predatori_della_vena_d_oro_ft_01È stato annunciato il quinto episodio di Indiana Jones. Una notizia che gli appassionati, grandi e piccoli, hanno accolto con grande piacere perché è il film che ha ridato al cinema e agli spettatori la possibilità di vivere il senso emozionante dell’avventura per l’avventura, come non accadeva da anni. La saga è iniziata nel 1981 mentre il cinema italiano manifestava una forte crisi produttiva e di spettatori ( era iniziata l’era della televisioni private: nel 1978 erano già 2000), tenuto in piedi grazie alla flebo cinematografica dei magnifici sette Verdone, Troisi, De Sica, Nuti, Banfi, Pozzetto, Abatantuono. Alcune sale cominciavano a chiudere e altre proiettavano cinema porno, con notevole successo per la verità. Nello stesso periodo il cinema americano realizzava film come Star Wars, ET, Indiana Jones, Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit, Alien, Robocop, Taxi driver, Gli intoccabili, Toro scatenato, per citare i più conosciuti.

Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta di Steven Spielberg costituisce la pietra miliare del nuovo film d’avventura del cinema americano, ispirato ai fumetti e ai classici dei film d’azione degli anni ‘40-‘50. Per il personaggio di “Indiana” Spielberg e Lucas si saranno sicuramente ispirati al film Cina del 1943, con Alan Ladd che indossa giacca di pelle, cappello Fedora e pantaloni caki. E anche la sequenza iniziale con la pietra rotolante potrebbe essere ispirata al fumetto di Carl Barks Zio Paperone e le sette città di Cibola del 1954. Niente di male, quando si realizzano dei capolavori. Del resto siamo tutti “ladri di cinema” (ma non solo), come hanno confessato nell’omonimo libro quattordici grandi registi: Bertolucci, Wajda, Kazan, Cimino, Tarkovskij, Ioseliani, Monicelli, Comencini, Bellocchio, Olmi, Wenders, Syberberg e Werner Schroeter; l’importante è che abbiano realizzato altrettanti capolavori come quelli dei maestri a cui si sono ispirati.

Ma stiamo scrivendo del primo Indiana Jones perché, a sua modo, ha avuto anche una “ispirazione” attoriale calabrese che però non è andata a buon fine. Infatti tra gli attori che avrebbero potuto interpretare il film era stato chiamato anche Nick Mancuso, calabrese di Mammola, emigrato in Canada con la famiglia nel 1956, all’età di otto anni.

Dopo aver intrapreso la carriera di attore di teatro a soli 16 anni, dimostrando grande talento, si laurea anche in psicologia e si trasferisce a Los Angeles perché fortemente richiesto dalla “Columbia Pictures” e dal regista Arthur Hiller (Love story, Un provinciale a New York, Wagons lits con omicidi) per interpretare la parte principale nel film Nightwing (Le ali della notte, 1979). Film che avrebbe dovuto costituire la risposta allo “Squalo” della concorrente “Universal” o, almeno, uguagliare gli incassi di film come “Orca: The Killer Whale” (1977), “Tentacles” (1977), “Piranha” (1978). Non è stato così a causa di una sceneggiatura molto debole (Mancuso, infatti, all’inizio aveva rifiutato l’offerta) e nonostante gli effetti visivi dei pipistrelli di Carlo Rambaldi che aveva già realizzato quasi 20 film, tra i quali Alien, Incontri ravvicinati, ET, King Kong.

Ecco come Nick racconta l’incontro con Spielberg:

Ho incontrato Steven Spielberg 4 volte per il ruolo di Indiana Jones, con un provino video. Un giorno andai nel suo ufficio, e vidi l’ingrandimento di un assegno da 80 milioni di dollari, la sua parte per Star Wars, conseguenza di un accordo che fece con George: Lucas avrebbe preso il 2,5% degli incassi di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e Spielberg lo stesso con “Guerre Stellari”: indovinate chi incassò di più? Molti anni dopo mi dissero che ero stato il principale concorrente per la parte di Indiana Jones. Harrison Ford fu una scelta migliore dal mio punto di vista e per tutto il mondo.

Purtroppo per gli attori, più che per altri mestieri, è come se i destini ruotassero sulla scelta di una monetina: testa o croce.

La fortuna comunque non gli voltò le spalle, iniziando una carriera lunghissima e straordinaria con 120 film interpretati( tra i quali tre di Steven Segal, anch’egli di origine calabrese) e tante serie televisive insieme alle più grandi attrici e attori americani.

Tra le tante serie una in particolare gli ha fatto conquistare migliaia di fans che gli scrivono ancora da tutto il mondo: Stingray(1985-1987), titolo ispirato ad una Corvette coupè del 1984, andata in onda nello stesso periodo di Miami Vice.

Ma “Indiana Jones” in qualche modo l’ha interpretato nel film di Chalton Heston I predatori della vena d’oro (“Motherlode”, 1982), insieme a Kim Basinger, ricevendo dal grande attore americano anche l’invito a diventare membro dell’Academy of Motion Pictures Arts and Sciences. Un invito gentilmente non accettato da Mancuso con motivazioni che riguardavano il modo di intendere lo “star system”.

Inizia la carriera da vincitore con il film Ticket to Heaven (1981), con una interpretazione forte e straordinaria che gli ha fatto vincere, nel 1982, il premio come miglior attore protagonista per i “Genie Awards” (Canada), al “Festival di Taormina”, allo “Houston Film Festival” e per l’ “Academy of Family Films and Family Television”. E ancora una nomination al “Genie Award” per il film Maria Chapdelaine (1983), premio come miglior attore allo “Houston Film Festival” per Una storia a Los Angeles (1984), premio come miglior attore non protagonista in The Last Gamble (2010) e tanti riconoscimenti in giro per il mondo, tra i quali quello del suo paese di origine, Mammola nel 2015, dove torna spesso per rivivere le sue origini a cui tiene molto.

Tra la Calabria e Roma ha partecipato al docufilm di Matteo Scarfò “Bomb! Burning Fantasy” (2015), interpretando il poeta della Beat Generation di origine calabrese Gregory Corso. Una interpretazione emozionante e coinvolgente che gli è valsa una standing ovation all’anteprima che si è svolta al Filmstudio di Roma il 4 maggio 2015.

Attualmente è in Canada impegnato nella lavorazione di altri film, ma con un sogno nel cassetto: realizzare una scuola (o stage) di cinema per attori in Calabria, possibilmente nella Locride. Ha ricevuto già il sostegno di tanti attori americani disposti a partecipare al progetto. La nostra Regione vanta anche altri due uomini di cinema illustri, entrambi direttori della fotografia: 1)Mauro Fiore, di Marzi, prov di Cosenza: (A-Team, Real Steal, Runner Runner, The Equalizer, Southpaw), vincitore del premio Oscar per la fotografia di Avatar (2009) di James Cameron; 2) Salvatore Totino, origini di Gioiosa Ionica(RC): (Cinderella Man, Il codice da Vinci, Frost-Nixon. Amgeli e demoni, Everest). Entrambi hanno già fatto degli incontri con gli studenti del Dams.

Fiore e Totino sono gli eredi di altri due grandi direttore della fotografia calabro-americani: Tony Gaudio di Cosenza (1883-1951) premio Oscar per Avorio nero(1937) e Nicholas Musuraca(1892-1975) di Riace (RC), che ha lasciato un segno indelebile soprattutto nel noir americano(Lo sconosciuto del terzo piano, Le catene della colpa, La scala a chiocciola, Gardenia Blu), ottenendo però la nomination all’Oscar per un film meno significativo dei citati: I remember mama(Mamma ti ricordo!)1948.

Sapranno e vorranno i nostri governanti regionali cogliere l’occasione per consentire a molti giovani calabresi di trasformare in Realtà Vera la “sostanza di cui sono fatti i sogni”, com’è avvenuto IN AMERICA per Mancuso, Segal, Gaudio, Musuraca, Fiore e Totino?

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