Caro Tito, lo scorso primo novembre 2021, al paragrafo 6 della precedente Miliardi di lumini per i defunti, quanto impattano sul clima? ho fatto riferimento a “Il presepe di tutti i santi e il presepe familiare”. In particolare, ho presentato in assoluta anteprima (e questo tuo sito ha il vanto di tale piccolo “scoop”) IL PRESEPE DI TUTTI I SANTI o PRESENTE DEI SANTI dell’amica badolatese Luisetta Caporale. Notizia che poi, dopo qualche giorno, ha fatto il giro del web ed è stata rilanciata pure dall’A.G.I – Agenzia Giornalistica Italia (la seconda per importanza a livello nazionale dopo l’ANSA). Una bella soddisfazione per il nostro lavoro, vero Tito?…

La dizione di PRESEPE DI TUTTI I SANTI o PRESEPE DEI SANTI è piaciuta innanzi tutto alla sua inventrice, Luisetta Caporale, docente in pensione nonché educatrice parrocchiale da una vita in Badolato Marina (CZ) ed anche scrittrice, avendo pubblicato nel gennaio 2013 il libro “Briciole di luce” dedicato a 5 nostri concittadini (che pure io ho molto bene conosciuti) vissuti e morti in odòre e in onòre di santità.

1 – I DUE PRESEPI FAMILIARI DI LUISETTA CAPORALE

Dopo che l’amica di lungo corso Luisetta ha ricevuto la nostra precedente “Lettera n. 362” (dove, al paragrafo 6, accenno al “Presepe familiare” di mia zia Rosa Comito Lanciano) mi ha rivelato che nel Natale 2017 e nel Natale 2018 ha realizzato un suo personalizzato “Presepe familiare” per trovare conforto a distanza di pochi mesi dalla scomparsa (l’08 agosto 2017) della carissima sorella Mimì con la quale condivideva le sue giornate. Di Mimì abbiamo scritto nella “Lettera n. 192” del 26 ottobre 2017.

Tale primo presepe del 2017 (realizzato da Luisetta e denominato “verde”) è davvero assai bello, originale e toccante per il semplice fatto che lei ha messo attorno alla capanna natalizia le foto (formato tessera) di tutti i suoi più stretti familiari viventi, mentre appese alle nuvole del cielo ha messo le foto dei familiari defunti ma sempre presenti nel cuore e nel ricordo. Così, nel Natale seguente 2018, ha rifatto il “presepe familiare” (denominato “celeste”) con diversa ambientazione ed una piccola modifica: le foto dei familiari defunti sono state messe tra le stelle del cielo.

E, in effetti, Luisetta ha trovato particolare conforto nel vedere riunita così, in modo sacrale e devoto, tutta la sua famiglia (distribuita tra terra e Cielo) attorno alla Natività. Più o meno lo stesso concetto devoto e familiare (ma senza l’elemento religioso) usato dalla già ricordata mia zia Rosa (1910-2011), la quale (rimasta vedova e da sola per il fatto che i suoi figli erano da tempo tutti emigrati in Lombardia e negli Stati Uniti) trovava molto conforto nel vedere loro e tutti gli altri parenti (vivi e morti) nelle fotografie che occupavano l’intera parete della principale stanza della sua casa popolare della Maiolina, in Via Pisani 21 a Badolato Marina (CZ). Così, avendo capito tutti questi valori, nel 1995 ho voluto ritrarre questa carissima zia Rosa accanto a tale suo “altare familiare” (come descrivo nella didascalia di pagina 212 del terzo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” dove ho pubblicato la foto nel 2007).

2 – L’ALTARE FAMILIARE DI ZIA ROSA

Considero “altare familiare” (laico) e non “presepe” quello di zia Rosa poiché per essere “presepe” un qualsiasi tipo di composizione devota o artistica è necessario che ci sia la Natività (la Madonna e San Giuseppe con al centro Gesù Bambino).

Caro Tito, se non proprio a casa tua, hai avuto sicuramente occasione di notare in qualche casa dei nostri paesi (specialmente di quelli più antichi e tradizionali, addormentati sui nostri Appennini) le numerose fotografie di varia misura (dalla foto tessera ai poster) di persone (vive e defunte) strettamente legate a quella famiglia. In gran parte, foto di persone lontane perché emigrate. E’ una usanza che si è ridotta all’essenziale nelle nuove case delle Marine, anche se il concetto dei legami affettivi rappresentati da quelle “icone” è rimasto, più o meno, inalterato. Forse soltanto mia zia Rosa aveva tutta una parete occupata da quelle immagini familiari che facevano compagnia ad una anziana contadina analfabeta (suo malgrado).

Dico “analfabeta” perché non poteva leggere eventuali lettere inviatele dai luoghi di emigrazione di familiari e parenti. In questo bisogno di comunicazione, la salvava però il telefono. E, appunto, le foto attaccate alla parete di casa sua. Mi è sempre tanto piaciuta quella parete, pure perché ne capivo il significato umano e familiare ma anche antropologico e sociologico, emblema dell’emigrazione che ha impoverito la nostra gente e i nostri territori. Penso che di tali “altari familiari” è pieno il mondo, specialmente presso i popoli del sud del mondo, come il nostro.

Caro Tito, cosa è, in fondo, un presepe, un altare, una foto, un dipinto, una scultura, un film o una qualsiasi altra espressione visiva o artistica, persino musicale?… E’ niente altro che un “racconto” di una qualche situazione, di un fatto, di uno o più personaggi o sentimenti. Il nostro stesso volto è un racconto per chi sa leggerlo, il nostro stesso modo di camminare, di mangiare, di ridere o sorridere, di piangere, di atteggiarci, di parlare. Tutto può essere letto e percepito come una narrazione o come una rappresentazione di qualcosa. Dipende sempre dalla nostra personale “intelligenza” (capacità di leggere “dentro”). In particolare, per leggere meglio alcuni valori, è necessaria quella “intelligenza del cuore” che non tutti coltivano a dovere!…

Per zia Rosa quella parete era la narrazione visiva, la rappresentazione della sua famiglia come alle pareti delle chiese antiche lo erano i dipinti che raccontavano i fatti e i personaggi della Bibbia e del Vangelo. Pure allora erano analfabeti, in gran parte, i fedeli di quelle chiese. Un film muto ma assai eloquente per chi sa guardare e “leggere” anche con la fede. Con la differenza che nelle foto attaccate alla sua parete di casa, zia Rosa poteva vedere persone e situazioni vissute pure da lei stessa e questo valore del “ricordo” assumeva anche i connotati delle più dirette e personali emozioni. Mentre i dipinti delle chiese hanno un valore più didascalico ed educativo ai temi della fede e della religione.

3 – DALL’ALTARE FAMILIARE ALL’ALTARE DELLA PATRIA

Caro Tito,  proprio pochi giorni fa, il 04 novembre 2021 (Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate) lo Stato italiano, tramite il suo Esercito, ha rievocato il viaggio in treno della salma del “Milite Ignoto” (caduto nella grande Guerra 1915-18, ritenuta quarta e ultima guerra d’Indipendenza nazionale) che proprio cento anni fa dalla friulana Aquileia (in provincia di Udine) ha raggiunto Roma per essere sepolta al centro del grande monumento bianco del Vittoriano, dedicato cioè al re Vittorio Emanuele II di Savoia, e altrimenti detto “Altare della Patria” proprio perché riposano (nel simbolo del “Milite Ignoto”) tutti i soldati e gli italiani che si sono immolati (proprio come su un altare religioso) per il bene e l’unità della Patria. In pratica, dal 4 novembre 1921 con la presenza del “Milite Ignoto” quel imponente monumento bianco al centro degli antichi Fori Romani è divenuto il principale Monumento all’Unità d’Italia e come tale dovrebbe essere denominato ufficialmente, eliminando così tutte le altre e diverse indicazioni che potrebbero creare confusione toponomastiche. Uniti anche nel linguaggio!

Non c’è poi troppa differenza, fondamentalmente e a parer mio, tra gli altari familiari, gli altari laici o nazionali, gli altari delle chiese cristiane e delle altre religioni … se, però, c’è di mezzo il concetto della devozione, del rispetto e, soprattutto, del “sacro”.

Ed è proprio la sacralità che unisce tutte le persone, tutti i popoli anche di diverso credo.

Bisognerebbe tentare di unire maggiormente i popoli proprio con la “sacralità” della Vita e la sacralità del Pianeta, specialmente adesso che entrambi sono compromessi da troppi fattori di rischio estremo. Niente di ciò si è sentito o visto alla “COP 26” di Glasgow in Scozia in questi giorni di fervente dibattito e di inveterate rivendicazioni per salvare il mondo dai troppi repentini e nocivi cambiamenti climatici ma anche per salvarlo dalle troppe e profonde disparità e ingiustizie tra i popoli.

4 – PRESEPE E “VITE DEI SANTI”

A proposito del suo “Presepe dei Santi” ho raccontato a Luisetta Caporale la vicenda del libro “Vite dei Santi” pubblicato in inglese nel 1990 da Nino Ricci, nato nel 1959 a Leamington in Canada da una coppia altomolisana lì emigrata. In questo romanzo si narra di un bambino che, assieme alla madre, deve raggiungere il papà che li aspetta in Canada. La maestra gli affida il prezioso libro-simbolo “Vite dei Santi” affinché lo possa continuare a guidare nella vita, specialmente spirituale, in quella nuova terra di differenti tradizioni e cultura. Da qui il valore che hanno i Santi nella “continuità” delle radici cristiane. Quindi il “Presepe dei Santi” s’inserisce in questo filone anche socio-culturale di sostegno a valori e tradizioni indispensabili per mantenersi saldi anche nella vita quotidiana e, in particolare, quando questa vita ci impone le grandi sfide (come l’emigrazione, ad esempio, il cambiare terra e vita, un rituale di passaggio).

Curiosità.  Nell’agosto 1994 questo libro (tradotto in italiano dall’amica Gabriella Iacobucci di Campobasso) è stato presentato al paese di mia moglie, Villacanale di Agnone, dove è nata la mamma dello scrittore Nino Ricci che ho conosciuto personalmente e incontrato più volte (pure perché poi ho recensito altri suoi libri). L’edizione italiana di “Vite dei Santi” è stata pubblicata dalla casa editrice Monteleone, di cui era manager uno scienziato di fama internazionale originario di Chiaravalle (CZ) il quale in quell’agosto 1994, assieme a Gabriella, ha cenato a casa mia e poi ho incontrato a Soverato dopo qualche tempo. Le coincidenze, a volte!

Qui riportata è la copertina della prima edizione italiana di questo libro che ha ricevuto tantissimi premi, decine di traduzioni all’estero e persino una miniserie di quattro puntate televisive su Canale 5 Mediaset, con attori noti a livello globale come Sophia Loren e Sabrina Ferilli, con il titolo de “La terra del ritorno” ispirato, appunto, alla trilogia di Nino Ricci sull’emigrazione e pubblicata in Italia da Fazi di Roma.

5 – CUSTODE DI MEMORIE SACRE E FAMILIARI

Caro Tito, io che conosco da una vita Luisetta Caporale non mi meraviglio affatto che sia autrice di ben due tipi di “presepe” … quello familiare (2017-2018) e quello dei Santi (2021).

Entrambi assai originali ed intensi come simboli e significati. Pure perché Luisetta è custode di valori e memorie sacre e familiari. Sacre perché la sua religiosità cristiana ha radici e motivazioni tanto convinte e profonde da essere diventata (per vocazione) “educatrice parrocchiale” di intere generazioni, punto di riferimento ancora oggi di tanti di noi che, più o meno, sono cresciuti nell’àbito della parrocchia dei Ss. Angeli Custodi di Badolato Marina.

Custode di memorie familiari perché abita ancora nella casa genitoriale, che, almeno per metà, è una “casa-archivio-museo” di tutte le Opere letterarie, artistiche e sociali del padre, il ben noto professore Nicola, il maggiore scrittore, pittore, giornalista, politico e pedagogo che abbia avuto finora Badolato. E a cui Badolato non ha intitolato nulla di veramente importante. Infatti è risultata vana l’intitolazione di una Biblioteca Comunale, praticamente inesistente perché chiusa colpevolmente da troppi anni.

Nell’anno 2000, Luisetta è stata promotrice dell’associazione culturale “Circolo Letterario Nicola Caporale” che ha lo scopo di valorizzare la figura e le opere paterne. Infatti, ha curato la riedizione di alcuni suoi libri, convegni e premi di promozione socio-culturale per valorizzare pure il paese e le tradizioni di Badolato.

6 – CI SOMILIAMO UN PO’

Caro Tito, in questa valorizzazione delle memorie familiari, ci somigliamo un po’ io e Luisetta. Entrambi, figli di numerosa famiglia, educati nel culto dei valori e delle tradizioni più autentiche e genuine del nostro popolo, ci stiamo adoperando alla loro valorizzazione e trasmissione intergenerazionale. Come ricorderai, io ho cercato di affidare ai sette volumi del “Libro-Monumento per i miei Genitori” la sintesi di valori e persone da tramandare alle nuove generazioni.

Non so quanto, alla fin fine, possa essere utile tutto questo nostro intenso lavoro, visto e considerato che ognuno, poi, va per conto suo in tempi ormai in balìa di troppi disvalori per poter essere recuperati ad un minimo di continuità generazionale. Tuttavia, sono ancora e sempre sostenuto da una qualche fiducia in un possibile “mondo migliore” senza il quale l’Umanità non avrà futuro. D’altra parte, pure tu, caro Tito, ti stai adoperando così tanto per le future generazioni che, come tuo nipote Leonardo, si dovranno fare carico, prima o poi, dell’eredità che lasciamo loro, sperando che se ne possano giovare per quel che di buono e utile avremo preparato.

7 –  CONVEGNO SULLE RELIGIONI 8 NOVEMBRE ROMA

Caro Tito, parlando di valori e di religione, ti presento adesso un importante e attinente evento. Come ricorderai, il professore avvocato Pietro Nocita è stato nostro “Calabrese Eccellente” nella premiazione dello scorso primo maggio 2021. Anche in qualità di presidente onorario del Centro Studi LIREC (“Libertà di Religione, Credo e Coscienza” di Roma, tel. 348-8299499 centrostudilirec@gmail.com) oltre che di raffinato giurista, Egli è tra gli organizzatori dell’ interessante Convegno “Libertà di religione e sicurezza nello Stato laico” ovvero “Il difficile equilibrio tra i diritti complementari e interdipendenti” che avrà luogo nel pomeriggio dell’imminente lunedì 08 novembre 2021 dalle ore 15 alle 19 nella nuova Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati in Via di Campo Marzio 78 a Roma.

Puoi scaricare i due allegati a questa “Lettera n. 363” perché fanno riferimento al Programma dettagliato del Convegno e al testo di introduzione che il prof. Pietro Nocita leggerà ai convenuti. Spero tanto che il nostro amico e corregionale prof. Nocita vorrà, prima o poi, raccogliere in un volume (cartaceo o web) tutti i testi delle sue conferenze che, tenute in ogni dove,  sono di grande importanza per il progresso dei dialoghi interreligiosi e, in particolare, per la liberazione completa delle donne e della loro più alta e migliore valorizzazione sociale.

8 – SALUTISSIMI

Caro Tito, sono sicuro che soltanto la grande ed incrollabile fede nei valori umani, familiari e cristiani da sempre coltivati in modo molto profondo abbia permesso a Luisetta Caporale di trovare l’ispirazione a ideare e realizzare i due originali ed inediti presepi che spero tanto possano essere imitati e realizzati da molti altri, sia nell’edizione familiare che in quella dei Santi.  Speriamo con tutto il cuore che tutto ciò che facciamo possa servire davvero per un “mondo migliore” visto e considerato che i tempi sono sempre più minacciosi e preoccupanti per i buoni valori che professiamo convintamente con tutta la nostra vita.

Nel ringraziarti per l’evidenza che vorrai dare a questa “Lettera n. 363” e in attesa della prossima “364” dedicata al Gran Premio della Gentilezza assegnato alla signora Michela Ferri del bar-tabaccheria al porto di Vasto (CH), saluto te e i nostri lettori, davvero con tanta cordialità!

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

ITER-City, sabato 07 novembre 2021 ore 12.00 – Le foto sono state prese dal web (ad esclusione dei due presepi di Luisetta Caporale e di quella mia del 1995 con zia Rosa). Dal settembre 1967 il mio motto di Wita è Fecondare in questo infinito il metro del nostro deserto”.

LEGGERE O SCARICARE I DUE ALLEGATI SUL CONVEGNO DI ROMA:

1 – 1 ALLEGATO – Pietro Nocita – Introduzione al Convegno del 08 nov. 2021

2 – 2 ALLEGATO – PROGRAMMA LIREC – 8 NOVEMBRE 2021 ROMA

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