bullismo_scuolaSi è discusso di bullismo e delle strategie educative per affrontarlo nel convegno promosso dall’Istituto comprensivo diretto dalla preside Maria Giuliana Fiaschè, che ha richiamato nella sala dell’ex Convento dei Minimi un folto pubblico di genitori, alunni, docenti e autorità. Ad offrire i loro qualificati contributi sul tema sono intervenuti il pubblico ministero onorario del Tribunale di Locri e ricercatore dell’Università della Calabria, Francesco Rosa, e il dirigente scolastico Salvatore Napoli. «È un tema che direttamente o indirettamente riguarda tutti e che abbiamo sentito l’esigenza di affrontare coinvolgendo in modo attivo i genitori» ha spiegato nell’introdurre i lavori la dirigente scolastica Fiaschè, rimarcando l’importanza che le famiglie affianchino la scuola nel suo ruolo educativo, in un’ottica di collaborazione reciproca. La tematica dell’incontro, intitolato “Belli ma bulli”, è stata presentata in modo ampio e articolato da un lavoro multimediale realizzato dagli studenti del tempo prolungato della Media, anche a seguito di una lezione tenuta a scuola dal prof. Rosa, mettendo assieme pure i contributi (disegni, riflessioni, foto ecc) offerti dagli allievi della Primaria e della scuola dell’infanzia, sotto l’attenta guida dei rispettivi docenti. Francesco Rosa ha offerto un’analisi penetrante del fenomeno “bullismo” nelle varie tipologie, toccando anche l’aspetto giuridico di tutela della vittima. «La traccia stessa dell’incontro – ha spiegato Rosa – racchiude il fenomeno. Infatti il mancato riconoscimento dell’atteggiamento negativo del bullo è dovuto al fatto che lo si vede “impeccabile” nei comportamenti: bello nelle sembianze e nell’aspetto, spesso di buona famiglia. Ma dietro questo si nasconde la loro debolezza». Debolezza che pone il bullo sullo stesso piano della vittima poiché «hanno posizioni diverse ma un’unica radice che li anima: un forte bisogno d’aiuto», ha chiarito il relatore portando la sua esperienza professionale in materia anche sul versante giudiziario. «In Tribunale si spende un grande impegno rispetto a questo fenomeno che ha un forte impatto sociale» ha aggiunto il pubblico ministero onorario, accennando poi alla correlazione tra il bullismo in età adolescenziale e lo sviluppo di comportamenti antisociali e criminali in età adulta, per finire col ricordare a genitori e docenti che «sono chiamati, da un punto di vista penale o civilistico, a rispondere per i propri figli o per i propri alunni laddove si è mancato nell’educazione o poco vigilato sull’operato dei ragazzi». Il dirigente scolastico Napoli si è soffermato sull’aspetto educativo come strategia per arginare il fenomeno, sottolineando la necessità di creare «un clima consono alla crescita continua dell’autorealizzazione della persona come protagonista del proprio essere e della capacità di assertività, con percorsi relazionali adeguati affinché si smuovano le barriere difensive che il duro ha innalzato e lo stesso possa realizzare delle esperienze costruttive».

Gazzetta del Sud del 6.4.2011 – Stefania Parrone

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