Non c’è dubbio: ancora oggi, nell’immaginario collettivo la paura ha, spesso, il volto dell’immigrato. Basta poco, infatti, che anche in paesi diventati in questi ultimi anni simboli dell’accoglienza, il minimo sospetto di una malattia contagiosa scateni un’irragionevoleondata di allarme sociale. E’ successo, nei mesi scorsi, nella comunità monasteracese con l’arrivo dei venti ragazzi africani: è bastato infatti, sottoporli ai controlli di routine e a uno screening per far affiorare tra la gente sospetti e paure.

Per fare chiarezza, l’Amministrazione comunale, in collaborazione con l’Asp di Reggio Calabria e il Consorzio sociale Goel, ha organizzato per domani alle 10,30 un convegno sul tema “Malattie infettive e migranti”. All’incontro, che si terrà nella sala della biblioteca comunale “Corrado Alvaro”, saranno presenti esperti e specialisti. «L’obiettivo è far capire alla gente che tante volte allarmarsi non serve a niente e che spesso certe voci sono prive della benché minima evidenza scientifica – ha spiegato la dottoressa Clelia Raspa, capogruppo di maggioranza e medico – per questo abbiamo invitato persone competenti come il dott. Antonio Macrì, che si occupa dell’assistenza dei minori africani ospiti nella casa di accoglienza, e il dott. Lorenzo Surace, pneumologo».

Al tavolo dei relatori, per parlare di patologie infettive (come la tubercolosi, la scabbia) considerate, a ragione, malattie della povertà e dell’emarginazione sociale, ci saranno inoltre l’ufficiale sanitario Domenico Baggetta, Vincenzo Linarello, responsabile del Goel e l’assistente sociale Fabiola Ursino.

Gazzetta del Sud – Imma Divino

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