evoluzione-del-linguaggio-350x305Nel secondo anno di vita, che coincide con l’inizio della fanciullezza, si fa strada il linguaggio verbale infantile. Già nei primi mesi, ancor prima di emettere parole che abbiano un senso compiuto anche per gli adulti, il bambino per giocare si serve della sua voce, ripetendo continuamente dei suoni che impara imitando i suoni della voce emessi dalle persone del suo ambiente. Si accorge del valore sociale dei suoni che emette quando, ad esempio, si mette a piangere e a strillare e la mamma accorre verso di lui; o quando vagisce e gorgoglia e lei ride contenta. Dalle reazioni delle persone ai suoi versi egli comincia a collegare determinati suoni con determinati effetti. Impara anche a riconoscere questi stessi suoni quando sono emessi dagli altri. Apprende a distinguere se una voce è ansiosa, arrabbiata, triste o carezzevole. Riesce a discriminare un volto rabbuiato da uno giocoso e sereno, cosicché ad ogni tipo di comunicazione verbale, gestuale o mimica, reagisce in maniera adeguata. Ben presto comincia a servirsi di suoni abbastanza determinati per esprimere sensazioni e desideri precisi.

In una fase successiva il bambino è pronto ad usare un vero e proprio linguaggio; è stimolato ad apprendere i suoni e a parlare, spinto dal bisogno di comunicare meglio con gli altri, così da poter chiedere, cercare, raccontare. Egli, essendo un essere umano, non si accontenta di conoscere il sapore, l’odore, la consistenza o il peso delle cose; ha fame di sapere e di conoscere anche il nome degli oggetti, delle persone, degli animali e degli elementi della natura che sono attorno a lui e che con lui interagiscono. Il poterli denominare sazia il suo bisogno di conoscenza, ma ha anche lo scopo di avere un controllo e un potere su di loro. Conoscendo i loro nomi è come se potesse direttamente o indirettamente gestirli.

Accanto al linguaggio verbale e mimico i genitori, ma soprattutto la madre, costruiscono anche il linguaggio dei sentimenti e delle emozioni. Questo tipo di comunicazione è indispensabile per entrare in contatto vero e profondo con gli altri, così da capirli, amarli, ed essere loro vicini. Da questo tipo di comunicazione più intima e profonda si sviluppa il mondo del cuore, dal quale scaturiscono i sentimenti di amicizia, di amore, ma anche la futura disponibilità, generosità, sensibilità, accoglienza, fiducia e tenerezza. Il linguaggio serve quindi anche a costruire e sviluppare nel bambino il mondo dei sentimenti e delle emozioni, il mondo degli affetti e delle relazioni, il mondo delle cure e delle attenzioni.

Anche se il bambino non è mai totalmente passivo, è con lo sviluppo del linguaggio verbale che la sua azione sul mondo diventa più decisa ed incisiva. Non è solo la madre o gli altri che lo curano, che ha il potere di scegliere cosa è bene e cosa è male, ma è lui che comincia a selezionare ciò che gli piace e ciò che non gli piace, ciò che lo rende felice e ciò che lo rende triste, ciò che lo entusiasma e ciò che lo annoia. Quando allontana deciso la tazza nella quale la madre ha messo il latte e chiede: “Tazza zia”, dà agli altri, alle persone che gli vogliono bene e che sono a lui vicine, un’indicazione ben precisa, non solo di ciò che non desidera ma anche su cosa è caduta la sua scelta: “Io voglio il latte nella tazza che mi ha regalato la zia”.

In un momento successivo, poiché il piccolo ha bisogno di capire il mondo che lo circonda e come meglio rapportarsi con esso, non gli interessa soltanto il nome degli oggetti ma anche il loro uso ed il loro scopo. “A che serve?” “Come funziona?” “Com’è fatto?” “Cosa c’è dentro?”

Egli si interessa anche dei rapporti che esistono tra gli oggetti, le persone e gli animali che lo circondano o suscitano il suo interesse: “Chi è più grande? Chi è più piccolo?” “Chi è più buono? Chi è più cattivo?” “Chi è più forte?” “Chi è più debole?” In tal modo scopre i legami che esistono tra le persone, gli animali e le cose. È interessato, inoltre, a capire il rapporto che hanno tutti gli oggetti nei suoi confronti o nei confronti della sua famiglia. E se noi siamo disponibili all’ascolto, per lui non vi è niente di più bello che farci partecipi delle sue scoperte, delle sue conoscenze e dei suoi trionfi.

In definitiva, nell’uomo sono i vari tipi di comunicazione: verbale, mimica e gestuale gli strumenti indispensabili per la crescita e per la formazione del nuovo essere vivente.

Scritto da Emidio Tribulato

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


× 6 = cinquanta quattro