La proposta del comitato “100 messinesi per Messina 2mila8” Il documento presentato questa mattina nel Salone degli Specchi della Provincia, è stato redatto dal prof. Gambino, presidente del Comitato Scientifico, che dichiara: «Messina non può essere dimenticata, i villaggi della zona sud, devono tornare a pulsare» Una platea non a caso composta da giovani, studenti di diversi istituti superiori della città: perché è ai giovani che bisogna rivolgersi, e da loro che si deve ripartire, sono loro che si chiamano “futuro”. Questo il messaggio “urlato” forte e chiaro dal presidente del comitato cittadino “100 messinesi per Messina 2mila8”, Piero Chillè, che questa mattina, nel Salone degli Specchi della Provincia, ha dato via all’incontro-dibattito, organizzato dal medesimo comitato, per dare un aiuto concreto alla città e soprattutto ai concittadini vittime della tragedia del primo ottobre. Un appuntamento fortemente voluto che Chilè non ama definire un semplice convegno, ma qualcosa di più: un’occasione di confronto, di dialogo, di proposte, un’occasione per non far cadere il silenzio sulla disperazione di questa gente la cui paura, ad oltre un mese di distanza dalla tragedia, non è più rappresentata da quella montagna, almeno non per ora, ma dall’angoscia di essere dimenticati: chi in albergo, chi in casa di parenti, costretti a vivere per sempre lontani dai villaggi in cui sono cresciuti. Ebbene sì, quei villaggi, Giampilieri, Briga, Scaletta, Altolia, Molino, Itala, zone che i cittadini di Messina sud non vogliono abbandonare, ma da cui, con fatica e volontà, vogliono ripartire: una possibilità che, a differenza di quanto detto nelle prime ora successive il nubifragio killer, non è un’illusione ma può diventare realtà. Ed è proprio in questa direzione che il comitato “100 messinesi per Messina 2mila8, su sollecitazione dei componenti dei vari comitati spontanei di cittadini della zona ionica, si è mosso, realizzando un “Progetto strategico per la tutela ambientale e per la riqualificazione economica e sociale dei villaggi colpiti dall’alluvione”, redatto dal presidente del Comitato Scientifico Josè Gambino, con il coordinamento di Piero Chillè. Gambino, professore universitario dell’Ateneo Peloritano e già nel 1997 promotore di uno studio in cui erano state evidenziate le zone ad alto rischio idrogeologico della provincia messinese, ivi compresi i villaggi oggi devastati dalle “bombe d’acqua”, è infatti convinto che il versante jonico potrà tornare a vivere. «Nelle ultime settimane – esordisce Gambino dopo l’introduzione di Chillè e la recita di una preghiera in ricordo delle vittime – sono state avanzate tre possibili ipotesi sul futuro di Messina sud: quella delle “new town”, quella della “no town” e quella delle “old town”. Siamo dell’idea che le tre proposte non debbano essere necessariamente considerate conflittuali tra loro ma complementari: prima di tutto sarebbe utile effettuare un’indagine tra le popolazioni interessate per capire quali delle soluzioni sposerebbero e proprio in tal senso – afferma – questo comitato si fa portavoce di quello che sembra essere l’orientamento generale, ovvero l’ipotesi “old town”». Per il prof. Gambino sono due le principali ragioni che spingono verso la decisione di non abbandonare quelle terre: «nessuna opera contro il dissesto idrogeologico può avere durata se sul posto non c’è una comunità che se ne prenda cura; a ciò va aggiunto che Giampilieri, Molino, Altolia, Briga, così come Itala e Scaletta, non possono essere abbandonati al degrado e all’estinzione perché costituiscono un patrimonio di valori che va tutelato e rivitalizzato». Un’ “arringa” decisa quella del prof. Gambino che annuncia la pubblicazione, a breve, di un progetto sulla prevenzione dal rischio idrogeologico, frutto di un approfondito studio, che riguarderà l’intero territorio e non solo Messina sud. Un lavoro di squadra portato avanti nelle ultime settimane dal Comitato che oltre ad essersi avvalso dell’aiuto di Gambino, ha effettuato importanti valutazioni di concerto con il geologo Alfredo Natoli e l’ing. volontario della Protezione civile del Comune di Messina Antonino Rizzo personalmente impegnato nella fase di censimento danni nelle zona alluvionate. Tutti e tre gli esperti concordano nell’affermare che l’impegno della città e dell’amministrazione deve andar oltre la riassegnazione degli alloggi ai residenti, ma devo al contrario prevedere il reinserimento dei borghi in un più ampio progetto di riqualificazione ambientale, economica e sociale: «Occorre in sostanza – afferma Gambino – incentivare il ritorno dei giovani, attraverso una serie di iniziativa che impediscano che le zone in questione siano colpite da una sorta di “necrosi sociale”: necessario far riaprire le attività, gli esercizi commerciali, ripartire dalla quotidianità e dalla normalità». Una quotidianità e una normalità, invocate a più non posso proprio da loro, dagli abitanti che vogliono riconquistare le comunità, così come spiega bene Irene Falconieri, residente di Scaletta e, suo malgrado, protagonista di quella maledetta notte con la sorella: entrambe sono state trascinate via dalla violenta ondata di fango che ha cancellato tutto, un intero quartiere. Eppure loro sono rimaste lì, pronte a ricominciare, a ripartire proprio da dove non esiste più nulla: «Ciò di cui abbiamo veramente bisogno ora – spiega Irene visibilmente emozionata e con un nodo in gola – è che qualcuno ci dia sicurezza e certezze per superare le nostre paure, non chiediamo altro».

Tempostretto.it

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