roccella jazz Il festival Rumori Mediterranei di Roccella Jonica,con la direzione artistica di Paolo Damiani,festeggia quest’anno la trentesima edizione e presenta come sempre un programma che da’ ampio spazio alle produzioni originali e alla sperimentazione e ha come sottotitolo ” Memorie future “.Dice Paolo Damiani:” Trenta anni di storia impongono a noi di ragionare su ciò che abbiamo creato, di “ricordare” come noesi, conoscenza: che intendiamo armonizzare con gli aspetti estesici, sensoriali. Questa memoria va valorizzata lavorando su progetti futuri, sono come delle fondamenta su cui edificare la città-festival dei prossimi trenta anni. Rumori Mediterranei costituisce uno degli appuntamenti principali per il pubblico italiano ed e’ conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Non solo: esso rappresenta un modello a cui si sono successivamente ispirati altri festival: non una semplice rassegna di artisti e di gruppi, ma anche un luogo di incontro tra musicisti di aree espressive e geografiche differenti,anzi provocando la contaminazione tra linguaggi diversi come la poesia, la danza, l’immagine, le installazioni, le mostre fotografiche, il cinema. Nell’anno del trentennale di “Rumori Mediterranei” si aggiungono anche i sapori mediterranei. In coincidenza con il Festival verrà infatti organizzata una manifestazione diretta a far conoscere e promuovere i prodotti enogastronomici calabresi di qualità.Alla manifestazione collaborano le organizzazioni agricole della provincia e Slow Food. È previsto l’allestimento, accanto al grande Teatro al Castello, di un “villaggio” nei cui stand i produttori locali faranno assaggiare e venderanno le loro specialità.Degustazioni avranno luogo anche nelle altre locations del Festival: il cinquecentesco Convento dei Minimi, l’Auditorium Comunale e il porto Turistico “delle Grazie”. Verranno effettuati anche dei seminari a numero chiuso con la collaborazione di docenti dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, sull’olio e sul vino. Per festeggiare al meglio i trenta anni del Festival, di attività, viene abbandonata per quest’anno la parte itinerante della manifestazione,con l’unica eccezione di Reggio Calabria,e concentrato tutto il programma a Roccella Jonica,nelle ormai tradizionali sedi del Convento dei Minimi,dell’Auditorium Comunale e del Teatro al Castello,con la novità dei concerti nel Porto Turistico “delle Grazie”. La 30^ edizione di Rumori Mediterranei Roccella Jazz Festival ,con la direzione artistica di Paolo Damiani si apre con un Preludio all’Auditorium Comunale di Roccella Jonica venerdi 13 agosto con “Cinico Jazz” ovvero il Jazz secondo Ciprì e Maresco con la partecipazione dell’attore Franco Scaldati e gli interventi di Franco Maresco e con la musica di Salvatore Bonafede al piano e Gabriele Mirabassi al clarinetto.Seguirà sempre all’Auditorium Comunale l’Anteprima Nazionale del Film “Io sono Tony Scott” di Franco Maresco sulla vita del famoso jazzista. Pochi sanno che Ciprì e Maresco hanno incominciato a lavorare insieme realizzando trasmissioni di jazz per una televisione palermitana che si chiamava (si chiama) TVM. Non percepivano uno stipendio vero e proprio, ma in cambio potevano disporre di attrezzature professionali per produrre i loro cortometraggi e, soprattutto, le prime strisce di Cinico tv, che di lì a poco sarebbe diventato uno dei programmi più originali e dissacranti della televisione italiana. Da allora il jazz è stato un elemento costante nella produzione televisiva e cinematografica di Ciprì e Maresco, e sono non pochi i documentari che i due autori palermitani hanno dedicato ad alcuni dei più grandi protagonisti di questa musica, come Louis Armstrong, Miles Davis e Duke Ellington. Nel 1996 realizzano “A memoria”, un mediometraggio muto pensato su misura per il leggendario sassofonista soprano Steve Lacy, il quale improvvisa sulle immagini del film. Una volta Ciprì e Maresco hanno detto: “Facciamo i film pensando al jazz, senza schemi precostituiti. Ci viene un’idea e la sviluppiamo improvvisando come se suonassimo in una jam session. Il nostro è un cinema jazzistico”.Si può definire Cinico Jazz una breve storia del jazz secondo Ciprì e Maresco, a volte irresistibilmente comica, altre volte più drammatica. In scena c’è Franco Maresco nella veste di “presentatore” che introduce e commenta i frammenti di Cinico Tv e di altri video della coppia, mentre la parte musicale è affidata a Salvatore Bonafede (pianoforte) e Gabriele Mirabassi (clarinetto), ormai da anni acclamati come due grandi del jazz italiano e internazionale. Nel corso dello spettacolo improvvisano sulle immagini di Ciprì e Maresco, suonando celebri standard del jazz, quasi tutti legati ai nomi di musicisti siculo-americani come Nick La Rocca (Domenico La Rocca), Frankie Laine (Francesco Paolo Lo Vecchio), Tony Scott (Anthony J. Sciacca) e altri (Quanti sanno che i jazzisti di origine siciliana hanno dato, insieme agli afroamericani, il più grande contributo alla storia del jazz?).Infine, un aspetto molto importante di Cinico Jazz è dato dalla presenza sulla scena del grande attore e drammaturgo Franco Scaldati, il quale legge testi suoi e di Salvo Licata, trasportando gli spettatori in una Palermo cupa e disperata, svelandone l’anima più nera, ma anche, nello stesso tempo, la rabbia e la voglia di riscatto di chi ancora continua a resistere, malgrado tutto. Uno dei momenti più suggestivi dello spettacolo è quello in cui Scaldati rievoca i particolari richiami con i quali gli “abbanniaturi” (venditori e artigiani ambulanti) annunciavano il loro arrivo nei quartieri e nelle contrade per vendere le merci e offrire i loro servizi. Erano richiami un po’ cantati e un po’ parlati, caratterizzati da variazioni ritmiche e modulazioni melodiche di evidente origine araba. Scaldati ripropone, insieme a Bonafede e Mirabassi, le “abbanniatine” sottoforma di call and response, alla maniera degli spirituals e dei canti blues, dimostrando ancora una volta che il jazz è una musica che non conosce confini e rinasce continuamente. Il film: “Io sono Tony Scott” è stato realizzato in un arco di tempo di tre anni. Racconta la vita del clarinettista siculo-americano Anthony Joseph Sciacca, divenuto alla fine degli anni ’40 Tony Scott, il più grande clarinettista del jazz moderno. Ripercorrere la vicenda musicale e personale di Tony significa raccontare sessant’anni di jazz, di incontri umani e artistici incredibili, ma anche, nello stesso tempo, la storia americana della seconda metà del secolo scorso, con le sue battaglie per i diritti civili e umani, di cui Tony Scott fu uno dei principali e appassionati sostenitori.L’emigrazione: Tony fu sempre in prima linea contro ogni forma di discriminazione, politica o etnica, perché sapeva bene che cosa significa essere emarginati in un paese straniero. Era nato da genitori siciliani arrivati in America da Salemi (Trapani) all’inizio del Novecento e aveva vissuto sulla propria pelle l’umiliazione di essere definito un “dago”, un italiano secondo la definizione razzista che ne davano gli americani. E come lui tanti altri erano chiamati mafiosi, molti italiani che sarebbero diventati grandi del jazz: Nick La LaRocca, Eddie Lang (Salvatore Massaro), Joe Venuti, Louis Prima, Tony Parenti, Frankie Laine (Francesco Lo Vecchio), Frank Rosolino, George Wallington (Giacinto Figlia) e tanti altri. Il film parla anche di loro e del grande contributo che hanno dato alla musica americana del Novecento.La World Music: Tony Scott alla fine degli anni Cinquanta lasciò gli Stati Uniti e andò a vivere in Oriente per cinque anni, tra Giappone, Indonesia e Thailandia. Qui mise a punto forse il primo vero esempio di World Music, di fusione di musi
ca tradizionale orientale e improvvisazione. Il suo fu un contributo innovativo perché i musicisti di Koto, per esempio, non praticavano l’improvvisazione, che consideravano quasi un tabù. Nel 1964, Tony registrò Music For Zen Meditation, uno dei dischi fondamentali degli anni Sessanta, che ha influenzato intere generazioni di musicisti. Tony, musicista completo: Tony Scott è stato, insieme a Buddy DeFranco, il primo clarinettista a suonare il be-bop su uno strumento che sembrava inadatto per parlare la lingua di Charlie Parker. Pochi anni dopo, ai nomi di Tony e Buddy si aggiungerà quello di Jimmi Giuffrè, guarda caso anche lui italiano(siciliano come Tony). Naturalmente non è un caso se gli italiani sono stati i principali clarinettisti nel jazz moderno (c’è anche il grande John La Porta), e anche di questo il film parla. Ma Tony, a differenza degli altri clarinettisti, andò oltre uno stile (il be-bop) o un genere, col tempo divenne un musicista “Totale”, un visionario che anticipò di anni linguaggi e tendenze, come per esempio la musica atonale e quella elettronica. Negli anni Cinquanta la sua attività fu incredibile, suonando il jazz tradizionale e quello più all’avanguardia (la Third Stream con John Lewis e Gunther Schuller), componendo e arrangiando per la sua grande amica Billie Holiday (Lady sing the blues oppure la splendida Misery).Bill Evans: il film racconta, con testimonianze di protagonisti di allora, che Tony fu il musicista più decisivo a portare Bill Evans nel jazz, facendogli incidere i suoi primissimi dischi. E Bill gli fu sempre affezionato, come testimonia Eddie Gomez.Harry Belafonte: quanti sanno che Banana Boat, una delle più celebri canzoni del pianeta, fu l’arrangiamento di un canto di lavoro giamaicano scritto proprio da Tony Scott? Il celebre inizio”Deyoo” fu una sua invenzione. Tony per decenni sostenne di essere stato defraudato dei diritti che gli spettavano, ma in realtà questa storia fu una delle tante ossessioni che con il trascorrere del tempo caratterizzeranno il Tony Scott della vecchiaia. Sabato 14 agosto doppio appuntamento a Roccella Jonica e Reggio Calabria. A Roccella Jonica,nel pomeriggio,al Convento dei Minimi, Mirko Guerrini e Massimo Ottoni,quindi in piazza San Vittorio,la Francesco Suppa Binghillo Band ,mentre in serata al Porto Turistico delle Grazie,Sandro Deidda Martucci Jazz Quartet,nell’ambito del Premio Nazionale delle Arti,in collaborazione con il Ministero Istruzione,Università,ricerca e I-Jazz a seguire “Il vino all’opera” con Antonello Salis,Furio Di Castri,Michele Rabbia;Mauro Ottolini e Giovanni Maier. Una ricognizione su alcuni celebri autori, tramite i quali si assestano le coordinate della storia del brindisi nell’opera, è dedicato il concerto: si passa dalle musiche di Mozart a quelle di Puccini, Verdi, Donizetti, Mascagni, Rossini, Offenbach. In una libera e viscerale interpretazione si celebra anche l’aspetto più fraterno del vino e del brindisi: la convivialità, il piacere condiviso, l’accoglienza, la comunicazione in un linguaggio altro e unico Sempre sabato 14 agosto l’ormai tradizionale appuntamento a Reggio Calabria con due eccezionali concerti:in apertura il duo formato da Enrico Pieranunzi al pianoforte e Joey Baron alla batteria,due straordinari musicisti già protagonisti di di un grandissimo concerto molti anni fa a Roccella Jonica.A chiudere la serata Chucho Valdes & the Afro-Cuban Messengers. Chucho Valdés è considerato uno dei migliori pianisti al mondo e grande compositore,un talento immenso, 14 nomination e 5 Grammy sono solo alcuni degli elementi che lo hanno reso una leggenda del jazz e della musica in generale. La sua musica, caratterizzata da una forte influenza afrocubana, è una combinazione di grande forza melodica e di esecuzione vigorosa, che raggiungono un equilibrio nella tecnica magistrale. Domenica 15 agosto,Ferragosto in Jazz a Roccella Jonica,nel pomeriggio, al Convento dei Minimi,la pianista Rita Marcotulli con ospite l’attore-regista Rocco Papaleo,un sodalizio consolidato con il film Basilicata Coast to Coast diretto da Papaleo e con il quale la pianista romana ha vinto il Ciak d’Oro e il Nastro d’Argento, nella categoria Miglior Colonna Sonora.In serata al Porto Turistico delle Grazie,sempre nell’ambito del Premio Nazionale delle Arti, Eptagroove diretto da Marco Tamburini e a chiudere, Ozma,gruppo francese,presentato in collaborazione con Afijma(Association des festivals innovants en jazz et musiques actuelles) che incoraggia e promuove concerti per artisti emergenti. Gli Ozma sono una band francese formata nel 2001,alla base del loro sound c’è la musica “ozmica”, dal nome di un programma della Nasa per la ricerca di vita extra terrestre. La loro musica si ispira a band storiche come Dave Holland Quintet, Aka Moon, Ray Andersons Slickaphonics, Steve Coleman e i Metrics. Lunedi 16 agosto,nel pomeriggio(ore 18,Auditorium Comunale), “La ruota senza fine: lo Zodiaco della vita” con Enrico Pieranunzi,al pianoforte e Marco Pesatori,voce recitante.Marco Pesatori,uno dei principali studiosi di astrologia parlerà della ruota zodiacale, connettendo tra loro secondo logica i dodici simboli, con piccole citazioni di alcuni musicisti, Pieranunzi interpreterà in dodici intervalli musicali i dodici segni di cui si parlerà. In serata(ore 21,Teatro al Castello), Diego Amador Group.Diego Amador possiede uno stile dal mix di Flamenco tradizionale e d’avanguardia impreziosito da elementi jazz.Pianista, “cantaor”, compositore, polistrumentista,è un fenomeno musicale indefinibile.La sua esibizione, inoltre, sarà impreziosita dal ‘Cante Gitano’ di cui Amador è anche portavoce che si basa su ritmi classici del flamenco: la Buleria, il Tango, l’Alegria, la Rondena, la Siguirylla, la Rumba. Ritmi rivisitati dal suo pianismo elegante e personalissimo che porta un genere considerato tradizionale fino ai confini del Latin Jazz.Ha ricevuto la nomination per il Grammy Award, e si esibisce, tra gli altri, al fianco di Chick Corea, Pat Metheny e Birelli Lagrene. A seguire Roy Hargrove Quintet. Roy Hargrove è uno dei trombettisti appartenenti alla generazione che si rivelò al grande pubblico durante gli anni novanta. Di impostazione hard Bop, è dotato di un suono chiaro e brillante che non ha riferimenti a trombettisti del passato. Martedì 17 agosto nel pomeriggio(ore 18,Auditorium Comunale), « Il vino e’ meglio dell’Aglio »,testo di Aldo Gianolio,con,Vito,voce recitante,Antonello Salis pianoforte, fisarmonica,Furio Di Castri,contrabbasso. L’attore Stefano Bicocchi, in arte Vito, torna al Festival Jazz di Roccella Jonica per leggere testi di Aldo Gianolio, critico di jazz e scrittore: nel 2007 la colonna sonora era composta sul momento ed eseguita dal pianista Uri Caine e dal trombonista Luca Petrella; nella edizione di quest’anno, invece sarà invece composta ed eseguita dal pianista e fisarmonicista Antonello Salis e dal contrabbassista Furio Di Castri. E’ un racconto, quello che leggerà Vito con la consueta sensibilità interpretativa, presenza scenica e vena comica, che ha come argomento il vino, scritto appositamente da Gianolio per fare pendant con lo spettacolo che gli stessi Di Castri e Salis (assieme a Mauro Ottolini, Mauro Negri e Michele Rabbia) presenteranno sempre al festival di Roccella, uno spettacolo intitolato “Il Vino all’Opera” che cerca appunto di ricostruire la storia del brindisi nell’opera lirica, un modo originale, un po’ trasversale forse, di celebrare un doveroso tributo al vino e alle sue proprietà conviviali. La recitazione di Vito, che cerca di evitare l’enfasi della prosopopea derivata dalla canonica dizione attorale per avvicinarsi alla parlata quotidiana ricca di inflessioni dialettali, si confà al modo di scrivere di Gianolio, che segue la cadenza del parlato e dimentica ogni seriosità per un sardonico umorismo (anche se il racconto sul vinosa vene melanconiche per lui inedite), portando agli estremi gli aspetti jazzistici della scrittura: divagazioni dal tema che parrebbero legate all’estro del momento (improvvisazione), andamento incalzante (swing),
ripetizioni e anacoluti (riff), sintassi e vocaboli sporchi (espressione hot). In serata(ore 21,Teatro al Castello)Cirko Guerrini. “Cirko Guerrini” ,progetto del musicista fiorentino Mirko Guerrini incentrato sull’idea di gioco in musica. Non a caso il riferimento al circo, dove lo sforzo artistico è tutto proteso verso il divertimento, lo svago e lo stupore, ottenuti con colpi di scena e trovate che come uscite da un cilindro di un mago riescono a catturare l’attenzione del pubblico accorso all’evento. Basato su brani originali che hanno nel “divertissement” la loro componente primaria, e che si ispirano a quella enorme fucina di idee che è il mondo ironico-musicale, da Spike Jones a Frank Zappa il concerto risulta così essere un spettacolo dove l’immaginazione del pubblico entra in gioco e permette di visualizzare uno spettacolo circense “virtuale”, dove l’artista che si esibisce è creato dallo spettatore sulla base della musica che sta ascoltando.E’ altresì importante sottolineare che il concerto avrà come radice la musica-jazz in quanto vera fonte d’ispirazione per tutti i componenti della band. A seguire Diane Schuur Quartet. Diane Schuur, viene definita come la nuova “First Lady” del firmamento jazzistico internazionale, una delle più grandi voci del jazz mondiale. Con la sua straordinaria forza interpretativa durante la sua lunga carriera si e’ guadagnata l’adorazione da parte della critica di tutto il mondo. La voce della Schuur, tanto potente quanto estremamente flessibile, copre magistralmente tutta la gamma dei registri, con una particolare predisposizione agli acuti “urlati”, nella più tipica tradizione della musica popolare, e al vibrato. “Una voce completa ed eclettica”: cosi’ viene definita dai critici. E’ stata candidata ben cinque volte al Grammy Awards , vincendone due, e si è esibita nei piu’ importanti templi mondiali della musica Mercoledi 18 agosto nel pomeriggio(ore 18,Auditorium Comunale) « Libere Forme In Movimento »con:Stefano Battaglia, pianoforte ,Michele Rabbia,percussioniTeri Weikel,danza. Il duo pianoforte e percussioni fa parte degli organici prediletti di Stefano Battaglia,dal 2000 è Michele Rabbia a essere il suo percussionista preferito. Quando Battaglia e Rabbia incominciarono a lavorare in duo, il primo metodo di lavoro utilizzato fu l’improvvisazione totale “a tabula rasa”, lasciando libertà nel suonare, ‘letting sounds be sounds’ (lasciando i suoni esser suonati), come diceva John Cage. Nel corso del tempo hanno poi esplorato altri approcci. In questo concerto accanto al loro la danzatrice Teri Weikel,straordinaria performer che contempla nella sua ricerca artistica, l’interazione tra diversi linguaggi tra i quali la musica. In serata (ore 21,Teatro al Castello) Indigo Trio. La sigla Indigo Trio riunisce tre talenti assoluti della contemporanea musica afroamericana. Tre forti personalità, con un ricco bagaglio espressivo e rara eccellenza strumentale al servizio di composizioni piene di colore, terreno fertile per lunghe digressioni improvvisative e felici migrazioni di ispirazione. A seguire Anouar Brahem Quartet. Brahem, oggi celebrata star ECM, fece il suo primo concerto in Italia proprio a Roccella. Anouar Brahem è senza dubbio uno dei nomi più rilevanti. Con più di 30 anni di carriera alle spalle, e con una decina di album all’attivo, è ormai riconosciuto quale strumentista e compositore eclettico ed ispirato, ambasciatore della tradizione musicale arabo-mediorientale, in costante ricerca di punti di contatto con culture differenti. Giovedì 19 agosto (ore 18,Auditorium Comunale),”Storie e suoni dell’isola di Hermosa”,con Fulvio Soriga,voce e Gianni Peresson,voce,chitarra e live electrinics. Dal nuovo romanzo di Flavio Soriga, “Il cuore dei briganti”, un concerto-reading coinvolgente come un viaggio, autentico e forte come la gente di Hermosa. Una terra di fronte all’Africa chiamata Hermosa, isolatissima e molto poco abitata, bellissima e povera, dove pulsano vite e passioni, congiure e inimicizie, dove incrociano le loro esistenze Marchesi che si fanno briganti, Re irrequieti, giudici cospiratori, popolino indomito e generali incompetenti, visconti contrabbandieri e cortigiane straniere. Uno spettacolo di suoni e voci, storie e leggende, canzoni di battaglia e preghiere al protettore dei folli. In serata (ore 21,Teatro al Castello) Paolo Damiani « Pane e tempesta » Band,ospite Paul McCandless, polistrumentista americano degli Oregon. Dopo aver registrato 3 cd per l’EGEA – il più recente “Al tempo che farà” ha vinto 3 referendum (Musica Jazz, Musica & Dischi, Jazzmagazine) come miglior disco dell’anno 2007, Paolo Damiani batte nuovi percorsi: per il suo nuovo cd con l’etichetta di Perugia ha pensato un inedito organico che sia manifesto di un autentico laboratorio con giovani di talento, alcuni suoi allievi e altri selezionati nel panorama nazionale. Il lavoro è molto strutturato e testimonia l’impegno del compositore romano nel campo della didattica e della valorizzazione di musicisti ancora sconosciuti (basti ricordare che Paolo Fresu esordì nel 1982 nel quintetto di Damiani).Il repertorio è formato da brani originali di Damiani arrangiati per lo più dai musicisti del gruppo (soprattutto Cristiano Arcelli, ma anche Masciari, Morganti, Guidolotti, oltre allo stesso Damiani), un nuovo modo di interpretare e ripensare temi storici ed inediti del compositore romano.A seguire Steve Kuhn Trio con ospite Ravi Coltrane figlio del leggendario John Coltrane. Steve Kuhn,uno dei grandi maestri del piano jazz tuttora in attività.Con lui David Finck al contrabbasso,Joey Baron, una stella di prima grandezza della batteria jazz e ospite Ravi Coltrane. Steve Kuhn è un musicista di grande classe e lignaggio, in possesso di una capacità innata di creare idee melodiche scultoreamente indelebili, riuscendo a svilupparle con un sicuro senso della narrazione e una logica mai scontata, anche attraverso un tocco straordinariamente evocativo che è senz’altro uno dei tratti distintivi della sua espressività. Venerdi 20 agosto nel pomeriggio(ore 18,Auditorium Comunale) “Va’ Fuori Straniero” con Stefano Benni,voce recitante e Danilo Rea,pianoforte. Anche i testi scritti appositamente da Stefano Benni per recite e letture pubbliche possiedono le medesime caratteristiche di stile e poetica dei romanzi. Sempre presente è una forte irrisione della società italiana, soprattutto nelle sue ultime preoccupanti trasformazioni, di cui coglie contraddizioni e aspetti aberranti, spesso adoperando l’artificio dell’ironia e facendo giungere sempre chiaro un inequivocabile giudizio morale e politico. In “Va’ Fuori Straniero”, per far risaltare la disumanità e l’assurdità di certi atteggiamenti razzisti e xenofobi frequenti in Italia, Benni fa lettura, operando un gioco di ribaltamento delle parti, di lettere di emigranti italiani degli anni Venti, Trenta, Quaranta e Cinquanta e di contemporanei articoli razzisti di giornali americani e svizzeri che li vituperavano e oltraggiavano: italiani allora emigrati poveri e disperati che si trovavano nelle stesse drammatiche situazioni degli altrettanto poveri e disperati immigrati in Italia di oggi. Proprio nella civile e democratica Italia, sembra ammonire Benni, diventa oggi più che mai necessario recuperare quella memoria che spesso ormai si tende filisteicamente e colpevolmente a cancellare. Il pianista Danilo Rea offrirà un personale e originale quadro musicale riferito al lungo periodo che ha visto la forte emigrazione italiana all’estero, improvvisando con la sua consueta lucida passionalità e non senza venature ironiche. In serata (ore 21,Teatro al Castello) il supertrio composto da Eddie Gomez al contrabbasso,Salvatore Bonafede al pianoforte e Billy Hart alla batteria. Eddie Gomez è uno dei più brillanti contrabbassisti della storia del jazz,grande virtuoso del proprio strumento, ha trascorso un lungo periodo nel trio di Bill Evans, Musicista di retaggio limpidamente jazzistico, Salvatore Bonafede ha da diversi anni messo a punto un proprio stile
ricco di energia, caratterizzato da un approccio esecutivo ritmicamente molto solido e swingante realizzato attraverso figure e accenti di notevole decisione e dinamismo, e da un articolato fraseggio, spesso sviluppato in chiave di improvvisazione tematica. Billy Hart è da diversi decenni uno dei più creativi batteristi di jazz moderno. Musicista di grande esperienza, ha saputo sempre apportare un contributo di scintillante creatività ai vari gruppi cui ha preso parte nel corso della sua lunga carriera, distinguendosi per un approccio progressista alla musica che trae tuttavia ispirazione e linfa creativa da saldissime radici nella tradizione e nello spirito più autentico del jazz..A seguire la splendida voce di Saba.Saba Anglana presenterà il suo ultimo disco Biyo. Una parola che rimanda al termine greco Bios ma che in somalo, la lingua della terra natale di Saba, indica l’acqua. Nel brano omonimo Saba racconta infatti il cuore liquido di un’Etiopia ricca d’acqua. Una narrazione in musica delle immagini raccolte nel viaggio in quella antichissima terra: la dimensione quasi sacrale delle processioni colorate di uomini, donne e bambini che con taniche gialle si recano quotidianamente alle fonti, ai pozzi, ai fiumi, per procurarsi la razione del prezioso elemento. Rumori Mediterranei-Roccella Jazz,chiuderà sabato 21 agosto con:nel pomeriggio(ore 18,Auditorium Comunale con « La via dolorosa »,progetto di Enzo e Lorenzo Mancuso con Gilda Buttà e Luca Pincini. In equilibrio tra poesia e canto, tra più recenti suggestioni autoriali e un più antico grido che promana dalle viscere di arcaici repertori polivocali, “La via dolorosa” allestisce una sorta di laica via crucis contemporanea per raccontare, con i versi dei poeti e le voci dei Fratelli Mancuso, alcune, tra le storie del mondo degli extracomunitari, che più hanno colpito le coscienze. Dentro questa cornice narrativa si inseriscono, pure, il bel volto della giovane Neda, la ragazza iraniana uccisa nel corso di una manifestazione contro il regime, a Teheran, come anche il racconto degli ultimi istanti di vita, di Paolo Borsellino, morto insieme alla sua scorta in via D’Amelio, a Palermo.Le poesie e i brevi racconti sono stati scritti da Vincenzo Consolo, Maria Attanasio, Roberta Dapunt, Davide Camarrone, Roberto Alaimo, Miguel Angel Cuevas, Ruggero Cappuccio.Le composizioni sono dei Fratelli Mancuso che interpretano anche brani della tradizione. In serata(ore 21,Teatro al Castello),programma completamente dedicato alla reinterpretazione di un progetto che ha segnato la storia del festival di Roccella Jonica:Roccellanea con sul palco alcuni dei musicisti coinvolti nel progetto trenta anni fa.Il quartetto Trionfale conGunter Baby Sommer, batteria,Manfred Schoof, tromba,Gianluigi Trovesi, sassofoni,Barre Phillips, contrabbasso. La popolarità, il talento, la personalità, sono peculiarità sufficienti per inquadrare il valore dei musicisti che formano questo gruppo, che in altri tempi sarebbe stato “all stars”.A noi piace invece presentarlo semplicemente come un gruppo di amici che a partire dagli anni ‘80 ha saputo connotare la scena jazz europea, indicando un modo originale di fare musica, improvvisando al di fuori degli stilemi del jazz americano.Quattro straordinari innovatori che oggi, dopo una aver attraversato in lungo ed in largo la scena musicale contemporanea, accantonate alcune ambiziose velleità giovanili, scoprono una dimensione più divertita del fare musica, con straordinari savoir faire, stile e leggerezza.Quindi la celebrazione di “Roccellanea trenta anni dopo” con Gianluigi Trovesi, sassofoni,Paolo Fresu,tromba,Paolo Damiani,violoncello.Una breve suite che vuole essere un omaggio alla storia del Festival di Roccella,una partitura originale rieseguita a distanza di trenta anni,uno dei brani musicali che hanno lasciato il segno nella lunga storia del Festival.A mettere la parola fine alla trentesima edizione del Roccella Jazz festival il trio formato da tre virtuosi della musica contemporanea ovvero il trombettista Paolo Fresu, il pianista Omar Sosa e il percussionista Trilok Gurtu. Tre voci musicali uniche e differenti insieme per uno speciale progetto che combina elementi musicali tradizionali e moderni, provenienti da Italia, India e Cuba. Tre maestri della musica con carriere illustri, con particolare predilezione ad espandere i confini musicali ed esplorare nuove culture. Percussionista di livello internazionale, Trilok Gurtu è stato cinque volte vincitore del Downbeat Critics Poll come migliore percussionista e candidato al Best Artist Asia/Pacific per i BBC World Music Awards. Paolo Fresu si è esibito in tutto il mondo con i nomi più importanti della musica afro-americana degli ultimi 30 anni. Il suono unico della sua tromba è riconosciuto come uno dei più caratteristici nella scena jazz contemporanea. Il percorso musicale del compositore e pianista cubano Omar Sosa, nominato tre volte al Grammy, incarna lo sguardo estroverso di un artista visionario che serba nel cuore l’anima inflessibile di Monk, mentre lavora incessantemente per progettare e creare un’unica voce cosmopolita. Info: 06 3222896 0964 863399

www.roccellajazz.net

email: acjroma@tin.it

Fonte: Strill.it

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