Caro Tito, riprendo le mie consuete corrispondenze dall’ultima lettera del 21 maggio scorso, dopo una necessaria e liberatoria vacanza “oltre-confini” per smaltire (almeno in parte) la seconda lunga “clausura” impostaci dal Covid-19. Nove mesi fa (giovedì 08 ottobre 2020 alle ore 23.59) abbiamo esultato, in questo stesso sito web,  per la nascita ufficiale del Poeta Raffaele Cardamone, che, tra tanto altro, è nostro collega giornalista, animatore del giornale telematico << www.ilreventino.it >> e corrispondente della Gazzetta del Sud da Soveria Mannelli (CZ).

Infatti, giusto trenta lettere fa, con la << https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-301-ecco-la-inedita-trilogia-della-negazione-del-poeta-raffaele-cardamone-calabrese-di-soveria-mannelli-cz/ >> abbiamo dato la possibilità ai nostri lettori (in anteprima assoluta) di leggere e/o scaricare la sua prima raccolta poetica intitolata “Non oltre” (prodotta dal 1990 al 1998). Chi vuole riprendere le fila di quel discorso può intanto rivolgersi al seguente link << https://www.costajonicaweb.it/wp-content/uploads/2020/10/NON-OLTRE-Raffaele-Cardamone-Poesie.pdf >>.

1 – (QUASI) NESSUNO LEGGE LE POESIE DEGLI ALTRI

Venerdì 04 giugno 2021 alle ore 17.48, via email, Raffaele Cardamone mi ha inviato l’annunciata (e da me tanto attesa) sua seconda inedita raccolta di poesie che (intitolata “Nessuno legge le poesie degli altri”) fa parte della “Trilogia della negazione” assieme alla prima silloge “Non oltre” (2020) e ad una ipotizzata terza futura ancora da gustare. Come potrà constatare chiunque voglia leggere o scaricare il “file” alla fine di questa lettera, tale libro è costituito da 124 pagine e contiene 109 brevi componimenti poetici scritti nel corso di 19 anni, dal 2001 al 2020.

Ho letto con attenzione e “devozione” pure tali versi, che (come ho specificato nella “Lettera n. 301”) non intendo commentare nello specifico, ma soltanto segnalare ai nostri lettori, in particolare a coloro i quali sono più sensibili al godimento poetico e ai suoi valori più intimi, umanistici ed anche civili e lungimiranti.

Il titolo rende bene l’idea di una situazione fin purtroppo reale (forse solo tipicamente italiana) in cui nella nostra società sembra (pure ironicamente) che ci siano più scrittori che lettori. Tuttavia, dovremmo rendere almeno onore a coloro i quali sono veri e propri appassionati, tenaci e devoti cultori dell’arte poetica, attenuando il rigore apparentemente intransigente e definitivo del titolo, magari aggiungendo un “quasi” seppure tra parentesi … (QUASI) NESSUNO LEGGE LE POESIE DEGLI ALTRI. Resta comunque immutato il senso e il vigore del messaggio, lasciando però aperta la porta a tutti coloro i quali abitano le attuali nicchie della Poesia.

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Resto del parere che, pur non essendoci (apparentemente) lettori, fare e scrivere poesia serva già e prima di tutto a sé stessi! … Ben venga, quindi, che ci siano paradossalmente più scrittori che lettori. E ciò è pur sempre testimonianza e documento personale e sociologico-collettivo di un … “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori” (come si può leggere su una parete dell’imponente “Colosseo quadrato” al quartiere Eur di Roma). Ed è davvero tanto ammirevole che una moltitudine di persone abbia il coraggio di mettere penna su un foglio per scrivere nero su bianco!… Con tutto ciò che poi ne consegue!…

2 – L’S.O.S. DI CARDAMONE

Possiamo interpretare la frase NESSUNO LEGGE LE POESIE DEGLI ALTRI (solennemente messa addirittura a titolo di un libro di poesie) come una forte preoccupazione e addirittura un S.O.S. dell’Autore, come una invocazione di aiuto a salvare la Poesia e i suoi valori, come un appello alle Istituzioni (specialmente alla Scuola e alle Università) per coltivare ed incentivare (specialmente nei giovani) una sensibilità ormai quasi del tutto sparita.

Infatti, fino a qualche decennio fa pullulavano i Concorsi di Poesia in tutta Italia. Ormai sono diventati desueti come lo stesso esercizio poetico che sembra essere fuori dal tempo. Abbiamo la sensazione che, nella nostra società (sempre più consumistica e scellerata, violenta e sprecona a dispetto dell’ambiente e della vivibilità individuale e collettiva), la Poesia sia stata mandata in esilio. E se ne sentono le terribili conseguenze, specialmente sulle nuove generazioni, costrette ad uno sempre più spietato “far west” globale.

Grazie, perciò, a Raffaele Cardamone per voler tenere ancora accesa la Luce della Poesia, per farsi testimone attivo di Valori senza i quali la nostra società e l’Umanità intera rischierebbero di sprofondare in vortici senza ritorno di brutalità. Grazie a Raffaele Cardamone per invitarci a riflettere e a tenere viva la nostra anima personale e sociale più intima e bella!… Grazie a tutti coloro che, come Raffaele Cardamone, esercitano la fede nella Poesia e in tutte le altre sensibilità umane e sociali che contribuiscono ad alleviare l’esistenza da un’infinità di efferatezze, tentando di farla divenire vera Wita!…

3 – QUANTO A ME …

Comunque sia, la Poesia è un’arte soggettiva sia nel farla che nel percepirla. Così ognuno si sintonizza in modo del tutto personale. Quanto a me, quando una certa scrittura è più vicina alle corde del mio animo, cerco di approfondirne forme e discorsi, valori e modi d’ispirazione. Così, ho voluto dedicare quasi una intera giornata nel visitare Soveria Mannelli (la cittadina dove è nato ed abita il poeta Raffaele Cardamone) e i più immediati dintorni per capire meglio le tematiche e le sensazioni. Ogni artista risente, più o meno, dei luoghi cui è legato. E le produzioni artistiche (specialmente la Poesia) traggono nutrimento da persone, situazioni e luoghi a noi particolarmente cari. Ciò sembra essere naturalmente imprescindibile, pur con qualche isolata eccezione. Ma la base di tutto è pur sempre la propria vita, il proprio vissuto in ben determinati contesti.

Ho quindi fatto per Cardamone ciò che ho fatto per Giacomo Leopardi (recandomi a Recanati e visitando i suoi luoghi) o per Luigi Pirandello (immergendomi nel suo Kaos di Agrigento) oppure per Nicola Caporale (che ho avuto modo di conoscere fin nei minimi particolari essendo badolatese come me) o per altri poeti come Vito Maida di Soverato (fino a diventarne fraterno amico), come Pasqualino Bongiovanni di Lamezia Terme (addentrandomi a sud delle cose), come Nicolina Carnuccio (che mi ha avvinto anche con il suo modo di poetare nel nostro dialetto natìo). E così via. Infatti, non basta leggere o leggere bene. Bisogna per quanto possibile anche immergersi dentro le cose e le parole, addentrandosi il più possibile nell’anima dello scrittore pure attraverso la conoscenza dei luoghi, delle persone, delle idee e del periodo considerato.

4 – I LUOGHI DI CARDAMONE

Intanto mi ha affascinato il tipo di montagna presilana in cui è incastonata come un gioiello la sua cittadina, Soveria Mannelli, che si intende capoluogo di comprensorio e intellettualmente vivace non soltanto perché c’è un’industria editoriale, come la Rubbettino, ben nota a livello nazionale ed oltre, ma pure per i monumenti e la toponomastica (che sempre più spesso marcano l’anima di quei luoghi). Tra i monumenti non ti aspetteresti certo di trovare in montagna un albero di ulivo in bronzo che fa bella mostra di sé in “Largo ai giovani”. Tale monumento all’albero dell’ulivo si accorda bene con la sottostante pianura di Lamezia Terme e dintorni popolata di tali e tanti magnifici, ben ordinati e coltivati uliveti che potrebbero ospitare non uno ma numerosi “Parchi degli ulivi” pure a fini turistici!

Tra la ricca e significativa toponomastica ho notato (vicino alla stazione ferroviaria) una via dedicata a Lucio Battisti (noto e compianto cantautore amato da intere generazioni per la sua poesia musicale esaltata dalle parole di Mogol) e poco distante una a Leo Longanesi, famoso editore nel delicato periodo della ricostruzione italiana dopo la seconda guerra mondiale. C’è persino “Via col vento”. Cittadina davvero arguta ed originale mi sembra essere questa di Soveria Mannelli che ho percepito come un vero e proprio “faro di montagna”! Da conoscere meglio e sicuramente da rivisitare con più calma, magari con un soggiorno meglio dedicato anche ai suggestivi dintorni di questa stupenda Sila piccola!

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Bello, emozionante, suggestivo e sensazionale è stato scoprire che Soveria Mannelli è luogo “spartiacque” tra Tirreno e Jonio. Infatti, nel suo territorio nasce il fiume Amato che si tuffa nel lametino e a poca distanza (nel comune di Bianchi) nasce il fiume Corace che si bea poi delle contrapposte rive tra Catanzaro Lido e la Roccelletta del vescovo di Squillace. Un luogo mitico, epico e letterario, dunque!?… ma anche storico, poiché il passaggio del generale Garibaldi pesa troppo un po’ ovunque poiché qui deve ancora iniziare una necessaria revisione critica invece di celebrarlo e di menarne vanto.

Sarebbe poi auspicabile e strategico che Soveria Mannelli si interroghi sul suo più antico ruolo storico e culturale avuto nel periodo della “Prima Italia” dal momento che i fiumi Amato e Corace sono i principali e direzionali fiumi dell’Istmo di Squillace-Lamezia dove è nato, quasi 4 mila anni fa, il nome Italia e la prima Italia di Re Italo. L’Italia dei sissizi (come ha riscoperto e rilanciato nel 1995 il filosofo pitagorico Salvatore Mongiardo di Soverato) e, quindi, della prima forma di “democrazia” che si è poi diffusa in tutto il Mediterraneo. Spero tanto che l’intelligenza di questo popolo presilano voglia essere protagonista della riscoperta e valorizzazione della “Prima Italia” che ha avuto i suoi primi vagìti proprio da queste parti, nell’Istmo di Catanzaro, di cui Soveria è amenissima propaggine montana e bacino idrico.

Riguardo il fatto che il fiume Amato nasca nel comune di Soveria Mannelli, vorrei proporre agli amministratori locali, alle scuole e alla società civile ed ambientalista di realizzare alle sue sorgenti o davanti alla “Fontana Amata” la “Festa del Mare (in montagna)” così come l’ho realizzata e inaugurata (assieme ad altri soggetti) alle sorgenti di Rio Verde in Pescopennataro (millecento metri in provincia di Isernia) il 13 agosto 1992 ed ancora oggi si celebra fin da allora in Villacanale di Agnone (con la sagra del pesce a 750 metri) alla stabile data del 14 agosto di ogni anno da 29 anni. “Qui nasce il mare” è l’idea-guida, poiché se teniamo puliti i fiumi sicuramente il mare sarà più pulito; quindi il mare nasce in montagna attraverso i fiumi che lo alimentano. Ed abbiamo l’obbligo di mantenere armonioso il nostro ecosistema!

Assai significativa mi è parsa la vicinanza tra Soveria Mannelli e la famosa abbazia di Santa Maria di Corazzo che tanta influenza deve avere avuto per secoli in tutta l’interzona ed anche ben oltre. Lo si deduce pure dalle frequenti icone religiose che s’incontrano a lato delle strade. Immagino che la presenza ed il significato di tale abbazia sia nel cuore di ogni presilano. Ma un qualche valore ideale e sociale avrà avuto anche per il convitto di Carlopoli dove hanno studiato (nei passati anni 40 e 50) pure alcuni ragazzi di Badolato e di altri paesi calabresi.

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Non a caso, poi, a Conflenti, a pochi chilometri da Soveria, c’è don Adamo Castagnaro (che ho incontrato in serata, dopo quasi 29 anni dal lontano luglio 1992), il parroco che ha fatto di questo piccolo e quasi sperduto paese “la capitale della riconciliazione” con un ardito Premio internazionale che poi l’indifferenza quasi generale  ha fatto cadere ma che andrebbe ripreso immediatamente non soltanto perché è sempre tanto attuale ed utile ma anche perché darebbe maggiore promozione socio-umanistica e visibilità turistica a questo territorio che la sa molto più lunga di ciò che appare! Chissà quante altre belle risorse custodisce o nasconde!!!…

5 – IL DISTRETTO DELLA RICONCILIAZIONE

Anzi, a pensarci bene, questa seconda raccolta di poesie di Raffaele Cardamone mi sembra proprio un invito a “riconciliarsi” non soltanto con la Poesia ma con tutto ciò che rende la persona e la società degne di abitare la Terra da custodire e da valorizzare ma anche di essere (per chi ci crede) degne creature di Dio. “La riconciliazione” pure per questo diventa un modo per armonizzare il tutto sotto ogni aspetto, quindi anche i valori umanistici che sono alla base dell’uomo virtuoso e di una società più giusta sempre così tanto agognata da tutte le generazioni, in ogni tempo e paese.

Per tradurre in termini più attuali dal sapore e dal valore industrial-produttivo-organizzativo, Conflenti con l’area di Soveria Mannelli e del Reventino potrebbe diventare un efficace DISTRETTO DELLA RICONCILIAZIONE. Sarebbe davvero assai bello ed utile se l’intera Calabria potesse avere “DISTRETTI VALORIALI” da portare avanti, da curare, da nutrire e porgere al mondo come lo fu fin dall’epoca della Prima Italia, poi della Magna Grecia e, sporadicamente, di altre epoche più o meno buie o luminose. Quale è ancora oggi la principale missione della nostra Calabria?….

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Quindi, vorrei (quasi) pregare Raffaele Cardamone, tutti gli intellettuali e le anime più sensibili (nonché la Chiesa diocesana e dell’intera regione ma anche il Vaticano in toto) a voler riprendere intanto la manifestazione della RICONCILIAZIONE che è un autentico e prioritario faro per le coscienze di tutti e di ognuno, specialmente in ben determinati ambienti e situazioni. Riprendere e valorizzare il lungo ed accorato lavoro pastorale, sociale e civile di don Adamo Castagnaro è, a parere mio, prioritario anche per tutta la Calabria! Ma anche per il mondo intero se si riuscisse poi a fare una apposita RETE GLOBALE DELLA RICONCILIAZIONE. Sogno, bisogno o necessità?… Urgenza, a parer mio!… Tutti abbiamo l’obbligo e siamo chiamati ad “armonizzare il mondo” (come sostengo fin dal 1995 con il libro “Prima del Silenzio”).

6 – IL MARE DI CARDAMONE

Un posto particolare, nella poetica di Raffaele Cardamone, ha il “mare azzurro”, forse vissuto come “alter ego” (altro io) da tutti coloro che sono nati e abitano nel “mare verde” dei boschi e della montagna. Infatti, in questa seconda raccolta il nostro Poeta ha evidenziato i versi a lui tanto cari (dedicati a Dino Campana) de “Il frastuono del mondo” che qui possiamo trovare alla pagina 42. Come luogo e annotazione di scrittura e di ispirazione, ricorre spesso nella sua poetica il riferimento al mare di Capo Vaticano. Intuisco che anticamente ci deve essere stata una qualche forte relazione (forse ancora a noi o solo a me ignota) tra il monte Reventino e Capo Vaticano (sicuramente un nome antecedente al Vaticano di Roma).

Comunque sia, ho voluto riandare a Capo Vaticano. Questa volta con i versi di Raffaele. Per cercare di intercettare le motivazioni e le ispirazioni. Sto ancora rielaborando le sensazioni e le mitizzazioni dei luoghi. Però sono convinto che nelle differenti e complementari bellezze tra Reventino e Capo Vaticano ci sia un nesso che ancora resta sconosciuto (forse solo a me) ma che intuisco vissuto come stretto e ancestrale legàme. Sarebbe bello ed utile sapere qualcosa a riguardo.

7 – IL REVENTINO

Infatti, percepisco che il monte Reventino che sovrasta Soveria Mannelli e la sua interzona sia stato qui come il monte Olimpo per gli antichi greci. E che Capo Vaticano valga come la Delfi divinatoria degli oracoli. E, penso che non a caso il sito web di Raffaele (www.ilreventino.it) ne abbia preso il nome ed il significato. Tra tanto altro, il Reventino è (ribadisco) il monte che ha visto nascere la Prima Italia dell’Istmo di Lamezia – Squillace. Istmo non a caso percorso dal fiume Amato verso il mare di Lamezia e dal fiume Corace verso il mare dell’odierna Catanzaro e, più anticamente, dell’antica Squillace. Avrà pure un senso questa “Calabria Centrale” o no?…. “Mater Italiae” affermano alcuni, come ad esempio lo storico catanzarese Giovanni Balletta, autore pure del libro “La Calabria nel suo periodo eccelso” (edito da Rubbettino nel 2000).

8 – SALUTISSIMI

Caro Tito, ci sarebbe ancora tanto da dire e da significare attorno alle poesie di Raffaele Cardamone, del quale qualche mese fa ho letto pure tre brevi romanzi di intelligente scrittura e lungimiranza (pubblicati con “ilmiolibro.it”): Sindrome da contatto (pagine 92 – edito nel 2017), Era di Maggio (pag. 108 – 2017) e Cambiamenti e altri racconti (pag. 136 – 2019). Spero di farti conoscere, appena possibile, pure quest’altra sua arte del narrare.

Foto n. 11 –  sindrome da contatto

Raffaele Cardamone è certamente uno scrittore poliedrico da tenere d’occhio e da considerare come uno dei più interessanti intellettuali calabresi contemporanei. Allora, in attesa, di continuare ad illustrarti (anche se brevemente) la sua Opera, ti ringrazio di tutto e ti do appuntamento alla “Lettera 332”. Buon caldo e tanta cordialità,

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

Iter City, domenica 27 giugno 2021 ore 18.18 (le foto, che non sono mie, sono state prese dal web o attribuibili a Raffaele Cardamone).

  • LEGGI O SCARICA IL LIBRO DI RAFFAELE CARDAMONE “NESSUNO LEGGE LE POESIE DEGLI ALTRI”

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