Le assenze “svuotano” di senso la seduta straordinaria di consiglio richiesta dal Pd per discutere e individuare una soluzione comune che scongiuri lo sforamento del vincolo di stabilità. Patto di stabilità, sforamento ed eventuali proposte di deroga. Argomenti di tutto rispetto quelli all’ordine del giorno del consiglio straordinario tenutosi questa mattina a palazzo Zanca su iniziativa del Partito Democratico. Peccato però che la “straordinarietà” non ha riguardato il tema del dibattito, quanto piuttosto le imbarazzanti assenze tra i banchi consiliari. Sebbene non sia la prima volta che capiti di scrivere della scarsa partecipazione ai lavori d’aula, la materia avrebbe meritato ben più attenzione rispetto a quella dei pochi consiglieri rimasti seduti fino al termine del dibattito (nove quelli contati intorno alle 13.30).

Lo stesso dicasi per chi occupa i “piani superiori”, ovvero i deputati, nazionali e regionali, a cui l’invito è stato recapitato nei giorni scorsi, con largo anticipo. Unici presenti, Vincenzo Garofalo e Francantonio Genovese. Il primo giunto con puntualità svizzera, alle 9.30, ma fuggito dopo un breve intervento a metà seduta; il secondo, pur essendo il leader di riferimento del Partito che ha proposto la seduta, è arrivato in ritardo e dopo un intervento incentrato «sul mal governo anzi sul non governo della città», ha abbandonato l’aula: “sosta” complessiva di 15 minuti. Elementi di cui purtroppo non si può non tenere conto, così come non può passare sotto silenzio, l’assenza del primo cittadino. Perché se è vero che l’amministrazione non ha disertato l’incontro (presenti gli assessori Miloro, Isgrò e Muscolino), è altrettanto vero che il sindaco, piuttosto che rilasciare dichiarazioni lampo “fuori aula”, fra i corridoi di palazzo Zanca (vedi approfondimento), avrebbe potuto degnare i consiglieri della sua presenza, dando vita ad un confronto netto e diretto.

Insomma, si sarebbe dovuto parlare di numeri, di soluzioni, di proposte per venire fuori da quella crisi economico-finanziaria che attanaglia le casse comunali e invece si è solo assistito ad uno sterile dibattito dal pieno sapore di campagna elettorale: da una parte, gli interventi di coloro che hanno difeso l’operato dell’amministrazione Buzzanca, «vittima – ha affermato Miloro – di quella politica di tagli e ristrettezze economiche imposte dal governo centrale che ha compresso e costretto la spesa»; dall’altro le dichiarazioni di quanti hanno attaccano la giunta in carica, ed in particolare il primo cittadino: «Messina è stata mal governata anzi non governata – ha dichiarato Genovese – Non c’è stata voglia di affrontare i problemi. Meglio un commissario piuttosto che un sindaco che non pensa al futuro della città ma al suo destino personale, che in questo momento ha come obiettivo solo Palermo».

L’assessore al bilancio, intervenuto sul finale tra “pochi intimi”, ha continuato ad elogiare e difendere quanto fatto: «abbiamo iniziato il mandato con un indebitamento pari ad 80 milioni di euro, ridotto adesso a “soli” 40». Cifre importanti che tuttavia si scontrano con problemi altrettanto importanti: ad esempio quelli di non riuscire nemmeno a far fronte al pagamento degli stipendi. A riportare entro i binari il tema della seduta, ricordiamo “patto di stabilità, sforamento ed eventuali proposte di deroga”, il capogruppo del Pd Felice Calabrò: quest’ultimo, carte e numeri alla mano, ha evidenziato come di fronte ad una scelta così rischiosa ma al tempo stesso fondamentale per il futuro della città, ovvero il completamento degli svincoli, che pesa e peserà sul destino economico dell’ente, «il sindaco avrebbe dovuto optare per la strada del confronto e non decidere in modo solitario».

La seduta odierna, oltre all’amaro in bocca, sembra lasciare ben poche speranze rispetto alla possibilità di individuare un percorso comune al problema dello sforamento del patto di stabilità. Di fronte al deserto dell’aula, un’unica e ultima considerazione ci pare degna di nota: ad esporla, in premessa al suo intervento teso “smussare” le responsabilità dell’attuale amministrazione, è il consigliere Roberto Nicolosi (Pdl): «La politica ha fallito, ma gli elettori sono molto più maturi dei partiti, che con le assenze di oggi, sia tra i consiglieri che tra i deputati, confermano la loro inadeguatezza al momento storico-politico che stiamo attraversnado». (ELENA DE PASQUALE)

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