carabinieri24Nella mattina del 22 dicembre 2015 (alle ore 08:30), personale del Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando Compagnia Carabinieri di Soverato notificava a R. M., l’ordinanza di applicazione di misura cautelare n. 8177/15 RGNR, 7134/15 RG GIP e 251/15 RMC, emessa dal Tribunale di Catanzaro – Sez. GIP/GUP in data 21 dicembre 2015, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, sottoponendola agli arresti domiciliari presso una casa protetta per sole donne in Catanzaro, in ordine ai reati di omicidio volontario ed occultamento di cadavere.

La donna, la mattina del 17 agosto 2015, a seguito del ricorso alle cure da parte di personale del 118, veniva trasportata presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Soverato, dove il personale medico immediatamente le diagnosticava un parto ovvero un aborto che la stessa, inizialmente, negava pur di fronte all’evidenza del suo quadro clinico.

L’intervento dei Carabinieri consentiva di rinvenire, avvolto in un’asciugamani all’interno di una valigia, il corpicino di un neonato di sesso femminile, presso la dimora estiva della ROSHKA, in Via Umberto I in Montepaone.

Dall’attività investigativa immediatamente avviata, diretta dal Sostituto Procuratore titolare dell’indagine, Dott. Alessandro Prontera, della Procura della Repubblica di Catanzaro e coordinata dal Procuratore Aggiunto dott. Giovanni Bombardieri, emergeva che R. M., nonostante il suo aspetto fisico esteriore, aveva sempre negato il suo effettivo stato di gravidanza, anche nei confronti del compagno, con cui aveva avuto altri due figli.

Le indagini, svolte successivamente anche con l’ausilio di personale tecnico del RIS CC di Messina e del Reparto Analisi Criminologiche del RACIS di Roma – stilando e relazionando anche sui profili psicologici e le dinamiche familiari –, consentivano di accertare che il parto era effettivamente avvenuto all’interno della predetta dimora estiva della donna – stabilendo le dinamiche del fatto e collocandolo temporalmente nella prima mattinata – e che il neonato era figlio biologico di quest’ultima e del suo convivente.

In particolare, dall’esame autoptico, emergeva che il neonato fosse nato vivo – in quanto lo stesso, presentando ossigeno nei polmoni, aveva effettivamente respirato alla nascita – e, successivamente, deceduto per soffocamento ed emorragia, ciò che ha determinato una svolta alle indagini in corso ed ha determinato la Procura della Repubblica alla richiesta al GIP di Catanzaro del provvedimento oggi eseguito.

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