genitoriAvere dei genitori che possiedano un buon equilibrio non significa avere dei genitori psicologicamente perfetti, maturi e saggi, senza alcun disagio o problema psicologico. La razza umana si è evoluta e ha raggiunto dei progressi mirabili pur avendo molti limiti.

Fin dal suo primo esordio nel paradiso terrestre sia la madre di tutti noi (Eva), che il rappresentante del sesso forte (Adamo), non hanno proprio manifestato né saggezza, né equilibrio, né coerenza davanti al buon Dio!

Ma anche successivamente la storia è piena di stragi, guerre e lotte intestine nelle quali il buon senso, la saggezza e l’equilibrio, sembravano scomparsi dalla mente umana.

Un buon equilibrio psichico significa possedere una realtà interiore non particolarmente disturbata. Significa avere un Io normalmente e armonicamente formato e sviluppato, che non sia preda di gravi conflitti interiori non risolti.

Un Io armonicamente sviluppato non è in preda all’ansia; si relaziona con serenità, facilmente e bene con se stesso e con gli altri; sa osservare la realtà con obiettività; riesce a mantenere buone capacità di giudizio e di critica anche nelle situazioni difficili.

Un Io ansioso, depresso, confuso, è come una persona nella tempesta o su una zattera in preda alle rapide vorticose di un fiume. Anche se non riesce a capire il motivo della sua ansia, vive molti momenti della sua vita con apprensione e angoscia. Ha difficoltà a vedere la realtà con serenità ed obiettività; le sue azioni sono spesso dettate dall’impulso del momento, piuttosto che da una razionale analisi dei fatti.

Ciò comporta frequenti e facili errori. Basta un nonnulla affinché queste persone si irritino o si crei in loro apprensione, inquietudine, insicurezza, aggressività, che con facilità trasmettono all’altro coniuge e ai figli.

Una madre, con un bambino affetto da autismo, confessava di essere la migliore cliente del pronto soccorso in quanto, per eventi che lei giudicava importanti, ma che obiettivamente non lo erano, quasi due – tre volte la settimana era nella sala d’attesa dell’ospedale per far controllare il figlio per problemi che solo la sua ansia patologica le faceva giudicare particolarmente gravi e importanti. Un colpo di tosse, un aumento della temperatura, un suo aspetto “strano”, bastavano per farla correre in ospedale.

L’ansia altera i comportamenti, impedisce o rende incoerenti le decisioni. Crea attorno a sé, nella casa e nei figli, un clima di allarme ingiustificato che innesca un circolo vizioso: ansia > malessere e ansia nel bambino > accentuazione dei disturbi su base ansiosa nel figlio > accentuazione della situazione di allarme nei genitori…

Nel caso che abbiamo riferito le immotivate paure creavano ansia incontrollata, alla quale il bambino reagiva con angoscia, fuga dalla realtà, sintomi di tipo psicotico e psicosomatico. Questi ultimi non facevano che aumentare l’ansia della donna, con conseguente richiesta di nuovi interventi medici i quali, a loro volta, traumatizzavano ulteriormente il bambino, causando un aggravamento della sua situazione fisica, ma soprattutto psichica.

In definitiva l’ansia non solo crea problemi dove non esistono, ma rende difficile anche affrontarli e risolverli correttamente e coerentemente.

Altrettanto problematica è la vita con quei soggetti che focalizzano le loro paure in uno o più oggetti appunto chiamati “fobici”. Gli oggetti fobici possono essere numerosissimi e possono cambiare con il passare degli anni. Gli insetti, i roditori, l’ascensore, gli spazi aperti, gli spazi chiusi, gli aerei, lo sporco, la scarsa presenza di persone o la loro eccessiva presenza, la sessualità ecc., possono causare un’ansia notevole, che limita la vita di queste persone e quella di chi li circonda.

Qualche anno fa venne alla nostra osservazione un bambino il quale aveva la strana abitudine di dormire nel balcone di casa sua. Questa decisione era la conseguenza di una intensa fobia per i ladri: ”Io ho terrore dei ladri, pertanto è meglio dormire nel balcone in modo tale che, se dei malintenzionati dovessero entrare in casa, posso sempre fuggire dal balcone in strada e chiedere aiuto.” Ma la cosa non è affatto strana se si pensa che anche la madre del bambino non era esente da paure. Questa confessò che anche lei aveva la stessa paura dei ladri, tanto che, tutte le sere, prima di andare a letto, aveva l’abitudine di guardare dentro gli armadi e sotto i letti per accertarsi che qualche malintenzionato non vi si nascondesse.

Le ansie, sia che abbiano un oggetto fobico o no, si trasmettono non solo per quella parte di ereditarietà sempre presente anche nei disturbi psicologici, ma soprattutto per il clima angoscioso e limitante che questi comportamenti creano nei minori.

Diverso anche se altrettanto grave è il discorso sulla depressione.

Se nella forma depressiva grave non si ha neanche la forza di chiedere aiuto, mentre si ha la sensazione di andare sempre di più verso il precipizio, anche quando questa patologia non si manifesta in modo grave, essa è capace di limitare notevolmente le possibilità relazionali, sia nei confronti del coniuge che dei figli.

Giacché la realtà interiore ed esterna viene avvertita in modo notevolmente alterato, il mondo del depresso è colorato a tinte fosche. Le ombre sono notevolmente più diffuse e ampie delle luci. Il pessimismo e la tristezza non riescono a far godere neanche gli eventi più lieti e deformano in modo sgradevole ogni realtà anche la più piacevole. L’apatia e l’astenia impediscono o rendono estremamente gravoso anche il minimo impegno. I sensi di colpa e d’indegnità lacerano l’anima di chi li prova. Pertanto questi pazienti avvertono la vita, gli altri, se stessi, il mondo, con nero pessimismo, chiusura e tristezza.

Com’è facile comprendere, questi genitori, immersi nel lutto e nella tristezza, non riescono a dare ai figli quella gioia, quell’apertura al mondo e agli altri indispensabile in ogni momento della vita ma soprattutto nella fase evolutiva. D’altra parte anche per il partner, stare accanto a una persona che vive ogni momento della sua giornata senza speranza, senza piacere, senza gioia, senza desideri, è estremamente doloroso.

Se, a volte, gli eventi depressivi hanno una causa nelle situazioni difficili, traumatiche o sgradevoli e luttuose della vita, altre volte queste patologie sono provocate dalle variazioni ormonali, dall’età o da altre condizioni organiche e genetiche. In tutti i casi però, se queste sintomatologie sono frequenti o perdurano nel tempo, le conseguenze negative sullo sviluppo psicologico dei minori sono rilevanti.

Quando Maria si presentò a noi per parlare del figlio Giovanni ci colpì il medaglione dorato che aveva al collo. Nel centro di quel medaglione spiccava la foto a colori di un bel giovane sorridente. Quel sorriso contrastava nettamente con il volto scavato e triste di quella donna dai lineamenti fini ma che sembrava prematuramente ingrigita e invecchiata. Ci parlò di Giovanni, il figlio più piccolo, delle sue paure e fobie: della scuola, dei rumori, dei pagliacci, della morte della madre. Paure e fobie che limitavano notevolmente la sua vita sociale e scolastica, tanto che da mesi rifiutava di andare a scuola. Quando le chiedemmo del medaglione, parlando del figlio perduto in giovane età, uno dei tanti giovani morti per incidente stradale, non riuscì a trattenere le lacrime. Ci parlò di come la sua vita, da quel giorno, fosse radicalmente cambiata: non più sorrisi, non più gioia, non più feste. Quell’evento l’aveva fatta rintanare nella casa, dalla quale non usciva se non per effettuare la spesa nei negozi vicini. Giovanni, nato dopo quell’evento e che portava lo stesso nome del figlio morto, era il frutto dei consigli dei familiari ma anche di alcuni medici che, vedendola in quello stato pietoso, le avevano suggerito di combattere la morte, e la conseguente depressione, regalandosi una nuova vita. Ma questa istintiva terapia non era servita a nulla e la donna da anni aveva rinunciato a combattere contro il lutto e la depressione che, con le sue ali nere, aveva coinvolto in maniera massiccia Giovanni fin dalla nascita.

Se si tiene presente che in prevalenza sono le donne che soffrono di depressione e se è vero che le cause della depressione reattiva nelle donne sono da ricercarsi soprattutto nei problemi legati all’ambito familiare e affettivo: solitudine, delusioni amorose, tradimenti, abbandoni, non vi è dubbio allora che la tanto sbandierata libertà sessuale rappresenta, in definitiva, un pesante fardello proprio per il sesso femminile.

Un altro tipo di patologia è rappresentato dalle sindromi di tipo ossessivo – compulsivo. Le persone affette da tali problematiche, per diminuire la loro ansia angosciante si sentono “costrette” a compiere ripetutamente, a volte fino allo sfinimento, una o più azioni fisiche o mentali, i “rituali ossessivi”. La vita di questi soggetti è notevolmente limitata da queste operazioni che devono effettuare, in quanto questi rituali, nel tempo, si fanno sempre più complessi, elaborati e lunghi.

La paura dello sporco li può portare, ad esempio, a lavarsi le mani continuamente, a sterilizzare la casa con una miriade di detersivi. La paura di disgrazie li può spingere a ripetere determinate formule mentali, o gesti scaramantici. Il non sopportare il minimo disordine, li costringe a sistemare con pignoleria ogni oggetto della casa, mentre non sopportano che altri possano spostare quanto da loro ordinato.

Non è difficile immaginare quanto sia penosa la vita di un minore affidato alle cure di questi genitori. Il bambino inevitabilmente sarà afflitto da continui rimbrotti per aver toccato, sporcato o spostato gli oggetti, oppure per aver eseguito o no determinate azioni. “Togliti i vestiti, lavati le mani, mettiti composto, non sporcare, non disordinare”, sono le continue rimostranze che questi bambini devono subire. Così come questi genitori si trovano in una situazione di costrizione interna da cui non riescono ad evadere, se non per brevi momenti, essi fanno altrettanto nei confronti dei figli, i quali sono costretti a vivere legati da mille divieti o obblighi in un clima di continue frustrazioni.

Altre volte i conflitti interiori si evidenziano mediante atteggiamenti irritanti, scontrosi o chiaramente aggressivi, che non tengono in alcun conto la sensibilità di chi vive vicino a queste persone. Le aggressioni sono il più delle volte verbali nelle donne, mentre nei maschi possono sfociare anche in violenze di tipo fisico, ma il risultato non cambia di molto in quanto, in ogni caso, a chi sta attorno a loro vengono imposte continue umiliazioni e sofferenze.

Per comprendere le conseguenze dei vissuti psicologici, bisogna tener presente che i sentimenti, sia positivi che negativi, tendono a generalizzarsi, ampliarsi ed allargarsi, sia nello spazio che nel tempo. Così come un sentimento di gioia, di amore o di fiducia si allarga ed espande anche a persone sconosciute, un sentimento di tristezza e di poca attenzione o di ansia, porta al risentimento e all’aggressività verso tutto e tutti. Lo stesso avviene per quanto riguarda il tempo. Se oggi, la mia fiducia negli altri è stata ben accetta, riconosciuta e ricompensata è facile che lo stesso avverrà domani e domani ancora. Al contrario, se i miei comportamenti sono stati frustrati e mi hanno portato disillusione e sofferenza, mi aspetto che la stessa cosa avvenga anche nel futuro.

Un buon equilibrio psichico è fondamentale in entrambi i genitori ma, se la donna può senza alcun problema per la prole avere una vita emotiva intensa e varia anche se non patologica, lo stesso non si può dire per l’uomo. Questi deve avere un’emotività più controllata e stabile, sia per poter svolgere correttamente il suo ruolo di guida uniforme e lineare, sia per permettere alla sua compagna di vivere con i figli un rapporto affettivo più tenero, delicato e coinvolgente, cosa che non sarebbe possibile se anche l’uomo avesse e vivesse con la stessa emotività realtà ed avvenimenti.

Emidio Tribulato postmaster@cslogos.it