de-luca-22Incontro odierno in Prefettura tra il sindaco Cateno De Luca e la Ministra Lamorgese con il Prefetto Librizzi: ordine del giorno la rivolta di sabato 18 luglio a Bisconte, presso il centro di accoglienza dei migranti, trenta dei quali fuggitivi. Le due autorità hanno accolto la situazione di emergenza reclamata dal sindaco, che era stata posta in evidenza dall’ordinanza sindacale di sabato scorso, ma inizialmente annullata proprio dal Prefetto di Messina.

Dopo il caos provocato dalla ribellione dei migranti accolti nella struttura, l’ex caserma Gasparro aveva mostrato tutte le sue fragilità nel contenimento dell’emergenza, evento che aveva richiesto l’intervento di tutte le forze dell’ordine per l’intera notte e con conseguente ferimento di un finanziere. Alcuni fuggiaschi sono stati recuperati, mentre gran parte risulta tutt’ora dispersa dopo la fuga e la dispersione nelle campagne circostanti.

«La questione che noi abbiamo posto, e quella che ormai è sotto gli occhi di tutti, è quella che evidenzia l’assoluta incompatibilità di un hotspot a Bisconte, in un territorio dove l’hotspot non doveva assolutamente nascere. È stato istituito nel 2017, ci sono state varie prese di posizione, ma l’hotspot è stato realizzato. Era una struttura che doveva rimanere due anni dalla documentazione che noi abbiamo esaminato ed è emerso quindi che questa struttura non ha più alcun motivo anche giuridico di rimanere lì». Queste le parole del sindaco De Luca, che ha enfatizzato la situazione rischiosa creatasi sia dal punto di vista dell’ordine pubblico che sanitario, essendo quei soggetti in stato di quarantena per il rischio Covid-19.

Ciò che è certo è che ci sono ancora venti migranti in giro per la città, e non si sa dove sono. Vi è una documentazione che dimostra con chiarezza la pericolosità di quella struttura in quello specifico contesto, unitamente a testimonianze significative di famiglie che hanno trovato dei migranti in casa, scappati dall’hotspot attraverso le abitazioni private, e nuovamente fuggiti una volta scoperti. Le testimonianze sono state raccolte e daranno origine ad un sintetico dossier che verrà consegnato a chi di dovere. Pertanto, l’incompatibilità della struttura ed il timore per le reazioni degli abitanti hanno richiesto un intervento per evitare che la condizione degeneri in tragedia, scenario preannunciato dal primo cittadino.

«Ho spiegato e ribadito che va cambiato il modello organizzativo della politica che è stata impostata a sostegno dei migranti, che deve continuare, io su questo non voglio entrare nel merito. Mi sto solo limitando a rappresentare con i miei modi e con i mezzi che scelgo e di cui mi prendo la responsabilità, mettendoci la faccia e avendo sempre una posizione lineare» ha affermato.

Sulle possibili alternative ha evidenziato l’assoluta assenza di sedi opportune, quindi ha suggerito di ricorrere ad altre strutture esterne alla città: «Alternative io non sono disposto a fornirle perché non le abbiamo nel nostro territorio. Abbiamo già contribuito, quindi che si punti a creare un hotspot, se c’è l’esigenza, in altri contesti. Quindi non è un problema del sindaco di Messina entrare nel merito delle strategie delle politiche a sostegno ai migranti, non sono né Ministro né Presidente del Consiglio né il Presidente della Regione Siciliana. Sono un modesto sindaco che punta a fare il proprio dovere tutelando la propria volontà». Eventualmente si propone una nave attrezzata, da attraccare alla città, per garantire un maggior controllo ed evitare il panico tra la popolazione.

De Luca si è poi scusato con le famiglie di Bisconte per il disagio subìto, affermando di aver portato il messaggio ai soggetti competenti. Al termine dell’incontro, infatti, il Prefetto Librizzi relazionerà tutto al Ministero, nel breve tempo, tra domani e dopodomani.

«La città Messina ha contribuito in modo concreto al sostegno ai flussi migratori, ma non si può pretendere che chiusa una struttura che è diventata inidonea, e quindi sottolineo abusiva, e quindi va smantellata… Finita la fase della quarantena in corso per questi 200-180 migranti, non c’è motivo di tenere aperto l’hotspot» questa è la conclusione del sindaco. Completata questa fase preventiva, si procederà quindi alla chiusura della struttura e alla rimozione di tutti i manufatti relativi alla funzione di accoglienza.

Cristina Trimarchi

 

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