dscn0082Il lungimirante acume professionale di Giuseppe Pollicina, direttore artistico, il quale in collaborazione con l’associazione «QuiNteatro» si è prodigato nell’offrire al pubblico del comprensorio milazzese rappresentazioni di qualità spazianti da un genere all’altro, ha fatto mandare in scena al teatro Trifiletti «Vinni a u’munnu». Una commedia dall’elevato pathos psicologico e dal coraggioso messaggio civico, dove cinque attori (Martina Zuccarello, David Mastinu, Gaspare Di Stefano, Silvia Vallerani, Martina Parisi) sono stati abili a trasmettere le inquietudini di una coppia, il cui capo famiglia, un agente di scorta, è esortato ossessivamente dalla moglie, un’ostetrica, a chiedere di sollevarsi dall’incarico dalla pericolosissima valenza per la propria incolumità personale e farsi assegnare un tranquillo lavoro d’ufficio.

Lo spettacolo, nato dapprima come monologo e successivamente sviluppatosi come pièce teatrale, ha ottenuto riconoscimenti come «CorTeatro 2018», Premio Miglior Attrice e Premio Pubblico per il contenuto impegnativo e psicologico, dal forte impatto con quanti hanno avuto la possibilità di assistervi grazie ad una trama inizialmente vivace e frizzante. Nella Palermo dei primi anni Novanta, contrassegnata da panico ed agitazione, una normale giornata domestica si trasforma in un momento di nervosismo collettivo, accentuato da un invito a cena rivolto ad un amico, risultato essere un mafioso, e contribuisce all’attentato mortale nei confronti del giovane operatore di pubblica sicurezza.

dscn0072Particolare rilievo ha assunto la moglie ostetrica (Martina Zuccarello), che, presagendo in una visione onirica il tragico evento, esterna al marito, ignaro del suo destino, tutta la sua terribile angoscia alla luce di un suo imminente parto paventando l’ipotesi di mettere al mondo una figlia orfana: l’epilogo, infatti, dimostra il trasferimento nella crudele realtà di quanto ella aveva sognato.

«Si parla molto di mafia in modo oggettivo, – ha sottolineato David Mastinu – ma il tirare fuori l’animo di chi vive ogni giorno l’incubo del problema mafioso è abbastanza arduo. Nella rappresentazione teatrale ho voluto risaltare il coraggio della donna meridionale, che vuole ribellarsi a siffatto stato di cose e dove la scacchiera, posta a destra del palcoscenico, ha il significato allegorico che ciascun individuo è una pedina nelle mani della morte, la quale decide il giorno della nostra dipartita».

«Il linguaggio della mia terra mi ha aiutato ad esternare tutti i miei sentimenti. – ha chiosato Martina Zuccarello – L’urlo della donna siciliana è tornato ad alzarsi per porre fine alle stragi: ciò è fatto proprio da me, poiché nella mia qualità di attrice sento il dovere di denunciare le violenze insite in una società, che ci sta distruggendo». «L’intento è di valorizzare la civiltà, gli usi, i costumi, la storia della nostra Sicilia. – ha palesato Giuseppe Pollicina – Quanto mi propongo di trasmettere è il volersi riappropriare delle proprie radici a partire dalla fruizione della nostra cultura e l’artista ha il dovere di impegnarsi per far sbattere in faccia a tutti la realtà, che si vive. Per non morire di mafia, siano benvenuti spettacoli di siffatto spessore, capaci ad infondere in tutti il dovere morale e civile di metterci a disposizione della comunità col testimoniare quanto succede intorno a noi».

Il teatro fin dalla notte dei tempi è espressione di civiltà e progresso e «Vinni a u’munnu» può considerarsi un capolavoro importante, indispensabile nel rammentare a tutti di non abbassare mai la guardia nella lotta quotidiana alla criminalità organizzata.

Foti Rodrigo

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