raffaella-rinaldisIn fondo, questa risulta essere una delle paure più atroci che attanaglia gli italiani. Insieme al fatidico arrivo dignitoso alla fine del mese. Chi non ha pensato, guardando le immagini del terribile terremoto che ha distrutto buona parte del Giappone, a quelle che sarebbero state le conseguenze in un paese ad alta densità di zone sismiche come l’Italia? Una paura che fa tremare l’Italia da nord a sud. Sono troppo freschi i ricordi delle vittime degli ultimi terremoti, della devastazione che è stata subita nelle cittadine italiane. Una realtà completamente diversa quella giapponese, con una popolazione avvezza ai sismi, preparata, attenta a rispettare i vincoli costruttivi e le regole di comportamento. Più difficile attuare la stessa cosa in Italia, a volte per il pressapochismo dell’attuare norme concrete e ben studiate ma che poi difficilmente vengono realizzate e sulle quali non funziona il sistema di controllo. A volte perché la conformazione anche storica dell’Italia, i cui centri storici millenari formano la maggior parte della realtà urbanistica italiana. Vezzo e vanto culturale, storico e architettonico ma vera fonte di paure. La prevenzione dei fenomeni sismici sembra ancora un miraggio lontano e quindi scattano le fobie collettive. Come la notizia-spauracchio che corre sul web del terremoto previsto a Roma nel mese di maggio. Dopo uno strampalato calcolo tra segni premonitori e calendario maya, che ormai è alla base di tutte le paure, si pensa ad una ecatombe sismica sulla capitale. Questo a dimostrazione del fatto che il mondo, nonostante la crescita dell’individuo, rimane radicato alle ataviche paure dei cavernicoli, che riconoscevano in un monito divino ogni fenomeno naturale devastante. Che sia così? Che la natura stia cercando, come un cane che si scrolla i parassiti, di smuovere l’uomo, parassita devastante, dalla propria crosta per poter vivere tranquilla la propria evoluzione? Non si può scherzare su eventi simili, dove famiglie hanno perso i propri cari, la casa e una prospettiva futura di ricostruzione, perché quando accadono eventi simili niente torna più come prima. È responsabilità dell’uomo però cercare di rispettare la natura in cui vive, riconoscere in essa l’essenza stessa dell’umanità, come generatrice della nostra stessa sostanza. Eventi tragici e incontrollabili che non si possono evitare, come il sisma del Giappone, non possono essere un monito alla nostra mancanza di rispetto della natura, ma la costruzione delle dighe, delle strutture nucleari e della moltitudine di “attentati” alla natura, sono una più diretta causa delle morti e delle devastazioni che il terremoto stesso.

Ilfattoonline.com – Raffaele Rinaldis

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