Grande interesse, non solo della comunità scientifica, ma anche da parte dei medici del territorio, ha suscitato il convegno “I farmaci biologici nella pratica clinica, in reumatologia e nelle malattie cronico-degenerative”, tenutosi nell’Aula Magna del Campus Universitario e promosso dal professore Giovambattista De Sarro, Ordinario di Farmacologia alla Magna Graecia e Referente dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA).

I lavori, ai quali hanno partecipato decine di medici e sanitari, sono stati aperti dallo stesso De Sarro che ha illustrato le finalità scientifiche dell’evento, coadiuvato nelle funzioni di moderatore dal professor Elio Gulletta, Ordinario di Patologia Clinica nello stesso ateneo.

Primo relatore è stato il professore Manfredi Greco, Ordinario di Chirurgia Plastica, che ha focalizzato l’attenzione sul crescente ruolo dei materiali “biosimilari” nella chirurgica protesica. A seguire il professore Ugo Bottoni, Associato di Dermatologia, che ha relazionato sul ruolo dei farmaci biologici nelle malattie della cute, ponendo in particolar modo l’accento sui brillanti risultati ottenuti nella terapia dei tumori.

Successivamente, il professore Luca Gallelli, Aggregato di Farmacologia, ha illustrato i delicati meccanismi produttivi dei farmaci biologici.

“I farmaci biologici attualmente in uso – ha detto Gallelli – sono oltre 300 e vanno dagli analoghi di sostanze prodotte dal corpo umano, come l’eritropoietina, fino ai moderni anticorpi monoclonali. Essi permettono di trattare le patologie umane con numerosi meccanismi, che vanno dalla correzione di un difetto quantitativo di particolari sostanze, fino al riequilibrio di una iperfunzione biologica”.

Dopo Gallelli, il professore Franco Arturi, Aggregato di Medicina Interna, ha fatto il punto sulle indicazioni dei farmaci biologici in Reumatologia, sottolineando come tali farmaci rappresentino un esempio impeccabile di “ricerca traslazionale” che, dal bancone del laboratorio giunge efficacemente, in tempi relativamente rapidi, al letto del paziente.

Rosa Daniela Grembiale, professore Aggregato di Reumatologia, ha invece esposto le ultime acquisizioni scientifiche in tema di efficacia e sicurezza. Illustrando i più recenti dati della letteratura, Grembiale ha evidenziato come l’utilizzo dei farmaci biologici sia ormai, ad oltre 20 anni dalla loro creazione, da considerarsi decisamente sicuro e certamente efficace, fermo restando la necessità di un attenta valutazione di screening pre-terapia. In un suo brillante intervento, a margine di una domanda dal pubblico, Grembiale ha esposto il concetto di “tailored therapy”, ovvero di terapia “cucita sartorialmente” sul singolo paziente, criticando l’approccio troppo burocratico ed i vincoli prescrittivi imposti dalle istituzioni politiche che spesso non permettono di offrire ad ogni paziente il trattamento più efficace.

Il dottor Pietro Gareri, Dirigente Medico dell’ASP Catanzaro, ha invece discusso del ruolo della valutazione multidimensionale nelle malattie croniche, con particolare riferimento ai pazienti anziani.

Successivamente, Giovambattista De Sarro ha affrontato il controverso tema dei costi diretti ed indiretti di tali malattie, ovvero del rapporto costo-beneficio delle terapie biologiche e ha evidenziato come i costi indiretti del trattamento delle malattie reumatiche è di molto superiore al costo dei farmaci. Altri punti che sono emersi sono la perdita di giornate lavorative che si verifica in mancanza di appropriata terapia e come la diagnosi precoce ed una terapia mirata e preventiva produce a lungo termine una riduzione complessiva dei costi. Infine, De Sarro ha documentato che nonostante l’esistenza di linee guida internazionali esiste una notevole discrepanza di trattamenti terapeutici tra le varie regioni d’Italia che non può essere spiegata scientificamente, ma che probabilmente dipende da quegli stessi fattori che possono spiegare gli sperperi esistenti nella sanità.

L’intervento conclusivo è stato del rappresentante dei medici di medicina generale, dott. Giuseppe Nicodemo Bombardieri che si è soffermato sulle difficoltà che giornalmente i medici di famiglia devono affrontare per il trattamento di tali patologie a causa dell’aumento della burocrazia e delle incomplete informazioni che arrivano da chi dovrebbe coordinare la sanità.

Da qui, la necessità di creare una rete tra la medicina generale ed i centri regionali specialistici al fine di ottimizzare le terapie.

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