L’ambulatorio chirurgico dell’ospedale di Locri ieri doveva riprendere l’attività ma resta chiuso perché “non si trova la chiave”, creando gravi disagi ai moltissimi pazienti (una trentina), giunti dai comuni più disparati (Monasterace, Pazzano, San Luca, Roccella, Bovalino, ecc) per sottoporsi alle “medicazioni urgenti” o a visite. Ancora forti disagi agli utenti dell’ospedale, dunque, a causa, non solo dell’oggettiva carenza di personale infermieristico e medico, ma sopratutto per un’incredibile distribuzione degli infermieri nei reparti e per un’irrazionale gestione dei turni e delle ferie del personale paramedico. A farne le spese, ieri, sono stati una trentina di pazienti giunti in ospedale da diversi comuni della Locride per farsi sottoporre a “medicazioni chirurgiche” oltre che a visite. «È una vergogna, non è possibile che partiamo dai paesi più lontani per farci medicare e giunti in ospedale ci lasciano per ore nei corridoi e soltanto dopo diverse ore d’attesa (poco prima delle 12), ci vengono a dire che l’ambulatorio non si apre perché non si trova la chiave. Se le cose continuano così, allora è meglio che l’ospedale venga chiuso così sappiamo che non c’è e ci rivolgeremo ad altre strutture, almeno rischieremo di meno». Ne hanno ben donde a lamentarsi i cittadini anche perché da quanto è emerso l’incredibile situazione si è potuta verificare perchè i due infermieri che effettuavano il servizio nell’ambulatorio di Chirurgia, da ieri, contemporaneamente sono stati “messi in libertà”: uno è stato trasferito in “sterilizzazione” e al secondo sono state concesse le ferie. E questo è avvenuto senza nessuna programmazione e senza il preventivo accertamento da parte del direttore sanitario dell’ospedale facente funzioni e/o del direttore del servizio Sit dell’Asp che l’attività ambulatoriale sarebbe stata coperta o meno. Quest’ennesimo caso di disorganizzazione, dopo il caso delle due infermiere “sequestrate” nel reparto di Cardiologia per il turno successivo per poter garantire il servizio ai pazienti, non fa altro che evidenziare come l’ospedale di Locri stia andando allo sbando con grave pregiudizio per la garanzia della salute dei cittadini. Non a caso la preoccupazione esternata da molteplici settori ospedalieri, oltre che dalle OO.SS di settore e dei cittadini è inerente il rischio che l’ospedale spoke di Locri, struttura strategica nel pianeta sanità calabrese (ubicata a 100 chilometri di distanza dagli ospedali di Reggio Calabria e di Catanzaro), stia subendo una sorta di “attacco” finalizzato a depotenziare, ad impedire che le sue strutture possano ben funzionare e persino a distruggere le molteplici qualità ed eccellenze che possiede. Il tutto – viene sottolineato – a favore di strutture ospedaliere di secondo piano come quella di Melito Porto Salvo o Polistena, che non possono espletare il ruolo che ricopre l’ospedale di Locri. Primo esempio concreto di quello che potrebbe accadere – sottolineano i dirigenti sindacali presenti alla protesta dei cittadini – è ciò che è accaduto oggi quando una trentina di pazienti, presentatisi come programmato da tempo presso l’ambulatorio di Chirurgia per essere sottoposti a varie “medicazioni” hanno avuto la sgradita sorpresa di trovarlo chiuso. L’infermiere che avrebbe dovuto aprire l’ambulatorio era trasferito in altro settore (presso la Sterilizzazione) e nessuno si era peso la briga di controllare se qualche altro infermiere del reparto avesse preso in consegna la chiave. Il risultato è stato che una trentina di pazienti, giunti in ospedale fin dalle sette del mattino per poter effettuare le cosiddette “auto prenotazioni” propedeutiche alle medicazioni o alle visite, rimanevano “abbandonati” nel corridoio prima che un infermiere giungesse dal reparto e comunicasse loro che l’ambulatorio non era stato aperto perché non si trovava la chiave. “Se la troviamo l’ambulatorio sarà aperto, in caso contrario non so cosa dirvi – è stata la spiegazione dell’infermiere contattato dai pazienti”. La situazione è stata parzialmente “ripresa” (diversi pazienti non avendo alcuna garanzia di poter essere visitati preferivano andare via) intorno alle 13, con l’intervento del direttore sanitario dell’ospedale Antonio Previte che ha dato istruzioni affinchè i pazienti ancora rimasti in ospedale (molti infatti non avendo alcuna garanzia di poter essere visitati preferivano andar via), venissero condotti in Chirurgia e sottoposti alle medicazioni nell’ambulatorio del reparto.

Gazzetta del Sud – Pino Lombardo

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