sada casaMessinaSud.com riceve e pubblica – Alla luce dell’attività di bonifica e demolizione dei fabbricati abusivi avviata in questi giorni dal Comune di Messina in collaborazione con la Capitaneria di Porto, il SADA-CASARTIGIANI, in rappresentanza degli

interessi collettivi delle numerose aziende artigiane ed interpretando le preoccupazioni di numerosi imprenditori che insistono nella zona, sente il dovere di consegnare alcune costruttive riflessioni. Ciò che oggi ci interessa e ci preoccupa è capire se e come l’artigianato si innesta nei processi di riqualificazione e rigenerazione territoriale, (dove per riqualificazione intendiamo tutti quegli stimoli che possano in maniera indotta rimettere in moto processi virtuosi di sviluppo economico, dove significa trarre ricchezza dal proprio territorio e dai doni di cui la natura ci ha dotati, dalle bellezze paesaggistiche, dalle risorse naturali che abbiamo, dal mare, dal sole, dal turismo ) liberando la città da un giogo che la soffoca, la mortifica e la depaupera. Noi vogliamo, perché ne siamo convinti, che l’artigianato giochi un ruolo di primo piano ponendo con forza il problema del reperimento di nuove aree produttive per l’allocazione ordinata delle attività artigianali di servizio e di produzione. SUGGERIMENTO: Trasferimento aree ASI – Comune di Messina (l’ASI cede le sue aree ZIR al Comune – la cui destinazione produttiva ormai nel tempo è mutata – ed il Comune offre aree dove l’ASI può costruire capannoni). Siamo favorevoli all’avvio in tempi rapidi di una radicale riqualificazione e valorizzazione dell’attuale zona di Maregrosso e della Via Don Blasco con la contestuale realizzazione della tanto sospirata Via del Mare fino alla Zona Falcata. E siamo altrettanto favorevoli al recupero ed alla riqualificazione del fronte mare ricadenti nelle stesse zone così come si sta cercando di fare in questi giorni con una imponente operazione di bonifica e demolizioni di fabbricati abusivi. Pur tuttavia quando si pensa alla Via Don Blasco ed a tutta quella lunga porzione di terreno che in generale va dalla zona falcata a Maregrosso (compreso il fronte mare), non possiamo non porci il problema delle numerose attività produttive artigianali che insistono in quella lingua di territorio urbano per tanto tempo abbandonata a se stessa. E lo vogliamo fare in maniera seria, costruttiva e responsabile, cercando di conciliare la difesa di interessi collettivi legittimi (e solo quelli legittimi, cioè di coloro i quali abbiano avuto ed hanno ancora un titolo legale per occupare le porzioni di terreno, e le botteghe ricadenti nelle porzioni di area da riqualificare) con le esigenze e gli interessi sovrani ed intangibili della collettività. Pur tuttavia non si può immaginare alcuna riqualificazione territoriale o bonifica ambientale se questa la si mantiene avulsa e sganciata da una questione che e’ un anello di congiunzione strategico e fondamentale nella lunga catena delle opere che si intende mandare in appalto per realizzare fattivamente una compita svolta infrastrutturale: il problema dell’allocazione di tutte quelle attività artigianali di servizio e di produzione che oggi insistono lungo tutta la via Don Blasco fino alla zona di Maregrosso. Oggi difatti in quella zona insistono fiorenti attività manifatturiere, che producono ricchezza, che danno lavoro a numerose famiglie, che pagano le tasse, che sono regolarmente iscritte alla Camera di Commercio e alle gestioni previdenziali e che – ci risulta – occupano manufatti demaniali con regolare autorizzazione. Attività spesso svolte in luoghi insalubri, fatiscenti e pericolosi che si innestano nella già martoriata e degradata cornice ambientale del fronte a mare della nostra città. Oggi più che mai chiediamo alle autorità preposte di porsi seriamente anche questo problema che, nel momento in cui si deciderà di intervenire in quella porzione di territorio, non potrà più essere nascosto e dovrà essere affrontato con coraggio in tutta la sua gravità ed in tutta la sua portata. Si vuole forse pensare di realizzare il recupero del water front ed una eventuale Via del Mare lasciando le attività artigianali dove tutt’ora insistono ? Si può pensare ad una Via del Mare intasata e congestionata dai mezzi che si muoveranno ancora a servizio delle tante attività produttive ? O, peggio, qualcuno vuole pensare di dare un bel colpo di spugna ad una fetta importante delle attività produttive cittadine ? Siamo tuttavia realisti e consapevoli che le attuali condizioni non si possono mantenere oltre, sia nell’interesse della città che nell’interesse delle aziende; per questo pensiamo di suggerire che se si avvia un progetto serio di decentramento massiccio ma ordinato di tutte le attività attualmente esistenti, in altre zone della città dotate di servizi ed infrastrutture adeguate, allora l’intervento di riqualificazione e rigenerazione urbana futura potrà funzionare in maniera organica e condivisa fra tutti i soggetti interessati. Operazione “decentramento” che non interessa soltanto le imprese ricadenti nelle aree oggi oggetto di bonifica ma che dovrà riguardare anche le numerose attività cosiddette insalubri che ancora insistono nel centro cittadino (ricordiamo il censimento svolto tempo fa dall’Amministrazione Comunale che fotografava tali realtà). In caso contrario saranno inevitabili rivendicazioni e l’innesco di tensioni sociali di tutti quegli operatori che, già vessati da un sistema economico debole, vedranno minacciato il proprio posto di lavoro. Le Autorità, il Comune, unitamente al Prefetto, alla Capitaneria di Porto, all’Autorità Portuale e, se necessario, alle Associazioni di categoria come la nostra, avviino per tempo una fase di approfondimento, e pensino ad avviare un primo sommario censimento delle attività che oggi insistono in quella zona, in modo tale da cominciare ad avere cognizione della quantità del problema e della qualità delle attività che sono eventualmente da delocalizzare. Si cominci a censire ogni singola posizione cercando di capire chi è in regola e chi no. Contemporaneamente si comincino a pianificare seri interventi per reperire nuove aree ove allocare le vecchie e le nuove attività produttive, coinvolgendo responsabilmente l’ASI e il Comune di Messina, e dettando tempi brevi e tappe forzate per raggiungere gli obiettivi. Oggi, alla luce delle recenti novità e dell’accelerazione giustamente impressa dall’Amministrazione Comunale alle attività di riqualificazione, restiamo ancor più convinti dei nostri suggerimenti e chiediamo per tempo, a nome degli imprenditori artigiani, la dovuta attenzione ai suddetti problemi. Un percorso da seguire. Individuazione e recupero di nuove aree produttive da individuare anche in variante al Piano Regolatore al fine di allocare tutte quelle realtà produttive artigianali che insistono nell’area fronte mare che va dalla zona falcata a Maregrosso. In tutta questa fascia si trovano infatti allocate fiorenti attività artigianali di produzione ma anche di servizio che operano in strutture fatiscenti, spesso prese in locazione, che si prestano a condizioni di lavoro insalubri se non addirittura ai limiti della vivibilità e della sicurezza. Ci siamo resi conto personalmente che tali realtà possiedono un potenziale produttivo e di espansione che rimane tuttavia soffocato per mancanza di spazi adeguati e di infrastrutture funzionali alle attività artigianali. Il reperimento di nuove aree e lo spostamento in blocco di queste attività produttive, permetterebbe alle stesse di liberare nuove e maggiori energie produttive con evidenti ricadute sul piano occupazionale. La considerazione è tanto più realistica se si parte dalla consapevolezza che si tratta di imprese sane e con posizioni di mercato locale consolidato e con elevato potenziale di sviluppo e di espansione. L’ARTIGIANATO A MESSINA OGGI. L’artigianato vuole e deve essere ingranaggio fondamentale di un motore di sviluppo che va revisionato e potenziato, nonché cinghia di trasmissione strategica tra quanto si vuole progettare e quanto effettivamente si deve realizzare sul piano economico e imprenditoriale.

Carmelo Santalco

Presidente SADA-CASARTIGIANI

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