ciottoli-dautore-fatti-gufi-arch-t-scelza-standi-napoli-08-luglio-2017Caro Tito, nell’anno scolastico 1960-61 ero in quinta elementare e, in previsione delle celebrazioni dei primi Cento anni dell’Unità d’Italia, il Direttore Didattico volle organizzare una grande mostra di disegni, oggetti e scritti preparati o portati dagli alunni. A me è stata affidata la realizzazione di un giornale commemorativo. Verso i primi di giugno 1961 fu inaugurata solennemente la Mostra non soltanto di tutti gli elaborati degli alunni, ma anche di cimeli autentici appartenuti a persone che avevano partecipato alle varie guerre sabaude e persino (si diceva) all’impresa dei Mille di Garibaldi. Fu un’esperienza per me assai folgorante ed enormemente gioiosa e soddisfacente. In pratica, ho trascorso gran parte di quel giugno 1961 ad osservare, a leggere e a considerare ogni particolare della Mostra badolatese, mentre mio padre e mia sorella Concetta erano a Torino a visitare l’imponente Esposizione nazionale dell’Unità d’Italia che aveva, come principale attrazione, pure il treno transitante su una monorotaia.

arch-tommaso-scelza-dipinge-gufo-ciottoli-dautore-salerno-2017Dico “esperienza folgorante e gioiosa” almeno per tre motivi. Il primo, la redazione di quel giornale (realizzato sotto la mia “direzione” o “coordinamento” con altri miei compagni di classe autentici “redattori”, tra cui persino un disegnatore per le immagini a colori) mi dimostrò che mi piaceva molto “mettere insieme” (aggregare) persone e notizie per un risultato utile alla comunità locale e alla società più in generale. Infatti, il giornale che ne uscì fuori piacque a tutti, fu uno dei protagonisti della Mostra e il Direttore Didattico si congratulò ufficialmente con noi. Il secondo motivo sta nel fatto che osservare attentamente quell’esposizione di oggetti, cimeli (spesso assai antichi), scritti, foto e tanto altro mi convinse che sarebbe stato meglio non buttare via niente, ma conservare … poiché anche le cose da noi ritenute superate e vecchie possono servire per mostrare a chi viene dopo come era la vita prima. Un racconto (nu cunticeyhu) attraverso gli oggetti. E raccontare a me piaceva, mi dava gioia! Terzo motivo, tale idea di trasmettere oggetti e notizie, cultura e storia appartenuti a coloro che ci hanno preceduto rafforzava tutto ciò  che vivevo nella mia famiglia e nelle mia parentela attraverso l’esperienza delle varie età e generazioni. Ovvero, la tradizione. Rendere utile la vita e la storia dei nostri predecessori. Imparare. Capire. E poi, a nostra volta, tramandare, consegnare al futuro.

arch-tommaso-scelza-mostra-i-suoi-ciottoli-dautore-al-sindaco-di-salerno-de-luca-15-giugno-2014Posso, quindi, affermare che la “folgorante e gioiosa” esperienza di quella Mostra didattica, potrebbe stare alla base oppure potrebbe essere stata una maggiore e più illuminante spinta verso la formazione della mia personalità e al rafforzamento delle mie inclinazioni e del mio talento naturale verso il “racconto” più in generale attraverso la scrittura (da qui la mia attività giornalistica e di “scritt’ore” cioè chi scrive e descrive le ore), i documenti e gli oggetti da tramandare. Così, proprio da quel momento in poi sono diventato “conservatore” … nel senso che non buttavo (quasi) mai nulla che, ritenevo, avesse poi potuto interessare intanto me stesso e poi anche le persone che sarebbero venute dopo di me, ma avrebbero potuto essere curiose dei tempi storici che avevo vissuto io. Così nacque pure la voglia di mettere in mostra tutto ciò che ero convito fosse interessante. Pensavo di fare una Mostra o un “Museo” di tutto e per tutti.

ciottoli-dautore-arch-tommaso-scelza-napoli-08-luglio-2017-stand-foto-francesca-ziccardiEcco perché oggi mi ritrovo con circa 50 metri cubi di reperti, documenti, cimeli e tanti altri oggetti sociali, utili alle future generazioni. Ecco perché, poi nel 1993, ho pensato di realizzare l’idea di una “Università delle Generazioni” con la “Casa del Travaso” e pensato ad altri tipi di università (Università popolare nel 1975, Università dei Popoli nel 2000, Università della Salute nel 2005, Università Dialettale nel 2012, ecc. ecc.). Ecco perché fin da quel giugno 1961 mi è nata la frenesia socio-culturale tramutatasi nella ideazione e realizzazione di centinaia e centinaia di iniziative, sempre convinto che ciò avesse potuto divenire utile a tutti, a partire dalla mia comunità di Badolato. Sicuramente quella “folgorante e gioiosa esperienza” della “Mostra di Italia 1961” (nei lunghi ed ampi corridoi dell’edificio scolastico elementare di Via Garibaldi 24 in Badolato Marina) mi ha fornito importanti “input” di crescita personale e sociale ma anche la spinta a produrre io stesso eventi simili per il bene di altri.

ciottoli-dautore-gattorosso-2-arch-tommaso-scelzaQuesta mia “folgorante e gioiosa esperienza” dovuta ad una semplice Mostra scolastica può essere una delle tantissime dimostrazioni e prove che realizzare centri di sana aggregazione e di vero progresso (Scuole, Mostre, Musei, Biblioteche, Convegni, Conferenze, Dibattiti, Associazioni e Circoli culturali, scientifici, sportivi, educativi in genere ed altri edificanti eventi sociali, stabili e duraturi ma anche provvisori) possa essere molto utile per produrre altre idee … perché “da cosa nasce cosa” e … da un’idea (specie se innovativa o provocatoria) possono nascere mille altre idee. La nostra Civiltà umana è, in pratica, la Storia delle Idee … la moltiplicazione degli “input” (inserimenti, illuminazioni, folgorazioni) che provengono da una persona e dal suo agire, specialmente da una manifestazione pubblica. Ecco pure perché è necessario agire bene … per produrre bene e meglio! Altrimenti, agendo male viene dato, pure inconsapevolmente, il cattivo esempio ed il modo di agire male ad altri, specialmente a quelli più deboli e deviati. Ogni azione produce e moltiplica energia. L’energia positiva è indispensabile per la sopravvivenza nostra personale e per l’intera umanità.

ciottoli-dautore-nido-con-uccelli-arch-tommaso-scelza-2013Caro Tito, ho voluto farti questa lunga premessa, per spiegare come è nata la mia convinta e inarrestabile voglia di raggiungere e rappresentare il meglio del meglio e, possibilmente, il sublime che si nasconde in ogni azione esaltante. Così, innamorato del mio paese e della mia gente fin dall’infanzia di Kardàra, vedevo il bello di tutto e di tutti, in tutto e in tutti. Come ti ho già detto nella “Lettera a Tito n.  23 del 04 marzo 2013 – I ciottoli del mare Jonio (gioco, arte, industria)” mi sono innamorato persino dei ciottoli della nostra spiaggia e ci giocavo da bambino assieme ai miei coetanei (come fanno tutti i bambini del mondo con questo tipo di pietruzze da far saltellare sull’acqua). Ma, nel territorio badolatese, c’erano altre pietre che mi attraevano, specialmente quelli luccicanti.

ciottoli-fatti-pinguini-napoli-fiera-doltremare-sabato-08-luglio-2017A volte accompagnavo mia madre e le mie zie quando andavano al vicino torrente Gallipari a lavare  nelle sue acque gelide i panni di casa oppure i budelli del maiale per farne salsiccia e soppressate. Sul suo letto asciutto innumerevoli erano le pietre di granito e altre di varie consistenze e dimensioni che meravigliavano per il loro luccichìo e la loro variegata bellezza. Inoltre, l’ultima domenica di agosto dal casello di Kardàra risalivo (assieme ad altri) le colline verso il poggio di Santo Isidoro per l’annuale Festa della Madonna della Sanità. Lungo il percorso si trovavano, copiose, pietre di tanti tipi (dalle più minuscole ai veri e propri massi), tutte di un fascino particolare. La mia curiosità di bambino si soffermava su quelle più irresistibili e mi attardavo spesso a prenderle da terra per vederle meglio, rallentando il cammino del mio gruppo già accaldato per la marcia in salita sotto il sempre implacabile sole d’agosto.

Giunto in terza media (anno scolastico 1963-64), dedicavo molto del mio tempo libero alla ricerca delle pietre più attraenti e a raccogliere sulla spiaggia le conchiglie più belle, grandi ed interessanti. Già, come ti ho anticipato, dal giugno 1961 ero diventato un “accumulatore” seriale e un assiduo “conservatore” di documenti, cimeli ed oggetti (personali, familiari e del paese), sempre pensando che avrebbero potuto essere utili in futuro per un Museo, una Biblioteca o altro, a beneficio delle generazioni future. Ero nato già pensando al Futuro … non a caso dal 1989 scrivo continuamente “Lettere al Futuro”!!!

napoli-incontra-il-mondo-2017-locandinaDurante le mie passeggiate per le varie contrade badolatesi di campagna, lungo i torrenti o lungo la spiaggia ero solito prendere e portare con me, a casa, le pietre (che solitamente non superavano i cento grammi) che mi avevano attratto irresistibilmente. Le mettevo in scatole che conservavo sotto al mio letto (non avendo altro spazio disponibile per questa mia collezione) e di tanto in tanto ne ripassavo la bellezza e la diversità. Purtroppo, quelle scatole davano fastidio a mia madre ogni giorno quando rifaceva il mio letto e puliva il pavimento, mentre ero a scuola. Ed ogni volta mi sollecitava a togliere quelle scatole, che avrebbero pure essere ricettacolo di animaletti oltre che di polvere. Cosicché alla fine sono stato costretto, assai malvolentieri, a disfarmi di tutte quelle pietre. Ma il mio pensiero restava alle tante belle pietre del mio territorio e alla possibilità di farne mostra permanente per i turisti ma anche per gli stessi miei concittadini badolatesi (e interzona). Ma non trovavo mai chi mi aiutasse. Avrei voluto mostrare come erano fatti i terrazzamenti sostenuti dalle “armacere” (muri a secco) e tutto il ciclo della lavorazione della pietra nell’edilizia come nell’arte. Volevo mostrare ai miei concittadini le bellezze del nostro territorio!

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In qualsiasi luogo andassi, oltre ad ammirare la natura circostante, esaminavo le pietre di quel luogo. Chi sapeva di questa mia passione mi esortava a diventare geologo. E, probabilmente, mi sarei scritto a Geologia (materia assai affascinante ed utile, come testimoniano i frequenti disastri d’ogni genere e la necessità di costruire bene e in terreni adatti). Però la mia priorità esistenziale, fin dall’infanzia, è stata sempre quella di “capire, capire, capire” e probabilmente la Filosofia (madre di tutto lo scibile umano, come si diceva allora) mi avrebbe potuto aiutare più di altre discipline scientifiche.

logo-ciottoli-dautoreCaro Tito, ogni comprensorio omogeneo dovrebbe avere un proprio “Museo della pietra” pure perché tutte le nostre città e i nostri borghi antichi sono costruiti con la pietra. La storia della pietra è (si può ben dire) la storia della gente di un determinato territorio. E, in effetti, in Italia ci sono parecchi musei della pietra (marmi compresi). Ma non sono ancora sufficienti per narrare l’evoluzione dell’uso e dell’importanza della pietra in una determinata comunità. Ad esempio, a Cursi nel Salento (in provincia di Lecce, dove mi sono recato più volte per la presenza di molte famiglie “Lanciano” fin dall’evento del “Lanciano Day” 2003) c’è “L’ecomuseo della Pietra Leccese e delle Cave”. A Pescopennataro (borgo di scalpellini), c’è il “Museo della Pietra” (dall’età preistorica ai nostri giorni) che, molto visitato, costituisce una delle essenziali attrazioni per alleggerire la solitudine di questo paese semi-spopolato e di alta quota appenninica.

Mio padre, negli anni 40, ha prestato servizio come cantoniere delle ferrovie a Guardia Piemontese Terme (costa tirrenica cosentina) e dintorni. Mi diceva della bellezza e della varietà delle pietre che caratterizzano la riva di quel mare e dei torrenti. Così, nel 2005, una volta che andavo a Badolato in automobile, ho lasciato l’autostrada Salerno-Reggio Calabria (che adesso hanno ribattezzata addirittura “Autostrada del Mediterraneo” non so con quale criterio) ed ho percorso la strada statale litoranea n. 18 tirrenica da Praia a Mare verso Lamezia. Così ho visto i luoghi dove mio padre ha lavorato e le pietre (davvero assai belle e particolari) che fanno ricca e attraente quella spiaggia. Ho incontrato per caso la direttrice di un hotel a 4 stelle e la ho esortata a chiedere al suo sindaco di realizzare un “Museo della pietra” di quella zona … avrebbe riscosso davvero tanto successo! Raramente avevo visto pietre così stupende ed interessanti.

Nel mio salotto di casa, quasi ogni giorno i miei occhi incontrano una piccola scaglia di roccia di Capo Nord (visitato in Norvegia assieme a mia moglie nell’agosto 1993) … un “souvenir” … che illustra, dipinto ad olio, il promontorio più estremo del continente europeo. Così, i primi di marzo di quattro anni fa, nel 2013, ho deciso di scriverti una lettera, proprio per sollecitare la valorizzazione delle materie prime del nostro territorio (pietre e legno) anche a fini turistici, come “souvenir” e come elemento artistico. Riporto quella ”Lettera n. 23 del 04 marzo 2013” come “Lettura parallela” a questa “Lettera su Badolato n. 21” pure per rilanciare quell’appello. Prima, però, voglio aggiornarti su un incontro, per me assai sorprendente quanto utile e rivelatore.

domenico-lanciano-intervista-arch-tommaso-scelza-ciottoli-dautore-napoli-sabato-08-luglio-2017-ore-21-circaAdesso che siamo entrambi pensionati, mia moglie ed io facciamo frequenti escursioni per andare in giro a conoscere città e genti, siti archeologici o altri luoghi non ancora visitati oppure per partecipare ad una qualche manifestazione che ci sembra imperdibile. Approfittando dell’invito e dell’ospitalità di alcuni vecchi amici, abbiamo trascorso due giorni a Napoli, dove sabato sera 08 luglio 2017 abbiamo gioito, in particolar modo, pure  della molteplicità di eventi generati dall’affollatissimo  Festival “Napoli incontra il mondo” alla Fiera d’Oltremare (accanto al più noto stadio di calcio San Paolo). Qui, con mia grande sorpresa e sommo piacere, ho visto l’ampio e dignitoso stand “Ciottoli d’autore” dell’architetto salernitano Tommaso Scelza (www.ciottolidautore.itinfo@ciottolidautore.it oppure arch.scelza@libero.it tel. 333-9419241). Sono di Francesca Ziccardi le foto che documentano lo stand e il mio incontro con il grande artista.

Caro Tito, è stata enorme la gioia nel vedere che qualcuno ha realizzato proprio ciò che il 4 marzo 2013 avevo esortato io di realizzare come “gioco, arte, industria” dipingendo o componendo i ciottoli del mare Jonio, ma anche le pietre dei nostri torrenti e il legno dei nostri ulivi. L’arte e l’abilità di Tommaso Scelza sono andati oltre ogni mia immaginazione e aspettativa!… I suoi ciottoli sono dipinti con una maestria eccelsa e una varietà tematica e cromatica davvero suggestiva ed ammirevole. Mi sono immediatamente congratulato di vero cuore ed entusiasticamente con l’arch. Scelza, anche dopo aver visionato il suo ricco sito internet. Gli ho parlato del mio eguale progetto, citando la “Lettera a Tito n. 23” che qui può essere letta o riletta immediatamente dopo i miei saluti. Gli ho chiesto cosa può fare per qualche volenteroso che abbia l’intraprendenza di effettuare il medesimo percorso artistico-lavorativo e lui si è reso disponibile ad insegnare a chiunque voglia questa sua arte dei “ciottoli d’autore” e di quanto altro possa essere utile a completare, pure economicamente, questa attività realizzabile ovunque ci siano ciottoli di mare, di fiume o scaglie di roccia adatta alla pittura indelebile.

ciottoloi-dautore-stand-arch-t-scelza-napoli-08-luglio-2017Ma l’ho anche sollecitato ad aprire una vera e propria scuola, pure perché questa arte e questo lavoro potrebbero rappresentare un buon futuro per parecchi giovani volenterosi. Il Governatore della Campania, Vincenzo de Luca, salernitano come lui, potrebbe finanziare questa Scuola d’Autore per artisticizzare e valorizzare (anche turisticamente) ogni oggetto del nostro territorio che si presti a tanta meraviglia che caratterizza al massimo la tendenza alla bellezza del popolo italiano. Speriamo bene. Intanto, esorto chiunque lo desideri a prendere contatti con il Maestro Tommaso Scelza affinché si realizzi presto una vera e propria Scuola che diffonda ed esalti nel mondo un filone artistico d’autore davvero promettente e sublime!

Grazie ancora e sempre, caro Tito! Alla prossima!

Domenico Lanciano                                                                                                                           Azzurro Infinito, martedì 11 luglio 2017 ore 12,00

LETTURA PARALLELA

Lettera a Tito n. 23 – I ciottoli del mare Jonio (gioco, arte, industria) – pubblicata da www.costajonicaweb.it il 04 marzo 2013 – http://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-23-i-ciottoli-del-mare-jonio-gioco-arte-industria/

Caro Tito, adesso (che siamo nel mese di marzo e il tepore primaverile spinge a frequentare maggiormente le nostre bellissime spiagge) ti voglio dire dei ciottoli del nostro mare Jonio, in particolare delle “vicce” … così vengono indicate (da buona parte dei dialetti meridionali) quelle pietre piatte che (levigate dal lavorìo della natura in milioni e milioni di anni) si trovano solitamente, spesso molto scenograficamente, in riva al mare, più vicine all’onda oppure tra la sabbia nelle strisce ciottolose lasciate dalle mareggiate invernali. Sicuramente pure tu (come tutti i bambini e i ragazzini di ieri, di oggi e di domani) hai giocato a fare a gara con altri coetanei nel lanciare le “vicce” sulla superficie del mare (vince chi riesce ad ottenere il maggior numero di saltelli sull’acqua ad un solo tiro o complessivamente a più tiri concordati).

E questo era e continua ad essere uno dei più semplici e tipici giochi dell’infanzia. Ai miei tempi, la stagione del mare iniziava già con i primi tepori di marzo e c’era chi (come me e alcuni miei compagni) addirittura marinava la scuola per fare il primo bagno proprio all’inizio di marzo per concludere tale maratona ad ottobre inoltrato: un anno siamo arrivati fino al 4 novembre! E, ovviamente, si giocava a “vicce”.

Poi, viaggiando in varie parti del mondo e frequentando altre zone di mare, ho notato che le “vicce” (piccole e grandi, variamente dipinte pure con scorci di quelle località o raffigurate in altre forme e composizioni, come a Capo Nord) venivano utilizzate e vendute come “souvenir” nelle botteghe turistiche. Dal gioco, quindi, a elemento “artistico-economico”. Poi ancora, ho notato che i ciottoli venivano usati in vari modi pure dall’industria edilizia per adornare o arredare (internamente ed esternamente) superfici di case o di giardini.

 Vengono utilizzati persino i ciottoli di fiume: ad esempio, uno dei bagni dell’antica casa ristrutturata di mia suocera utilizza le cosiddette “pietre del Piave”. Come non pensare alle bellissime pietre delle nostre spiagge e delle nostre fiumare?!… Eppure, non mi risulta che nelle nostre zone si utilizzino queste risorse territoriali per farne “arte” e “industria” … (a cominciare da quella più elementare dei “souvenir” turistici).

Nell’estate 1974 ho avuto modo di vedere, per la prima volta, l’uso artistico delle pietre dei nostri torrenti per come fatto dal noto attore e regista greco Stavros Tornes (Atene 1932-1988) di cui sono diventato amico in occasione del film “Domani” girato per la Rai a Badolato nel 1973 dal catanzarese Mimmo Rafele, anch’egli noto pure come regista-soggettista e come compagno di Lidia Ravera.

Stavros Tornes

 Ebbene, Stavros nei mesi di luglio ed agosto, soggiornando a Badolato (i cui luoghi gli evocavano in qualche modo la gemella Grecia), si mise a lavorare le pietre dei tre maggiori torrenti badolatesi Vodà, Vallone e Gallipari. Il risultato fu strabiliante: avendole forate a vario spessore, queste pietre “suonavano” o persino sembrava parlassero al vento delle colline di Vallina, sul tetto della casa rurale dei coniugi Giuseppe Leuzzi e Teresa Lanciano. Avrebbe portato quelle “pietre parlanti” a Parigi per una sua mostra personale, mi diceva. Non so se l’ha fatto veramente, poiché non ho più visto Stavros da allora, pur avendo saputo che era tornato a Badolato per girare, da regista, un film poi interrotto per vari problemi (Stavros viveva tra Italia e Francia una difficile vita di esule, perseguitato anche fuori dalla Grecia dalla dittatura dei Colonnelli).

 A ricordo della mia armoniosa infanzia trascorsa prevalentemente sulle spiagge di Badolato (ero nato nel casello ferroviario di Kardàra ad appena 200 metri dall’onda dell’epico mare Jonio) ho appena realizzato delle prime, piccole, simboliche e sperimentali composizioni con le “vicce” badolatesi che, raccolte lo scorso mese di dicembre, ti faccio adesso vedere in apposite foto.

Ciottoli piatti

Ti mostro questi “quadretti” amatoriali soltanto come esempio “evocativo” del magico periodo dell’infanzia (che il mare ci ha reso più bello, luminoso, felice e spensierato) e come umilissimo incitamento a qualcuno che voglia meglio utilizzare in forma creativa ed espressiva una tale abbondante risorsa del nostro territorio (anche a fini turistici, oltre che artistici o di semplice affettuoso regalo a persone care). Ci sono tante idee per il migliore utilizzo dei tanti materiali che ci sono nei pressi del nostro mare, su colline, torrenti e montagne. Si pensi, poi, all’utilizzo dei tronchi di ulivo!… Quante e quali sculture, piccole e grandi, si potrebbero fare con tronchi e rami dei nostri ulivi!… anche semplici utensili per la cucina (come faceva, pure con altri tipi di alberi, il sempre gentile e stimato Francesco Petrolo senior, operaio forestale di Pietracupa di Guardavalle). Utensili che potrebbero essere adattati al gusto dei turisti o dell’ornamento domestico locale. Inoltre, pure a fini turistici e pedagogici si potrebbero valorizzare interi uliveti storici e monumentali di cui è ricca la nostra Calabria sia jonica che tirrenica. Alcune regioni italiane (come il Molise) hanno già istituito veri e propri “Parchi dell’ulivo” (anche nel contesto del circuito nazionale “Città dell’olio”). Ma avremo modo di trattarne meglio un’altra volta.

 

Cordialità, Domenico Lanciano

 

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