Caro Tito, quello appena pubblicato sul territorio di Santa Caterina dello Ionio (CZ) è un libro per gioire, anzi per esultare per quanto e per come risulta bello ed utile! Curato dai magnifici tre appassionati, Sofia De Matteis, Angela Maida e Raffaele Riverso (con la collaborazione corale e lodevolissima di molti “catarisani” e non) è stato appena pubblicato il preziosissimo ed entusiasmante volume “SANTA CATERINA DELLO IONIO – Ambiente, stratificazioni culturali, paesaggi rurali” impresso a stampa agli inizi del mese di luglio 2021 dall’editore Florindo Rubbettino di Soveria Mannelli (CZ) che tanto ama questo tratto di costa jonica.

In Italia (che conta 7.904 Comuni al 20 febbraio 2021) pochi territori possono vantare un lavoro così accurato come quello che Autori, Collaboratori, Sponsor ed Editore hanno realizzato per il piccolo ma molto significativo paese di Santa Caterina dello Ionio, che si affaccia sulla costa est della provincia di Catanzaro, alle pendici delle Serre verso il mare. Un GRAZIE sentito, largo, grande ed affettuoso è necessario dare a tutti coloro che si sono impegnati a realizzare un’Opera così importante e preziosa non soltanto per la comunità catarisana e per quelle dei dintorni, ma anche per chiunque voglia affrontare un inventario così necessario per il proprio orgoglio, la propria storia e identità, la propria valorizzazione e lungimiranza…

Molto generosamente e gentilmente, pure con sorprendente ed ammirevole sollecitudine, me ne ha donato copia l’amico di lunga data Nazareno Circosta, grande conoscitore del nostro territorio e maestro da sempre di agricoltura e apicoltura biologica.  E’ proprio colui il quale si sta impegnando (assieme a Rosalba Petrilli di Girifalco e a Pino Liberti di Roccella Jonica) per organizzare il Raduno nazionale GIROS sulle orchidee spontanee della fascia jonica da Squillace alla Locride (come già ti ho informato e descritto in più di una mia corrispondenza).

Personalmente sono così tanto felice che non sto nella mia pelle!!!… E questo non soltanto perché è un primo tentativo serio e sistematico di fare un inventario rurale prototipo di un qualsiasi Comune, il più completo possibile; ma anche perché è la realizzazione di un sogno che (assai lieto sia stato adesso realizzato da altri) ho nutrito fin dall’età di 11 anni quando già raccoglievo le pietre di Badolato (mare, colline, montagne, fiumi, ecc.) con il desiderio di farne un museo, per quanto erano belle, significative ed irresistibili! In parte ho realizzato tale sogno con numerose mie iniziative, di cui lascio varie testimonianze.

Alla precoce età di 11 anni (mentre alcuni miei coetanei giocavano ancora a indiani e cow-boy), proprio per questo mio grande amore per le bellezze e le caratteristiche del nostro meraviglioso territorio, avevo incontrato e conosciuto per la prima volta nel 1961, assieme ad altri pochi amici, il prof. Antonio Gesualdo (1936-2021), insegnante elementare (ma eruditissimo, con una vita dedicata unicamente alla cultura generale, medievale e delle ricerche storiche locali, in parte riversate su numerosi volumi a stampa). Assieme all’allora giovane Gesualdo, nei pomeriggi di bel tempo percorrevamo, a zone di esplorazione, le contrade badolatesi per conoscerle in tutti i loro aspetti (agricoli, botanici, faunistici, paesaggistici, archeologici, antropologici, persino filosofici – parlando con i contadini per saperne di più). Spesso sconfinavamo nei territori dei limitrofi comuni di Isca sullo Jonio e di Santa Caterina dello Ionio.

Fu un’esperienza davvero assai esaltante che fece aumentare notevolmente il mio amore per Badolato e dintorni (soprattutto per la gente umile e lavoratrice, già conosciuta e stimata con grande affetto nella mia favolosa infanzia di Cardàra), per la Calabria, per l’universo-mondo!… Un altro insegnante elementare, che educava i suoi alunni e alcune giovani generazioni all’osservazione e all’amore per il territorio, era il coevo e compianto Teddy (Teodoro) Cotilli, un giovane profugo proveniente dalle colonie italiane dell’Africa del nord. In verità, abitando in una comunità rurale era più facile per tutti, più o meno, apprendere qualcosa.

Ed ho così tanto amato il nostro territorio che proprio nelle vacanze estive 1961 – 1962 – 1963 ho esplorato da solo tutti i territori (mare e colline) dei comuni della nostra costa jonica da Riace a Catanzaro Lido con la bicicletta di mio padre. Da questo innamoramento del nostro bellissimo e splendido territorio è poi maturata la proposta di realizzare LA RIVIERA DEGLI ANGELI proprio per la valorizzazione delle risorse interzonali da Riace a Squillace-Catanzaro Lido e le Serre Joniche (come ti ho raccontato più compiutamente nelle Lettere n. 8 – n. 9 – n. 10 nel novembre 2012 e accennato in tante altre seguenti corrispondenze).

1 – IL GRUPPO ARCHEOLOGICO INFORMALE (1971 – 1975)

Poiché fin dalle scuole elementari sono stato assai propositivo, durante i primi anni di università (1971-1973), mi sono sempre impegnato su vari fronti conoscitivi-promozionali per il nostro territorio, tra cui un gruppo archeologico informale (composto dai miei più cari amici dell’epoca come, ad esempio, Antonio Garretta, Vincenzo e Franco Serrao, Giuseppe Naimo, Valentino Paparo, Pietro Criniti, Enzino Spasari, Pasquale Andreacchio, Gianni Verdiglione). Con l’aiuto di un nostro amico di Santa Caterina dello Jonio trovammo una ciotola in terracotta appartenente ad una tomba (presumibilmente greca) sita proprio nel territorio descritto dal libro in parola. Poiché avevamo fiducia nelle Istituzioni e in attesa (risultata poi illusoria) che si potesse realizzare un piccolo museo archeologico di zona a Badolato, affidammo tale ciotola all’allora preside della locale scuola media statale di Badolato Marina affinché la custodisse (“istituzionalmente” appunto). Non se ne è saputo più nulla. La ciotola sembra sparita come tanti altri reperti antichi delle nostre parti.

In questo stesso periodo, abbiamo cercato di annotare su un quaderno i toponimi campestri e urbani, pure con la curiosità di arrivare a capire dal loro significato le caratteristiche del nostro territorio. Facendo una simile analisi, abbiamo persino intuìto che attorno al torrente Callipari o Gallipari (antico Ellèporo) fosse avvenuta una battaglia. Cosa che qualcuno, più esperto di noi, ci ha confermato! La battaglia pare sia avvenuta attorno al 389-388 a. C. (in epoca di Magna Grecia, tra Siracusa e la Lega Italiota) e fu vinta da Dionisio, tiranno della città siciliana. Infatti, pare che nei terreni attorno al Gallipari qualcuno abbia rinvenuto, scavando, reperti attribuibili a quella battaglia.

Per conto mio, poi, ho fatto numerose ricerche linguistiche territoriali e mi sono divertito tanto nell’elencare i soprannomi delle persone o delle famiglie, con la collaborazione di una guardia municipale. Peccato che tale ricerca (fatta seriamente sulle schede dell’anagrafe comunale, quindi in modo molto puntuale e capillare) si è fermata alla lettera C per la prematura morte di chi mi stava aiutando.

2 – LE 3846 FOTO PER LA TESI DI LAUREA SU BADOLATO

Nel libro su Santa Caterina dello Ionio che, appena dato alle stampe, è il protagonista di questa “Lettera n. 336” c’è un’impressionate mole di dati in 208 pagine, tra cui ben 401 illustrazioni (fotografie o disegni o mappe, in gran parte a colori) che quasi fanno una specie di “inventario” del territorio descritto e preso in esame. Nel risvolto a sacca della terza pagina di copertina c’è pure (a colori cm. 41,4 x 29,5) una utilissima “Carta dei Beni Archeologici, Ambientali e Culturali extraurbani di Santa Caterina dello Ionio”.

Caro Tito, a proposito di ricognizione o inventario fotografico, ti ricordo che anche io ho effettuato un’accorata documentazione fotografica del territorio e della comunità del mio paese. Infatti, come già sai, dall’estate 1973 alla primavera del 1977 (con un anno di servizio militare in mezzo) ho lavorato tantissimo alla mia tesi di laurea in filosofia (con indirizzo sociologico) “Evoluzione delle caratteristiche socio-economiche di Badolato nel dopoguerra” (in tre volumi: il primo storico-sociologico, il secondo demografico-economico, il terzo fotografico per un totale di 1300 pagine circa).

Ed ho avuto l’accortezza documentale di far autenticare dal Sindaco del mio Comune le 3.846 foto (fatte fino al 22 novembre 1975 – rivedi https://www.costajonicaweb.it/lettere-su-badolato-n-35-capitolo-32-le-3846-foto-autenticate-dal-sindaco-il-22-novembre-1975). Ma le foto che ho fatto o raccolto fino a oggi sul territorio di Badolato ammontano a diecimila, più o meno.

3 – IL GRUPPO ARCHEOLOGICO BADOLATESE 1982

Quando poi, dal novembre 1981 al dicembre 1982, fui incaricato di tentare per la prima volta di realizzare (in modo fin troppo precario e quindi vano) la Biblioteca Comunale, ho cercato di fare tesoro di quell’esperienza. Ho, quindi, fondato formalmente IL GRUPPO ARCHEOLOGICO BADOLATESE che poi tutti i soci abbiamo affiliato all’Archeoclub d’Italia (segretario generale Francesco Berni – Via dei Banchi Vecchi – Roma). Su nostro invito tale Archeoclub avrebbe voluto effettuare un campo-scuola nazionale a Badolato nell’estate 1982, ma purtroppo non ha ottenuto un minimo di appoggio logistico dalle istituzioni locali.

Il Gruppo archeologico badolatese era suddiviso in archeologia terrestre (cui facevano parte pure alcune donne, tra cui l’insegnante elementare Immacolata Larocca) e in archeologia subacquea (coordinato da Domenico Procopio). I subacquei hanno trovato molti reperti tra cui ben 4 grandi àncore, di cui una fa bella mostra di sé ancora adesso all’inizio del lungomare di Badolato Marina, appoggiata ad un masso di granito.

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Abbiamo svolto interessanti attività e fatto stampare e diffondere due cartoline “archeologiche” con le foto di alcuni ritrovamenti badolatesi (ciotola tombale, un’àncora, il toro bronzeo ellenistico). Tre di queste immagini compaiono nel depliant “Badolato 4 dimensioni” da me voluto e curato per la Pro Loco di Badolato (stampato a colori dalle Arti Grafiche Abramo in Catanzaro Sala nel luglio 1982).

Come si può notare nella prima didascalia presente sotto al toro nella foto n. 5 (tratta dalla pagina 3 del predetto depliant), già stavo lavorando alla valorizzazione del fatto storico che il nome Italia fosse nato in modo assai significativo, ai tempi di re Italo (nel secondo millennio a.C.), proprio in questa nostra parte della Calabria, tra il Golfo di Squillace e il Golfo di Lamezia. Pure questa è archeologia, stratificazione culturale e valorizzazione territoriale permanente!

Caro Tito, ci tenevo così tanto evidenziare che il nome Italia fosse nato in Calabria quasi 4 mila anni fa! … Infatti nello stesso depliant della Pro Loco (1982) ho voluto ribadire con più enfasi (pure con cartina geografica) tale meravigliosa realtà storica alla pagina 7 su 8. E’ dalla primavera del 1982 che in continuazione cerco di diffondere (pur con i miei risibili mezzi, ma con tanta gioia ed entusiasmo) questa preziosità storica del nostro territorio dell’Istmo di Squillace-Lamezia e della Calabria tutta. Purtroppo, le Istituzioni (Scuola ed Università comprese) sembra non facciano nulla per valorizzare tale nostra esclusività assoluta! E, alla prova dei fatti, non lo fanno nemmeno gli storici nostrani, figùrati quelli nazionali!

Nell’autunno 1982, Antonio Carioti (che allora faceva parte dell’Amministrazione comunale – Lista civica Aratro) ha voluto fare una ricognizione fotografica (affidata al maestro Vittorio Conidi) dei maggiori beni culturali di Badolato borgo. In tutto un centinaio o più di foto in bianco e nero, di cui alcune (rimaste salve dalla dispersione) sono state affidate all’Associazione LA RADICE di Badolato, in mancanza di una Biblioteca o Archivio comunali.

4 – IL LUNGO LAVORO DE “LA RADICE” E DI ALTRI

Nella nostra interzona jonica, Badolato, bene o male, ha sempre avuto un notevole attivismo socio-culturale inerente il proprio territorio, sia tramite singole personalità che attraverso associazioni e circoli. Ad esempio, lo stesso prof. Nicola Caporale (1906-1994) può essere considerato il primo e il più importante (almeno nel 20° secolo) studioso e conoscitore di Badolato nella vasta gamma delle sue espressioni. Il pregio di tutta la sua Opera (letteraria, politica, pittorica, pedagogica, fotografica, ecc.) è basata quasi interamente su Badolato in quanto territorio urbano e rurale, comunità antropo-sociologica e sulla sua valorizzazione. Ne sa qualcosa il “Circolo letterario Nicola Caporale” promosso e curato dalla famiglia. Nicola Caporale, quando insegnava nelle scuole elementari e nelle medie, già faceva quella “scuola-territorio” che è poi andata di moda negli ultimi tre decenni. Infatti, essendo un assiduo cacciatore, sapeva palmo a palmo come erano i terreni del nostro comune e immediati dintorni.

E, negli ultimi tre decenni, fin dalla sua costituzione nel 1991, assai attiva e produttiva è l’associazione culturale LA RADICE (la cui principale anima e potente motore è da sempre il prof. Vincenzo Squillacioti, già presidente e fin dal 1994 direttore del periodico omonimo diffuso anche presso gli emigrati e gli amici di Badolato). E, tanto per restare sui temi evidenziati dal libro in esame su Santa Caterina dello Ionio, penso sia utile anticipare la bella notizia della prossima pubblicazione del volume “Evoluzione antropica della marina di Badolato” (dal 1590).

Infatti, come è sua consuetudine e sulla scia di quanto prodotto negli ultimi tre decenni, LA RADICE sta per dare alle stampe il risultato degli ultimi scavi, ricerche e valorizzazioni effettuate finora del patrimonio socio-culturale del territorio badolatese ma anche interzonale. Tale lavoro (cui hanno collaborato alcuni professionisti anche del campo topografico) parte dalla constatazione che è stata la Torre Cavallara (operativa dal 1590 sulla cima più alta del Monte Manna) a dare inizio, come elemento stabile di insediamento, alla primissima urbanizzazione del litorale badolatese.

In ognuno dei nostri paesi c’è quasi sempre qualche studioso di cose locali. Ad esempio, a Isca sullo Ionio c’è il rag. Marziale Mirarchi che, tra tanto altro, ha un immenso archivio storico ed iconografico (film – video – fotografie – carte geografiche, ecc.) della Calabria e, in particolare, del nostro territorio. A Guardavalle, c’è il prof. Valentino Ussia, a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio il prof. Enrico Armogida. E così via. Adesso sono tanti anni che manco dalla nostra zona e non sono aggiornato sui nuovi studiosi e ricercatori, ma ci sono presenze assai lodevoli che mantengono il culto e la conoscenza dei valori e delle risorse dei nostri luoghi, come Guerino Nisticò. Sono assai lieto che ci siano pure nuove leve che s’interessano della Calabria anche se ne sono fisicamente lontane, come ti ho accennato nella precedente “Lettera n. 335” facendo riferimento ai giovanissimi professionisti Francesco Barbaro (nella foto n. 6) e Francesco Violi che qualche mese fa hanno fondato e curano il sito << www.patrimoniocalabria.it >>.

5 – IL LIBRO DELLA GIOIA E DELL’ESULTANZA

Pochi libri mi riempiono di immensa gioia e di grande esultanza. Questo su Santa Caterina dello Ionio è uno davvero speciale. Ed è assai evidente che sia stato esso stesso realizzato con gioia personale e collettiva da autori, collaboratori e sostenitori, i cui nomi sono elencati alla pagina 4 assieme ad appena sei evidenti sponsor locali. E gioisco ed esulto per diversi motivi. Eccone alcuni, i principali e i più sentimentali. 1 – il borgo e il territorio di Santa Caterina sono la culla delle mie più antiche generazioni “Lanciano” (poi passate, le mie più dirette, a Badolato a metà 1700). 2 – Ho conosciuto ed apprezzato questa comunità fin da bambino (c’ho fatto pure il chierichetto) dai tempi in cui mio fratello Vincenzo era fidanzato (alla fine degli anni cinquanta) con l’attuale moglie Giulia Caterina Carnovale e mia sorella Rosa con Domenico Lazzaro (più o meno nello stesso periodo). 3- Qui ho conosciuto parecchie persone meravigliose, tra le quali spiccano i fratelli Vincenzo e Ciccio Comito e la loro mamma Concetta Carnovale (rimasta vedova da giovane, esempio di dignità, coraggio e dolcezza materna verso tutti), assai assai importanti per la mia formazione.

4 – In due località collinari di Santa Caterina i miei genitori avevano terreni coltivati a cereali, con diverse piante di ulive (ne ho raccolte tante). 5 – A proposito, ho sempre ammirato e fotografato gli ulivi secolari catarisani (spero che ne facciano un Parco) tra i più belli, monumentali ed evocativi della Calabria. 6 – Oltre ai curatori, conosco buona parte dei collaboratori fotografati alle pagine 200 e 201, alcuni sono grandi amici d’infanzia o di giovinezza (bravissimissimi!). 7 – Alla torre Sant’Antonio, negli anni del dopoguerra, c’era una scuola, frequentata dai miei fratelli più grandicelli e da loro coetanei marinoti badolatesi (Mannello, Carnuccio, ecc.). E la raggiungevano a piedi, appunto, dalla marina di Badolato (5 km, sei dal mio casello FS di Cardara). 8 –  Dai primi anni settanta ho avuto come maestro di fotografia e come amico l’impareggiabile Vittorio Conidi. Grande e solidale compagno di adolescenza è stato da ragazzo Mariano Lazzaro, uno dei fratelli di mio cognato Domenico. 9 – Quando c’erano furiosi temporali, mio padre ferroviere era spesso messo a guardia di ponti e ponticelli della ferrovia e quelli che lo facevano soffrire e preoccupare di più erano proprio quelli in territorio di Santa Caterina. 10 – Ho avuto alcuni amori caterisani, indimenticabili. Se qualcuno di questi fosse andato in porto, avrei fatto parte della comunità catarisana con vero piacere, ma non è stato destino (si è sfatato il proverbiale “non c’è due senza tre” nel senso che si sono sposati in Santa Caterina un fratello ed una sorella ed io avrei potuto essere il terzo).

Pure a motivo di queste e ad infinite altre suggestioni e gioie, prevalentemente sentimentali, gioisco ed esulto in particolare per Raffaele Riverso e per la moglie Angela Maida, che ho conosciuto fin dai loro anni formativi ed universitari; ed anche se non ci vediamo da decenni, conservo di loro una simpatia ed una stima immense ed incondizionate. Fin da sùbito c’è stata sintonia e collaborazione socio-culturale e, da parte mia, una fiducia illimitata sulle loro capacità di voler bene alla nostra Terra e di lavorare tenacemente per il nostro popolo, così come in effetti stanno dimostrando da sempre con grande vigorìa e determinazione, ottenendo ottimi ed esemplari risultati.

Un episodio significativo non deve mancare in questa lettera n. 336 che parla di territorio e comunità. Nelle caldissime estati del 1987 e 1988 ho portato mia madre (che era asmatica) a cambiamento d’aria in montagna, precisamente ad Elce della Vecchia (a quota 1100 m.s.l.m.) per farle respirare un po’ di ossigeno più salubre. Elce della Vecchia mi era cara pure perché lì nel giugno 1967 la mia band “Euro 4” ha tenuto il suo concerto di esordio ed anche perché tanti maestri elementari badolatesi (tra cui mia sorella Concetta che in questa comunità ha trovato marito, nel magnifico Nazareno Petrolo) avevano insegnato in questi luoghi (più o meno isolati), come pure Pietracupa, in fondo alla valle. Dove ho trovato persone davvero stupende ed indimenticabili prima e dopo la terribile alluvione del 1971-72.

Nel 1988, quella frazione montana di Guardavalle non aveva una indicazione stradale. Così, per essere riconoscente al luogo e alla sua gente, ho pensato di donare ad Elce della Vecchia due cartelli stradali in metallo che la indicasse, da e verso Brognaturo. Ho chiesto la preziosa collaborazione di Angela Maida, così come precedentemente avevo avuto il suo aiuto nella realizzazione del marchio turistico-culturale del “campanocchio” (una campana che esprimeva pure l’occhio di Dio o dell’intelligenza) da me ideato principalmente per la città di Agnone del Molise, dove poi è stato utilizzato come logo aziendale dalla Pontifica fonderia di campane Marinelli, la più antica del mondo, nella versione di Nevio De Zolt.

6 – I CONTENUTI

L’argomento che mi ha entusiasmato di più è il capitolo sui tanti palmenti scavati nel granito a cielo aperto e sulle grotte (“Letture dei caratteri geomorfologici e idrografici del paesaggio rupestre”). Me ne aveva già parlato tanto il prof. Orlando Sculli, il quale ne aveva censiti numerosissimi nella sua zona di Ferruzzano (RC). Te ne ho riferito con stupore nella “Lettera n. 327” del 29 aprile 2021.

Un altro argomento che ha trovato il mio grande interesse è quello sulla Torre di Sant’Antonio, struttura che resta cara alla mia mente ed al mio cuore, per gli ovvi motivi di ciò che ha rappresentato e di ciò che adesso rappresenta (sempre luoghi di utili incontri). Altro tema è quello dei mulini, uno dei quali ho riportato pure io nel “Libro Monumento per i miei Genitori” (2005-2007) alle pagine 154-155 del primo volume come “archeologia industriale”. La Torre di Sant’Antonio sarebbe ideale per un’altra puntata del “Badolato Day” essendo quella struttura storico-ricettiva gestita dalla famiglia Badolato, cognome ben rappresentato e diffuso pure in Santa Caterina dello Ionio.

La storia dell’acqua è quanto mai appassionante (con i suoi pozzi, le sue cisterne, le sue “gebbie” anche metaforiche e “balneari” quando eravamo bambini). L’ho sofferta in prima persona, poiché ho vissuto i grandi sacrifici dei contadini badolatesi (ma anche ischitani) di Gallipari, di Cardàra, del Vallone, della zona di Vodà e di Ponzo. Delle marine assetate e mai sazie d’acqua. E poi pure per le tante peripezie di mio padre nel dare nutrimento ai suoi terreni e lo scavo di numerosi pozzi, prima di trovare quello giusto!

Altra descrizione suggestiva riguarda le “Storie dello Spazio e del Tempo: gli orologi solari” che mi riporta a quella filosofia del tempo che ho vissuto intensamente pure io in mio padre sia nella pratica contadina che nella sua vita di ferroviere. Ma la mia anima appartiene maggiormente a quelle “Storie di fiori, di pietre e di uomini” descritte (anche fotograficamente) dall’inimitabile Rosalba Petrilli alle pagine 103 – 115.

Questo libro su Santa Caterina dello Ionio è davvero imperdibile, un’autentica e ricchissima miniera di notizie. Bisogna leggere attentamente pure le note, come la numero 1 alla pagina 103 che meriterebbe una conoscenza più approfondita, tanto appare incredibile ed eccezionale. C’è scritto che il 25 settembre 1889 a Caulonia (RC), alle porte di Roccella Jonica, a 42 km sud da Badolato, è avvenuto il volo dell’aereo costruito da Vincenzo Raschellà (Caulonia 1863 – Northvale, N.J. USA 1958), addirittura antecedente al primo volo con pilota dei leggendari fratelli Wright (17 dicembre 1903). L’ho sempre detto che la Storia va riscritta!

La presentazione di questo magnifico libro (che a mio parere segna un’epoca per le nostre zone joniche) è avvenuta appena 20 giorni fa, sabato 10 luglio 2021, all’aperto, davanti alla chiesa matrice di Santa Caterina dello Ionio borgo. Nella foto ci sono, da sinistra: Giuliano Guido, Raffaele Riverso, Alfredo Ruga, Sofia De Matteis, Angela Maida, Rosalba Petrilli, Daniele Vadalà, Florindo Rubbettino, Antonio Tropiano.

8 – IL TORO DI BADOLATO

Tra i tanti ritrovamenti archeologici avvenuti in mare (davanti al tratto di costa tra Santa Caterina dello Ionio e Badolato) c’è un “toro di bronzo” (peso ipotizzato attorno ai 3 kg) che ha una particolare importanza, pure perché dall’unica foto disponibile (scattata da Vittorio Conidi nel 1978 prima che tale reperto sparisse) appare meglio conservato di quello che, identico ma senza le quattro zampe, si trova in Grecia, classificato  come “Toro di Delfi”. L’ho appurato perché, quando ero bibliotecario comunale nel 1982, ho scritto al Museo Archeologico Nazionale di Atene per comunicare che era stato trovato proprio qui da noi quello che da allora ho chiamato “Toro di Badolato” per dargli una definizione distinguibile ed orientativa. Saranno usciti dai medesimi stampi nella stessa officina di fusione e sarebbe bello saperne di più. Lo riporto pure alla pagina 253 del primo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2005-2007).

Nel libro su Santa Caterina dello Ionio che qui sto descrivendo anche a beneficio dei nostri lettori, ho visto la sua piccola foto alla pagina 56 (nel capitolo sulle “Prime divagazioni archeologiche”) mentre alla pagina 188 (tra le “Schede archeologiche” ho trovato tale “Toro di Badolato” nella riproduzione della cartolina edita nella primavera 1982 dal “mio” Gruppo archeologico badolatese e diffusa in contemporanea alla pagina 3 del depliant “Badolato 4 dimensioni” da me curato – ti ricordo – per la Pro Loco di Badolato (luglio 1982).

9 – LA NOSTRA GENERAZIONE

Un’altra grande gioia mi reca questo prezioso libro su Santa Caterina dello Ionio … quella di sapere che è frutto della mia/nostra generazione (nata, salvo qualche eccezione, nell’immediato dopoguerra) e di quella immediatamente seguente alla mia/nostra. E’ bello sapere che la nostra generazione cerchi di valorizzare la presenza ed il lavoro di tutte le generazioni che ci hanno preceduto ed hanno lasciato segni tangibili del loro operato. E’ così suggestivo e affascinante da far venire la pelle d’oca per le tante emozioni che porta!

Infatti, tale libro non ci dona soltanto innumerevoli informazioni storico-territoriali, antropologiche e quanto altro … ci dona pure molteplici ed intense emozioni … specialmente per chi, come me, ha vissuto una vita tutta tesa ad amare, evidenziare, difendere e valorizzare questo nostro territorio, questo nostro popolo.

10 – FIN QUANDO NON SAREMO POLVERE

Caro Tito, ho motivo di ritenere che, fin quando non saremo polvere, tutto ciò parlerà ancora alle presenti e alle future generazioni. Le quali, oltre alla conoscenza, avranno in dono emozioni di una valenza incredibile, forse ancora più intense di quelle che stiamo provando noi adesso. Oh, la potenza evocativa dei libri!… E delle storie che sanno raccontare!…

11 – GRAZIE!!!

Ben poca cosa è, quindi, dire << GRAZIE !!! >> a tutti coloro che hanno lavorato a lungo per donarci un libro così tanto prezioso ed importante per le presenti e le future generazioni. Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi, in ogni modo possibile, a diffondere non soltanto tale libro (specialmente ai nostri emigrati, pure per aumentarne l’orgoglio d’identità e di appartenenza ma anche agli immigrati in questo territorio, provenienti da tante parti del mondo, affinché apprezzino e si possano immedesimare). Ma sarebbe pure opportuno evidenziare a questi nostri splendidi Autori ulteriori novità riguardo i temi qui evidenziati. Chi può li sostenga pure economicamente e con tante altre accortezze dettate dal cuore e dalla lungimiranza!

Dovremmo, altresì, portare in giro per queste campagne i nostri concittadini, in particolare le scolaresche, oltre ovviamente ai turisti. Come fa Nazareno Circosta che racconta e fa distinguere le erbe commestibili da quelle da evitare, così come ricerca le tante meravigliose orchidee spontanee, riuscendo ad essere punto di riferimento territoriale pure per l’apicoltura e per le coltivazioni biologiche, come facevano i nostri nonni!

12 – SALUTISSIMI

Caro Tito, nel concludere questa (necessariamente breve) segnalazione ai nostri lettori, non posso non ricordare (e con devota riconoscenza) la signora austriaca Margot Yvonne Almond, la quale (accorsa tra i primi, attorno ai suoi 45 anni di età, per il mio richiamo S.O.S. di “Badolato paese in vendita”) ha acquistato nell’estate 1987 un casolare e del terreno in piena campagna, in località Oliva, nel territorio di Santa Caterina dello Ionio (a mezza collina sul versante badolatese vicino alla valle del torrente Ponzo).

E’ rimasta a vivere da sola per oltre 16 anni (nonostante avesse subìto ben quattro devastazioni) coltivando fiori e piante (specialmente cactus). Poi è ritornata ad abitare in Austria, ma soltanto perché si era fatta anziana e soprattutto perché la figlia non stava più tranquilla. Uno dei maggiori meriti della signora Almond è di avere portato nel territorio di Santa Caterina dello Ionio (e di qualche comune attorno) numerose famiglie austriache, svizzere e tedesche le quali hanno acquistato case al borgo e terreni (preferibilmente con uliveti) dedicandosi all’agricoltura sana e biologica. Ne ho scritto alle pagine 76-79 del sesto volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori” (2005-2007). Ci ha lasciato così una bella ed utile eredità.

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Margot mi ripeteva spesso che amava moltissimo la magnificenza del nostro paesaggio e la gradevolezza del nostro clima che (sottolineava sempre) non aveva trovato in nessuna parte del mondo così favorevole ai suoi fiori e alle sue piante come su questa costa jonica!… Ho motivo di ritenere che, nel corso dei millenni, siano stati in tanti (come Margot) a pensare la stessa cosa e, se possibile, a stabilirsi in questa parte del Mediterraneo!

Nel darti appuntamento alla prossima “Lettera n. 337” ti ringrazio e ti saluto, augurando splendide ferie agostane a te, alla tua famiglia e a tutti i nostri lettori. Mentre agli Autori e agli amici del libro su “Santa Caterina dello Ionio” (Rubbettino, luglio 2021, pagine 208) auguriamo insieme che si avverino nel modo migliore possibile tutte le più belle aspettative che hanno per questa loro Opera e per il nostro territorio.

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

Iter City, giovedì 29 luglio 2021 ore 16.16 (le foto: alcune sono mie, altre mi sono state fornite dall’arch. Raffaele Riverso e dalla dr.ssa Sofia De Matteis, una è stata presa dal web).

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