intimità di coppiaAffinché il rapporto d’amore tra un uomo e una donna sia ricco e intenso, è importante e necessario riconoscere che accanto a noi c’è un altro complementare a noi. Un altro essere umano con caratteristiche diverse e con potenzialità specifiche che per noi possono essere preziose.

Un altro per accompagnarci nelle difficoltà della vita. Un altro che può farci vedere lo stesso problema sotto una luce diversa. Un altro che aggiungerà forza alle nostre braccia, luce alla nostra mente, tenerezza e capacità d’amore al nostro cuore. Un altro che, per fortuna, ha un sesso diverso e quindi, proprio per la sua diversità, è capace di apportare preziosi elementi specifici nella nostra vita affettiva, sessuale e sociale. Un altro capace di dare molti preziosi contributi nella costruzione d’una famiglia, come nell’educazione dei nuovi esseri umani. Un altro per ritrovare elementi importanti non pienamente presenti nel nostro corpo e nella nostra anima.

Un altro, un uomo, per affrontare la vita e le difficoltà dell’esistenza con più forza, sicurezza, stabilità, determinazione e linearità.

Un altro, una donna, per trovare e provare la ricchezza d’un dialogo più ricco, vario e vivo; per scoprire i particolari e le sfumature più lievi dei sentimenti e delle emozioni; per avvertire con intensità e pienezza il sapore della tenerezza, il piacere della cura e dell’accoglienza.

Un altro, quindi, di cui non potremmo e non vogliamo fare a meno.

La comunione d’amore è, infatti, tanto più vivificante quando fonde due vitalità che si mostrano ricche delle proprie specifiche differenze. E’ importante allora scoprire nelle differenze non la causa dei conflitti ma una delle possibili risorse per la vita individuale, per la coppia, per i figli, per la gestione della famiglia e della casa. La complementarità sessuale è tanto più preziosa quanto più è profonda, quanto più è ricca di suggerimenti, quanto più è cercata, accolta e accettata.

Se si tenta invece di negare, offuscare e sfumare al massimo, mediante l’uso di incongrui atteggiamenti educativi o di leggi improprie, le differenze tra i due sessi alla ricerca del massimo dell’eguaglianza anche nei comportamenti e negli atteggiamenti, se si è diffidenti o peggio avversi a tutti i comportamenti legati alla diversità, l’intimità, che è una delle fondamentali componenti dell’amore e della vita di coppia, diventa estremamente faticosa, dolorosa, spesso impossibile.

Ciò purtroppo è quanto è avvenuto negli ultimi decenni nel mondo occidentale, dove la parola d’ordine è stata infatti che “bisogna essere uguali e autonomi. Mai dipendere da un altro sia economicamente che psicologicamente”. Il maschio deve saper fare tutto ciò che fa la donna e viceversa. “Dipendenza = schiavitù”.

Nella ricerca dell’autonomia e dell’indipendenza a tutti i costi, si sottovalutano molti elementi.

• Si sottovaluta, ad esempio, che se l’altro ha qualcosa che io non ho, è piacevole stando con lui scoprire questo qualcosa, viverlo, gustarlo, assaporarlo, introitarlo. Se l’altro è uguale a me, non solo manca la diversità d’opinione e di scelta, ma manca anche il piacere dell’incontro di realtà diverse.

• Se l’altro sa fare o fa meglio qualcosa che io non so fare altrettanto bene, egli sarà caro al mio cuore, lo considererò come una persona preziosa e lo rispetterò anche a costo di limitare il mio io ed i miei istinti aggressivi e distruttivi.

• Se invece penso o credo di saper fare tutto quello che fa l’altro e quindi d’essere capace di effettuare le stesse cose, a che pro cercare il suo aiuto? A che pro la sua compagnia e la sua presenza?

La conclusione più ovvia e scontata sarà che “chi fa da sé fa per tre” e che “è meglio essere soli che male accompagnati”.

Quando il rapporto di coppia è vissuto e visto sotto questa luce deteriore, vengono amplificate le difficoltà della convivenza, come sono amplificati i difetti dell’altro, mentre nel contempo si tende a lasciare libero sfogo alla parte più immatura e infantile del proprio io. A quell’io bambino capriccioso, impulsivo e distruttivo che sta in ognuno di noi.

Un io immaturo che tende a chiedere più che a dare; tende a parlare più che ascoltare; tende a fare il broncio più che a sorridere; tende a criticare più che a valorizzare. “Io farei meglio”. “Io porto più soldi a casa di lui”. “Io so cucinare meglio di lei”. La conseguenza è ovvia: “Se io so fare tutto quello che sa fare l’altro posso allora risparmiare tempo e pazienza e vivere per conto mio”.

Ci si dimentica che alla base di qualunque rapporto sociale vi è lo scambio e che più importante, profondo e ricco è questo scambio più il rapporto sarà avvertito come prezioso e vitale. Questo vale per i popoli e le nazioni, come per le persone o le famiglie. L’autarchia, sia nei beni materiali che in quelli spirituali, non ha mai arricchito nessuno, lo scambio sì.

Si dimentica, inoltre, che gli apporti dati dall’altro sono fondamentali per la tenuta d’ogni rapporto.

Noi consideriamo importanti e non siamo disposti a rinunciare alle persone che ci danno qualcosa che è essenziale per il nostro benessere fisico, affettivo, psicologico, spirituale o per la nostra stessa esistenza.

Quanta gratitudine doveva leggersi negli occhi di uomini e donne che giornalmente potevano toccare con mano le fatiche, i sacrifici, l’impegno e la volontà messi a disposizione del coniuge per dare a questi tutto ciò che era indispensabile per la sua vita e per il suo benessere!

Procurare il cibo con la caccia significava mettere a rischio la propria vita giorno per giorno. Riuscire a mettere sulla tavola un pezzo di pane, significava arare e zappare con le proprie mani e con la forza delle braccia terreni aridi e sassosi, per poi seminare, irrigare, togliere le erbacce, mietere, battere, crivellare, macinare; e poi ancora: impastare, accendere il fuoco e finalmente cucinare. Mettere a tavola dell’acqua significava scavare un pozzo a forza di piccone e di braccia, oppure andare ad una fonte più o meno lontana, raccogliere l’acqua con una brocca e portarla fino a casa. Per non parlare dei rischi che ogni giorno a causa delle guerre, dei furti e delle aggressioni ognuno dei due, e soprattutto i maschi, erano disposti ad affrontare pur di difendere l’altro coniuge, i figli e la famiglia.

Oggi non sono più necessari tanti sacrifici, fatiche e rischi per dare ai propri cari le cose indispensabili.

Ma “se l’altro lavora per procurarmi qualcosa di utile o indispensabile alla mia vita d’ogni giorno; se l’altro mi dà assistenza, protezione, cure e difesa; se l’altro è disponibile al dialogo, sa accogliermi ed ascoltarmi, sa capire le mie pene e sollevare il mio animo; se l’altro generosamente mi coccola e dà piacere al mio corpo; se l’altro illumina la mia vita con il suo sorriso, riscalda il mio cuore con il suo calore; se l’altro mi è di aiuto e sostegno nelle attività educative, alleva i miei figli, cura la mia casa, protegge e difende la mia famiglia, mi assiste nei momenti di maggior bisogno o di necessità: quando sono malato, debole, fragile; se l’altro, infine, riesce ad essere fondamentalmente fedele al nostro rapporto d’amore, allora egli diventa prezioso ai miei occhi, caro al mio cuore, indispensabile alla mia vita. Cosicché è naturale e spontaneo desiderarlo e difenderlo davanti a tutto e a tutti; è naturale e spontaneo bramarlo, cercarlo e mantenerlo stretto a me.

Se invece l’altro mi saluta distrattamente la mattina per poi tornare solo a sera, stanco, distrutto dalla fatica e dallo stress, indifferente ai miei bisogni ed ai miei problemi; se l’apporto che dà alla famiglia è fatto solo di denaro che serve appena per se stesso; se dialoga più con gli altri che con me; se è più capace di sorridere e far ridere gli altri che portare un po’ di gioia nella nostra casa; se il sesso è solo un modo per sfogare la tensione d’un momento; se mi tradisce con la stessa facilità con la quale prende il caffè la mattina, allora, se sono fidanzato o sposato l’indifferenza nei suoi confronti crescerà sempre di più fino a farmi desiderare di liberarmene al più presto e definitivamente, nella speranza di cercare qualcosa o qualcuno che mi dia di più o qualcosa di diverso. Se ancora, per fortuna, non sono sposato e penso che dovrei formare una famiglia, ci penserò più d’una volta prima di imbarcarmi in una situazione simile”.

Gli apporti specifici.

Così come vi sono degli apporti simili per entrambi i sessi, vi sono degli apporti specifici altrettanto importanti.

Le donne potrebbero fare ragionamenti simili a questi: “Se è lui che provvede a tutti i bisogni materiali della mia famiglia, per cui senza di lui ci mancherebbero anche le cose più essenziali per la nostra vita e per il nostro benessere; se è lui che si assume le maggiori responsabilità nell’inserimento dei nostri figli nell’ambiente sociale; se è lui che si assume lo sgradito compito di dire di no ai figli e di essere con loro autorevole, così da permettermi di essere tenera e dolce con loro; se è lui che si carica del compito di essere forte e razionale così da permettermi di essere sensibilmente emotiva; se lui mi sa consolare e proteggere e mi fa sentire sicura; se sa adattarsi a fare mille lavoretti in casa per renderla sempre efficiente e funzionale; se sa mettere un limite al lavoro esterno alla famiglia in modo tale da avere la possibilità di dialogare con me e di seguire e ascoltare con amore i suoi figli… allora lui mi sarà prezioso e non me lo farò sfuggire. Difenderò la nostra unione con le unghie e con i denti. Saprò a lui adattarmi, saprò con lui integrarmi”.

“Se invece lui lavora tutto il giorno e la sera, essendo troppo stanco non ha voglia di parlare né con me né con i nostri figli ma preferisce trascorrere le poche ore in cui è a casa davanti al televisore, con la bottiglia di birra in mano; se lui non sa pitturare una parete, non è capace di riparare nulla in casa e pertanto sono costretta a chiamare per ogni piccolo guasto un tecnico o un operaio; se mi lascia sistematicamente per trascorrere il suo tempo libero con gli amici a bere e giocare in un bar o al campo sportivo a correre dietro un pallone; se lui apprezza più la bellezza delle altre donne che la mia; se lascia a me la responsabilità educativa dei figli; se non sa essere autorevole con i suoi figli per cui mi costringe ad essere io autorevole così che devo barcamenarmi nei due ruoli di padre e madre… allora perché avere un uomo tra i piedi, in casa? Meglio non averlo, meglio provvedere solo a me stessa, meglio essere e agire da sola”.

Il ragionamento maschile potrebbe essere dello stesso tenore.

“Se lei ama i bambini ed è capace di accoglierli e accudirli amorevolmente come io mai saprei fare; se è capace di dare tutta la tenerezza, l’ascolto, la disponibilità e la dolcezza che a loro serve; se lei sa accogliermi e abbracciarmi; se con me sa essere tenera, appassionata e sensuale; se non mi fa mai dubitare della sua fedeltà; se sa curare la mia casa rendendola pulita, calda e accogliente; se sa preparare con le sue mani dei piatti prelibati; se sa rapportarsi con rispetto e amore con i miei e i suoi genitori e parenti e sa gestire ed ampliare i rapporti con le famiglie d’origine scegliendo le parole giuste per tessere i fili d’una rete affettiva viva, calda e accogliente… allora per me lei è preziosa. Allora, se sposato, non potrò fare a meno di considerarla indispensabile e cara. Non potrò che continuare a desiderarla e cercarla lottando affinché resti sempre con me. Se poi non sono un uomo sposato cosa c’è di più bello che pensare ad una donna, cercare una donna, desiderare una donna, sposare una donna, invecchiare con una donna?”

“Se invece lei sta tutto il giorno fuori casa tra lavoro, scelta di vestiti e ninnoli, palestra per la cura del corpo e chiacchiere con le amiche e gli amici; se lei parla e dialoga più con i suoi colleghi di lavoro che con me; se non sa o si annoia e cerca di evitare il più possibile di cucinare, lavare, stirare; se mi fa lavare i piatti e i pavimenti con la scusa che bisogna collaborare; se non sa cucire neanche un bottone; se poco o nulla posso chiederle perché mi rimbecca che anche lei lavora fuori casa e che non è né la mia schiava, né la mia cuoca, governante o colf; se mi costringe a fare la spesa giornaliera, mentre lei esce per negozi a spendere il suo ed il mio stipendio; se non vuole avere molti figli perché non ha né capacità, né tempo né voglia di curarli; se cerca di mettermi contro l’unico figlio che abbiamo; se vuole avere l’ultima parola in tutto; se mi fa bisticciare con i miei perché vuole essere indipendente e non vuole condizionamenti di sorta da parte dei miei parenti; se c’è il rischio che incontrando un altro mi lasci in mutande senza casa, senza mobili, senza figli, allora… perché rimanere sposati e che senso ha sposarsi quando quel poco che lei mi potrà dare lo posso avere con molto meno fatica e con molti meno rischi?”

“Anch’io sono capace di mettere un po’ di pasta nell’acqua che bolle e aprire un sugo pronto. Anch’io sono capace di prendere un cibo precotto dal frigo e metterlo nel microonde a riscaldare. Anch’io so infilare la biancheria sporca nella lavatrice. D’altra parte per la mia vita sessuale è ancora meglio: posso cambiare donna quando e come voglio, scegliendola ogni volta anche più giovane e bella d’una moglie che vedrò invecchiare accanto a me. No, il matrimonio non è assolutamente conveniente”.

Come si vede chiaramente, se l’altro non si assume degli specifici compiti e ruoli che sono per noi utili, anzi indispensabili, l’interesse, la stima, la fiducia e il bisogno calano vertiginosamente, mentre si accentuano il sospetto e la diffidenza.

Le conseguenze tra uomini e donne degli irrazionali stereotipi culturali e dei provvedimenti e delle leggi presenti nel mondo occidentale sono i conflitti e le aggressioni reciproche sempre più gravi e ricorrenti; le invidie e le gelosie; le separazioni e i divorzi; fino ad arrivare a scelte di vita che escludono categoricamente ogni progetto a lunga e spesso anche a breve scadenza con una persona dell’altro sesso.

Nasce, cresce e si diffonde allora il popolo dei single. Aumentano i rapporti spuri, le convivenze, le amicizie particolari e le coppie omosessuali. Queste ultime sperano, molto spesso invano, che il vivere ed il sentire in modo simile il dialogo, le situazioni e i problemi eviti i conflitti o li aiuti a risolverli. In realtà, invece, la mancanza del principale legante dato dalla diversità e complementarità, toglie sapore e piacere all’incontro e rende molto più difficile una stabile convivenza.

 Dott. Emidio Tribulato

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