La candelora dei Calzolai, custodita dalla Deputazione della Reale Cappella di Santa Venera ad Acireale e portata in processione durante i festeggiamenti della Patrona, è stata restaurata e sarà restituita al culto il 23 luglio alle 20,15 nella Basilica Cattedrale nel corso di una cerimonia ufficiale, alla quale saranno presenti: il sindaco di Acireale, Stefano Alì, il vescovo di Acireale Mons. Antonino Raspanti e il Parroco della Basilica Cattedrale, Can. Mario Fresta, la presidente della Deputazione della Reale Cappella di Santa Venera, Simona Postiglione, il consigliere del Comune di Acireale, Alessandro Coco, i restauratori Carmelo e Giuseppe Calvagna, la direttrice dei lavori di restauro Anna Maria Di Blasi.

“L’intervento dell’assessorato ha permesso di conservare e rendere sicuro un capolavoro dell’800 in cui si riconosce la devozione popolare. Restituire la Candelora alla comunità di Acireale in occasione dei festeggiamenti di Santa Venera – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è un gesto di rispetto e di attenzione che abbiamo voluto fortemente, nella consapevolezza che in momenti storici, quale quello che stiamo vivendo, è ancora maggiore il valore e il significato simbolico che assumono i luoghi della fede”.


I lavori di restauro conservativo erano stati finanziati nello scorso mese di ottobre dall’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, dopo l’intervento dell’assessore Samonà che aveva interessato la Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Catania, guidata da Donatella Aprile, che aveva valutato la necessità di restaurare il bene, curandone il progetto di recupero. I lavori, realizzati dalla ditta Calvagno, sono stati diretti da Maria Teresa di Blasi della Soprintendenza di Catania, in coordinamento con il dirigente del Servizio, Franco La Fico Guzzo.

Realizzata tra la fine dell’800 e gli inizi del secolo scorso, la Candelora è stata in parte ricavata da elementi che costituivano un’opera precedente ormai andata completamente perduta. Degli elementi originali sono rimaste le quattro figure alate presenti agli angoli del basamento e i quattro angeli posti negli spazi del secondo ordine. A seguito dei saggi di pulitura si è constatato che è stato riutilizzato anche qualche altro elemento ligneo che presenta altre finiture. Le superfici, che erano ormai ricoperte da spessi strati di vernici ossidate, grazie al restauro sono state rifinite con pitture e dorature in argento meccato.

Il restauro della Candelora si è reso necessario anche a causa dell’azione distruttrice di agenti patogeni quali i tarli che, nel tempo, hanno scavato canali interni, che hanno indebolito le caratteristiche fisiche del legno. Il restauro ha sanato anche una una serie di lesioni provocate dalle vibrazioni e dai micro urti legati alla natura processionale del fercolo che, nel tempo, hanno indebolito gli incastri e le chiodature della struttura. In alcune zone del basamento l’attacco del tarlo ha indebolito il legno al punto che si è dovuto ricorrere a un consolidamento con resina del tipo Paraloid B72 al fine di ripristinare la solidità corretta all’area adesso indebolita. A livello superficiale gravavano abrasioni da sfregamento e sparse cadute di colore e, quindi, sono stati realizzati interventi di pulitura diffusa.

I Cerei o candelore, particolarmente diffusi nella provincia di Catania, sono opere d’arte in legno di varie dimensioni ed altezze che vengono donate della cittadinanza in segno di devozione e portate a spalla durante la festività del santo patrono. All’origine si trattava di grossi ceri che, con il passare del tempo, sono stati sempre più decorati ed arricchiti fino a far scomparire la cera stessa per sostituirla con una struttura in legno dorata, in stile barocco o rococò, riccamente decorata e ornata da angeli, statue e fiori.
Ogni candelora appartiene solitamente ad una categoria di lavoratori (mestieri o artigiani), a un quartiere o ad associazioni che, durante l’anno, ne curano la manutenzione, l’adornamento e la sfilata.

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