Badolato borgo -Southern Italy Calabria - panorama da estCaro Tito, nel giugno 1973, all’Università degli Studi di Roma (oggi “La Sapienza”), il grande amore per il mio paese natìo mi ha portato a scegliere per la tesi di laurea un argomento inerente le “Evoluzioni delle caratteristiche socio-economiche di Badolato nel dopoguerra”. Tale titolo è stato dato (su mia proposta) dal prof. Gianni Statera (allora assistente del prof. Franco Ferrarotti nella Cattedra di Sociologia della Facoltà di Filosofia e poi preside della Facoltà di Sociologia), il quale aveva accettato la mia impostazione di voler suddividere la trattazione in tre volumi: la storia del paese, la descrizione delle dinamiche demografiche-socio-economiche e la illustrazione fotografica.

bodolato borgo - particolare viuzza Rione DestroAl momento di tale decisione, ero consapevole che per portare a termine tale troppo impegnativo progetto mi sarebbe servito molto più tempo del necessario per laurearmi e una maggiore considerevole spesa che, però, i miei genitori avevano accettato di affrontare poiché hanno sempre sostenuto le mie scelte a favore del nostro paese. Tra l’altro, una prima ed almeno orientativa “Storia di Badolato” era necessaria poiché, in pratica, non c’era ancora una vera e propria storia del mio paese redatta da qualcuno. C’erano soltanto brevi riassunti nel contesto di memorie collettive, scritte da autori calabresi come per tutti gli altri paesi della regione. Agli inizi degli anni Settanta, pochi erano, infatti, i Comuni non soltanto calabresi che potevano vantare di avere una vera e propria “Storia” data alle stampe per la fruizione dei propri cittadini, di studiosi, storiografi o semplici appassionati e … per fissare bene la memoria e l’identità di un luogo e di un popolo!

Badolato borgo - particolare viuzzaPerciò, non potendo contare su una monografia riguardante il mio paese né altre pubblicazioni che non fossero tipicamente letterarie, mi sono immediatamente messo a cercare notizie storiche da mettere insieme per delineare un racconto che, tenendo presente i periodi precedenti, si soffermasse almeno sull’ultimo secolo, analizzando in particolare gli anni del secondo dopoguerra (cioè dall’08 settembre 1943 in poi). Per capire i contenuti e la struttura delle monografie storiche e sociologiche delle comunità calabresi e meridionali, acquistai parecchi libri che sono stati assai preziosi in questo mio lavoro consistente nel tentare di dare una identità storica da narrare al mio paese. Invece, per focalizzare le vicende sociali, storiche e politiche degli ultimi 60-70 anni potevo avvalermi della testimonianza diretta dei protagonisti e degli anziani (oltre che di utili documentazioni giornalistiche) … motivo per cui acquistai un fonoregistratore a cassette dal mio parente Raffaele Lanciano (che ancora adesso ha un negozio di elettrodomestici in Badolato Marina sulla Via Nazionale al n. 91 con annessa edicola di libri e giornali).

Badolato borgo - Rione MancusoPer il secondo volume sulle dinamiche socio-economiche (il cuore della tesi) avrei potuto basarmi su parecchie fonti (dai dati statistici a quelli anagrafici, dal sistema della proprietà agricola-boschiva alla situazione del commercio, dalla suddivisione delle classi sociali all’emigrazione, ecc.). Le sedi erano molteplici come le fonti ed il punto di partenza non poteva che essere l’Ufficio Anagrafe del Comune di Badolato, il cui responsabile Vincenzo Serrao mi è stato assai utile con gentilezza e professionalità. Non potevo contare sul “Catasto onciario” (indispensabile ed illuminante resoconto socio-economico realizzato da tutti i comuni del Regno di Napoli tra il 1740-1755) poiché pare sia andato distrutto in un incendio che ha reso cenere quasi tutto l’archivio comunale (la scusante dell’incendio, in verità, non mi ha mai convinto). Quasi sicuramente in qualche archivio di Napoli (o altrove) avrei trovato tale “Catasto onciario” o altri documenti simili … ma non volevo gravare i miei genitori di spese non strettamente necessarie … infatti, dovevo concentrarmi nel periodo indicato (cioè dal 1944 ai primi anni settanta). Altri in futuro avrebbero potuto pensarci … così come è avvenuto poi nell’aprile 2016, per iniziativa dell’associazione culturale badolatese “La Radice” e dello storiografo Marziale Mirarchi della confinante Isca Marina, che, insieme, hanno presentato “La Platea dello Stato di Badolato” un documento simile al “Catasto onciario”.

Badolato borgo - rione mancuso con chiesa MatriceTuttavia, mi turbò davvero tanto, anzi troppo, la constatazione che non ci fosse un “Archivio storico” nel Comune di Badolato, l’unico-vero-principale ultrasecolare ente pubblico del paese (assieme alle scuole, quasi sempre però considerate e trattate come “marginali”). Era, questo, un segno che Badolato avesse avuto, nel corso dei secoli, una classe dirigente (di qualsiasi ceto e ispirazione socio-politica) almeno distratta o forse (a pensare male) indirizzata ad avere mani libere negli affari comunitari senza problemi di alcuna memoria e documentazione storica collettiva.

Badolato borgo - particolare sottopassoA confermare quella mia disarmante constatazione del 1973, c’è adesso (addirittura dopo 43 anni) pure una dichiarazione del prof. Vincenzo Squillacioti, riportata dal giornalista Pietro Cossari nel suo articolo pubblicato alle ore 21,31 di martedì 26 aprile 2016 nel sito www.catanzaro.weboggi.it e che qui è illuminante riportare integralmente per rafforzare (proprio a distanza di ben 43 anni) quel mio grande turbamento e sgomento: Vincenzo Squillacioti, cuore e anima de “La Radice”, ha posto l’accento sulla necessità di vigilare sui nostri beni culturali continuamente messi a repentaglio dall’incuria e dalla superficialità delle Istituzioni. Ed ha affermato: “Nel 1991, quando nacque la nostra associazione, ci rendemmo subito conto che a Badolato mancava “la cultura della cultura”. L’archivio comunale era diventato carta igienica (molti documenti erano stati, infatti, caricati su un camion e portati al macero per essere riciclati) e la Pretura non conservava in maniera adeguata i suoi registri, tant’è vero che non riuscimmo mai ad avere i verbali sulle elezioni comunali del 1946, inoltre, in anni più recenti, per recuperare carte importanti, io ed altri soci, dovemmo rovistare in una discarica!”. Agghiacciante, vero Tito?!… proprio da vero … paese civile!!!…

Badolato borgo - particolare Rione MancusoCosì, in quel settembre 1973 restavano, perciò, disponibili alla consultazione soltanto i registri anagrafici dello Stato Civile dal 1808-9 in poi e i registri delle deliberazioni municipali di Consiglio e Giunta. Ma soltanto perché questi erano Archivi imposti dallo Stato e, comunque, insostituibili a far funzionare al minimo indispensabile un qualsivoglia paese anche a favore del governo centrale (si pensi, ad esempio, alla “leva militare”). Ben poca cosa per poter ricostruire veramente la storia sociale, civile, politica ed economica di una comunità come quella badolatese.

Poi, per poter documentare fotograficamente Badolato il più possibile, nel luglio 1973 mi sono recato da Giocondo Rudi, il tanto dinamico fotografo badolatese il quale (dopo un periodo di emigrazione in Svizzera) si era sistemato con grande successo sul corso principale della vicina cittadina turistica di Soverato (ritenuta “la perla dello Jonio”). Da lui ho acquistato una discreta macchina fotografica (una Yashica, di fabbricazione giapponese) per imprimere nelle pellicole le immagini che avrebbero potuto e dovuto raccontare (al di là delle pur indispensabili parole e dei numeri) la realtà visibile (e invisibile) del mio paese. Sapendo, poi, che egli aveva fotografato la vita badolatese del dopoguerra (proprio del periodo per me più interessante), gli ho chiesto di poter avere dal suo archivio alcune foto emblematiche della storia e della società del nostro paese.

Gentile, cordiale e disponibile come è sempre stato con tutti, mi aprì una stanza (posta sul retro del suo studio fotografico) dove teneva (purtroppo in modo disordinato e non catalogati, dentro e fuori tante scatole di cartone) molte centinaia di rullini delle foto scattate nei suoi anni badolatesi. Ero sicuramente il primo in assoluto ad entrare in quella specie di “santuario”. Piano piano, con tanta pazienza, rispetto e molto tempo, ho visionato tutti quei rullini, mettendo da parte quelli che avevano attinenza con il mio racconto storico-sociologico. Lo stesso maestro Rudi mi stampava in 4 copie ogni fotogramma scelto per la mia tesi (infatti 4 erano le copie della tesi che avrei dovuto confezionare, una per la segreteria dell’Università, una per il professore-relatore, una per la commissione dell’esame di laurea e una per me).

Badolato borgo - particolare ingresso casa

Nei primi mesi di frequenza dello studio fotografico del maestro Giocondo Rudi, ho pure cercato di inserire le pellicole in appositi classificatori descrivendone il contenuto (un primo tentativo di archiviazione sistematica, regolare e necessaria, pure per difendere i fotogrammi da polvere, umidità e altri agenti nocivi). E, in verità, avrei voluto completare l’ordine di quel preziosissimo archivio … se non fosse che tale lavoro risultava immane proprio per la mole dei rullini messi alla rinfusa in quella stanza nel retrobottega. Non avevo proprio tempo disponibile da dedicare alla messa in sicurezza e in ordine di tutto quell’inestimabile materiale, né tempo aveva il maestro Rudi, cui auguravo che almeno i suoi due figli (Rosarita, nata il 13 luglio 1965, e Massimo, nato il 21 settembre 1972), allora infanti, avessero potuto dedicarvisi, una volta cresciuti, pure nella convinzione della preziosità, della continuità e della valorizzazione di quel grande e immenso patrimonio socio-culturale (importante non soltanto per Badolato, ma per l’Italia intera).

L’uso intensivo della fotografia a corredo della narrazione storica e sociologica non era ancora (nei primi anni Settanta) ben accettata nemmeno nella prevalenza degli ambienti universitari italiani, per cui per me era un azzardo dedicare alla mia tesi di laurea addirittura un intero volume che sintetizzasse (in alcune centinaia) le migliaia di foto che intendevo realizzare per documentare il mio paese (società e territorio, eventi e personaggi). Da parte sua il mio relatore Gianni Statera mi incoraggiava a presentare alla commissione il volume fotografico, pur correndo il rischio di non essere bene accetto. Il prof. Statera credeva molto, come me, nel valore documentario delle immagini (non a caso era un importante dirigente della Rai-Radiotelevisione Italiana, pure a ragione della sua attiva militanza socialista). Personalmente ero fiducioso e, comunque, mi andava proprio di documentare, quasi a 360 gradi visuali, la vita del mio paese di quegli anni Settanta. Inoltre, speravo che la Commissione della mia seduta di laurea fosse composta da docenti propensi alla documentazione fotografica. Per fortuna, poi andò tutto bene e fu anche a motivo del mio grande lavoro fotografico che la Commissione mi diede il più alto punteggio per una tesi di laurea (che presentava comunque ben due volumi di narrazione storica, di descrizione sociologica e di analisi-dati).

Badolato borgo - panorama da nord

In seguito, nel 1984, la rivista nazionale “Fotografare” mi ha scritto una lettera in cui affermava che costituiva un lodevole precedente il documentare con la fotografia in modo così tanto dettagliato una comunità come il mio paese. Tale “precedente” era dovuto pure al fatto che avevo provveduto (il 22 novembre 1975) a far certificare (autenticare ed enumerare) tutte le 3.481 fotografie dal Sindaco di Badolato, Antonio Larocca (con l’insostituibile collaborazione di Vincenzo Serrao, validissimo e gentilissimo funzionario comunale, che ringrazio ancora adesso e anche qui). Ovviamente da quel 22 novembre 1975 ho realizzato molte altre foto su Badolato. In particolare, per dimostrare l’evoluzione di alcuni siti territoriali, ho rifatto nella medesima angolatura le stesse foto del maestro Giocondo Rudi e anche di Antonio Loprete (capo-stazione di Badolato delle Ferrovie dello Stato), così da rendere assai efficace e visibile la trasformazione fisica dei luoghi.

Oltre al maestro Giocondo Rudi, assai prezioso è stato l’aiuto di un altro validissimo maestro fotografo, Vittorio Conidi, divenuto poi mio grande amico. Questi (pur essendo nato a Tiriolo, nella medesima provincia di Catanzaro) era figlio d’arte ed originario del confinante paese di Santa Caterina dello Jonio. Dal momento che a Badolato borgo e a Badolato Marina non c’era alcun fotografo, il maestro Conidi decise di aprire uno studio fotografico a Badolato Marina, sulla Via Nazionale (mi sembra al numero civico 105 se ricordo bene), a poco più di cento metri da casa mia. Ci rimase dal 1973 al 1979 quando trasferì l’attività a Santa Caterina Marina. A lui mi rivolgo ancora adesso per usufruire della sua sempre gentile e signorile collaborazione, pure a fini giornalistici ed editoriali.

Badolato borgo - particolare ingresso casa con scalinata

Dunque, nel 1973 partivo quasi da zero per il mio lavoro storico-sociologico di Badolato come comunità da studiare. Come dicevo prima, il Comune non aveva né archivio né biblioteca (intesa pure come emeroteca, ossia giornali, memorie, scritti e pubblicazioni sul paese), né qualsivoglia altra raccolta documentaria (passata o recente) sulla vita della comunità. Nulla, non aveva proprio nulla al di là della documentazione istituzionale (Registri dell’Anagrafe e delle Deliberazioni di Giunta e di Consiglio). Con mia grande meraviglia e sofferenza, ho dovuto constatare che nemmeno il locale potente Partito Comunista aveva provveduto (dentro o fuori le proprie due sezioni) a fare la “Storia” o almeno a documentare le proprie imprese epiche delle lotte contadine e popolari (1944-1960) che lo avevano reso celebre persino a livello nazionale, diventando un autentico mito a livello regionale (Badolato era per tutti “la Roccaforte Rossa della Calabria”). Ed è stato il mio accesso all’archivio del maestro Giocondi Rudi se poi sono diventate patrimonio di tutti le foto dello “Sciopero a rovescio” del 1950-51 e di altri piccoli e grandi eventi sociali di Badolato, come le alluvioni del 1951, del 1953 e del 1959. Cominciavo così a fare diffusione storico-culturale nella mia comunità di appartenenza già ai primissimi inizi delle mia ricerche per la tesi di laurea. La mia azione sociale cominciava, così fin da sùbito, a dare i propri utili frutti in effetti ed in affetti.

Badolato borgo - facciata chiesa di San Domenico

Per quanto riguarda gli altri archivi privati (parrocchie, famiglie, intellettuali, ecc.) ho avuto un accesso troppo limitato e non incoraggiante, per cui ho dovuto desistere. La Democrazia Cristiana, l’altro partito politico organizzato ed operante in Badolato (sempre in minoranza nel Consiglio Comunale) aveva una sezione troppo spoglia e desolante, però mi è stata utile ad indirizzarmi ad un archivio di Catanzaro, dove ho potuto consultare alcuni giornali calabresi riportanti notizie su Badolato nel dopoguerra. Gli unici privati badolatesi a rendersi veramente disponibili pure con il proprio archivio (oltre ad essere prodighi di racconti e testimonianze dirette) sono stati lo scrittore prof. Nicola Caporale (1906-1994) e l’insegnante elementare dr. Antonio Gesualdo (1936).

Riguardo Antonio Gesualdo (che ha dedicato totalmente la propria intera vita alla Cultura) ho ancora oggi un cruccio, al limite del rimorso. Egli è sempre stato assai attratto dagli studi medievali e anche per questa sua incontenibile passione ha viaggiato in lungo e in largo per l’Europa, in modo davvero molto capillare. Penso di averlo “contaminato” con il mio immenso entusiasmo per Badolato, così tanto che poi si è dedicato, in maggior parte, agli studi locali, pubblicando quasi esclusivamente libri sul nostro paese, mentre prima aveva cominciato a pubblicare alcuni studi sull’arte medievale europea e, continuando sistematicamente in tale settore, avrebbe potuto avere una fama ancora più prestigiosa ed internazionale di quella che non abbia adesso. L’averlo, indirettamente, distolto dall’Europa per Badolato mi provoca ancora un qualche scrupolo … però sono lieto del fatto che finalmente Badolato abbia trovato il suo studioso, meticoloso e severo.

Badolato borgo - Chiesa della Immacolata

Inoltre, poiché non sono tipo che tengo tutto per me, ma anzi da sempre non vedo l’ora di partecipare a tutti le mie scoperte culturali e i miei lavori sociali, negli anni delle mie ricerche per la tesi universitaria (dal settembre 1973 al maggio 1977) ho immesso grande fervore per la storia locale in buona parte della popolazione, specialmente nei giovani ai quali nessuno aveva voluto o potuto trasmettere l’amore culturale per il proprio paese, mentre l’amore naturale esiste ed è sempre tanto grande quanto spontaneo e, appunto, connaturato in tutti. La gente (già vedendomi girare per tutte le vie del paese e per le campagne con macchina fotografica, fonoregistratore e taccuino per gli appunti) era assai disponibile a fornirmi tutto ciò che sapeva sul nostro paese tanto che, alla fine, nella mia tesi di laurea ha potuto inserire soltanto il 5% di quanto avevo raccolto in tre intensissimi anni di ricerche. Ovviamente, c’era tra me e i miei concittadini un travaso reciproco, per cui avevo grande soddisfazione quando esaltavo il loro orgoglio di badolatesi, a motivo di un paese che è sempre stato capoluogo di una interzona, seppure piccola, e con una ricca e gloriosa Storia.

Piano piano, giorno dopo giorno, ricerca dopo ricerca, già nell’autunno 1973, ho capito che il mio sempre più grande amore per il mio paese natìo trovava la sua prima missione proprio nel ricostruire ed organizzare socialmente, quasi da zero, la memoria e, quindi, la Cultura di Badolato. Così, da quell’autunno 1973, non mi sono limitato ad effettuare soltanto le ricerche per la mia tesi di laurea ma ho spaziato (veramente a 360 gradi) nella conoscenza e nella raccolta di tutto ciò che riguardava la società badolatese, con la speranza che, in un futuro più o meno prossimo, tutti questi dati avessero potuto trovare casa (ad esempio in un Archivio e in una Biblioteca) nel contesto del Comune, unica struttura pubblica che ritenevo fosse capace in Badolato di socializzare la Cultura collettiva. E’ stata una pia illusione, poiché ancora adesso (nonostante vari tentativi miei e di altri) la Cultura non è entrata né come mentalità né come concreto servizio sociale nella Casa Comunale. E meno male che ci sono alcune associazioni (prima di tutte “La Radice”) che suppliscono all’assenza pubblico-istituzionale e coltivano nel migliore dei modi possibili i valori socio-culturali.

Infatti, parecchie famiglie, sapendo di questo mio grande amore socio-culturale, avrebbero voluto affidarmi non soltanto le molteplici informazioni orali ma anche giornali, libri, quadri e oggetti tali che non potevo accettare materialmente ma con i quali si sarebbe potuto formare almeno un primo nucleo di Archivio, di Biblioteca, di Emeroteca, di Pinacoteca, di Museo archeologico, di Museo della civiltà contadina ed artigianale badolatese! Tanto è che (a parte altre precedenti iniziative socio-culturali) nel settembre 1976 (mentre ero ancora impegnato nel servizio militare) ho scritto ai responsabili della vita pubblica badolatese una lettera per esortarli ad addivenire alla realizzazione di una Biblioteca Comunale come convergenza e coordinamento di tutta la Cultura di Badolato pure a favore della sua interzona, i cui paesi erano egualmente sprovvisti di strutture socio-culturali di memoria storica.

Badolato - santuario basiliano Madonna della Salute

Purtroppo, ti anticipo, nulla o quasi è stato fatto a proposito dal 1973 ad oggi (nonostante tre vani tentativi di realizzare la Biblioteca Comunale nel 1982, nel 1986 e nel 1999 e, nel privato, ad eccezione – ripeto – dell’Associazione Culturale “La Radice” fondata nel 1991 e di qualche altra lodevole realtà associativa), cosicché, dopo tanto lavoro e tanta passione nella Cultura, oggi mi trovo esule e tutto ciò che le famiglie mi hanno dato per una Biblioteca o una Casa Comunale della Cultura ha subìto un destino diverso … i materiali culturali donati ho restituito, in gran parte, ai donatori e alcuni materiali (come quadri, libri, ecc.) sono rimasti nella sede comunale (alcuni a corredo degli uffici, altri confluiti nella sempre improbabile Biblioteca Comunale e altri dispersi o spariti). Ma, lettera dopo lettera, ti racconterò minuziosamente, anno per anno, episodio per episodio. Il prof. Vincenzo Squillacioti, principale fondatore e dirigente della suddetta associazione “La Radice” mi ha spesso ripetuto che, in pratica, tale associazione era sorta pure come conseguenza di tutta la mia (grande) attività socio-culturale (da questa tesi di laurea fino alla vicenda di “Badolato paese in vendita”, ecc.) durata dalla mia adolescenza fino ed oltre lo stesso primo novembre 1988, quando sono stato costretto al definitivo esilio.

In particolare, pare che il periodico trimestrale “La Radice” (attivo in modo continuo dall’aprile 1994) sia una derivazione del mio progetto di periodico cartaceo “Chi resta” che, originato nel 1975 (proprio nel pieno delle mie ricerche su Badolato), ho presentato (come numero unico nel marzo 1986, quando ero bibliotecario comunale ancora senza contratto) al Sindaco Ernesto Menniti, alla Giunta Comunale (in particolare all’assessore Franco Laganà, giornalista) e ad altri personaggi interessati, come lo stesso Vincenzo Squillacioti. Che ringrazio perché è stato l’unico che mi ha dato la soddisfazione nel dire che il mio forte attivismo socio-culturale ha prodotto qualcosa di utile e, una volta negli anni novanta, è andato per le scuole a dire agli alunni che allora due erano i principali esponenti culturali di Badolato, il prof. Antonio Gesualdo ed io. Ovviamente, per onestà intellettuale, ho aggiunto lui ad una effettiva “triade” badolatese di promotori socio-culturali, instancabili e generosi (elargizione gratuita di cultura). Squillacioti resta il più attivo e carismatico.

Qui, in questa sede, comunque (senza divagare o anticipare troppo) è almeno importante accennarti che la mancanza assoluta di una Cultura organizzata e fruibile (anche di origini popolare) sulla Storia e sulla Vita di una Comunità come Badolato (amaramente constatata già nel settembre 1973) mi ha indotto a prendermi l’impegno (necessario anche se completamente vocazionale e molto amoroso) di iniziare (già nell’autunno 1973) la convinta e ferrea missione socio-culturale per il mio paese natìo, dirottando la mia esistenza da tutto il resto del Mondo. Tuttavia, non tutto questo alacre ed appassionato impegno è stato vano. Qualcuno ha seguito alcune mie indicazioni e qualche mio buon esempio (di cui ti dirò a momento opportuno, quando si tratterà di tirare il bilancio della mia presenza a Badolato).

E, adesso, un dovuto ringraziamento per i tantissimi “autostop”.

Badolato - Convento francescano 1605

Un grazie speciale mi sento in dovere di rinnovare pure qui, dopo averlo scritto alle pagine 178-180 del sesto Volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2007), ai numerosissimi automobilisti che negli anni della mia adolescenza e giovinezza mi hanno dato passaggi per spostarmi da un paese all’altro, per occasioni di crescita umana e sociale. In particolare, avrei incontrato certamente maggiori difficoltà per effettuare le ricerche sul campo e negli archivi per la mia tesi di laurea, se non avessi assai frequentemente usufruito della gentilezza di “passaggi” da parte di parecchi automobilisti, specialmente negli spostamenti Badolato Marina – Badolato (km 6), Badolato – Soverato (km 13) e Badolato Marina – Catanzaro (km 50).

Tuttavia, il più delle volte, mi sono fatto a piedi il tratto Badolato – Badolato Marina, poiché spesso concludevo le mie interviste fonografiche con la gente a tarda sera, quando non c’erano più né corse di autobus di linea né automobilisti in transito. Avevo sempre con me la pesante borsa di pelle nera ripiena di fonoregistratore, appunti, libri e altro. Ma l’entusiasmo per questo mio lavoro di ricerca e l’amore per il mio paese mi davano la forza per affrontare, con gioia, qualsiasi sacrificio trovassi in questo mio lavoro che so non essere stato più affrontato da alcuno finora, a tali livelli di impegno e di spesa, per Badolato.

Nei miei anni sessanta-settenta (e anche ottanta) era più facile (per gran parte di noi ragazzi e giovanotti … “appiedati”) ottenere “passaggi” dagli automobilisti. Oggi come oggi, c’è molta più diffidenza, ma allora era assai normale chiedere ed avere l’autostop. In quei decenni, intere generazioni di giovani hanno girato l’Italia o l’Europa o mezzo mondo con il metodo dell’autostop.

chi resta 1986 testataCuriosità. Molto spesso, uscivo dallo studio fotografico del maestro Giocondo Rudi a Soverato in orari serali in cui non c’era per Badolato Marina alcun mezzo pubblico di collegamento. Così facevo l’autostop e chiedevo passaggi ai pochi automobilisti in transito per la strada nazionale jonica 106. Trovavo quasi sempre una macchina (di solito diretta verso la provincia di Reggio Calabria) che mi faceva giungere a casa in un orario notturno ma decente. Più di una volta, il passaggio per Badolato Marina mi è stato dato dagli amici del complesso musicale folk “I Figli di Calabria” … Era più di un passaggio … dal momento che mi accompagnavano appositamente a Badolato Marina. Era pure un’occasione per farmi conoscere le loro ultime canzoni, appena composte ed inedite, ma destinate ad essere incise su disco. Mi sentivo un privilegiato. Non soltanto avevano la gentilezza e la generosità di accompagnarmi a casa, ma in quei 13 km di strada cantavano per me le loro più recenti canzoni. Erano ancora tempi di grandi idealità ed entusiasmi per un mondo migliore, quelli! Non ringrazierò mai abbastanza Vito Maida (1946-2004), i fratelli Pietro – Giacomo e Giovanni Matacera, nonché Pietro Cilurzo. E non soltanto per il passaggio automobilistico, ma anche per la loro ormai storica ed antica amicizia, cui si è unita anche quella di un altro “figlio di Calabria” … quell’Angelo Laganà, divenuto poi vero re musicale di Cuba e di … del mio “Capo Sud” (Mèlito Porto Salvo, la terza punta continentale più estrema d’Europa).

Nel 1969, quasi quotidianamente, nei mesi di aprile e di maggio, con più autostop, facevo la strada Locri-Catanzaro città (nel cui ospedale era ricoverato un carissimo amico). Mi occorrevano davvero più autostop per i cento kilometri circa di tale percorso, nel pomeriggio, dopo l’uscita dal Liceo classico “Ivo Oliveti”. Ricordo che allora era nel pieno la costruzione del tratto della nuova strada statale 106 che evitava le troppe curve da Pietragrande-Caminia fino a Copanello-Squillace (tra Soverato e Catanzaro Lido). Su uno di quei viadotti altissimi sul mare ho scritto i seguenti versi, a bordo di un lentissimo e stracarico camion di quel cantiere che mi aveva dato un passaggio breve:

Ho sui miei vestiti

la polvere di tutte le strade …

ma nel mio cuore

tutti i palpiti

da offrire a Te!

Erano versi scritti per la mia amata di quell’epoca. Ma poi il mio gruppo musicale degli “Euro Universal” li ha musicati per inserirli nella canzone natalizia “Caro Bambino” la cui prima parte, assai suggestiva e struggente, era stata composta da padre Silvano Lanaro, il parroco francescano del mio paese, Badolato Marina.

Per il momento è tutto. Ti do appuntamento alla prossima lettera n. 12 su Badolato!

Domenico Lanciano

Agnone del Molise (terra di esilio), martedì 04 ottobre 2016 ore 09,06

LETTURA PARALLELA

Caro Tito,

come “lettura parallela” propongo questa volta il testo e le foto tratte dal sito http://www.madeinsouthitalytoday.com/badolato.php:

Love at first sight – Amore a prima vista

(Badolato, amore a prima vista)

by Domenico Russumanno

http://www.madeinsouthitalytoday.com/badolato.php

The town is situated approximately 30 km from Catanzaro on the Ionian coast and 2.5 hours (140km + / -) from Reggio di Calabria, on a spur between two valleys which opens out to the coastal plain below. It can be reached following the SS 106, approximately 6 km from Badolato Marina a fast developing tourist resort thanks to the increasing number of tourists, due to its beach and the clear sea.

The birth of Badolato dates back to the first half of the tenth century, at the behest of Robert Guiscard, Duke of Calabria, who in 1080 decided to build a “peaceful village” where already lived a few huts of poor shepherds.

The mountain town like many others in Calabria, was heavily damaged by the earthquake of 1783 and the flood of 1951.

Positioned a few hundred meters above sea level (240) Badolato stands on a hill overlooking the wide valley of the river Gallipari, whose rugged features and beauty can be admired in all their glory from the many viewpoints that dot the road leading to the ‘plateau’ of the Serre and Brognaturo.

The village from the beginning had defensive purposes as confirmed by the walls and the stately castle dating from about the twelfth century, the latter, in particular with tower served as a lookout against the invasions of the Saracens or the Turks, who plagued Calabria throughout the Middle Ages.

Unfortunately, little or nothing remains of the fort today, if not the very structure of the town, with its countless streets wind in concentric circles, converging towards the top of the hill. From here the small old village unfolded with peasant homes and shops that made up life itself. The village reached its peak production in the first half of 900, reaching an almost complete self-sufficiency both in terms of agricultural and livestock… Below : Approaching the town from Badolato Marina

Few bed & breakfast services are operating in Badolato Superiore while in Badolato Marina a new development of second homes for the Danish market has joined the existing hotels and facilities.

Rumors have that a few years back, Silvio Berlusconi offered to buy the whole town to convert it to an exclusive resort for the rich and famous…and well endowed ‘signorine’ to practice the ‘bunga bunga’ away from indiscreet eyes.

Once reached the town you can wander around the many small alleyways characteristic of medieval towns with its impressive remains of the castle and other fortifications along with a marvelous artistic and architectural heritage.

The economy was largely based on craft, leather work, wood, silk, flax and wool, and also on the rearing of pigs, used both for domestic consumption and for income support.

The decline, however, began as early as the immediate postwar period following a strong earthquake, but was accentuated after the flood of 1951 which destroyed much of the town.

Medieval remains include the remnants of the old city wall .

Worth visiting are the several Byzantine churches arranged in the shape of a Latin cross.Three kilometers from the town is the Church of Santa Maria della Sanità, which was a Basilian Medieval center of the tenth century, characterized by an arched portico covered with wooden beams.

The Franciscan monastery of Santa Maria degli Angeli from 1603 set on a hill opposite the village, (on your right as you approach the town from below-at the end of an extremely long set of stairs).

Below : The Church of the Immaculate Conception dating back to 1686, famous for the interesting structure…

..also for the strategic enviable location overlooking the valley, from where you can admire the entire coast from the Gulf of Squillace all the way to Punta Stilo.

Below is the Church of San Domenico, once attached to a Dominican convent. It was built In 1607 and is located in the highest part of the town. It is one of the greatest testimonies of religious architecture in existence today in Calabria, with a single rectangular nave and with a gorgeous front facade of granite.

Today, buying the old homes and bringing them to life with all the possibly available amenities and comforts are well-to-do-tourists from northern Italy, northern Europe, north America and Australia.

Below : Opening the video is an American citizen telling us how she fell in love with the town and the locals and the magnificent view of the sun rising on the horizon over the sea, “We even bought a small olive grove, making some exceptional olive oil” she says.

The Latin name was Vadum latum, or (roughly) wide vista. Perched high on the mountain to better defend itself from pirates incursions.

Today, after years in decline, the village is once again on the grow, thanks to the ambition and hard work of people who love it for the beauty, and of course, tranquility. In the silent of the Christmas night of 1997, a big ship, called Ararat, as the biblical Mount of Noah, arrives, in the small costal village of Badolato Marina. The ship was loaded with hundreds and hundreds of Kurdish refugees who fled the bloody riots taking place in their land. The not so ordinary event, sparked among the villagers an extraordinary sense of solidarity toward the newly arrived that touched the whole Europe. In those houses emptied coincidentally by

emigration were welcomed the new immigrants who had no other choice but to flee for their lives. Their voices and stories, places, friendships and affections still remain after many years, witness to Calabria historical past as land of hospitality.

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With blistered hands and a sunburned face, Nihat Aydin jumped off a battered freighter and swam to the Italian shore… When hundreds of Kurdish boat people landed in Italy the day after Christmas, Mayor Gerardo Manello opened this medieval town to them with a mixture of civic self-interest and humanitarian concern- “We want to be a model for the world,” he said. “We want to send out a message that all people who are persecuted, who are in need, should be welcomed in a dignified way.” …Perilous Path Ends In An Italian Town. “Why should I go someplace where they don’t want me?” said the 32-year-old engineer from Baghdad. “I was forced to leave my country. I need protection from Saddam. I don’t need Germans or French to arrest me and send me back to Saddam.” On Jan. 21, Marof’s wife gave birth to a daughter–the first child born in Badolato in several years, according to Mannello. She was given a suitably Italian name, Angela. Angela bears the name of the police officer who saw to it that her parents, who had been separated upon their arrival in Italy, were reunited…>>>

Domenico Russomanno