Un avvenimento culturale di grande richiamo si è tenuto all’associazione «Kafkart», le cui pareti si sono abbellite dei dipinti dell’illustre pittore Agostino Morandin, in arte Morago, pervenuto per l’occasione nella città dello Stretto. Quindici sono i capolavori, caratterizzati da un’armonica mescolanza cromatica e figurativa idonea ad affiancare in perfetta armonia razionalità e sentimento elidendo qualsiasi travaglio interiore.

Le tendenze astrattiste e del cubismo sintetico si fondono in modo eclettico per dare vita ad una pittura del tutto originale aperta alle diverse modalità interpretative. A testimoniarne la visione vi è stato il critico Paolo Lanza, che nella sua prolusione ha encomiato l’indole del pittore veneto contraddistinta da un grande percezione di profondità e tridimensionalità, dove ogni spettatore ritrova se stesso.

A tratteggiarne ulteriormente la personalità, l’arch. Nino Principato, voce storica di Messina, ha palesato una composizione astratta, che ha lambito la tendenza informale. Nelle sue opere appare una forza poetica rivelata in vibrazioni cromatiche senza alcuna intenzionalità ed il colore ha la supremazia sulla linea e sulla figura in omaggio ai canoni della matrice veneziana, cui Morago si naturalmente è ispirato avendo esaminato i capolavori di Giorgione, Tiziano, Tintoretto e Piazzetta.

Le pennellate sono protese con rapidità ed energia, dove il bianco impuro avvolge una realtà raffigurata nel substrato. Il rosso, allegoria della forza vitale, ed il nero denotante il nulla, sono le tinte preponderanti, contrapposte, ma prostrate progressivamente al bianco catartico, proteso a generare un nuovo inizio. Lo stesso Morago, intervistato, ha assurto il colore ad emblema vitale, dato il suo carattere passionale. La pennellata molto rapida e tenue trasmette la sensazione di una frenesia sentimentale mitigata da una più fredda razionalità: infatti, il suo operato verte sull’esecuzione in più fasi, in cui dall’animo approda all’intelletto, per sottoporre i suoi quadri al giudizio del tempo.

L’anelito alla perfezione è descritto dal quadrato della tela e dalle forme disegnate a ricordo anche dell’esperienza, che lo ha consacrato al successo realizzando nel nuovo Palazzo del Consiglio U.E. a Bruxelles un’effigie di due metri d’altezza per ventidue di larghezza, ma in alcune opere, soprattutto quelle in cui la croce è riprodotta ampiamente nella quasi totalità del contesto figurativo, l’algido razionalismo è bandito dall’amorevole abbraccio indirizzato a tutta l’umanità.

L’esposizione è stata allietata dalle note del «Duo Clara Wieck», composto dalle pianiste Anna Maria Rotondo e Fiorella Miracola, che hanno eseguito alcuni brani di Grieg e Mozart. Una speciale gratitudine si deve al fotografo Antonio De Felice, sempre vicino agli eventi cultuali, ed in particolare a Vittoria Arena, coordinatrice dell’evento insieme a Paolo Lanza, alla quale si riconosce il merito di lanciare Messina e la sua provincia verso un mondo culturale di ragguardevole importanza con il farvi convergere artisti di popolarità mondiale, di cui Morago è oggigiorno uno delle più prestigiosi esponenti.

 Foti Rodrigo

 

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