pergolizzi calabròLa decisione è stata assunta nel dicembre 2008 e l’ha portata avanti, finora, solo la Provincia. I due consiglieri comunali, però, leggi alla mano dicono: «Spetta ai Consigli decidere» Una società mista con perdite pregresse per 121 mila euro, che dovrebbe diventare interamente pubblica. Ma a chi spetta la decisione su questa trasformazione? La società in questione è la Innova Bic Spa, nata come “catalizzatore dello sviluppo locale” (così recita il sito dell’Unione Europea dedicato a questo tipo di società), anche se ci sarebbe da chiedersi quanto ha “catalizzato” fino ad oggi. La domanda di cui sopra, invece, la pongono i “soliti” Nello Pergolizzi (Pdl) e Felice Calabrò (Pd), che ormai potremmo definire la “strana coppia” dell’azione “anti Buzzanca”. I due ricostruiscono qualche passaggio. Partendo dal 16 dicembre 2008, quando i partner pubblici di Innova Bic(Provincia, Comune e Università), nell’assemblea straordinaria, avrebbero già formalmente espresso la volontà di dare vita ad un organismo a totale partecipazione pubblica. Tanto che la giunta Ricevuto, con una decisione che secondo i consiglieri «fa sorgere numerose perplessità sulla legittimità», ha approvato il 15 ottobre scorso l’adesione al piano di riorganizzazione della Innova Bic Spa., che prevede un modello societario a totale partecipazione pubblica e la trasformazione da Spa a Srl. «La scelta di un modello societario a partecipazione totalitaria pubblica – fanno notare Pergolizzi e Calabrò – comporterebbe inevitabilmente la trasformazione della natura giuridica della società, la quale, da società mista a prevalente capitale pubblico, diventerebbe una società interamente a capitale pubblico». Trasformazione che, è qui il punto, è di esclusiva competenza dei consigli, provinciale e comunale in questo caso. A sostenere questa tesi, peraltro chiara nel Testo unico degli enti locali, è anche il Tar della Campania, che nel 2004, spiegano i consiglieri, «ha specificatamente individuato il ruolo riservato al Consiglio, che è, infatti, organo nettamente proiettato sulla produzione delle norme, sulla programmazione e sulla pianificazione territoriale, sulle grandi scelte istituzionali e finanziarie; un ruolo che, in sintesi, tende a configurare l’esercizio di una fondamentale funzione di indirizzo dell’ente». Un assunto confermato, poi, dal Consiglio di Stato. «La preoccupazione del giudice amministrativo – proseguono Pergolizzi e Calabrò – è quella di evitare che, attraverso una generalizzata attribuzione di competenze alla giunta in materia di variazione di partecipazioni societarie, si possa invece traslare, in capo a tale Oogano, “un notevole potere di scelta delle società di capitali su cui variare la partecipazione…., con ampia facoltà di incidere in modo autonomo su posizioni di controllo sostanziale o sulla qualifica di società a prevalente capitale pubblico o a capitale interamente pubblico con riferimento all’insieme degli enti pubblici partecipanti, il che collide evidentemente con gli ampi poteri attribuiti dalla legislazione statale al Consiglio sugli aspetti economico-finanziari dell’ente locale”. Pergolizzi e Calabrò, dunque, dicono: alt, fermi tutti. Il Comune, la Provincia e l’Università sospendano gli effetti della deliberazione del dicembre 2008, « al fine di approfondire la sussistenza dei presupposti di legittimità in ordine alla competenza della giunta circa la trasformazione giuridica e l’oggetto sociale della società». Ma anche, attenzione, per «approfondire la strategia in ordine al futuro della società stessa». Perché in tutto questo bailamme nessuno si è posto una domanda che forse alla comunità interesserebbe di più: cosa ha prodotto, finora, questa società?

Tempostretto.it – Sebastiano Caspanello

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