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Avviata la mappatura del territorio per conoscere le esigenze dell’utenza Francesco Ranieri Sant’Andrea Jonio È il sindaco di S. Caterina Jonio, Domenico Criniti, il nuovo presidente dell’ “Unione dei Comuni del Versante Ionico”. L’incarico gli è stato assegnato in virtù del criterio della rotazione semestrale tra i primi cittadini dei Comuni che fanno parte dell’ente sovracomunale che ha sede a Isca Marina. Criniti succede ad Antonio Tedesco, sindaco di Guardavalle. Nel trascorso semestre l’ “Unione” ha proseguito lungo la strada dei servizi associati, di cui è stata pioniera già negli anni Novanta, dall’àmbito sociale a quello dei tributi, passando anche per quello del settore urbanistico e tecnico dei Comuni interessati. Su questo, ad esempio, San Sostene sta già procedendo lungo la strada dell’area tecnica in comune con l’ “Unione”, un’idea che va nella direzione di sopperire alle carenze di organico dei piccoli centri e di ottimizzare lo svolgimento di un’attività, quale quella tecnica, che, nei vari enti locali, va assumendo sempre maggiore importanza. Tocca ora al semestre targato Criniti affrontare le ulteriori sfide che attendono l’ente ionico. Una di queste è quella determinata dal fatto che mano a mano che i vari centri dell’Unione aderiranno all’area tecnica comune – si tratta di Guardavalle, Santa Caterina, Badolato, Isca, Sant’Andrea e Cardinale – prenderà anche corpo una condivisione del personale fino alla creazione di un “board” specializzato nel settore tecnico, che dovrà essere capace di gestire in maniera ottimale ogni settore specifico e di stimolare uno sviluppo armonioso del territorio. Intanto il nuovo “welfare” che ha in mente l’ “Unione dei Comuni del Versante Ionico” passa anche per la creazione di una banca dati dei bisogni sociali che interessa un territorio di circa 18.000 abitanti. Attraverso le osservazioni al “Piano di zona”, già predisposto dalla dott. Patrizia Raschi – coordinatrice del gruppo tecnico del sottoambito dell’ “Unione” -, e di recente approvate dalla giunta dell’ente, si mira a realizzare una capillare mappatura delle esigenze di tutte quelle fasce considerate più “a rischio”: anziani soli o ammalati, disabili, minori, donne sole e in stato di difficoltà, famiglie disagiate. In particolare nei confronti degli anziani le osservazioni propongono di acquisire informazioni dettagliate sui loro effettivi bisogni attraverso la mediazione dei medici di base, delle parrocchie, dei farmacisti: di persone e professionisti, insomma, che toccano quotidianamente con mano, e dunque conoscono, la realtà sociale del territorio. Un’alternativa potrebbe, altrimenti, essere quella delle interviste domiciliari a tutti gli anziani oltre una certa età, da realizzarsi, magari, affidando l’incarico alle donne in difficoltà, debitamente preparate e, ovviamente, anche retribuite. L’idea di fondo è, dunque, quella di azioni che non abbiano più nulla a che fare con il vecchio assistenzialismo e che siano capaci di avere un positivo e ampio impatto sulla società, arrivando persino a fare degli stessi soggetti “bisognosi” i protagonisti di alcuni interventi.

Gazzetta del Sud