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Domani, venerdì 31, alle ore 11, il Sindaco Cateno De Luca e l’Assessore alla Cultura Enzo Caruso presenzieranno al Teatro Vittorio Emanuele alla cerimonia di inaugurazione “La Memoria Ritrovata (1908-2020)” con le opere degli scultori Michele Auteri (Busto di Vittorio Emanuele II nel 1878) e Lio Gangeri (Busto di Umberto I nel 1879), che saranno riposizionate al Teatro dopo 111 anni su iniziativa dell’Amministrazione comunale grazie ad un’azione sinergica tra il presidente del Teatro Orazio Miloro e il componente del CdA Nino Principato. Le due opere d’arte torneranno ad essere poste nelle nicchie del Foyer, ove erano collocate prima del terremoto del 1908, per onorare la venuta dei Reali a Messina nel tardo ‘800. Il Teatro di Messina, intitolato precedentemente a S. Elisabetta, per onorare il nome della madre del Re Ferdinando II di Borbone, cambiò la sua denominazione in onore del nuovo Sovrano nel settembre del 1860, quando una politica di esaltazione del Risorgimento Italiano, condusse all’intitolazione di piazze, vie e monumenti su tutto il territorio nazionale. Dopo l’Unificazione, Messina ricevette più volte la visita dei Reali e già nel 1862 lo stesso Re Vittorio Emanuele II volle onorare con la sua presenza la città dello Stretto. Il 12 maggio del 1862 Vittorio Emanuele venne infatti accolto allo sbarcatoio dalle autorità e dal Prefetto Mathien, che lo accompagnarono al Duomo e poi al Palazzo Reale del Priorato; la sera, il Sovrano intervenne al Teatro, a lui dedicato già nel 1861, ove assistette alla rappresentazione del “Teseo”, scritta dal poeta Vincenzo Amore e musicata da Giacomo Longo. Asceso al trono nel 1878, Umberto promosse, col determinante supporto della Regina Margherita, una “notevole esaltazione del ruolo dell’istituzione monarchica attraverso un’intensa attività di rappresentanza e di pubbliche relazione”, con viaggi, cerimonie e inaugurazioni di monumenti dedicati al padre e a sé stesso, polarizzando l’entusiasmo popolare e l’attenzione della stampa. Per tre volte Umberto I fece ritorno a Messina. La prima fu il 10 luglio 1862. Il giovane Principe giunse nel porto accompagnato dai fratelli Oddone e Amedeo. Dopo essere stato al Duomo, fu condotto al Palazzo Reale (divenuto residenza del Prefetto) per prendere parte al ricevimento organizzato in suo onore. Il giorno dopo i Principi si recarono, invitati dal Municipio, al “Faro” per assistere alla pesca del pescespada e sabato 12 luglio visitarono l’Ospedale, l’Università, le Chiese più importanti, la Cittadella e il Forte S. Salvatore. Il 20 febbraio 1863 il Principe Umberto venne per la seconda volta a Messina, rimanendovi tre giorni. In quell’occasione visitò gli Istituti di Beneficenza e di Educazione, e il Circolo della Borsa. Non più da Principe, ma da Re, accompagnato dalla regina Margherita, dall’erede della Corona e dal Principe Amedeo, Umberto I tornò a Messina per la terza volta il 17 gennaio 1881. La famiglia Reale giunse in città per la strada ferrata e venne accolta nel Palazzo di Giulio Jaeger, dai cui balconi salutò la folla festante. In memoria dell’evento, per “ricordare ai posteri i lieti giorni della dimora degli Amati Sovrani e il lutto della tragica fine del Re”, nei primi anni del ‘900 una targa marmorea si pose con grande solennità sulla facciata del Palazzo. Dopo aver visitato alcune scuole e la Società Operaja, i Sovrani si recarono al Duomo dove la Regina Margherita donò alla Manta della Madonna uno splendido gioiello “che si tolse dal petto”. Splendido fu il ballo alla Borsa che venne riprodotto su “L’Illustrazione Italiana” dall’artista Ximenes. Salutato il Sindaco Cianciafara, i Sovrani lasciarono la città imbarcandosi per Reggio. Nei loro saluti il Re disse: “Una cosa sola ci rincresce in questo momento ed è quella di doverci allontanare da Messina”.

LIO GANGERI

Detto Lio, nacque a Messina nella casa di Via Ferdinandea (attuale Garibaldi) il 1° giugno 1845 e morì a Salerno il 5 febbraio 1913. Figlio dell’ebanista Giovanni e di Anna Bonsignore, fratello di altri due scultori, Giuseppe (1854-1927) e Antonio (1837-1867), frequentò la scuola di disegno della Regia Università di Messina, diretta dal pittore Michele Panebianco e dal 1867 si trasferì a Roma, dove fu allievo di Giulio Monteverde, scultore e politico ed uno dei più rappresentativi scultori del gusto dell’Italia borghese. Presidente oltre che professore di primarie accademie d’arte tra cui l’Accademia di Belle Arti di Carrara e l’Accademia di Belle Arti di Roma, tra gli allievi di Gangeri è da ricordare Arturo Dazzi. Gli furono commissionati i monumenti funebri ai ricchi banchieri Federico e Paolo Grill (1868) per il Cimitero degli Inglesi a Messina, il monumento funebre al famedio del Gran Camposanto di Messina al patriota e ministro Giuseppe Natoli (1869) sormontato da un angelo reggente la torcia dei geni mortuari, opera che ottenne riconoscimenti e apprezzamenti dalla critica artistica, e il monumento al principe Francesco Sturzo Brunaccini di San Teodoro. Nel 1877 eseguì il busto di Vittorio Emanuele II in alta uniforme, oggi nelle collezioni del Quirinale. L’anno dopo firmò e datò “Lio Gangeri ideò e scolpì” l’opera “La visione”, una lastra a bassorilievo conservata al Museo Regionale e che era stata preceduta da una versione in gesso presentata nel 1875 all’Esposizione della Società amatori e cultori di belle arti di Roma. “La visione”, scultura realizzata per conto del giornalista e patriota Giuseppe Morelli per ricordare la morte della moglie e delle figlie nell’epidemia di colera del 1867, lo raffigura che “mesto e pensoso con la testa china, siede sul marmo che raccoglie le spoglie amate della dolce compagna e delle dilette figliuole […] e vede, in visione sublime, aleggiare sul suo capo, sorrette dalle nubi, le buone e care sue creature strette in un amplesso di cielo” (Alprinto, Lio G. e il monumento di Morelli, in L’Aquila latina, Messina 27-28 luglio 1896, pag. 59). Prese parte poi all’Esposizione internazionale di Milano del 1881 (“San Girolamo”) e a quelle di Roma del 1883 (“Vittorio Emanuele II in costume da caccia”, “Umberto I in costume”, “Margherita di Savoia”, “Fulvia punzecchia la lingua alla testa recisa di Cicerone”) e di Torino del 1884 (“testa di S. Girolamo” e “L’ultima cartuccia”, entrambe in bronzo). Insieme all’architetto Giacomo Misuraca, nel 1888 Gangeri vinse il concorso per il “Monumento a Marco Minghetti”, realizzato nel 1895 in bronzo e collocato in piazza San Pantaleo a Roma: l’opera è di intenso effetto realistico e raffigura l’uomo politico mentre pronuncia un discorso al Parlamento. Sue opere sono due statue allegoriche raffiguranti “La Scultura” e “La Pittura”, del 1910, nel salone interno dell’Altare della Patria a Roma e il Monumento al senatore Luigi Orlando (1898) a Livorno. Altre opere sono esposte tra la Sicilia, Milano e il Museo Regionale di Messina. A Messina realizzò l’unica opera della sua arte di cesellatore, la statua argentea della Madonna della Lettera per il fercolo processionale, commissionata nel 1901 dal messinese don Nunzio Magliani e realizzata nel 1902 a Roma nella fonderia Pietro Calvi.

MICHELE AUTERI POMAR

Nato a Palermo nel 1838, morì a Firenze nel 1918. Avviato alla musica e al disegno, nel 1850 lasciò Palermo con la madre, rimasto orfano del padre, per raggiungere a Firenze il patrigno esule e patriota che lo amò come un figlio e lo indirizzò agli studi. Qui conobbe Giosuè Carducci, dedicandosi alla scrittura. Intellettuale, storico, poeta e scrittore di libretti d’opera tra i quali “Il Conte di Gleichen”, a 28 anni iniziò occasionalmente e per diletto personale la sua attività di scultore, dopo essere stato consigliere comunale e assessore a Palermo. Alcune sue figure in creta furono notate dallo scultore senese Tito Sarrocchi che lo convinse a coltivare questa sua propensione artistica. Divenne così allievo degli scultori Pio Fedi e Enrico Pazzi e nel 1877 gli venne commissionato il monumento funebre al patriota messinese Giuseppe La Farina, da collocarsi nel Chiostro del Pozzo all’interno della Basilica di Santa Croce a Firenze. Nel 1880 fu tra gli artisti che parteciparono al concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II di Roma, meglio noto come Vittoriano e dal 1884 espone alla Promotrice di Belle Arti di Torino. Nello stesso anno gli è commissionata l’esecuzione di un busto nuovamente dedicato a Giuseppe La Farina. Fra le sue opere, il monumento a Giuseppe La Farina che orna piazza Solferino a Torino e tantissimi busti, tra i quali, quello al Re Vittorio Emanuele II. Vittorio Emanuele II ebbe intitolato il precedente Teatro “S. Elisabetta” con una delibera del Consiglio Comunale del 13 settembre 1860, presieduto da Giuseppe Cacopardo ed assistito dal segretario Paolo La Spada. Alla morte del sovrano, avvenuta il 9 gennaio 1878, il busto realizzato dallo scultore Michele Auteri Pomar venne collocato lo stesso anno nella sala del Teatro Vittorio Emanuele che ospitava il “Casino della Borsa”. I due busti di Umberto I e Vittorio Emanuele II, grazie all’interessamento dell’”Associazione Amici del Museo di Messina”, furono salvati dalla dispersione durante i lavori di demolizione e ristrutturazione del Teatro a partire dall’agosto 1982.

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