Caro Tito, il cosiddetto “Marketing Territoriale” piano piano sta divenendo quasi una vera e propria “scienza” socio-economica-culturale per la valorizzazione a 360 gradi di un territorio il più possibilmente omogeneo. Più il mondo tende alla globalizzazione e maggiormente i piccoli territori acquisiscono migliore consapevolezza: per sopravvivere, devono organizzarsi in modo adeguato (nonostante i tentativi ancora purtroppo vani di “glocalizzazione” cioè conciliare la globalizzazione con la territorialità locale). Da ciò tutta una serie di iniziative che tendono a spingere e guidare il rilancio e lo sviluppo dei comprensori territoriali rivalutando le migliori, le più specifiche ed originali caratteristiche in tutti i settori. Ogni occasione è buona, quindi, in ogni parte del mondo, per fare “marketing territoriale”… tanto più, allora, sarebbe buona occasione utilizzare a tale scopo le sovrabbondanti unicità italiane e calabresi in particolare.

In fondo, tutte le mie iniziative sociali promozionali (da “Badolato 4 dimensioni” 1982 a “Badolato paese in vendita” 1986, dalla “Riviera degli Angeli” 1971 a “Capo Sud” 1999, ecc. ecc.) sono una espressione assai “sprint” di tale “marketing territoriale”. E tale può essere il nome Italia nato in Calabria, che è argomento di queste ultime lettere e la cui valorizzazione sociale ho iniziato a proporre dalla fine degli anni settanta. Purtroppo, fin da allora le mie ripetute sollecitazioni alle istituzioni nazionali e calabresi ad agire in tal senso sono finora cadute nel vuoto.

 

Penso, ad esempio, ai vertici dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro (la più vera “Provincia della Prima Italia”) che due anni fa mi hanno detto “NO” (senza spiegarmene il perché e sebbene da me contattati tramite l’assessore provinciale alla Pubblica Istruzione Giacomo Matacera, favorevole alle mie proposte). A tutti loro avevo affidato un articolato e lungimirante progetto promozionale. Ed anche più recentemente (con mail di venerdì 27 luglio 2012 ore 10,49) ho segnalato alla Regione Calabria, nella persona dell’assessore alla Cultura, il fatto che in Molise era in atto il tentativo di aggiudicare la “primogenitura” della nascita della Prima Italia alle regioni osco-sannite attraverso uno spelndido progetto di “marketing territoriale”, misconoscendo però (volutamente o involontariamente) la verità storica che la Prima Italia è esclusivamente di pertinenza calabrese. L’assessore, con lettera prot. 5436/SP del 30 luglio 2012 (cui ho replicato dolorosamente il giorno dopo), non ha mostrato alcun interesse per tutto ciò, pur essendo stato gentile a rispondermi negativamente.

 E me ne dispiace assai, anche perché con tutti i miei ripetuti appelli non ho trovato finora un solo interlocutore nelle istituzioni calabresi!… Infatti, pure i vertici del Consiglio Regionale della Calabria hanno sempre snobbato i miei appelli senza nemmeno una risposta negativa. E non ho avuto una formale riposta negativa nemmeno dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano cui avevo rivolto ripetutamente il mio appello a venire in Calabria durante l’anno celebrativo dei 150 anni dell’Unità d’Italia per rendere omaggio al nome Italia, così come spesso e volentieri si reca a Reggio Emilia per rendere omaggio al tricolore (altro elemento costitutivo, assieme al nome, del nostro Stato).

 

Invece, qui in Molise dove abito, la Regione, entrambe le Province di Campobasso e di Isernia (assieme ad alcune piccole e grandi industrie locali) hanno sponsorizzato (utilizzando pure fondi europei) un imponente giro di presentazione in parecchie città italiane del libro di Nicola Mastronardi “Viteliù il nome della libertà” un romanzo storico che esalta quel periodo osco-sannita, lasciando intendere che la Prima Italia è abruzzese-molisana. E tale è pure la tesi di Giovanni Tavano di cui l’importante sito molisano www.almosava.it (fondato e diretto da Enzo Delli Quadri) ha pubblicato con enfasi il 03 ottobre 2012 l’eloquente articolo “Il nome Italia, il più bel regalo dell’Abruzzo (e del Molise ndr)” … proprio così!. Dinanzi a tutta questa dannosa disinformazione, lo Stato e, specialmente, la Calabria stanno a guardare, senza intervenire!… Anzi, no, non stanno a guardare … dimostrano un assoluto (colpevole, a mio parere) disinteresse!

 

In particolare, la Calabria non riesce né a valorizzare né a difendere il proprio preziosissimo patrimonio storico, come questo della nascita del nome Italia che altri tentano (in buona fede o per precisa strategia?) di “fare proprio” con illazioni assai poco chiare (almeno a mia percezione). Il poliedrico Nicola Mastronardi (l’autore del romanzo storico “Viteliù il nome della libertà” cui ho appena fatto riferimento) è mio ottimo amico da quasi trenta anni, è valentissimo direttore della Biblioteca Comunale di Agnone (città del mio esilio), intraprendente collega giornalista, scrittore di altre prestigiose pubblicazioni a stampa, già conduttore televisivo di una rubrica di Rai Uno “Linea Verde” (e tanto altro ancora): cerca di rassicurarmi quando gli faccio notare che usa impropriamente il termine “Prima Italia” per le regioni osco-sannite di Abruzzo e Molise. E, a dire il vero, mi ripete che sarebbe bene realizzare una utile collaborazione con la Calabria per valorizzare la primogenitura “italiana” delle nostre regioni del Sud. Voglio credergli, ma, altrettanto sinceramente, non vedo di buon occhio la dicitura “Prima Italia” legata al suo “Progetto Viteliù” e al periodo osco-sannita di Corfinio (91-88 a.C.) anche se è lì che sembra apparire per la prima volta il nome “Italia”, impresso in una moneta di quella Lega Italica. Insomma, ribadisco fino alla noia che è tempo di fare chiarezza su un tema così importante come la nascita e la diffusione del nome “Italia”. Altrimenti ognuno può dire ciò che vuole, senza poter essere smentito o corretto, poiché argomenta senza che alcuna autorità storica di controllo intervenga, generando così sempre più confusione, specialmente nelle nuove generazioni.

 

Colgo l’occasione per una segnalazione ed un appello. La segnalazione è inerente al tema di questa lettera: il libro “Calabria the first Italy” (Calabria la prima Italia) scritto dalla professoressa Gertrude SLAUGHTER e pubblicato nel 1939 dalla “The University of Wisconsin Press” in Madison (WI, USA), che si compone di 344 pagine con 53 illustrazioni. Il prof. Lorenzo Viscido, calabrese di Squillace ma docente universitario a New York, su mio “input” ha acquistato e donato una copia alla Biblioteca Calabrese di Soriano Calabro (Vibo Valentia) che lo ha registrato al n. 28148. L’appello: poiché il libro è scritto in inglese, sarebbe opportuno che qualche “volontario” possa tradurlo in italiano per dare a tutti la gioia di leggere un testo tanto importante per la Calabria Prima Italia. Per informazioni, scrivere alla bibliotecacalabrese@libero.it o telefonare allo 0963-351275. Magari si facesse avanti uno “sponsor” generoso (o la stessa Università degli Studi della Calabria) per la traduzione e la stampa in italiano di tale preziosissimo libro!…

 

Caro Tito, non posso concludere questa lettera senza evidenziare un altro nome, il prolifico scrittore Felice Campora di Amantea (CS), ammirevole “apostolo” della Prima Italia e della cultura calabrese. Egli è la dimostrazione di chi agisce in operosa solitudine ed è, come Tommaso Campanella e come tanti altri ottimi calabresi, “vox clamantis in deserto” (voce che grida nel deserto). Ha pubblicato a proprie spese, nel gennaio 2012 (proprio qualche mese prima del “Viteliù” di Nicola Mastronardi), un romanzo storico sulla “vera” Prima Italia dedicato a “Italo il re degli Enotri” trattando, quindi, il periodo della nascita dell’Italia (nome e “nazione”) specialmente attraverso il governo dei “sissizi” (i pasti comuni) istituiti proprio da Re Italo come afferma pure Aristotele (384-322 a.C.) nel già citato passo della “Politica” (libro 7 capitolo 10 paragrafo 1329b), diffusisi poi come “civiltà sissiziale” in tutto il Mediterraneo. Purtroppo, per Felice Campora e la sua opera non ci sarà, in Calabria, alcun tentativo di fare “marketing territoriale” come il Molise (piccolissima, semisconosciuta ma dinamica regione italiana del centro-sud) sta facendo egregiamente con Nicola Mastronardi ed il suo libro “Viteliù”. Ma anche senza l’intervento delle istituzioni calabresi, Felice Campora può affermare: “Mi chiedo se l’uscita di questi due volumi (il mio “Italo” e il “Viteliù” di Mastronardi che hanno così tanto in comune, dall’etimo del titolo ad altre concordanze e persino lo stesso anno di pubblicazione) non sia il segnale della nascita di una particolare “narrativa italica”. Se è questo che sta accadendo, ci sarebbe da riflettere un bel po’, da molti punti di vista e in varie direzioni” (mail a me indirizzata allo ore 19,41 del 06 gennaio 2013). Nella prossima lettera ti dirò, quindi, dei “sissizi” di Re Italo rilanciati nel 1995 da un altro prezioso “profeta” della cultura della (Calabria) Prima Italia, Salvatore Mongiardo di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio (in provincia di Catanzaro).

 Domenico Lanciano

Un pensiero su ““Lettere a Tito” N° 16 – Il marketing territoriale del nome “Italia”.”
  1. Un marketing territoriale per potersi dire tale, ma soprattutto per raggiungere efficacemente l’obiettivo prefissato, non può assolutamente prescindere dal considerare nel loro insieme, per poterle esaltare, tutte le valenze, turistiche, ricettive, culturali, agroalimentari, produttive, folcloristiche, unitamente a tutte quelle manifestazioni musicali, sportive e di qualsiasi altra forma d’arte che a un determinato territorio sono riconducibili. Tutte le azioni, le iniziative di promozione territoriale e quelle che certificano la qualità e l’autenticità dei prodotti Made in Italy sono sicuramente importanti, pregevoli attività che hanno però come limite un comune denominatore, la promozione delle singole specifiche valenze.
    Le tante realtà locali, enti o associazioni, che danno impulso alle svariate iniziative, agiscono purtroppo autonomamente, ne consegue che la collaborazione che si dovrebbe necessariamente sviluppare, tra chi vuole realizzare e chi ha o dovrebbe avere pertinenza allo sviluppo istituzionale del “Brand Italiano”, per attribuire alle proposte un respiro unitario e internazionale che esalti le molteplici peculiarità regionali, rimane solo una chimera. Le cosiddette “Eccellenze Italiane”, questo bel modo di dire tanto in uso ultimamente, non può e non deve essere utilizzato per indicare solo alcune delle nostre specificità, poiché le “Eccellenze Italiane” sono tutto quello che abbiamo come patrimonio artistico, culturale, territoriale e tutto quello che sappiamo fare, pertanto è opportuno iniziare a identificare con questo termine sempre l’insieme di tutto quello che, in molti campi da tempo, ci contraddistingue e ci caratterizza. Sempre di più si riscontra quanto le singole attrattività locali, non costituiscano ormai la determinante di scelta per un turista sempre più esigente, che si lascia attirare, coinvolgere, sedurre solo da offerte che abbiano sommate in se un insieme di valenze territoriali, gastronomiche, culturali, folcloristiche e magari anche sportive.
    Abbiamo quindi bisogno di fare sistema, abbiamo bisogno di farlo in modo trasversale a tutte le nostre eccellenze e dobbiamo farlo esaltando le regionalità del territorio, promozionandone tutti gli aspetti caratterizzanti. Quale migliore identificazione territoriale se non il territorio della regione di appartenenza.
    Quale migliore cosa potrebbe esserci se non quella di far identificare il marketing territoriale in un marketing regionale, ne sussistono tutte le prerogative geografiche e le conseguenti valenze. Se vogliamo realmente rendere efficace la comunicazione territoriale non si potrà e non si dovrà più prescindere dalla identificazione di un determinato prodotto, di una spiaggia, di un sito archeologico, di una specialità culinaria o di qualsiasi altra valenza territoriale dalla propria regione di origine.
    Le Regioni esistono, sono tanti piccoli stati, con caratteristiche geografiche, morfologiche, culturali, produttive con tradizioni uniche, che nel loro insieme fanno dell’Italia una realtà unica al mondo, adoperiamo per esaltare questo patrimonio attraverso il Marketing territoriale regionale.
    Le “Regioni unite d’Italia” finalmente tutte insieme per promuovere con le rispettive diversità l’Eccellenza dell’Italia tutta.
    Martina Rescio Louckova
    Progetto “Assaggia l’Italia”
    info@assaggialitalia.cz

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


− sette = 1