giampilieri scuolaMolti i genitori dei piccoli alunni dell’Istituto “Leonardo Da Vinci” che non intendono far tornare i propri figli in quell’edificio: «Al sindaco chiediamo una soluzione alternativa per la fine di quest’anno scolastico». La testimonianza della famiglia Rizzo, mamma Concetta, papà Pietro e la piccola Lidia, otto anni: «In quella scuola non voglio più tornare» L’Istituto Comprensivo “Leonardo Da Vinci”di Giampilieri Superiore, diventato base d’intervento nella fase di prima emergenza e soccorso, e successivamente trasformato in Struttura di Coordinamento Operativo (Sco), forse già dalla prossima settimana sarà pronto ad accogliere nuovamente i “piccoli inquilini” costretti ad abbandonare casa e scuola per fuggire al fango e alla morte. A loro rimane dunque solo una settimana di tempo per far sì che l’appello rivolto a Prefetto e Istituzioni non cada nel silenzio. Loro sono le mamme e i papà di Giampilieri quelli che ogni giorno, dal quel maledetto ottobre, cercano di confortare i figli che nel bel mezzo della notte spalancano gli occhi e piangono perché non riescono a dimenticare gli attimi della tragedia vissuta. Una tragedia troppo grande per chi ancora ha solo otto anni. Pochi è vero, ma sufficienti per poter dire «io in quella scuola non ci voglio tornare»: una frase pronunciata con l’innocenza e la timidezza di chi, pur nascondendosi ancora dietro le gambe di papà, è certa di non voler più sedere tra quei banchi. Come ci confessa la piccola Lidia Rizzo, otto anni, alunna della scuola di Giampilieri che incontriamo insieme alla mamma, Concetta Rinaldi e al papà, Pietro Rizzo, nella casa “di passaggio”, uno dei bungalow del villaggio “Le Dune” di Mortelle. Una spazio ridotto ma accogliente, dove ogni piccolo ripiano e metro quadro è stato attrezzato ed organizzato dalla famiglia nel modo più confortevole: «Il fatto di essere vivi di fronte a quello che è successo è già una grande fortuna, qui siamo sempre stati trattati benissimo – afferma Concetta – ma non sopportiamo più le parole di chi si permette di dire che ce ne stiamo approfittando perché stiamo facendo un soggiorno a cinque stelle». Parole, quelle della signora Rinaldi, che permettono di capire bene i malumori creatisi con il passare delle settimane all’interno della comunità di Giampilieri e di quelle limitrofe, dove c’è chi spera che i villaggi tornino al più presto alla vita e all’attività, soprattutto economica, di un tempo, e chi invece lì non vuole più metterci piede. Come appunto la famiglia Rizzo, che pur potendo rientrare in casa (zona verde), ha optato per l’affitto di un appartamento a Santa Margherita per 400 euro al mese: «Dobbiamo lasciare gli hotel ma lì non si può pensare di tornare – ci spiega Pietro Rizzo – . Così abbiamo deciso di fare dei sacrifici e di prendere un’abitazione altrove. Io sono disoccupato, sono stato licenziato poco prima dell’uno ottobre, mia moglie è casalinga, viviamo con il mio assegno di disoccupazione e speriamo di poter ottenere il sussidio per la casa. A giorni presenteremo la documentazione in cui i medici certificano i traumi subiti da mia moglie e mia figlia dopo l’alluvione e le relative terapie a cui sono tutt’ora sottoposte. Speriamo che ci venga concesso». Tanta paura dunque negli occhi di chi, ancora oggi, si ritiene un miracolato, un sopravvissuto e che in quanto tale non si sente di “sfidare” nuovamente la natura o rivivere quelle fasi di angoscia. Ecco perché le mamme e i papà di Giampileri,(non tutti va detto), già lo scorso 16 novembre, hanno inviato una lettera al soggetto attuatore, chiedendo di poter trovare una soluzione alternativa almeno per gli ultimi mesi di questo complicato anno scolastico: «In quella lettera rimasta senza risposta – continua Concetta Rinaldi – abbiamo proposto ad esempio di utilizzare i locali dell’Orfanotrofio delle Paoline a Giampilieri Marina, attualmente vuoto, ed in ogni caso abbiamo subito chiarito che i nostri figli non possono e soprattutto non vogliono tornare all’Istituto Da Vinci: ancor prima di noi sono loro che hanno paura». Per trovare conferma a quanto appena affermato, basta guardare di tanto in tanto la piccola Lidia annuire con il capo ogniqualvolta la sua mamma, rispondendo alle nostre domande, ribadisce di voler trovare un’altra soluzione. D’accordo con lei, anche la signora D’Arrigo, un’altra delle mamme che, come Concetta, si sta battendo per la non riapertura della scuola. La sua casa è stata una della più danneggiate nella notte dell’alluvione, all’angolo fra via Comunale e via Chiesa, e anche i suoi figli, Mario e Sebastiano, coetanei di Lidia, non pensano a tornare in quelle aule. «Sono ancora tanti – conclude il sig. Rizzo – i bambini che di notte gridano, hanno incubi. Mi rendo perfettamente conto del fatto che gli abitanti di Giampilieri che da quella sono notte usciti illesi e la loro casa intatta, hanno necessità di tornare alla vita di sempre, desiderano far rientrare i loro figli a scuola, sperano che il paese torni a vivere e le loro attività commerciali riaperte, ma in questo momento è proprio a loro che ci rivolgiamo chiedendo di essere più comprensivi venendo incontro alle esigenze di chi deve veramente ripartire da zero. Che si mettano per un attimo nei nostri panni o che almeno comprendano la paura dei bambini». (foto Dino Sturiale)

Tempostretto.it – Elena De Pasquale

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