Tartarughe marine rinvenute morte o mutilate: accorato appello del WWF ai pescatori affinché segnalino le catture accidentali. Non ce l’ha fatta la Tartaruga marina rinvenuta la sera di venerdì scorso sul litorale di Scalea completamente avvolta in un groviglio di fili di nylon e soccorsa da un abitante del luogo che ha subito contattato la Guardia Costiera di Maratea.

Trasportata al Centro Recupero della Riserva Marina di Isola di Capo Rizzuto (KR) grazie alla staffetta che ha coinvolto la rete dei volontari del WWF, da Praia a Mare a Cetraro, da Amantea a Lamezia, il raro rettile marino, un giovane individuo della lunghezza di circa mezzo metro, non ha resistito alle gravi ferite e all’emorragia provocate dalla costrizione del micidiale nylon usato per il palangaro che aveva già portato alla necrosi delle pinne anteriore e posteriore sinistre. Purtroppo le segnalazioni della Guardia Costiera e di privati cittadini relative a Tartarughe marine ritrovate morte o gravemente ferite sul versante tirrenico della Calabria, continuano a moltiplicarsi, così come era accaduto nell’ultima decade di dicembre .Oltre a quella di Scalea, altri spiaggiamenti sono stati registrati negli ultimi giorni a Cetraro, Pizzo, Zambrone, Gioia Tauro e Scilla, per un totale di 8 individui, di cui 4 ormai in stato di decomposizione e gli altri 4 ricoverati presso i Centri di Isola e di Brancaleone.

Foto di repertorio

Particolarmente pietoso il caso della piccola Caretta rinvenuta sul litorale di Pizzo in località Colamaio: il nylon le aveva praticamente segato una pinna anteriore e rischiava di tagliarle il collo se non fosse stata vista in tempo dal giovane Francesco Mele, che l’ha consegnata al responsabile del WWF , Pino Paolillo.“E’ una vera e propria strage –commenta amareggiato l’ambientalista – che potrebbe essere evitata se ci fosse una maggiore consapevolezza del danno che si arreca alla specie e delle sofferenze a cui vengono condannate le povere tartarughe”. Da qui l’appello accorato a tutti pescatori che usano il palangaro (il cosiddetto “palamito” o “coffa”), affinché segnalino tempestivamente alla Capitaneria di Porto la cattura di una tartaruga.

 Il timore di essere sanzionati è del tutto immotivato, considerato che le catture sono involontarie, mentre una semplice telefonata può salvare la vita ad un animale altrimenti destinato a morire lentamente di fame o a causa di terribili mutilazioni.

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