Caro Tito, tutti ci siamo trovati, chi più ci meno, a dover ricorrere in famiglia a prestazioni o interventi sanitari lontano dalla nostra regione, dove continuano ad essere carenti strutture sanitarie, specialmente quelle specialistiche o dotate di mezzi di ultima generazione. In parte tale carenza è conseguenza diretta della spoliazione quasi completa del nostro meridione da parte del nord, avvenuta con la mala-unità italiana del 1860 (peccato originale nazionale) e che, sotto altre forme, continua ancora adesso; in parte dovuta all’autolesionismo del Sud. Fatto sta che esiste e persiste fortemente pure l’emigrazione sanitaria, oltre alle troppo sofferte forme di emigrazione per lavoro, studio, ecc. ecc. tipico tutto ciò di una “colonia” sottomessa e con poca capacità di reagire agli avversi destini.

A parte l’emigrazione sanitaria, così come oggi è strutturata la Sanità, incontrano enormi difficoltà di ogni genere pure i cittadini delle periferie del nord Italia nell’orientarsi in intricate situazioni, anche medico-burocratiche, specialmente nel caso di prestazioni piuttosto impegnative che richiedono una particolare assistenza nel guidare l’utente, soprattutto se questi è anziano e solo oppure totalmente inesperto.

1 – URGE UN PATRONATO SOCIO-SANITARIO

Come per altre esigenze esistono i patronati sindacali nel guidare il cittadino a destreggiarsi tra infiniti cavilli burocratici per ottenere i propri diritti lavorativi, pensionistici, ecc. così ci dovrebbe essere (dentro o fuori il Sistema sanitario nazionale e/o regionale) un sistema di assistenza istituzionalizzato per facilitare il percorso di diagnosi e cura che un “paziente” si trova ad affrontare persino lontano oltre mille chilometri, spesso pure in condizioni psicologiche ed umana molto precarie.

Pensiamo a quante morti precoci comporta l’assenza di un’adeguata guida ed assistenza, specialmente nei casi più difficili. E’ vero che esistono associazioni di volontariato che vengono incontro (in particolare nella logistica) … però non può essere lasciato allo spontaneismo un simile sistema di assistenza al percorso sanitario, che, spesso, diventa un vero e proprio “calvario” con una “via crucis” dalla quale si esce perdenti e morti anzitempo. Al momento del bisogno le persone malate e le loro famiglie si trovano a combattere d sole situazioni sfibranti che tolgono ingenti energie psico-fisiche ed economiche. Spesso per affrontare il percorso, che non sempre ottiene esiti utili, le famiglie si indebitano o, comunque, si trovano ad affrontare una crisi generale che le destabilizza in modo tale che, a volte, le disgrega o addirittura le annienta.

 

La Sanità italiana non è soltanto una più o meno efficiente rete composta, in forma piramidale, da medici di base e poi di strutture ambulatoriali, ospedaliere e riabilitative con una parvenza “assistenza sociale” e con un servizio veterinario sicuramente tra i migliori al mondo. La Sanità italiana è anche tutto ciò che sta attorno e costringe l’utenza ad un doloroso percorso parallelo che, a volte, costa più della lotta per sopravvivere. E’, questo, un argomento che urge trattare in modo capillare e quotidiano per venirne a capo nel miglior modo possibile. Dobbiamo assolutamente e con urgenza abbandonare le distrazioni di massa (fatte apposta pure per non affrontare i veri problemi dei cittadini) e fare in modo che la Sanità diventi prioritario tema nazionale, specialmente della prossima o imminente campagna elettorale.

2 – RIORDINARE MEGLIO IL SISTEMA SANITARIO

Caro Tito, l’ideale è che tutte le altre classi dirigenti e in particolare i nostri politici (i quali hanno percorsi molto facilitati e privilegiati in caso di diagnosi e cura sanitaria e non avvertono i veri problemi del popolo) si rendano conto (incalzati da noi cittadini e dalle associazioni del settore) che è urgente riordinare meglio il Sistema sanitario nazionale e regionale, istituendo un sistema parallelo di assistenza organizzativa-logistica in grado di non lasciare mai solo chi attraversa qualsiasi problema di salute (piccolo, grande o enorme che sia) senza bisogno di ricorrere ad enormi spese e persino a raccomandazioni persino per un semplice esame diagnostico. Far ripristinare e potenziare il diritto alla salute è l’impegno più urgente per ognuno di noi, come individuo e come società.

Non è possibile, ad esempio, che diventi un’impresa quasi insormontabile e dai costi insostenibili dover essere diagnosticati e curati al di fuori della propria regione o, comunque, ad una distanza chilometrica disumana. Oppure che per avere un esame diagnostico, spesso urgente e importante, si debbano attendere tempi biblici, costringendo le famiglie a ricorrere a prestazioni a pagamento e a volte anche esose pure logisticamente. Un cittadino in salute è un bene nazionale altamente strategico!

Ormai abbiamo sufficientemente constatato come e quanto stia costando alle persone e alle famiglie (in morti evitabili e in maggiorate spese) non soltanto il progressivo smantellamento degli ospedali e di altri centri socio-sanitari (spesso a favore della speculazione privata) ma anche l’abbandono dei territori sotto tutti gli altri importanti aspetti. Così si sta disgregando una Nazione. Ed è un problema anche strategico-militare oltre che di sopravvivenza dello Stato. Ce ne stiamo piano piano rendendo conto pure a proposito della crisi mondiale ed anche a causa delle conseguenze dell’attuale guerra russo-ucraina.

3 – RIPENSARE LO STATO E LO STARE AL MONDO

Qui, ormai, si tratta di ripensare lo Stato e anche lo stare al mondo!… E per ripensare persino noi stessi come persone sarebbe pure necessario renderci conto in quale contesto universale gira il nostro pianeta, così infinitamente piccolo rispetto ai tantissimi miliardi di anni luce che i telescopi Hubble e Webb stanno evidenziando. Bisogna porsi davanti all’infinito pure per risolvere bene la nostra minuziosa quotidianità!

 

Così il nostro stare al mondo non è soltanto un problema quotidiano (sempre più difficile a causa dei predatori sistematici della nostra vita e del pianeta) ma è soprattutto un problema filosofico, cui ognuno di noi (come cittadino, comunità, società e umanità) deve dare le più adeguate risposte … per non rischiare di uscire malamente dalle orbite esistenziali.

4 – SALUTISSIMI

Caro Tito, essendo questo un tema strategico basilare e fondante, spero di poter tornare a trattarlo non soltanto nei modi necessariamente etici ma soprattutto nel nostro concreto quotidiano, poiché le povertà ci stanno travolgendo. Povertà non soltanto economiche (forse sta finendo l’epoca del consumismo) ma soprattutto povertà valoriali che impongono, appunto, un ripensamento, un riordinare le idee e le azioni. E noi, con queste umilissime lettere, non vogliamo sottrarci dal dare il nostro pur esile e fattivo contributo.

Intanto, ti ringrazio come sempre con gratitudine, e ti saluto con cordiale affetto, pensando al futuro delle nuove generazioni, come, ad esempio, quella del tuo nipotino Leonardo e della mia cuginetta neonata calabro-australiana Milania. A presto!

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

ITER-City, mercoledì 20 luglio 2022 ore 06.16 – Dal settembre 1967 il mio motto di Wita è “Fecondare in questo infinito il metro del mio deserto”.  Le foto sono state prese dal web.

 

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