Roma – “Semplificare ed eliminare i certificati inutili come il Durc e l’antimafia”. Lo ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Brunetta individua cosi’ nella semplificazione e nella vendita di beni che non producono ricchezza le “vitamine” per la crescita e lo sviluppo rispondendo ai giornalisti a margine della premiazione ‘Un logo per la pa digitale’.

“Perche’ mai le imprese e le famiglie devono ancora fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha gia’ in casa? Basta al Durc, basta ai certificati antimafia, basta ai pacchi di certificati che un archirtetto deve presentare se vuole partecipare a un concorso. Basta a tutto questo – afferma Brunetta -. Si possono fare tante riforme che non costano e producono crescita”.

E poi. “Vendere, vendere, vendere tutto il capitale morto che purtroppo ancora insiste nel nostro paese, dagli asset pubblici, mobiliari e immobiliari, case, caserme. Vendere tutto quello che non serve e non e’ strategico” dice il ministro. E spiega: “Vendiamo il patrimonio pubblico non produttore di ricchezza, pensiamo alle public utilities: luce, acqua, gas, trasporti, spazzatura, tutte quelle societa’ che sono al 99% di proprieta’ degli enti locali e che spesso sono inefficienti”.

L’opposizione però va subito all’attacco. ”Nel sacro fuoco della semplificazione amministrativa che, fin qui, ha soltanto complicato la vita a tutti, il ministro Brunetta vuole bruciare la certificazione antimafia per le imprese – afferma il vicepresidente dei deputati Pd, Michele Ventura -. Leggiamo sui giornali indiscrezioni che legano il rinnovato interesse per la crescita di questo governo al mai sopito amore per i condoni, tombali o no, che potrebbero trovare spazio tra le misure anti-crisi. Ecco le idee dell’esecutivo Berlusconi per la crescita: meno legalita’ per tutti” conclude l’esponente del Pd.

Sempre dal Partito Democratico interviene il senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione Antimafia, che parla di proposta “delirante”. “Cosi’ – afferma – si indebolirebbe ulteriormente il controllo di legalita’ in un settore, quello degli appalti pubblici, che fa gola alle mafie”. Anche il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi punta il dito contro l’annuncio di Brunetta. “Via i certificati antimafia? Una proposta assurda e pericolosa che lascia senza parole. Questo governo e’ sempre piu’ sorprendente, in senso negativo naturalmente: e’ capace di penalizzare i lavoratori e fare favori alla mafia. Siamo all’assurdo”. “Tutti sanno che le mafie vanno combattute proprio a partire dai propri interessi economici ed eliminare i certificati antimafia e’ un’assurda facilitazione alla malavita organizzata, oltre che un messaggio profondamente sbagliato. Sono davvero senza vergogna”.

 

Il portavoce di Brunetta replica anche al procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che pur non entrando nelle polemiche ha comunque espresso un certo scetticismo parlando di idee “campate in aria”.

“Ricordiamo che l’iniziativa di semplificazione annunciata dal ministro Brunetta serve proprio a rendere cogenti per le amministrazioni quanto gia’ previsto in tema di certificazione antimafia dall’articolo 4, comma 13 del decreto Sviluppo. La legge gia’ prevede che siano le amministrazioni pubbliche a doversi procurare la certificazione antimafia, senza piu’ usare come fattorini le imprese e i cittadini. Piu’ chiaro di cosi’…”.

Un duro altolà però arriva anche dal Viminale, con il ministro dell’Interno, Roberto Maroni che avverte: “La certificazione antimafia non puo’ essere modificata perche’ e’ uno strumento indispensabile per combattere la criminalita’ organizzata e, in particolare per contrastare le infiltrazioni malavitose negli appalti pubblici”. ”Il governo, del resto -rimarca il titolare del Viminale- ha appena approvato il Codice delle leggi antimafia che ha riscritto la normativa sulla certificazione antimafia per renderla piu’ efficace e rapida, venendo incontro anche alle richieste del mondo delle imprese”.

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