disturbi alimentariSul caso della paziente anoressica di 14 anni, di Montepaone, costretta a ricoverarsi in un presidio ospedaliero di Roma, in quanto nel comprensorio non ci sono strutture consone a trattare il tipo di patologia, è intervenuto il vice presidente dell’associazione “Fenice Calabria”, Gianni Nisticò, da tempo studioso di disturbi dell’alimentazione. Nisticò, in più occasioni ha ribadito l’importanza di disporre di un centro che possa trattare e accogliere i pazienti affetti da bulimia e anoressia. Per la verità a Soverato esiste un centro, il “Goip” guidato dalla psicologa Luigia Barbieri, che fin dove riesce ad arrivare garantisce assistenza. «Se ci fosse stato un presidio sul territorio che cura i disturbi alimentari, non ci sarebbe stato bisogno di far emigrare la ragazza nella capitale. L’episodio – rimarca Nisticò – fa riaffiorare con urgenza la necessità di dare corso al nostro progetto che stiamo portando avanti ormai da anni: quello di creare una struttura “ad hoc” che riesca a raccogliere tutti i pazienti, non solo del comprensorio, ma di tutto il sud Italia, cge soffrono di disturbi alimentari. Il progetto è stato apprezzato dalle istituzioni ai vari livelli. Ancora però non ha avuto la giusta attenzione da parte della regione Calabria. Siamo ancora in attesa di incontrare il Governatore della Calabria Agazio Loiero, anche se stiamo ormai perdendo ogni speranza per illustrargli l’idea di costruire un polo d’eccellenza nel comprensorio del basso jonio. Un’idea che va concretizzata quanto prima, per fare in modo di alleviare le sofferenze dei giovani ed evitare enormi sacrifici dei genitori, che come nel caso della ragazza di Montepaone, sono costretti a portare i propri figli in strutture del centro – nord». La struttura pensata da Gianni Nisitcò, sorgerà su un terreno di circa 5.000 metri quadrati con un seminterrato di duemila e il resto da adibire a giardino e parco giochi. Il centro, unico nel suo genere in tutta la Calabria e il sud Italia, sarà in grado di accogliere e curare le persone affette da sindromi derivanti dai disturbi alimentari. Per realizzarlo occorrono circa cinque milioni di euro e, sicuramente, si arricchirà il comprensorio dal punto di vista di servizi sanitari avanzati.

Gazzetta del Sud del 3.3.2010 – Cesare Barone

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