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Non sarà una delle “piaghe d’Egitto” ma il “punteruolo rosso delle palme” ha ormai invaso l’intero comprensorio tra S. Caterina e Montepaone e sta distruggendo tutte le palme che incontra sul suo cammino. L’arrivo del coleottero è stato segnalato sul territorio nel 2009 e ha trovato rapida diffusione grazie alla presenza delle palme, in particolare “Phoenix Canariensis”, che costituiscono il suo nutrimento. Già si vedono i primi segni del suo passaggio, con splendide piante di 60 anni ridotte nel giro di pochissimo tempo a dei tronchi senza più fronde, cadute per via dello svuotamento interno causato dal coleottero. Proprio dalle fronde è possibile capire se la pianta è stata attaccata o meno: dalla caratteristica forma a ombrello che esse assumono una volta indebolito il cuore della pianta, che acquisisce un aspetto decisamente “abbacchiato”. Il primo a lanciare l’allarme è stato il dirigente del settore “Sviluppo del territorio” dell’ “Unione dei Comuni del Versante Ionico”, l’agronomo Orlando Donato. I suoi appelli sono finora rimasti sostanzialmente inascoltati, con il risultato che il “punteruolo” si è diffuso a macchia d’olio in tutti i Comuni del basso Jonio e la sua marcia pare inarrestabile. Già in altre regioni ha causato la distruzione di decine di migliaia di palme, con danni consistenti. E lo stesso scenario va riproponendosi nel Soveratese. Ad Isca (probabile focolaio) sono già decine le piante distrutte, così come a S. Andrea, Badolato, Davoli e negli altri paesi vicini. Ora tocca anche a Soverato subire l’invasione e, dopo la morte dei primi esemplari, le sue circa 300 palme sono di fatto a rischio. Tra queste anche quelle del giardino botanico. Se il coleottero ha al momento una predilezione per le palme “Phoenix Canariensis”, dalla larga chioma, una volta distrutte queste passerà agli altri esemplari, come già si è verificato in altre regioni. Contrastarne la diffusione è possibile ma «non bisogna restare inermi come si è fatto finora» spiega Donato, che invita a segnalare il problema contattandolo al numero dell’ente sovracomunale (096745148). Ad oggi, riferisce, solo S. Andrea ha risposto e sta muovendo i primi passi per salvare una ventina di palme. «Il problema è grosso ed è stato sottovalutato dagli osservatori fitopatologici regionali e dagli enti locali – spiega ancora il dirigente dell’ “Unione dei Comuni”. Eppure i mezzi per combattere il “punteruolo” ci sono e sono efficaci – aggiunge – avendo a disposizione trattamenti endoterapici e antiparassitari e interventi sulla chioma. Ma occorre un gioco di squadra tra Comuni, Servizi fitosanitari regionali e Corpo forestale». Per i privati il discorso si fa più oneroso poiché la normativa regionale prevede che i costi di cura o distruzione siano a totale carico del proprietario della palma. Su questo Donato evidenzia la necessità di superare tali barriere e di effettuare un trattamento pubblico “a tappeto” per salvare le piante esistenti – siano esse sane o malate – cercando di prevenire nuove infezioni ma mantenendo un’attenzione elevata rispetto a un’epidemia che non sarà di facile e immediata soluzione».

Gazzetta del Sud – Francesco Ranieri

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