MESSINA – Lavori di scerbatura nella rampa che collega la statale alla tangenziale. L’ingegnere capo del Genio Civile, Gaetano Sciacca, dà il placet per il rifacimento del muro crollato: “Ma in quanto reato sismico sarà il giudice a dire l’ultima parola”. Manca ancora il finanziamento. Hanno preso avvio stamani i lavori di scerbatura e pulizia delle rampe di ingresso ed uscita dello svincolo San Filippo. Il provvedimento è stato stabilito dopo la conferenza di servizi indetta, nei giorni scorsi, dall’assessore all’arredo urbano, Elvira Amata, con il dirigente del dipartimento comunale, ing. Antonio Amato, il commissario della società Messinambiente, Armando Di Maria, ed il presidente della II circoscrizione, Giovanni Di Blasi. L’intervento, effettuato dal personale di Messinambiente, si è reso necessario per mettere in sicurezza le rampe di accelerazione e decelerazione a monte dello svincolo. Per consentire i lavori, con ordinanza del C.A.S. lo svincolo resterà chiuso al transito veicolare, sino a domani, martedì 3, dalle 5 alle 18.
Intanto il Genio Civile, ricevute le necessarie integrazioni, ha concesso il nulla osta per il rifacimento del muro crollato sopra la tribuna C dello stadio San Filippo. Il progetto esecutivo è pronto ma bisognerà attendere l’ok dell’Autorità Giudiziaria prima di poter procedere ai lavori. Senza contare che i finanziamenti, per l’importo di circa 800mila euro, ancora non ci sono.
Per la vicenda sono stati rinviati a giudizio in quattro: il progettista e direttore dei lavori, ingegner Giuseppe Rodriquez, il collaudatore statico dell’opera, l’ingegner Tullio Martella, il responsabile del cantiere, il geometra Carmelo Coniglione e il direttore tecnico dell’impresa “C & C Costruzioni” che eseguì i lavori, Michele D’Agata. Tutti devono di disastro colposo, Rodriquez e Martella anche dell’ipotesi di reato di falso. Il perito incaricato dal sostituto procuratore Camillo Falvo accertò una serie di errori nell’esecuzione dei lavori, in particolare il montaggio dei conci al contrario. In pratica le strutture in ferro di sostegno al cemento armato furono montate con una rotazione di 180° rispetto a quanto previsto dagli elaborati di progetto. Un errore che sarebbe all’origine del crollo del muraglione.
L’ingegner Sciacca conferma quanto detto poco tempo fa a Tempostretto (vedi correlato) ma spegne tutte le polemiche: “Ricevute le integrazioni richieste, abbiamo sùbito concesso il nulla osta, anche per non lasciare spazio ad ulteriori dispute di chi addita il Genio Civile come l’ente che fa perdere tempo. Non è così, perché i lavori non potranno partire neppure adesso se non prima arriverà l’assenso del giudice, in quanto l’ipotesi è di reato sismico. Il magistrato potrebbe prescrivere delle modifiche, delle integrazioni o persino la demolizione del muro. O molto più semplicemente dare l’assenso all’inizio dei lavori. Ma se prima non si pronuncerà, nulla si potrà fare”.
Il muro è crollato il 6 maggio 2011, praticamente un anno e due mesi fa. La situazione è identica ad allora.

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