badolato-borgo-visto-da-sud-ovest-2016Caro Tito, con la precedente “Lettera n. 12” ti ho elencato le tematiche ed i personaggi che dall’ottobre 1973 al marzo 1977 ho fono-registrato in cento nastri magnetici di varia durata (60 – 90 – 120 minuti) per un totale di 144 ore e 212 persone protagoniste intervistate. Adesso, mi sembra giusto darti conto anche di cittadini badolatesi che, pur sostenendo il colloquio, non hanno voluto effettuare la registrazione fonografica. Sono stati undici in tutto (dal 1973 al 1977), di cui otto non hanno voluto che si sapesse il loro nome (tra questi alcuni ex dirigenti comunisti e persino uno degli storici fondatori del locale PCI). Gli altri tre sono stati: Andrea Talotta, Luigi Tropeano e Pietro Scuteri incontrati nella primavera del 1974 (tutti personaggi pubblici che avevano rivestito o continuavano a coprire cariche pubbliche e/o occupare uffici istituzionali).

de-gasperi-consegna-chiavi-nuove-case-badolato-marina-nascita-ufficiale-24-marzo-1952Il geometra Andrea Talotta (Badolato 28 novembre 1920 – Catanzaro 10 maggio 2017) è rimasto nella memoria storica (non solo badolatese) per il clamoroso episodio di quando il 24 marzo 1952, da sindaco di Badolato, ha sì  formalmente bene accolto però anche molto energicamente, duramente  e politicamente assai “contestato” il capo del governo Alcide De Gasperi, il quale era venuto nella neonata Marina a consegnare le chiavi dei primi 78 alloggi per gli alluvionati del 17 ottobre 1951 (vedi foto che mi ha donato Giocondo Rudi nel 1973 per la tesi di laurea). Case in muratura (è bene notare!), completate a tempo di record in appena 5 mesi dal devastante evento, non soltanto a Badolato, ma anche in tanti altri paesi alluvionati calabresi! Da allora, forse mai più si è verificata un’impresa del genere nell’Italia repubblicana che ha quasi sempre dato precari ricoveri in “roulottes” o “containers” oppure in casette di legno (dette anche “baracche”) a coloro i quali erano rimasti senza casa dopo aver subito gravi calamità naturali, specialmente dopo i ricorrenti disastrosi terremoti (in particolare sulle fredde montagne dell’Appennino).

in-onore-di-giuditta-levato-1957Tuttavia, l’on. De Gasperi, nel suo ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, ha dimostrato anche a Badolato Marina il magnifico signore e lo splendido governante che era!… In verità, bisogna riconoscere i meriti di chiunque pur nel contradditorio contesto storico in cui avvengono, indipendentemente dal credo politico o religioso o economico poiché bisogna constatare e discernere  i fatti, quelli concreti ed efficaci!… Così come bisogna riconoscere che la situazione del meridione italiano era assai drammatica, quasi esplosiva,  in quel difficile dopoguerra e ancora sanguinanti erano le ferite sociali e politiche dei primi morti nelle lotte contadine, specialmente  in Sicilia (Portella della Ginestra primo maggio 1947) e in Calabria: in particolare, l’uccisione di Giuditta Levato a Calabricata 50 km da Badolato (nel latifondo Mazza 28 novembre 1946) 31 anni incinta al settimo mese del suo terzo figlio e l’eccidio di Melissa (29 ottobre 1949), a poco più di cento chilometri da Badolato, quando la polizia (ministro dell’Interno Mario Scelba e capo del Governo proprio De Gasperi) sparò contro i contadini che occupavano legittimamente (secondo i patti agrari del ministro Fausto Gullo) le terre del latifondo, uccidendone tre e ferendone una ventina.

i-morti-di-melissa-30-ottobre-1949Grande clamore e indignazione provocarono anche all’estero tali tragici misfatti della neonata Repubblica e al sindaco di Badolato, Andrea Talotta, e al PCI regionale e nazionale non poteva sfuggire una irripetibile occasione per contestare la politica del governo De Gasperi verso le masse abusate e diseredate del Sud Italia. Era quindi assai giustificata (anche se forse poco opportuna proprio in quella precisa occasione) la reazione del sindaco Talotta (leggasi Partito Comunista di Badolato e Federazione PCI di Catanzaro), che però rappresentava le vitali e improcrastinabili istanze del popolo calabrese il quale, invece di interventi di emancipazione, si trovava di fronte uno Stato che sparava sui lavoratori senza lavoro e senza terra. I decenni seguenti confermavano tale atteggiamento statale di abbandono e tradimento del Meridione!

senatore-luigi-tropeano-badolato-1920-1987L’avvocato Luigi Tropeano (Badolato 01 maggio 1920 – Catanzaro 03 aprile 1987) era sindaco di Badolato quando sono nato io il 04 marzo 1950 (c’è la sua firma sotto il mio atto di nascita). Fin da ragazzo aderente al Partito Comunista Italiano, è stato poi anche senatore della Repubblica dal 1968 al 1983 nella quinta, sesta, settima ed ottava legislatura. Suo padre pare sia stato nel 1902 uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano di Badolato. L’avvocato Luigi aveva parecchi zii, tutti grandi professionisti e attivi progressisti, tra cui spiccano in particolare il medico-emancipatore delle masse Giuseppe Tropeano (che a Napoli fu più amato persino del suo pur famoso collega Giuseppe Moscato, poi fatto santo dalla Chiesa Cattolica) e il medico-umanista Antonio Tropeano cui il popolo di Badolato ha eretto l’unico vero monumento esistente nel paese per lunghi decenni, in Piazza Fosso del Castello, proprio all’ingresso del borgo antico, mentre nel 1951 il poeta Antonio De Rosi gli ha dedicato un vero e proprio poema a stampa, appena dopo la morte del medico più amato e più meritevole di Badolato. Una famiglia di benefattori!

Il magistrato Pietro Scuteri (Badolato 1918 – Catanzaro 2013) ha cominciato come “Vice pretore onorario” nel nostro paese natìo ed ha concluso brillantemente la carriera come Consigliere di Cassazione, dopo aver prestato servizio nel Tribunale di Locri (RC) e poi nei più importanti Uffici Giudiziari di Catanzaro, dove ha acquisito grande e diffusa notorietà (non soltanto nazionale) specialmente per aver presieduto la Corte d’Assise che ha giudicato e condannato i presunti autori (neo-fascisti) di quell’immane strage di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969) che fu la prima di una lunga serie di terribili attentati e atroci massacri che hanno scosso l’ancora troppo giovane e fragile Repubblica italiana, indignando tutto il mondo.

Ritengo ancora oggi che tutti e tre questi personaggi non abbiano voluto essere registrati fonograficamente per due motivi: per la prudenza imposta dalla loro posizione istituzionale e pubblica ma (soprattutto, dico io) perché sono stati assai generosi nel rivelarmi su Badolato verità altrimenti inconfessabili. Poiché tutti e tre sono stati concordi nel dirmi, distintamente e nella sostanza, le medesime cose (viste direttamente dietro le quinte del “teatro” dell’ufficialità e della apparenze) … posso dirmi convinto che bisognerebbe “riscrivere” la storia politica di Badolato (almeno nei primi settanta anni del Novecento), demitizzandone alcuni aspetti propagandistici e approfondendone bene molti altri, chiarendo i troppi sospetti. Tale mia convinzione è sostenuta pure dal fatto che alcuni badolatesi (specialmente appartenenti al PCI più critico o addirittura alla sua dissidenza) mi hanno velatamente detto quanto i suddetti tre personaggi mi hanno rivelato più palesemente e più gravemente (raccomandandomi, per taluni temi e persone, di tenere “acqua in bocca” poiché si confidavano solo per mia consapevolezza personale, non per la tesi di laurea).

dott_antonio_tropeano-medico-umanista-di-badolatoConversando con i suddetti tre personaggi, mi andavo sempre più convincendo pure che ognuno di loro intendesse togliersi qualche sassolino dalle scarpe (in particolare i due ex-PCI). Ciò, in pratica, è anche provato dal fatto che specialmente Andrea Talotta e Luigi Tropeano si sono allontanati da Badolato per non tornare quasi più. Un esempio illuminante: anche quando era senatore in attività, Luigi Tropeano era solito recarsi nella sua casetta di campagna in località Guardia (a quota 750 metri, poco sopra il borgo antico di Badolato) senza mai passare dall’abitato né mai soffermarsi per salutare alcuno pur incontrandolo per strada (posso testimoniarlo personalmente per averlo constatato direttamente più volte). Infatti, in Badolato, Luigi Tropeano veniva votato quasi esclusivamente per disciplina di partito (ma non tutti i comunisti rispettavano tale ordine politico), come mi ha confermato più di uno (anche non badolatese).

raccoglitrici-di-olive-badolato-anni-cinquantaInvece, il giudice Pietro Scuteri, quando veniva a Badolato Marina (spesso per relax o per fare  visita ai familiari), era solito fermarsi a salutare i concittadini che si trovava ad incontrare oppure ad acquistare qualcosa di più paesano e genuino nei negozi, anche se era scortato dai carabinieri (specialmente nel periodo del Processo di Catanzaro sulla strage di Piazza Fontana). L’ho visto più volte fermarsi lungo la strada nazionale (la principale) e, incontrandolo, ci salutavamo cordialmente, pure perché le nostre famiglie erano amiche da lunghissimo tempo (tra l’altro, suo padre e suo fratello sono stati i nostri medici di fiducia) e l’affetto ed il rispetto erano sinceramente reciproci.

Ho intervistato Andrea Talotta, in una stanza appartata nella casa del fratello Antonio in Badolato Marina. Dall’ormai sua Catanzaro era  venuto appositamente per incontrare me, poiché (mi ha dichiarato) dopo la non felice esperienza di sindaco (non certo per demerito suo ma per i contrasti con il PCI) non è quasi più tornato a Badolato, ma è rimasto nella sua nuova residenza, dove si è trasferito appena concluso il suo travagliato mandato. Siamo rimasti a conversare serenamente per tutto un pomeriggio di una domenica di primavera. Le nostre rispettive famiglie sono molto amiche da sempre e condividiamo alcuni comparaggi. Ciò ha agevolato le confidenze e le rivelazioni, alcune delle quali già mi erano state dette o semplicemente accennate da altri “compagni comunisti” … come quella che si nutriva il sospetto che a sparagli sia stato qualcuno del suo stesso partito, quasi certamente per talune proposte di regolamentare le zone di pascolo (che spesso provocavano scontri tra pastori e contadini, a volte con morti e feriti pure da arma da fuoco).

mietitura-del-grano-a-badolato-anni-cinquantaIl geometra Andrea Talotta, da sindaco, rimase famoso (non soltanto in Calabria) pure per aver ripristinato da solo  e a tempo di record (senza l’intervento dello Stato o del Genio Civile) l’acquedotto del paese che era stato distrutto per un lungo tratto montano a seguito di uno smottamento provocato dal terremoto dell’11 maggio 1947 (ne ho scritto, citando l’operato di Talotta, pure nella “Lettera a Tito n. 132 del 29 agosto 2015 –  http://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-132-lo-sciopero-a-rovescio-di-badolato-tra-memoria-e-storia/. Inoltre, il suo piano sulla regolamentazione dei pascoli nel territorio comunale era un primo passo per la gestione produttiva intelligente delle varie zone (marine, collinari e montane) da zero metri fino ai mille e più del bosco di Butulli (al confine con i comuni di Santa Caterina dello Jonio, Isca sullo Ionio, San Sostene e Brognaturo). Il suo ragionato, lungimirante ed efficace pragmatismo, però, lo rese bersaglio di un tentato omicidio (a colpi d’arma da fuoco), rimasto ufficialmente anonimo ma con il sospetto che tale grave attentato avesse origine nel clima del suo stesso partito comunista.

Fatto sta che Talotta se ne andò in “esilio” a Catanzaro, dove ha sempre vissuto, senza ritornare più a Badolato (pur essendo la sua nuova residenza ad appena 40 km dal paese natìo). Il medesimo “esilio” (sempre per motivi addebitabili al suo stesso partito comunista) toccò pure ad un altro ex sindaco badolatese, l’avvocato Luigi Tropeano poi divenuto, come abbiamo visto, senatore per ben quattro legislature. In fatto di “ostracismi” e di “esili” il Partito Comunista (non solo badolatese) ha, purtroppo, una ricca e travagliata storia che andrebbe rivista più criticamente, pure alla luce dei fatti e dei misfatti di un ben determinato potere concentrato su poche persone!… Altro che “democrazia popolare”! Se Badolato e il Sud sono conciati così male lo si deve (purtroppo e contro ogni apparenza formale o falsamente storica) pure al Partito Comunista Italiano, dopo le pur tanto meritevoli rivolte post-belliche (per quanto usate strategicamente e strumentalizzate politicamente a propri fini). Tratterò in futuro del “comunismo solidale” che sarebbe stato urgente e necessario almeno per quel Nord e Sud governato dal Partito Comunista!…

municipio_di_badolato_ingressoLa mia utilissima conversazione con l’allora senatore ancora in carica Luigi Tropeano è avvenuta in casa sua a Catanzaro, una domenica pomeriggio. Lungamente, sapientemente e pacatamente. Ma, in pratica, ha parlato quasi sempre lui. Evidentemente aveva molto da confidare e da rivelare, specialmente sui dissidi con i “compagni comunisti” di Badolato e dintorni. Tanto gravi da evitare persino di ritornare nel borgo natìo! … Tanto che, in pratica, non ci è entrato nemmeno da morto! … Infatti, la sua salma è stata fatta fermare (dalla famiglia o dal PCI?) all’ingresso di Badolato Superiore (alla cosiddetta “Piazza Fosso” dove c’era anticamente il ponte levatoio del Castello), mentre invece andava più opportunamente portata almeno davanti al Municipio, cuore del borgo e del Comune (era stato pur sempre Sindaco e figura altamente istituzionale a livello nazionale!). Ero presente e mi è parso che il senatore ed ex sindaco di Badolato, Luigi Tropeano, abbia ricevuto soltanto discorsi di circostanza, che (pure alla luce della mia lunga intervista) ho ritenuti insinceri ed  inadeguati, nonostante le diatribe politiche o sociali intercorse. Ho assistito a tale fredda (e per me personalmente disgustante) cerimonia assieme ad alcuni miei amici di sempre, tra i quali lo storico di Isca sullo Jonio, Marziale Mirarchi, il quale si mostrò pure lui assai amareggiato per il trattamento usato verso un ex sindaco di Badolato e un ex più volte senatore della Repubblica (unico parlamentare mai avuto in campo popolare dalla nostra interzona e dal nostro paese multi-proletario che avrebbe meritato molto di più a motivo delle sue lotte e del suo ruolo regionale).

Pure con la famiglia Tropeano intercorreva un’antica amicizia con tutti i miei familiari e parenti Lanciano della Jusuterra (dove ancora esiste palazzo Tropeano). Nel colloquio, avevo la sensazione che (nel suo raffinato dire e sapendomi pure un giovane serio e scrupoloso, fidato e impegnato socialmente) l’arguto avvocato datosi alla politica nazionale mi dicesse cose che avrei potuto riportare (a futura memoria) in qualche mia pubblicazione. E l’avrei certamente fatto, dopo la sua morte avvenuta il 3 aprile 1987, se non fossi stato “licenziato” (proprio allora) dai suoi ex compagni comunisti, i quali sapevano bene che io, restando a Badolato e nella Biblioteca Comunale, avrei ulteriormente scavato nella memoria storica della mia gente, ricavandone verità sicuramente scomode per coloro che, nel bene e nel male, hanno gestito non soltanto l’amministrazione comunale per quasi 40 anni ma anche e soprattutto il significato e la memoria di quella ex “Roccaforte rossa della Calabria” destinata a diventare però sempre più scolorita fino a renderla addirittura incolore, tradendone i valori originari. Così pure il borgo di Badolato è diventato pressoché un “guscio vuoto”. E questo mi addolorava moltissimo (bisogna tenerlo presente per i miei anni avvenire).

Nell’intervistare Talotta, Tropeano e Scuteri ho avuto la sensazione che il loro dire, le loro rivelazioni, il loro travasarmi pagine ancora palpitanti della storia di Badolato e dintorni, fosse come un loro “testamento” morale ed apprezzavano che un elemento delle giovani generazioni, come me (figlio di una famiglia amica e proletaria da secoli), si interessasse a conoscere e a valorizzare non soltanto la memoria storica del proprio paese ma anche a cercare, attraverso la sociologia ed altre metodologie, una qualche soluzione o espediente per elevarlo economicamente, culturalmente e anche politicamente. Tutti e tre i miei interlocutori avevano ormai abbondantemente superato i 50 anni (allora più proverbiale età matura) in cui, solitamente, si cominciano a tirare le fila di un’esistenza, si fanno i primi bilanci sociali (pur essendo ancora nel pieno della lucidità e delle forze). Questo loro generoso travasarmi informazioni preziose (ma pure alcuni “segreti”), persino “paterni” ammonimenti, consigli e quant’altro … mi dava delle responsabilità sociali che, a 24 anni, non pensavo di poter o dover prendere, dal momento che stavo soltanto muovendo i primi passi sociologici e personalmente volevo mantenermi indipendente ed equidistante da tutto e da tutti (come da auto-coscienza ed auto-convincimento, ma anche per ripetute sollecitazioni di mio padre, pure lui giunto ad essere come tanti altri “comunista deluso ed indignato” da “comunista apostolico” che era stato).

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In verità, ogni intervista (registrata o no), fatta dal 1973 al 1977, mi sembrava un vero e proprio “travaso intergenerazionale” e persino un “testamento” (morale, culturale, politico, ecc.). Tutti mi davano la sensazione di desiderare che la loro voce fosse riportata, rilanciata e considerata. Tutti apprezzavano il fatto che qualcuno li andasse ad interpellare non soltanto per sapere la storia vissuta del nostro paese ma anche e soprattutto per chiedere loro cosa pensassero e cosa ci sarebbe voluto per rilanciare Badolato, che, nonostante l’impegno di qualcuno ma non di tutti i responsabili della cosa pubblica, era in decadenza visibile ed invisibile. Già Kardàra era stata una “centrale di ascolto” dove la mia famiglia ascoltava indistintamente tutti; ma io stesso ho fatto dell’ascolto degli altri una priorità. Ritengo che un qualsiasi potere o servizio pubblico se non ascolta perde la sua dignità e la sua autorevolezza. E, oggi come oggi (intendo 2017) ci troviamo in grave crisi generale (direi globale) perché al posto dell’ascolto viene imposto lo “ipse dixit” autoritario oltre le imposizioni mercantili, consumistiche e la pretesa del “consenso” politico.

Oggi come oggi mi rendo ancora di più conto che questa bellissima esperienza delle interviste intergenerazionali ed intersettoriali mi hanno (sicuramente inconsciamente, allora) portato a pensare e realizzare poi, a distanza di anni nel 1993, una “Università delle Generazioni” intesa pure come “Casa del travaso”  e, quindi, del “reciproco ascolto”, del “reciproco aiuto” e del “reciproco impegno” tra le varie età della vita, delle esperienze vissute, degli insegnamenti e dei valori da tramandare.

Infatti (tra le più grandi soddisfazioni avute durante i tre intensi, costosi e faticosi anni di colloquio con la mia gente per la tesi di laurea) devo annoverare il fatto che c’è stato uno scambio di informazioni tra me e l’intervistato. E’ vero che apprendevo da ogni mio interlocutore le notizie che andavo cercando, ma è altresì pur vero che, spessissimo, ero io che gli fornivo indiscrezioni e dati ch’egli ignorava, anche se era anziano.

A quel tempo, nella lunga fase di preparazione della tesi di laurea (1973-1977), non avevo chiare  e precise le idee sul mio futuro professionale. Di sicuro avrei desiderato mettermi a disposizione della mia comunità per aiutarla al miglior e maggiore progresso … pure per questo avevo scelto una ricerca sul campo come tesi di laurea. E, dato il grande amore per il mio paese, avevo già  dato ampiamente prova di voler essere utile alla mia Comunità con più iniziative sociali, portate avanti quasi tutte a mie spese (le Olimpiadi badolatesi nel 1967, il gruppo musicale Euro Universal 1966-74, l’Agosto Universitario 1971-75, la proposta del Consorzio Turistico Riviera degli Angeli da Riace a Squillace nel 1972-73, l’idea del turismo intellettuale nel 1974, la proposta dell’Università Popolare Badolatese nel 1975, ecc.) e adesso pure con le ricerche sociologiche su Badolato, tendenti a rilanciare l’esistente e ad inserire questa zona ionica in ampi contesti e in efficaci ed elevati circuiti internazionali.

E certamente avrei voluto e potuto fare di più (personalmente tanto innamorato e sociologicamente altamente motivato) per il mio paese natìo pure per onorare la mia gente di cui (fin dagli anni della mia infanzia a Kardàra) sentivo le troppe istanze e necessità, anche quelle inespresse. Da come avevo impostato la mia vita, sicuramente non mi sarei risparmiato per il bene della Comunità come delle singole persone, cui cercavo di essere utile per quanto possibile. Anzi, sono sempre stato io a spronare e ad aiutare parecchie persone ad auto-promuoversi e auto-valorizzarsi. Ad esempio, ho fatto il giro di tutte le gallerie d’arte del centro di Roma per mostrare le foto dei quadri più belli dell’amico artista prof. Nicola Caporale, appurandone il valore orientativo che davano critici, intenditori e mercanti. E sono andato pure alla casa editrice Feltrinelli (ufficio romano) per proporre di ripubblicare a livello nazionale il romanzo  “L’oro del Sud è amaro” scritto dallo stesso Nicola Caporale sulla drammatica condizione dei contadini nel dopoguerra.

Una volta sono andato a registrare fonograficamente la madre dell’insegnante Antonietta (Tota) Gallelli, a Via Gramsci in Badolato Marina. Era sicuramente una delle donne che più di altri possedeva il ricchissimo patrimonio di letteratura badolatese (canti d’ogni genere e racconti). Poteva essere gennaio del 1975 e a quell’epoca abitava con nonna e zie la piccola Giulia Scerra, la quale, in quell’occasione, mi ha dato da leggere le sue prime poesie. Avendo constatato in questa fanciulla di appena dieci anni un grande talento espressivo (poi Giulia avrebbe fatto pure teatro e intrapreso gli studi di architettura e di teologia), esortai le zie e lei stessa a pubblicare quei versi in un’apposita raccolta. Avuto il loro assenso, ho chiesto al prof. Antonio Gesualdo di scrivere l’introduzione a tale opuscolo (che poi fu edito da Luigi Pellegrini di Cosenza qualche mese dopo) e di scegliere i migliori componimenti. Giulia volle intitolare “I colori del tempo” questa pregevole silloge come emblematico stato d’animo della sua ancora ingenua, genuina e fantasiosa età preadolescenziale. Questo per dire che ho sempre cercato (come nonostante tutto cerco ancora adesso) di valorizzare e aiutare generazioni di tutte le età, sempre più convinto che è indispensabile che ognuno contribuisca a realizzare un mondo migliore. Le vere passioni e le belle vocazioni non possono smettere mai!  Fanno parte della propria natura di nascita, rafforzata dalla cultura che ognuno sceglie per sé stesso!

Non solo, ma (come ti ho accennato nella “Lettera su Badolato n. 7” del 14 febbraio 2016) mi davo da fare per sollecitare numerosi ragazzi neo-diplomati (non soltanto badolatesi) a volersi iscrivere all’università per conquistare migliore cultura e professionalità ed essere così più utili a sé stessi, alle proprie famiglie e al nostro territorio. Insomma per il progresso di Badolato e dintorni non ci dormivo la notte e non mi risparmiavo né in energie psico-fisiche né in quella pur poca economia di cui potevo disporre. Piano piano, si chiariva in me e si profilava un vero progetto per Badolato, sia ispirato dal mio grande Amore per questo mio paese natìo e sia ispirato da tutto ciò che emergeva dalle interviste (registrate e non) per la tesi di laurea. Non potevo fingere di “non sapere”! Tutto questo lavoro sociale e sociologico mi responsabilizzava e, quindi, avrebbe dovuto giungere ad una qualche espressione progettuale di prospettiva, pure per dare uno scossone ad un ambiente fin troppo dormiente. E’ nata così l’idea di una Terza Lista in concorso per le Elezioni comunali del giugno 1975 … una terza lista che fosse da parte mia esclusivamente una “verifica prettamente sociologica” (non certo politica) in un ambiente permanentemente bipolare (PCI-DC). Cosa avrebbe causato un terzo incomodo?… Te lo racconterò più in là e ne sentirai delle belle e interessanti!…

logo-fondazione-istituto-gramsciNegli anni (1973-77) in cui facevo le ricerche, tra le molteplici cose promozionali, sono andato all’Istituto Gramsci di Roma che si occupava e si occupa ancora, tra tanto altro, di raccogliere e valorizzare pure le micro-storie delle lotte contadine, operaie e popolari come quelle di Badolato. E, dopo essermi laureato, una delle prime cose che avrei voluto fare era proprio scrivere l’epopea delle lotte contadine  e delle prime organizzazioni politiche di Badolato e dintorni  avutesi nel Novecento. Avrei voluto documentare e valorizzare Badolato ancora di più che in una “semplice” tesi di laurea (quantunque composta da ben tre volumi) ma con uno studio più accurato. E anche per questo il mio impegno era maggiore nel raccogliere foto, notizie, dati e quant’altro mi tornasse utile per dare alle stampe le conquiste sociali di quella che chiamavo già la “generazione epica” (specialmente del partito comunista badolatese). Però trovavo difficoltà persino e proprio in parecchi esponenti che quelle lotte e quella epopea socio-politica avevano incarnato. Non mi rendevo conto di tale indifferenza e persino contrarietà ad un libro che li riguardasse, anzi li esaltasse. Come mai un vero Partito Comunista non credeva in se stesso?… Cosa si nascondeva sotto tanta riluttanza e fin troppa ritrosìa?… Eppure altre realtà (simili a Badolato) avevano già bene organizzata e diffusa in libro la propria storia e, in particolare, la memoria sociale delle lotte contadine ed operaie!

Sono, infatti, ancora assai convinto che ai “manovratori” comunisti badolatesi non conveniva avere una vera e propria “Storia” scritta nero su bianco, con tutti gli avvenimenti e i chiaro-scuri delle loro lotte ma anche del loro lungo potere in Badolato per quasi quattro decenni, nonostante il Partito avesse avuto, appunto, in Badolato e dintorni una storia assai gloriosa nell’immediato dopoguerra! Né conveniva che qualcuno facesse veramente “Cultura”  … anche se il Partito Comunista aveva più o meno ovunque una propria “intellighenzia” … ma Badolato faceva eccezione, poiché gli intellettuali (specie quelli  indipendenti come me) non erano graditi, se non sottomessi alle rigide discipline di partito. Né tanto meno potevano essere sopportati “intellettuali” che come me (quantunque di origine operaia e contadina e figlio di una famiglia e di una parentela tutta comunista) si azzardava ad andare in giro a chiedere notizie ma anche verità su un periodo che io personalmente non potevo aver vissuto, per l’età anagrafica. Ciò che non era chiaramente “comunista” in Badolato veniva osteggiato (c’era un vero e proprio “odio di classe”), senza valutare se un qualcosa o un qualcuno potesse giovare alla comunità amministrata. O noi o nessuno (il proverbiale “con noi o contro di noi”): questo era in pratica il ragionamento assolutista, che è poi alla base culturale ancestrale di chi (non solo comunista) si ciba di orgoglio, vendetta e di possesso … come accade tale e quale nel fenomeno del “femminicidio”… ed in effetti la comunità di Badolato (come forse tante altre comunità in Italia amministrate dal PCI di allora o da altri partiti) mi sembra che abbia subìto una specie di “femminicidio” socio-culturale, politico ed amministrativo.

carmelina-amato-pci-e-udi-badolatoAl 21° congresso (2 febbraio 1975) della sezione comunista importante e più decisiva (la “Palmiro Togliatti” di Badolato Marina), verso mezzogiorno, ho voluto prendere la parola (da indipendente) per proporre, chiaramente e pubblicamente, al PCI locale di scrivere e pubblicare la gloriosa storia delle lotte contadine badolatesi (occupazione delle terre, ripristino dell’acquedotto, sciopero a rovescio, emancipazione popolare, nascita di sezioni PCI in altri paesi ad opera di comunisti badolatesi, come a Serra San Bruno da parte di Carmelina Amato, il movimento femminile, ecc.). Avevo già capito che il PCI badolatese, comunque fossero andate le cose, non avrebbe gradito che tale Storia (proposta personalmente a tutti i dirigenti) fosse scritta da me. Da indipendente, con estrema onestà intellettuale, avrei potuto e dovuto metterci fatti poco lieti del loro operato già in piena “epopea” delle lotte per il lavoro e i diritti del popolo. Le testimonianze erano assai copiose e imbarazzanti.

rina-trovato-pci-e-udi-badolato-foto-di-massimo-valicchia-net-27-aprile-2011Così ho proposto che la scrivessero loro stessi e ho messo a disposizione già da quello stesso momento tutte le interviste, le testimonianze e le documentazioni cartacee che andavo raccogliendo da oltre un anno ed anche le foto del tutto inedite che avevo trovato nel ricchissimo archivio sociale del bravissimo fotografo Giocondo Rudi. Inoltre, ho risollecitato il PCI badolatese a dare spazio alla Cultura che (almeno fino al 1975) era quasi del tutto assente (a parte le rituali Feste estive (degli Emigranti  e dell’Unità) che erano comunque funzionali alla loro politica più che all’intera comunità). Fare cultura, insistevo, per valorizzare tutto ciò che (attraverso un censimento) c’era da valorizzare in Badolato, anche a beneficio del turismo di massa che in quegli anni era all’apice e che andava governato con competenza e lungimiranza … prima di ridurlo all’essenziale e poi immiserirlo del tutto. Tutto invano! E non bisogna dimenticare (come scritto in altre lettere a te, caro Tito) che a sabotare l’iniziativa del Consorzio Turistico “Riviera degli Angeli” (che stava già prendendo quota) erano stati nel 1972-73 proprio i comunisti locali (autentici “tirapiedi” … noi o nessuno!).

E’ altresì proprio il caso di ricordare che, tramite i loro giovani aderenti più facinorosi, i comunisti badolatesi hanno cercato di sabotare il neonato Centro Culturale di Badolato Marina nella primavera 1974 solo perché sospettato che fosse di area democristiana. E  nel 1975 sono riusciti a sabotare persino l’unanime desiderio di realizzare l’Università Popolare Badolatese, proprio quando era stato totalmente dimostrato che a volere tale “istituzione” erano tutte (dico tutte) le componenti sociali di Badolato. Alla faccia della democrazia popolare e del progresso della propria Comunità! Purtroppo i comunisti, forza troppo egemone a Badolato, così come hanno scritto pagine assai gloriose nei primi dieci anni del dopoguerra (pur con qualche magagna), altrettanto hanno scritto pagine deprecabili e nere in sèguito (pur con qualche positività)!

Non essendo un politico, il giudice Pietro Scuteri (che mi ha ricevuto nella sua casa di Catanzaro) ha improntato la conversazione maggiormente sui fatti indiscutibilmente storici, parlandomi pure della sua carriera di magistrato. Una carriera che, in seguito, lo ha fatto rimanere nella Storia d’Italia, avendo presieduto la Corte d’Assise di Catanzaro dell’ennesimo processo (il quarto, in questo caso) sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e citato dalla stampa anche internazionale per tutta la durata del dibattimento fino alla clamorosa sentenza del 23 febbraio 1979 che condannava i maggiori imputati (neo-fascisti). Al suo cospetto hanno dovuto giurare di dire “la verità, tutta la verità, niente altro che la verità” celebri personalità  come il più volte Presidente del Consiglio e pluri-ministro Giulio Andreotti. Ho avuto modo pure di sapere come siano andate le cose, quando il 4 luglio 1945, lo stesso Pietro Scuteri (allora Vice pretore di Badolato) fu rapito e tenuto in ostaggio da alcuni  compaesani che chiedevano (in cambio del suo rilascio, avvenuto dopo due giorni) la liberazione di taluni loro amici detenuti. Questo strano ed inedito rapimento potrebbe essere considerato il prototipo dei tanti sequestri di persona avvenuti nel corso della seconda metà del Novecento in Calabria ma anche nel resto d’Italia, specialmente ad opera di mafiosi o di terroristi. Ne avrebbe scritto, poi, lui stesso nel servizio giornalistico curato da Vincenzo Squillacioti nel trimestrale “La Radice” n. 4 anno 6 del 31 dicembre 2000.

2-sciopero-a-rovescio-badolato-1950Caro Tito, a parte tutte le notizie assai interessanti che ho appurato da Talotta, Tropeano e Scuteri (non soltanto a beneficio della mia tesi di laurea ma specialmente per la mia formazione personale e per capire qualcosa nell’intricata matassa socio-politica-antropologica di Badolato, paese obiettivamente strano, particolare e molto difficile), sono uscito dai tre distinti incontri con un triste presentimento.

Nel corso del mio lungo lavoro (luglio 1973 – giugno 1977 ben tre anni pieni pieni, esclusi i 12 mesi del servizio militare, febbraio 1976-77) per raccogliere dati, foto, testimonianze e notizie per la tesi di laurea, più di una persona cercava di dissuadermi a impegnarmi così tanto per Badolato, paese che non avrebbe capito (o meritato) e che, anzi, avrebbe potuto ripagarmi addirittura in modo assai malvagio. Era come dire ad un fidanzato “Non sposare quella donna perché già dice male di te e sicuramente ti tradirà”!… Ma un uomo veramente innamorato non lo crederà mai, anche se gli venissero portati sotto gli occhi forti indizi e sospetti persino palesi ed allarmanti! L’amore è cieco, si sa, in tutte le sue forme (per una persona come per un paese o per altro) e ci si rende conto della realtà soltanto quando questa malattia d’amore è guarita!

E adesso che è guarita finalmente e quasi completamente questa lunghissima e gravissima “malattia d’amore” (non soltanto per Badolato, ma anche per Agnone e Villacanale, realtà del tutto simili) posso parlare e scrivere della grande storia d’amore per il mio paese natìo, con estrema serenità personale, equidistanza e lucidità storica … addirittura assai lieto e felice che sia finalmente giunto alla piena verità … ma pure assai lieto e felice di aver dato molto di me stesso (anche se mal ripagato, avversato e senza alcuna riconoscenza nemmeno morale e, per di più, “esiliato”) a tutto il mondo, attraverso queste pur piccole realtà troppo locali. Resta ancora pur sempre valido il concetto “Chi ama il proprio paese, ama tutto il mondo”. Non mi è mai piaciuta la “mediocrità”. Perciò ho dato tanto, troppo di me! Ma ne resto felice!

Probabilmente a riguardo pubblicherò appena possibile una raccolta di testimonianze e di riflessioni intitolata molto significativamente ed eloquentemente “L’altruista pentito” che ho già in preparazione e che, ne sono sicuro, ribalterà taluni luoghi comuni e fin troppo pericolosi innescati da chi ha interesse a tenere soggiogati popoli e persone a proprio vantaggio! Ho sempre detto (e messo nero su bianco nel libro “Prima del Silenzio” nel giugno 1995) che bisogna assolutamente “RISCRIVERE LA STORIA”! Riscrivere la storia non soltanto quella di Badolato, ma anche quella di Agnone, di Villacanale e, in senso lato, dell’Italia e del resto del mondo. E, a proposito di Agnone, senti questa!… Attinente al discorso che sto facendo …

manifesto-piu-comune-della-democrazia-cristianaNel gennaio 1990, sindaco di Agnone era (quasi a fine mandato) l’ex senatore Remo Sammartino (22 novembre 1913 – 14 giugno 2006) … un politico di lungo corso  e parlamentare di tante legislature nella Democrazia Cristiana fin dall’immediato dopoguerra, ricoprendo pure l’incarico di Sottosegretario. Mi chiese di andare a casa sua, dove nel suo magnifico studio voleva donarmi alcuni suoi libri e farmi vedere il suo copioso archivio personale, la ricca biblioteca (compresi parecchi volumi degli atti parlamentari) che aveva intenzione di donare ad una istituzione pubblica (poi su mio suggerimento una consistente e selezionata parte diede all’Università del Molise e altra più pertinente parte alla locale Biblioteca Comunale). Volle, inoltre, congratularsi per il successo avuto dalla “Prima Festa del Libro Molisano e della Comunicazione Sociale” che, da me ideata, promossa ed organizzata assieme alla Pro Loco e alla Biblioteca Comunale, si era da poco svolta (dal 16 al 30 dicembre 1989).

sen-remo-sammartino-agnone-del-moliseIl sindaco-senatore Sammartino aveva saputo che avevo sostenuto personalmente tale evento con ben 6 milioni e mezzo di lire, mentre il Comune ne aveva messi appena due (oltre ai locali di esposizione) e la Pro Loco altri due milioni. Ma aveva dato ottimi risultati per una prima edizione, poiché erano stati venduti libri per ben 36 milioni di lire, oltre 5 mila erano stati i visitatori, vi era stata la partecipazione pure di conferenzieri ed editori a livello nazionale, mentre la stampa  anche internazionale ne aveva scritto o parlato in modo ricorrente. Detto da tutti gli interessati (specialmente quelli intervenuti da fuori regione), tale manifestazione aveva destato ammirazione e stupore, specialmente nelle proporzioni con il grande  “Salone del Libro di Torino” decollato da pochi anni soltanto a livello nazionale. Avevo predisposto pure una apposita “tessera dell’ospitalità” perché i visitatori avessero potuto ottenere sconti in tutti i negozi agnonesi (cosa che ha gratificato commercianti ed utenti) ed avevo pubblicato nel mensile locale “L’Eco dell’Alto Molise” un “Progetto” così dettagliato ed inequivocabile che ha ispirato l’immancabile successo delle altre edizioni (circa 16) alla cui organizzazione non ho voluto però più partecipare.

Accettai le congratulazioni e ringraziai, in verità assai stupìto, dal momento che lui stesso (non esitando ad umiliarmi in pubblico con la sua consueta ironia colorita di simpatia, spavalderia ed imprudenza) tendeva a non credere al successo della mostra-mercato editoriale, gridandomi alla vigilia dell’inaugurazione: “Vediamo se la montagna partorisce il topolino” … frase che non era proprio il massimo dell’incoraggiamento, specialmente per uno  come me che, non essendo di Agnone, donava alla sua Città una manifestazione invidiata da altri. E, a parte i miei soldi (ricordo ben 6,5 milioni di lire), ho lavorato tre mesi e mezzo per realizzarla (due mesi per invitare, 15 giorni per gestirla direttamente per almeno 12 ore al giorno di presenza, dalle 8 alle 20, e un mese per restituire i libri,  effettuando i pagamenti alle case editrici o ai singoli autori. Da parte mia senza alcuna altra ambizione e soddisfazione se non quella di fare cultura,  di promuovere e valorizzare così, in modo qualificato, il territorio agnonese e altomolisano.

1-sciopero-a-rovescio-badolato-1950Ma probabilmente lo scopo principale (come ho capito più tardi) era quello di mettermi sull’avviso riguardo i suoi stessi concittadini, che egli conosceva molto bene, uno per uno, ma soprattutto nella loro indole e mentalità comunitaria. Il sen. Sammartino evidentemente aveva ascoltato (pure come sindaco) chissà quante e quali critiche malevoli contro la Festa del Libro (e contro di me …. Ma questo Lanciano dove vuole arrivare?!). Quindi, intendeva essere gentile con me che, non essendo di Agnone, avrei potuto incorrere in qualche dispiacere o in qualche cocente delusione, nonostante avessi già ampiamente dimostrato di essermi impegnato con successo in altre manifestazioni a favore di Agnone e dell’Alto Molise. Infatti, il 10 dicembre 1983 si era svolta nel grande salone della Biblioteca, su mio progetto-proposta ed organizzazione comunale, la “Prima Festa nazionale dei neo-Maggiorenni” che era stata presentata in diretta televisiva il 18 novembre dalle ore 18,10 nientemeno che su RAI Uno durante la popolare trasmissione “Paese Sera” (questa era una delle primissime volte in assoluto che Agnone conquistava la ribalta televisiva nazionale).

Poi, nell’agosto 1984, ho proposto ed organizzato con particolare successo (con l’aiuto della Comunità Montana) la “Prima Maratona Sannitica Agnone – Tempio italico di Pietrabbondante” (ripetuta  dal Coni di Isernia per altre tre edizioni). Nel 1985, dopo aver fondato assieme ad alcuni medici ed intellettuali l’E.W.A – Erotology World Association, ho  realizzato con l’aiuto dei soci e di altri (il 4-5-6 ottobre) il primo convegno internazionale e interreligioso su “Amore e religione” con riscontri anche europei e la possibilità di fare di Agnone una riconosciuta “Città Ecumenica”. Da notare che esattamente un anno dopo il Papa Giovanni Paolo II avrebbe realizzato in Assisi il primo simile incontro delle Religioni per la Pace. Inoltre, sempre a mie spese, il 14 febbraio 1986 ho organizzato nella Biblioteca di Agnone una Rassegna nazionale di “Prose, Poesie e Lettere d’Amore” in occasione della “Festa degli innamorati o di San Valentino”.

Queste le iniziative più importanti nei primi anni della mia frequentazione altomolisana. In particolare Agnone e Villacanale erano diventate per me un assai pregevole “laboratorio socio-culturale” che attirava e diffondeva interesse e contribuiva a rendere ancora più effervescente l’ambiente che già vantava una vivacità culturale assai ragguardevole ed invidiata in tutto il Molise. Nonostante ciò trovavo resistenze e denigrazioni, tendenti ad emarginarmi o addirittura a farmi tacere … non a caso nel 1995 sono stato costretto, per calmare gli animi, a scrivere e pubblicare il libro “Prima del Silenzio” proprio per dire che mi sarei messo da parte da solo … se nonché sono stato altresì costretto a ritornare sui miei passi su pressanti richieste dei tanti che, attraverso me, avrebbero voluto significare ed avere voce.

Così, non me la sono sentita di abbandonare la mia “Kardàra altomolisana” (che pur mi reclamava) e quindi ho continuato ad impegnarmi per il territorio e per la gente più umile e periferica fino a quando, pure qui, tra queste montagne, hanno trionfato le denigrazioni, l’irriconoscenza, persino i tradimenti personali e sociali e, in conclusione, la malvagità umana  (come a Badolato, poiché i risultati, purtroppo, sono stati i medesimi, indegni e devastanti, segno che le comunità che si fondano su orgoglio e denaro sono le stesse ovunque). Ma questa è un’altra storia che spero  poter raccontare a te o lasciare scritta a futura memoria.

In pratica, in quel gennaio 1990 il senatore Sammartino (che osservava molto bene tutte queste cose del proprio paese) mi raccomandò di stare attento poiché Agnone era un ambiente particolare, non ama molto i forestieri e, come ogni paese di montagna, era alquanto chiuso (quantunque avesse avuto un passato artigianale e culturale glorioso e importante a livelli interregionali, ma evidentemente lo zoccolo duro era rimasto inalterato). Inoltre, vuoi per invidia vuoi per altri motivi, non sempre sa apprezzare chi, come me, s’impegna mettendo energie e soldi propri (e mi fece l’esempio di una iniziativa sportiva a livello nazionale per cui lui stesso ci aveva rimesso addirittura dieci milioni di lire, ricevendo dalla popolazione dieci milioni di critiche malevoli). Mi salutò ripetendomi ancora una volta: “Professore, La prego,, stia ben’accorto!”.

Aveva ragione il senatore-sindaco! Agnone non gradiva e non gradisce ancora oggi i forestieri (se non in determinate occasioni e con precise caratteristiche). Ne ho avuto ampiamente prova in questi 36 anni di frequentazione e residenza agnonese e, in particolare, nel 1995. Devi sapere, caro Tito, che nel 1983 ho fatto domanda per il concorso pubblico (titoli ed esami) per un posto di “Addetto alla Cultura, al Turismo e al Tempo Libero” bandito proprio dal Comune di Agnone. Ma tale concorso non veniva mai espletato. Così, nella primavera del 1995 (già lavoravo alla ASL) mi sono recato negli Uffici comunali chiedendo di riavere indietro la mia documentazione (presentata in originali unici ed irripetibili e per me assai importanti). La funzionaria mi confidò che quel posto era stato “riservato” (come era uso e consuetudine della “partitocrazia” di allora) per un “pupillo agnonese” e che, chi comandava, vedendo già i miei titoli, riteneva che avrei avuto molte probabilità di vincere il concorso e, quindi, non lo espletavano proprio per questo timore. Intanto il “pupillo” aveva trovato un altro e miglior lavoro. Ma sicuramente avrebbero aggirato l’ostacolo con qualche altro espediente. Comunque, mi convinse a non ritirare la mia domanda con gli allegati … “Non si sa mai!” mi disse “Potrebbero ripensarci ormai che il pericolo per loro è scampato”.

Sta di fatto, caro Tito, che il Comune di Agnone non ha ancora espletato quel concorso, né pare che sia stato annullato ufficialmente e certo noi concorrenti non abbiamo avuto alcun tipo di comunicazione. Così (qualche giorno fa, precisamente venerdì 26 maggio 2017 verso mezzogiorno) sono andato a protocollare la richiesta di avere restituito il mio fascicolo con i preziosi documenti. Che dici, Tito, riuscirò ad avere indietro la mia domanda con tutti i numerosissimi allegati che costituivano un considerevole punteggio di “titoli”?…

Ho voluto inserire questi episodi, come esempio ed essenzialmente perché assai simili agli avvertimenti sociali datimi (nella primavera 1974) dall’ex-sindaco PCI Andrea Talotta, dal senatore PCI in carica Luigi Tropeano e dal giudice Pietro Scuteri. Ciò dimostra che (governato da comunisti o da democristiani o da altri tipi e colori) un paese può nascondere egoismi, trappole e tranelli tali da diventare assai nocivi persino a quel cittadino che, pur spendendo di suo e volendo impegnarsi per la comunità, potrebbe essere malvisto da questa stessa comunità già abbondantemente beneficiata. Ricevere male per bene, insomma. Pure l’avvertimento del sen. Sammartino ha colto pienamente nel segno e lo posso ben dire adesso che si è compiuto (pure per Agnone e Villacanale) il mio grande amore sociale, dopo la mia stessa natìa Badolato.

 Sulla lunga esperienza altomolisana spero di poter scrivere e testimoniare pure questi tristi epiloghi, se avrò vita e salute. Lo devo a me stesso, alla verità sociale e alle future generazioni (pure per comprovare la mia teoria del “Suicidio del Sud” e confermare che in fondo “tutto il mondo è paese”, specialmente in politica amministrativa, in Calabria come in Molise). La malvagità umana purtroppo è universale!…

Voglio, comunque, ringraziare anche qui l’ormai compianto senatore Remo Sammartino, per avermi messo sull’avviso e per essersi come scusato della suddetta sua infelice frase sul topolino, aprendomi gli occhi sulla difficile e irreversibile realtà sociale agnonese  quale ho potuto in seguito sempre più constatare e soffrire. Ma, pure qui per Agnone e Villacanale, quando si è innamorati e si vuol bene fino allo spasimo, è difficile rendersi conto delle ingiustizie e delle malvagità di quei taluni (spesso responsabili del bene comune) che non onorano né il loro ruolo né tanto meno la propria comunità la quale (sempre salvo eccezioni) viene messa in cattiva luce con ricadute immediate e storiche poco piacevoli. Devo dire che il sen. Sammartino era persona privata e pubblica assai gentile, signorile e cordiale. A parte l’episodio del topolino, ha spesso dimostrato almeno lodi e apprezzamenti (non so quanto formali e sinceri) per il mio impegno sociale (fornito a mie spese ad ogni iniziativa) a favore del popolo-territorio agnonese e molisano.

Tornando ai tre amici badolatesi, furono davvero tanto allarmanti gli avvertimenti avuti nei lunghi colloqui da Andrea Talotta e da Luigi Tropeano (che si erano già fortemente scottati nell’esperienza socio-politica di Badolato). In verità (più che avvertimenti, esortazioni e accorate raccomandazioni) i tentativi di mettermi in guardia dai badolatesi da parte di Talotta e Tropeano si rivelarono poi autentiche profezie, fin nei minimi particolari. Perché fin nei minimi particolari?… Perché entrambi (sicuri che andassi incontro ad una troppo cocente delusione, quantunque immeritata) mi spiegarono per filo e per segno il carattere ed i comportamenti di ogni famiglia o gruppo interfamiliare nello scacchiere socio-politico ed economico e persino religioso di Badolato. Mi raccomandavano di stare molto attento … anzi di rinunciare a questa tesi di laurea sul campo (preferendo una tesi più facile e compilativa), poiché questo mio andare indagando storicamente e sociologicamente avrebbe potuto essere percepito come una intrusione nei più nascosti affari delle famiglie che avevano le mani in pasta in quasi tutti gli interessi comunali (e non soltanto nel partito comunista). Praticamente (mi facevano osservare) c’era una segreta spartizione soprattutto tra PCI – DC e Chiesa (e forse altri “innominati”) che si aiutavano vicendevolmente per mantenere il potere. Mi riusciva difficile crederlo, in verità, sia perché tra il 1973 e il 1977 non ero e non potevo essere così disincantato come lo può un adulto, sia perché ero troppo idealista e, ripeto, troppo innamorato del mio paese, del mio popolo, della mia gente, cui volevo fortemente dare un buon mio contributo socio-culturale!

Il giudice Pietro Scuteri fu meno diretto e più raffinato nel raccomandarmi “prudenza”. Pur non avendo avuto una forte e personale esperienza politica ed amministrativa (che caratterizzava invece Talotta e Tropeano), ma avendo una perfetta conoscenza dei badolatesi (e del genere umano in generale, dovuta anche al suo ruolo di navigato magistrato) Scuteri giunse pure lui a sconsigliarmi di continuare in questo mio lavoro sociale a favore di Badolato. Anzi, mi disse di più, parlandomi familiarmente e accoratamente in dialetto (ricordo a memoria): “Conosco molto bene la razza dei Lanciano cui appartieni. Siete tutti grandi lavoratori, onesti e tutti dediti alla famiglia. Ma proprio perché onesti e tutti lavoro e famiglia, siete rimasti un po’ ingenui  (“ngenàla”) e sempre in buona fede. Non avete malizia, soprattutto perché voi Lanciano non frequentate “la piazza” (on siti genti ‘e chjazza) e i suoi intrallazzi. Essendo sempre stati poveri, ma sempre economicamente autonomi, non siete mai stati nel “bisogno” o nella miseria tanto da dover dipendere da altri. Anzi, mi meraviglio come proprio uno dei Lanciani, intelligente come te, si sia imbarcato in una simile impresa che potrebbe andar bene in una città evoluta o in un ambiente progredito ma non in un paese alquanto arretrato, permaloso, pretenzioso e superbo come Badolato. Non ti fidare troppo! Anzi, lascia!”.

Quando ha detto quest’ultima frase, mi sono ricordato che proprio a Badolato si soleva dire “Galantuomini i Badolatesi;  Frangiaredi i Catarisani (cioè traditori perché avevano aiutato i Francesi – Frangiaredi – nelle stragi dei nostri paesi anti-napoleonici agli inizi dell’Ottocento); Ischitani né porci e né cristiani”. Insomma, essendo capoluogo di mandamento, i Badolatesi non si mostravano davvero gentili con i loro “sottoposti” di Isca sullo Jonio e di Santa Caterina dello Jonio!!! E, probabilmente, avevano pure colorite “maldicenze” per altri paesi dei dintorni.

Insomma, sono uscito alquanto triste e sconfortato dalle tre suddette interviste. Pure perché gli avvertimenti e gli inviti a tralasciare questo tipo di tesi di laurea proveniva da personalità autorevoli e ricche di esperienza, mentre io ero appena più che ventenne. E fin troppo innamorato della mia gente! Ad aggravare la mia posizione di ingenuità idealista c’erano pure i primi dodici anni trascorsi (direi quasi isolato per otto mesi l’anno, nonostante la scuola) al casello ferroviario di Kardara, mentre potevo socializzare con i miei coetanei kardaroti soltanto nei quattro mesi estivi e non-scolastici. Avrei dovuto abitare dentro il paese e confrontarmi continuamente con la sua popolazione. Ancora adesso ritengo che il lungo periodo (probabilmente il più prezioso per la formazione di un giovane individuo) trascorso in campagna a Kardàra (i primi 12 anni) non mi abbia affatto giovato per poter stare al mondo senza ricevere troppe batoste!

Se le raccomandazioni dei tre personaggi appena descritti non mi hanno smosso di un millimetro nel mio entusiasmo sociale e nella mia caparbia “missione” di dare a Badolato non soltanto un impegnativo studio fatto a tesi di laurea  ma addirittura buona parte della mia vita (oggi possiamo ben dire almeno 50 anni) …  tuttavia mi sono servite per aprire gli occhi almeno un po’, per cominciare a vedere Badolato sotto la sua vera luce, nuda e cruda. Non a caso, conoscendo via via sempre di più l’ambiente, alla fine della scrittura della tesi di laurea ho concluso davvero amaramente che, essendo un paese prototipo del meridione italiano, Badolato era l’emblema del “Suicidio del Sud” e che, in particolare, quello badolatese poteva essere connotato come un “comunismo tribàle” (definizione che era tanto piaciuta ai sociologi e agli antropologi che presiedevano il mio esame di laurea il 25 luglio 1977 e, in particolare, al relatore Gianni Statera).

Non ti pare, Caro Tito,  che poi, alla fin fine, sia pervenuto a un “giudizio” assai negativo ma in modo del tutto appropriato e pertinente? … quasi a voler dire che tale comunità rischiava di essere “senza speranza” nonostante tutti gli sforzi della “meglio gioventù” che ancora credeva o s’illudeva di poter fare qualcosa di bello, di buono e di utile per il proprio Paese. Non a caso il Comune di Badolato è stato più volte indagato (con impiegati infedeli condannati poi dall’Autorità giudiziaria) e persino il Consiglio Comunale sciolto per mafia!. Ma già, durante le ricerche per la mia tesi di laurea percepivo che qualcosa non andava bene in quel contesto! Era davvero una gestione “tribale” o, addirittura, “familistica” secondo alcuni!

Ancora oggi non mi posso, purtroppo, discostare da una simile deduzione, specialmente dopo talune preziose opportunità che Badolato ha irrimediabilmente perso (per se stesso e per altri borghi simili). Mi riferisco, in particolare, alla vicenda “paese in vendita” (1986-88) che avrebbe potuto essere la classica “gallina dalle uova doro” se “allevata” per bene e una preziosa occasione per inserirsi in un validissimo e vantaggioso circuito internazionale. E persino l’ancora migliore opportunità del “paese solidale” (cioè l’accoglienza dei profughi iniziata con grande successo internazionale molto prima a Badolato che in altre parti d’Italia e d’Europa nel 1997) è stata sprecata in modo indegno ed autolesionista. Né si fa ancora l’inventario delle risorse (come raccomandato da me e da altri fin dal 1975 con il documento della Terza Lista) per poter scegliere quelle più redditizie e prioritarie per tentare una rinascita che purtroppo (oggi ne sono convinto più che mai) Badolato non avrà mai! Gli manca la vera Cultura sociale! Nonostante i suoi pur grandi e riconosciuti pregi (anche solidali), finché non conquisterà tale vera Cultura sociale sarà sempre, paradossalmente (rispetto alle rivolte sociali post-belliche) una comunità sottomessa e senza speranza! Nonostante tutti gli sforzi di molti, i quali però potrebbero essere ingoiati dalle malvagità di pochi!

Caro Tito, ti devo però riferire un’altra interessante curiosità. Prima ancora che (ognuno a loro modo) Talotta, Tropeano e Scuteri mi avessero offerto la loro “esperita preveggenza” in tempo per “salvarmi”, avevo avuto da me stesso alcune premonizioni, già molto tempo prima in piena adolescenza, scrivendo i versi che poi hanno fatto parte della raccolta dell’opuscolo “Gemme di Giovinezza” (1967). Ogni volta che rileggo quelle poesie, ritrovo, passo passo, tutto ciò che inconsciamente avevo previsto e che poi mi è capitato fin nei minimi particolari, quasi alle lettera. Misteri della vita e della società!

Caro Tito, probabilmente percepirai questa lettera come alquanto incredibile, pessimista o addirittura … “lugubre”. Per certi aspetti lo è pure “lugubre” come una qualche indiscutibile realtà che penalizza Badolato così come il resto d’Italia e del mondo. Sì, questa lettera è “lugubre” (nel senso etimologico della parola latina “lùgere” – piangere, essere assai triste, in lutto, funereo, troppo addolorato, tetro … un termine che richiama l’idea del buio, della mancanza di spiragli e di speranza, l’immagine della morte, del terrore, della paura, della bruttezza, del malessere totale). Tuttavia, in questa mia lettera non c’è alcuna rassegnazione ma, anzi, un grido di indignazione e di rivolta poiché davvero finché c’è vita c’è speranza e c’è l’obbligo per tutti (specialmente per noi intellettuali) di alimentare ed indicare la ferma volontà, l’impegno per uscire da qualsivoglia malessere, degrado, precarietà generale e soprattutto culturale, poiché è bene ribadire all’infinito che (volenti o nolenti) alla base di tutto c’è la Cultura, l’atteggiamento mentale e culturale verso noi stessi, la natura, la società, i valori salvifici. Tutto, alla fine, riconduce e si riduce in Cultura. E senza Cultura è quasi tutto inutile, anzi nocivo. Ovviamente Cultura significa Amore vero e solidale! Condivisione!

Da tale convinta motivazione della Cultura-base intesa come “missione”  è nato il mio tenace impegno a beneficio di Badolato e di paesi simili, come ho esplicitato nella “Lettera su Badolato  n. 11” che hai pubblicato il 7 ottobre 2016 con il titolo: “Anno 1973 inizia la mia lunga missione socio-culturale a Badolato”. E, credimi, Tito, dal 1973 al 1986 (quando poi ho lanciato l’SOS “paese in vendita”) il borgo di Badolato (o Badolato Superiore) era in condizioni pietose, pure perché erano anni di forte emigrazione oltre che di caotica e spesso incontrollata espansione edilizia a Badolato Marina e il borgo era stato pressoché dimenticato divenendo davvero squallido ed insignificante, quasi un peso. E il mio cuore piangeva! Il borgo antico riprendeva vita e s’illuminava soltanto per le ormai poche feste religiose! Il resto era silenzio, nonostante gli Uffici Comunali fossero rimasti formalmente (sempre più svuotati di vero potere) a Badolato Superiore, mentre quelli di Badolato Marina si andavano sempre più ingrandendo. Badolato borgo era così diventato più un simbolo che un vero paese dalla storia millenaria … più  pietre che contenuti valoriali!

pasqua-2017-a-badolato-video-di-eliana-lazzareschi-belloniCaro Tito, scusami se alla lettera precedente n. 12 non ho allegato la consueta “Lettura parallela”. Invece, adesso ti unisco un bel “reportage” (leggero e ricco di originali fotografie) realizzato dalla brava giornalista Eliana LAZZARESCHI BELLONI, che ringraziamo per aver illustrato Badolato con ammirazione, effetto ed affetto. Questo è il link dell’interessante articolo datato venerdì 21 aprile 2017, accompagnato da un video:  http://www.gecotravels.com/badolato-un-borgo-per-vacanze-slow/.

Grazie ancora e sempre. Alla prossima lettera n. 14 e tanta cordialità!

Domenico Lanciano – Mare di Vasto, mercoledì 31 maggio 2017 ore 18,55

Leggi o scarica: badolato-interviste-non-registrate-lettura-parallela

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