Effetto della pandemia sulla sicurezza in rete dei minori: oggi seduta della VII Commissione Consiliare

Si è svolta stamani la VII Commissione consiliare permanente, presieduta dal Consigliere comunale Placido Bramanti, ed avente ad oggetto l’effetto della pandemia sulla sicurezza in rete dei minori: rischio TikTok, pedopornografia e internet. All’incontro hanno partecipato il Garante per l’Infanzia Angelo Costantino ed i Dirigenti scolastici Domenico Maiuri dell’I.C. Mazzini ed Ersilia Caputo dell’ I.C. Leopardi.


“Se da un lato la pandemia ha restituito alla rete il suo ruolo di collante sociale – laddove le norme anti-assembramento puntavano alla disgregazione – dall’altro ha evidenziato delle crepe a danno degli adolescenti, che sono la categoria più esposta al rischio, come è stato confermato dalla recente morte di una bambina di dieci anni a Palermo, che aveva partecipato ad una sfida on line su TikTok. Non è il primo caso: altri bambini ed adolescenti sono stati infatti vittime in tutto il mondo di giochi on line pericolosi e di ‘prove di abilità’ lanciate sui social network che li hanno portati alla morte”, ha evidenziato il Presidente Bramanti.

“Gli esiti a volte fatali – ha proseguito Bramanti – dell’applicazione di TikTok, la pedopornografia, il cyberbullismo sono solo alcuni esempi di una situazione pericolosa per i nostri adolescenti e che è in continua escalation a seguito dell’innalzamento dell’esposizione dovuto, a sua volta, al forzato distanziamento sociale e dall’impossibilità per molti giovani di condurre la vita ‘normale’ di prima, trovando così rifugio on line. Nell’anno del Covid-19 i giovani esprimono tutta la sofferenza per il senso di solitudine, il 93% di loro afferma di sentirsi solo, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

Nel 2020 le denunce riguardanti la vittimizzazione minorile sono aumentate del 76% e tra i reati, la pedopornografia è aumentata del 132% rispetto all’anno recedente. Sempre nel 2020, un incremento dei casi di adescamento di minori on line, soprattutto per quanto riguarda la fascia d’età 0-9 anni: dai 14 casi denunciati due anni fa si è passati ai 26 del 2019 e ai 41 del 2020. E dal momento che ‘moltissimi non denunciano’, il numero reale è sicuramente più elevato. Anche un fenomeno come quello della sextortion – l’estorsione sessuale conseguente ad uno scambio di immagini sessualmente esplicite – che sino a pochi anni fa riguardava per lo più adulti o comunque minori che frequentano le scuole superiori (quindi oltre i 14 anni), ha fatto registrare un deciso abbassamento in relazione alla fascia di età delle vittime: 14 casi tra 0 e 13 anni a fronte dei 2 del 2019. Nel 2020 oltre due milioni (2.032.556) di video pedopornografici denunciati alla Polizia postale italiana e alle Polizie estere (contro i 992.300 dell’anno precedente).

Quindi i bambini lasciati soli davanti ai propri dispositivi sono preda di estorsioni sessuali, dove è stato registrato un abbassamento dell’età media dell’adolescente. Per quanto riguarda l’utilizzo dei social network, i dati sono preoccupanti principalmente perché i social non dovrebbero essere disponibili per questa fascia della popolazione così fragile. Il 17% dei bambini tra i 6 e i 10 anni dichiara di avere un account TikTok, il 14% YouTube e il 9% Instagram. I dati si fanno più importanti nella fascia di età più alta: il 62% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni dichiara di utilizzare sia Instagram che TikTok, mentre 2 su 10 affermano di possedere un canale social dove condividere e postare la propria vita. Nonostante l’applicazione TikTok sia rivolta a minori che abbiano compiuto 13 anni, non vi sono particolari controlli per quello che concerne la relativa registrazione, pertanto è stato rinvenuto che è utilizzata anche da molti bambini di età intorno agli 8 anni.

Un rapporto britannico ha evidenziato che diversi bambini di 8 anni hanno ricevuto messaggi sessualmente espliciti tramite TikTok. Pochi giorni dopo il tragico evento, lo scorso 22 gennaio, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha adottato la procedura d’urgenza imponendo a TikTok il divieto del trattamento dei dati degli utenti che si trovano sul territorio italiano nei confronti dei quali non sia stato possibile verificare l’età con assoluta certezza. Il cyberbullismo ha da tempo individuato nei social media il suo terreno fertile e TikTok in questo contesto non fa eccezione. L’Osservatorio Indifesa ha riportato che il 68% dei ragazzi è stato testimone di episodi di violenza sul web, mentre ne è vittima il 61%.

Il cyberbullismo colpisce il 22,2% di tutte le vittime di bullismo. Vi è un rischio maggiore per i più giovani rispetto agli adolescenti. Circa il 7% dei bambini tra 11 e 13 anni è risultato vittima di prepotenze tramite cellulare o Internet una o più volte al mese, mentre la quota scende al 5,2% tra i ragazzi da 14 a 17 anni. In Italia, nel 2020, sono complessivamente diminuiti i casi di cyberbullismo trattati dalla Polizia Postale con vittime minorenni: sono stati 412 contro i 460 del 2019. Rispetto all’anno scorso però sono quasi raddoppiati i casi con vittima un minore di età inferiore a 9 anni: nel 2019 erano 28, mentre nel 2020 sono state 52.

In aumento anche i minori denunciati (62 nel 2019 contro i 66 nel 2020) per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Cosa fare? Quali interventi adottare? Postare una foto o un video su una chat costituisce già di per sé un pericolo, in quanto una volta messi on line quei contenuti sfuggono al controllo dell’interessato. Sull’argomento purtroppo si registra una scarsa consapevolezza da parte non soltanto di minori, ma anche di adulti, e questo dovrebbe indurre le istituzioni a riflettere sull’importanza di investire tempo e risorse nella diffusione della ‘cultura della tutela del dato personale’, oltre che verso la creazione di strumenti legislativi e tecnologici in grado di tutelare in maniera adeguata la privacy di chi utilizza software e piattaforme online. La scuola deve poi affiancare le famiglie e formare gli studenti anche sotto il profilo dell’uso consapevole delle nuove tecnologie: si è detto che non sempre i genitori sono preparati in maniera adeguata ad educare ed istruire i figli sull’uso corretto dei dispositivi elettronici e dei social network.

Non a caso il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, già nel 2018, ha individuato tra le cinque priorità per la scuola lo sviluppo di programmi di potenziamento della consapevolezza digitale, destinati sia agli alunni/studenti sia agli insegnanti, al fine di rendere bambini e ragazzi cittadini digitali critici e consapevoli’. Il problema – ha concluso il Presidente Bramanti – deve essere affrontato sia dal punto di vista tecnico che culturale. Lo Stato, le istituzioni, le associazioni operanti nel settore della tutela dei minori on line, ma soprattutto la scuola e la famiglia devono farsi carico di un nuovo onere formativo che coinvolge quella che potremmo definire ‘educazione digitale’”.

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