E la Rete No Ponte aggiunge benzina: perché sono tornate in azione le trivelle? Amministrazione bocciata, senza se e senza ma. Il Pd non è duro, di più, nel suo affondo sulla manutenzione stradale. Affondo che trova terreno fertile dopo l’incredibile sequela di buche, sprofondamenti e dissesti delle ultime settimane, ma che si concentra anche su un altro aspetto, non certo trascurabile: la vertenza occupazionale dei lavoratori ex Cea. Di quegli operai, cioè, tutti ex Lsu, dunque coinvolti in un progetto di stabilizzazione, che dall’estate 2010 sono stati “dimenticati” da Palazzo Zanca. Il Comune, infatti, da allora non ha più proceduto alla gara per l’affidamento degli interventi di manutenzione ordinaria delle strade, affidando di volta in volta mini appalti da 20 mila euro con il metodo del cottimo fiduciario. I risultati sono sotto gli occhi di tutti ed è su di essi che oggi la segreteria cittadina del Pd, con Giuseppe Grioli ed il responsabile del decentramento Armando Hyerace, i gruppi consiliari del Comune, con il coordinatore Felice Calabrò e i consiglieri Gaetano Gennaro e Nicola Cucinotta, e i rappresentanti delle circoscrizioni, con i presidenti del IV e V quartiere Francesco Quero e Alessandro Russo e il consigliere del III Santi Interdonato, hanno voluto puntare i riflettori. «L’amministrazione comunale – questo “l’incipit” dell’attacco frontale – non riesce più a garantire i servizi minimi essenziali, la città è abbandonata a sé stessa e senza governo. Non esiste programmazione, non esiste un decentramento capace di avvicinare le istituzioni al cittadino per garantire i livelli minimi di vivibilità. Si procede con cottimi fiduciari di modesta entità affidando alla polizia municipale il compito di fare gli accertamenti dei pericoli salvo poi affidare alle piccole ditte di fiducia dell’Amministrazione interventi tampone. Siamo in una città colabrodo, dove non si programmano interventi e si inseguono emergenze». Da qui la richiesta, presentata ufficialmente dal gruppo del Pd, di un consiglio comunale straordinario per affrontare proprio l’emergenza sicurezza stradale e la vertenza occupazionale dei lavoratori ex Cea. Sui quali è bene aprire un capitolo a parte. L’accordo per questi ex Lsu prevedeva l’impegno, da parte del Comune, di prevedere in ogni bando la continuità occupazionale, accordo sottoscritto in prefettura. Tutto questo ha funzionato fino al giugno 2010, quando il Comune ha pubblicato un bando senza la clausola di salvaguardia lavorativa. Il bando, come ha spiegato oggi Daniele David della Cgil, è stato ritirato dopo le osservazioni del prefetto, che ha accolto le ovvie contestazioni del sindacato di fronte all’assenza di una clausola obbligatoria. Dopo quel momento della gara per le manutenzioni stradali non s’è saputo più nulla. O meglio, esiste una risposta, fornita dagli uffici e citata da Gaetano Gennaro in una pungente interrogazione presentata proprio oggi, da cui si evince che la gara non si fa «perché i fondi destinati al finanziamento del suddetto appalto non sono impegnabili a causa del mancato accertamento della relativa risorsa di entrata». Nel frattempo sono stati fatti tre affidamenti, due alla Nova Cean Edil srl ed uno alla Conbit srl, oltre a tutti quelli per interventi minori. La conclusione, evidenzia Gennaro, è che «l’affidamento diretto dei suddetti servizi ha di fatto impedito la tutela dei lavoratori, giacché senza l’espletamento della gara d’appalto non è stato possibile azionare le clausole di salvaguardia dei livelli occupazionali». Altrettanto duro è Felice Calabrò: «Il punto focale è la superficialità con cui l’Amministrazione affronta questa vicenda. Non si può tollerare che 19 padri di famiglia rimangano a spasso in quella che è diventata la città dei birilli e delle transenne. E allora tocca a noi proporre delle alternative, atteso lo zero assoluto di questa Amministrazione». Proposte, dunque, e non solo attacchi. Una di queste l’ha predisposta Nicola Cucinotta: una bozza regolamento comunale per l’esecuzione di interventi nel sottosuolo stradale di proprietà o di uso pubblico. Perché, sembra incredibile, ma il Comune un regolamento, su questa materia, non ce l’ha. Secondo Francesco Quero ci sono poche chiavi di lettura: «O si tratta di incapacità amministrativa o di malafede. E’ evidente che c’è una volontà di agire in regime di straordinarietà per apparire. Non esiste solo la zona falcata, non ci sono solo i capannoni di abbattere. Isgrò prima di essere assessore alle Politiche del mare è assessore alle Manutenzioni. Siccome non voglio credere alla malafede, chi ha la delega alle manutenzioni si faccia da parte per manifesta incapacità». Non è più tenero Alessandro Russo: «L’amministrazione fa clientela e politica fiduciaria, concludendo con quotidiane passerelle mediatici. La verità è che nemmeno nelle peggiori gestioni commissariali lo stato di salute delle periferie è stato così disastroso». Secondo Grioli «oggi i nodi vengono al pettine. Quando chiedevamo al sindaco di rinunciare alla sua carica di deputato non lo facevamo per mera opposizione ma perché consapevoli che questa città ha bisogno di una guida costante. Il risultato? L’assenza di governo della cosa pubblica ha fatto esplodere con evidenza l’emergenza Messina». Se il Pd incalza l’Amministrazione, c’è chi incalza il Pd ed è la Rete No Ponte, che oggi ha consegnato all’opposizione di Palazzo Zanca una lettera aperta nella quale si chiedono delucidazioni sulle nuove trivellazioni iniziate a Torre Faro. «Com’è possibile che a progetto definitivo concluso e consegnato, si sia potuto ripartire in modo così incontrollato?», il quesito posto. «La città ha il diritto di sapere come stanno le cose, così come ha il diritto di sapere da che parte stanno i consiglieri comunali d’opposizione, che in questi ultimi tempi non hanno dimostrato alcun interesse nella ricerca della verità su un’opera che è circondata da tanti, troppi segreti».

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