagliato (27), lattughino verde (20), carote (13). E’ stato testato nel giorno del confezionamento e in quello della scadenza indicata dal produttore. Stante il vuoto normativo che ancora caratterizza il settore i ricercatori hanno adottato i parametri microbiologici della normativa francese, oltre a quelli della legislazione comunitaria (reg. 2073/05), che però contempla solo i microrganismi patogeni. I risultati sono sconcertanti, specie per i prodotti venduti a caro prezzo come pronti per il consumo. Alle analisi della carica mesofila totale a 37 gradi, il 40% dei campioni vagliati nel giorno del confezionamento è risultato oltre i limiti. Dopo i 5-7 giorni di vita commerciale, la quota degli irregolari è balzata all’87%.

 Con la stessa dinamica, il 30% delle insalate colte in fallo al test della colimetria è balzato al 60% nel giorno della scadenza. Anche la ricerca dei microrganismi patogeni, quelli in grado di fare ammalare una persona sana, ha evidenziato anomalie preoccupanti. Nel 3% delle buste i ricercatori hanno individuato l’Escherichia coli. E in due casi su tre l’esame ha evidenziato la patogenicità della contaminazione.

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