Storia e origini di Guardavalle
Quando sorse Guardavalle?
Non si è parlato senza motivo delle incursioni saracene: esse hanno causato la morte di molte città e ne hanno fatto sorgere altre. La necessità di sfuggire ai ripetuti attacchi e di ripararsi dalle sanguinose aggressioni, ma anche l’avanzare della malaria nelle campagne che non venivano più coltivate: queste furono le cause che spinsero parecchie città della Calabria a cercare rifugio e riparo in luoghi più sicuri.
Nel secolo scorso venne abbandonata Locri e sorse Gerace; dalla antica Caulonia gli abitanti si rifugiarono a Stilo; scomparve Tempsa e sorse Nicastro; Rossano soppiantò l’antica Turii.
Anche le origini di Guardavalle sono certamente da collegarsi al triste fenomeno delle incursioni saracene. Lo suggerisce la posizione geografica in cui sorse il paese: anche dopo aver raggiunto, ai nostri giorni, un incremento demografico maggiore del passato, Guardavalle non si vede da nessun posto se non quando ci si trova già dentro. Una posizione davvero invidiabile per mettersi al riparo da eventuali ed improvvise incursioni dal mare.
Ma quando un gruppo di persone cercò rifugio in questa valle?
Allo stato attuale dei documenti non è possibile stabilire una data esatta. Potrebbe essersi trattato di un rifugio a cui si ricorse più di una volta, e la sicurezza più volte sperimentata indusse molti a scegliere definitivamente quel luogo. Comunque sia, l’epoca che sembra godere di maggiore attendibilità per il sorgere del paese è l’ottavo o nono secolo; in ogni caso, Guardavalle è sorto certamente prima del mille, poiché dopo il mille, le invasioni saracene cominciarono a perdere la loro forza espansiva.
Le origini di Guardavalle
Non si è parlato senza motivo delle incursioni saracene: esse hanno causato la caduta di molte città e la nascita di altre. La necessità di sfuggire ai ripetuti attacchi e di proteggersi dalle sanguinose aggressioni, insieme all’avanzare della malaria nelle campagne abbandonate, furono le ragioni che spinsero molte città della Calabria a cercare rifugio in luoghi più sicuri. Nell’VIII secolo, Locri venne abbandonata e sorse Gerace; gli abitanti di Caulonia si trasferirono a Stilo; Tempsa scomparve e al suo posto nacque Nicastro; Rossano prese il posto dell’antica Turii.
Anche le origini di Guardavalle sono da collegare al triste fenomeno delle incursioni saracene. Lo suggerisce la sua posizione geografica: Guardavalle non è visibile da nessun posto finché non ci si trova già dentro. Questa posizione isolata rappresentava un rifugio sicuro dalle incursioni improvvisate del mare.
Ma quando un gruppo di persone cercò rifugio in questa valle? Attualmente non è possibile stabilire una data precisa. Potrebbe essere stato un rifugio usato più volte e la sicurezza sperimentata ripetutamente potrebbe aver indotto molti a scegliere definitivamente quel luogo. Tuttavia, sembra che il periodo più probabile per la fondazione del paese sia l’VIII o IX secolo; in ogni caso, Guardavalle esisteva sicuramente prima del Mille, poiché dopo tale periodo le incursioni saracene persero la loro forza espansiva.
Le origini di Guardavalle Lenormant, nel suo lavoro sulla Magna Grecia, rigetta una notizia che, se vera, sposterebbe l’ipotesi sulle origini di Guardavalle più verso l’VIII che verso il IX secolo, poiché suggerisce che uno dei tre comandanti che guidarono i soldati cristiani nella battaglia contro gli Arabi di Sicilia alla fine del X secolo sia nato nel nostro centro.
Qual è la parte più antica del paese? Non si può affermare con certezza dove siano sorte le prime abitazioni di Guardavalle: si possono fare solo ipotesi. Se i primi abitanti cercavano rifugio nella valle del fiume Patella, il luogo più riparato era probabilmente il rione Carmine: è la zona più bassa del paese, meno visibile da lontano e vicina al fiume.
Si può quindi supporre che la parte più antica del paese sia costituita dal rione Carmine, chiamato ancora oggi “casaleju” dai più anziani, un nome che potrebbe risalire al periodo in cui Guardavalle era un casale di Stilo. Inoltre, il sentiero più antico per raggiungere il mare partiva proprio dal rione Carmine (la via dell’Annunziata), dirigendosi verso il punto ora chiamato “le due strade” e proseguendo verso la marina. (La strada che collega attualmente il paese alla marina fu costruita nel 1888).
Da dove provenivano i primi abitanti di Guardavalle? È probabile che la madrepatria fosse Stilo, anche a causa della comunanza di cognomi registrata anticamente tra i due paesi limitrofi. Questa probabilità diventa quasi certezza per lo storico di Stilo Luigi Cunsolo, che si affida al buon senso e alla notevole intuizione di Giuseppe Crea, uno storico stilese della prima metà del XIX secolo. Crea afferma: “Ripetute, spesso sanguinose, sempre distruttive, tante devastazioni hanno dovuto sbandare quella popolazione che, dispersa, parte cercò un asilo nelle valli remote e parte nella difficoltà dell’accesso credette di trovare, in sito montano, la sicurezza e lo scampo. I più impavidi, non disperando della propria salvezza, si fermarono nel monte vicino o timidi s’inselvarono in fondo a sconosciute vallate. “Una però essendo la comune patria dalla quale non senza dispiacere si distaccarono, indivisi restarono gli interessi e la rappresentanza, del pari che comuni fraternità e adesioni. E’ così pare che abbia avuto nascimento quella Confederazione di sei paesi che si disegnò da circa mille e più anni addietro al nome di Contea di Stilo. I paesi riconobbero tutta la supremazia del capoluogo e si nominarono Guardavalle, Pazzano, Stignano, Riace e Camini”.
Perché il nome di Guardavalle?
Un poeta latino scrisse che “spesso i nomi sono appropriati alle cose che denominano” (conveniunt rebus saepe nomina suis). Nel caso di Guardavalle, i primi abitanti probabilmente trassero il nome dal luogo dove trovarono rifugio: una piccola e dolce vallata aperta verso il mare, attraversata da un torrente che scende dall’Appennino Calabro delle Serre e che porta lo stesso nome di Guardavalle (altri lo chiamano Patella).
Ci sono diverse testimonianze del nome Guardavalle. Elia D’Arnato designa il centro con il nome di Verdevalle (Virdivallis in latino) e lo descrive come “villaggio di Stilo, ma pari a cittadella, presso il promontorio Cocinto; nel suo territorio tutte le cose sono liete per l’eccessiva abbondanza di messi e di frutti, ma Bacco e Pallade fertili per la qualità del vino e dell’olio,”. Gabriele Barrio usa ugualmente il nome Verdevalle (Virdivallis in latino); tuttavia, il commentatore di Barrio, Tommaso Aceti, precisa che comunemente è chiamato Guardavalle. Francesco Sacco, descrivendo Guardavalle, lo definisce “situato in una piccola valle circondata da monti, d’aria umida, e distante cinque miglia dal mare e trentotto dalla città di Catanzaro”. Lorenzo Giustiniani lo descrive come “terra regia nel contado di Stilo in Calabria Ulteriore, in diocesi di Squillace, distante da Catanzaro circa quaranta miglia e cinque dal mare”.
In un documento del 1533, sotto il pontificato di Clemente VII (1523-1534), un altro nome che si riscontra per indicare Guardavalle è Vadigargi “Ad perpetuam rei memoriam. Pro incolis et habitatoribus terrae Vadigargi (Guardiavallis), Squillacen. dioc., confirmatio erectionis cujusdam cappellaniae, cum jurepatronatus”. È curioso notare che nei documenti pontifici che precedono e seguono questa data, il centro è sempre noto come “Guardavalle”: “de Guardavalle”, “loci Guardavalle”, “loci de Guardavalle”, “terrae de Guardavalle” o semplicemente Guardavalle. Solo in questo caso ricorre “Vadigargi”. Piuttosto che insistere nel cercare il motivo, è più interessante sapere cosa significhi questo nome apparentemente strano. Il nome sembra composto da “vadi” + “gargi”, entrambi chiaramente al genitivo.
“Vadi” deriva dal latino “vadum”, che significa sia guado sia luogo sicuro. Nel dialetto calabrese si ha “vadda”, “vaddi”, “il vadi”, “vajic” con il significato di valle e “vadu” con il significato di guado o passaggio. “Gargi” potrebbe aver subito la trasformazione della ‘T’ di “largus, a, um” (largo, ampio) nella “g”. Questa ipotesi è supportata dallo studio di G. Rohlfs, che afferma che, in posizione intervocalica, la ‘l’ può dare “gu”, “w” o “g”. Se tutto ciò è corretto, “Vadigargi” potrebbe significare “ampia valle”. È sorprendente che tale nome sia stato usato solo una volta.
Prime notizie su Guardavalle
Fino alla promulgazione del Codice Napoleonico (1804, ma in Italia entrò in vigore nel 1806), gli unici archivi da cui era possibile trarre documentate notizie storiche erano gli archivi parrocchiali o diocesani. Grazie alla cura nella raccolta e nella conservazione di tanti documenti più o meno importanti, tali archivi hanno salvato prezioso materiale necessario per ricostruire la storia di numerose città o piccoli paesi.
Con l’applicazione del Codice Napoleonico, ai Comuni fu imposto di compilare l’anagrafe dei cittadini, indipendentemente dallo stato d’anime della parrocchia, e di tenere un archivio comunale per tutte le carte e i documenti importanti. Per quanto riguarda la presente ricerca, nessun aiuto è venuto dall’archivio parrocchiale di Guardavalle: infatti, un incendio lo distrusse nel 1918, mentre era arciprete della chiesa matrice il sacerdote don Pietro Mirarchi, proveniente da Isca sullo Ionio. L’incendio, forse appiccato per dispetto contro l’arciprete, distrusse tutte le carte dell’archivio, privando i ricercatori futuri di preziose e utili notizie storiche. Per questa ragione si è costretti a ricorrere ad altre fonti.
Un prezioso aiuto viene dal Regesto Vaticano per la Calabria, curato da padre Francesco Russo: in dodici volumi è elencato tutto il materiale documentario riguardante la Calabria esistente presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, come pure presso numerosi archivi e biblioteche del meridione (lo spoglio dei documenti arriva fino al 30 luglio 1793). Il documento più antico in cui compare il nome di Guardavalle risale all’anno 1145: è di tale data, infatti, il diploma con cui Ruggero II conferma all’abbazia di S. Giovanni Teresti le precedenti donazioni fatte da suo padre, ne precisa la data, ne amplia il patrimonio e ne stabilisce i confini.
Proprio nel delimitare i confini dei beni del monastero, il diploma del re Ruggero II menziona il casale di Guardavalle. Un altro documento in cui si parla di Guardavalle risale al 1310: in quell’anno, infatti, un sacerdote di nome Riccardo, cappellano della chiesa di S. Nicola del casale di Guardavalle, deve pagare una tassa di due tarì e tre grani e mezzo, imposta da papa Clemente V (1305-1314). Alcuni anni dopo, nel 1324, un altro sacerdote di nome Peregrino, di Guardavalle, deve pagare una tassa di un tarì, imposta da papa Giovanni XXII (1316-1334). La stessa informazione si ripete nel 1325 per lo stesso sacerdote Peregrino di Guardavalle.