FRANCO BRESCIAGuardavalle Web riceve e pubblica – Programmata per lunedì 21 febbraio, alle ore 17, nella Sala della Biblioteca Comunale, la presentazione del volume “Fiori di ciliegio” di Franco Brescia, pubblicato dalle edizioni Ursini. Alla presentazione, a cura dell’Associazione “Amici del Teatro Politeama”, dell’Associazione “Teatro di Calabria Aroldo Tieri”, con la collaborazione della Biblioteca Comunale, degli Assessorati alla Cultura e alle Pari Opportunità della città e della sezione catanzarese della FIDAPA, parteciperanno Marisà Fagà, Antonio Argirò e Tommasina Lucchetti. Mettersi a nudo con la poesia, con le immagini del cuore, con il gioco sottile della memoria, con l’osservare nitido e meticoloso una realtà che coinvolge e che sovente non risponde alle aspettative, non può che suscitare interesse e creare nel fruitore sensazioni forse sopite. E’ quanto ha fatto Franco Brescia seguendo il filo rosso che collega il proprio io – prensile, sensibilissimo, aperto al dialogo con gli altri e con l’io più nascosto – e il vivere la quotidianità come tramite per sentirsi uomo, per realizzare quella missione che ognuno di noi, nonostante tutto, è chiamato a svolgere nel corso degli anni. Il suo è un discorso decisamente aperto, lineare e al tempo stesso ricco di sfumature, di momenti alti, di filosofia, di riflessioni mai superficiali e scontate. Ciò emerge fin dai primi versi – brevi, brevissimi, di una sola parola, di una vocale o di una sillaba assai spesso – e quindi si sostanzia via via con una piena di luci e di penombre, di accelerazioni e di subitanee riflessioni. “Niente, in questo volume – afferma Fulvio Castellani – viene lasciato al caso o all’improvvisazione. Tutto appare ragionato, pulito, essenziale pur se il discorso poetico viene diluito quasi come un racconto, come un poemetto; e questo allo scopo di rendere il più possibile chiaro il significato insito nei versi, negli spazi d’umore, nei sogni che scaturiscono con frequenza dalle piccole cose, dall’ambiente, dal ricordo, da quella singolare tavolozza cromatica alla quale attinge con persistente voluttà: quasi per dire a se stesso che la poesia vive ovunque e che è sufficiente cullarsi nel silenzio, pur se sommersi dal vorticoso rumoreggiare dell’oggi, per riuscire ad appropriarsene. C’è la sua anima, dunque, in questi “fiori di ciliegio”, ossia in questi fraseggi colloquiali. C’è, come si sul dire, l’essenza di un uomo e di un poeta che vuole mettersi in discussione, aprirsi, confidare anche agli altri quanto vive in lui e che lui ha raccolto nel corso dei calendari che fin qui ha srotolato e nei quali ha sempre voluto annotare gioie, delusioni, malinconie, certezze, attese…”. Come a dire che Franco Brescia sa scovare la poesia anche oltre il recinto del finito e costruire, in tal modo, un gratificante mosaico di levità e di intriganti scansioni emotive.

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