Caro Tito, nelle precedenti sette lettere, ti ho sintetizzato la storia dei primi tredici anni (1999-2012) di “Capo Sud Italia” (ovvero ciò che è stato fatto per tentare di valorizzare e qualificare ancora meglio e ancora di più l’Area dello Stretto e, in particolare, la costa calabrese tra Brancaleone e Scilla, inserendole in un più attivo contesto euro-mediterraneo e globale di originalità e di eccellenza). Adesso, ti racconto come è andata un’altra mia proposta socio-turistica, datata primavera 1971 (quasi 42 anni fa): la “Riviera degli Angeli” riguardante il tratto di costa compresa tra Punta Stilo e Copanello con il retroterra collinare e montano di questa parte meridionale del Golfo di Squillace.

 I nostri lettori, specialmente quelli più giovani (cui va sempre e comunque la nostra maggiore attenzione e migliore considerazione, specialmente nel “travasare” il nostro più diretto e significativo“vissuto” sociale), devono sapere che il cosiddetto “turismo di massa” è iniziato, timidamente (in seguito al “boom” economico), sulle coste calabre (e probabilmente altrove nel sud italiano), sul finire degli anni sessanta del secolo ventesimo salutato appena da poco tempo, incrementandosi poi negli anni settanta, ottanta e novanta prima che la crisi d’inizio ventunesimo secolo si abbattesse pure su questo settore vitale per l’economia e l’elevazione socioculturale delle nostre zone.

Fin dall’infanzia e specialmente nell’adolescenza ho viaggiato molto, in Italia e poi all’estero, e man mano notavo come e quanto altre aree geografiche omogenee si fossero evolute soprattutto attraverso una assai disciplinata, solidale e puntuale organizzazione sociale, ottimizzando le diverse sinergie in efficienti “consorzi” adatti al miglioramento dell’offerta di servizi per il territorio e per una qualità della vita per se stessi e per quelli che, ospiti graditi (come turisti o viaggiatori), avessero deciso di visitare le loro zone, spesso soggiornandovi per brevi o lunghi periodi. Ho notato altresì che le tendenza di simili consorzi mirava, con tanta lungimiranza e notevole senso degli affari, a formare uno zoccolo duro di turisti e villeggianti affezionati, eliminando nel modo più assoluto il concetto del turista “pollo da spennare” (deleterio fenomeno che, purtroppo, si è avuto in forma massiccia in alcune delle nostre parti e, purtroppo, si ha ancora, posso testimoniarlo io stesso).

Anzi, i villeggianti venivano agevolati per costruirsi o acquistare case nei luoghi più ameni. Insomma, viaggiando, mi formavo ad una ben precisa “Letteratura socio-turistica” che poi ho cercato di applicare (con le dovute proporzioni sociologiche e rispettabilità ambientali ed antropologiche) nel mio paese natìo, Badolato, nel suo strabiliante comprensorio marino-montano e, anche, come ti ho già raccontato, a Capo Sud e, da 3 decenni, anche qui in Alto Molise.

 Il segreto di un turismo affidabile, lungimirante e di successo (avevo constatato) era, prima di tutto, quello dei costi (con un consorzio, infatti, si acquistava a più bassi prezzi e, quindi, si potevano praticare tariffe concorrenziali e conseguentemente più basse rispetto a chi consorziato non era). E’ verissimo: l’unione fa la forza! Ma il prezzo di per se stesso non basta, bisogna essere cordiali, gentili ed accoglienti (ecco perché si creano gli affezionati, che non solo ritornano a soggiornare negli stessi posti, ma effettuano quel “passa parola” che è la migliore e più efficace pubblicità). Prezzi bassi e cordialità non bastano ancora, bisogna aggiungere attrazioni serie, vero divertimento (ludico e culturale) e tutto ciò significa non soltanto attrezzarsi bene ma valorizzare le peculiarità del proprio territorio e della propria storia, ovvero mostrare l’originalità della propria comunità!

 Con tali conoscenze e motivazioni, nella primavera del 1971 (ero al primo anno di università a Roma, oggi “La Sapienza”) ho visitato (assieme a tre amici d’infanzia, Giuseppe Cundò, Pietro Criniti e Raffaele Ermocida) tutti i sindaci dei Comuni della costa tra Stilo e Squillace e tutti i sindaci dell’entroterra tra Squillace e Serra San Bruno invitandoli ad aderire al consorzio socio-turistico “Riviera degli Angeli” che avevo ideato per affrontare nel migliore dei modi (a beneficio degli nostri stessi territori, dei villeggianti e dei visitatori) quel “turismo di massa” che stava sempre più caratterizzando quella che consideravo la nostra “zona omogenea” ovvero la parte meridionale del Golfo di Squillace e le Serre Joniche dove (come poi nel 1982 diffonderò con altra iniziativa socio-turistica) esistono in modo direi esclusivo nel Mediterraneo (tutte insieme e in pochissimi chilometri) le stupende “4 dimensioni” di mare, collina, montagna e lago (quello allora in fase di realizzazione della Lacina), con al centro Soverato, considerata una delle perle dello Jonio.

 Nelle prossime lettere di dirò del perché di tale nome (Riviera degli Angeli) e di come è andata a finire (malamente, è ovvio, come nelle migliori tradizioni autolesioniste meridionali). Cordialità,

 

Domenico Lanciano