Bue di Pane a Crotone - Dic. 2014 MongiardoCaro Tito, c’è un particolare evento, tra tanti, che unisce concretamente e idealmente Calabria e Molise. Infatti, nella zona prossima alla costa adriatica di Termoli, in provincia di Campobasso, ci sono tre paesi che hanno la medesima tradizione della corsa dei carri trainati da buoi. E’ una manifestazione popolare antica di otto secoli che, nata da una devozione religiosa a San Leo, costituisce una delle maggiori e migliori espressioni della cultura rurale italiana.

cartina del moliseTali corse (denominate e conosciute come le “carresi”) hanno luogo ogni anno in date fisse. Si svolgono a San Martino in Pensilis (4.800 abitanti circa) il 30 aprile, a Ururi (3.700 c.) il 3 maggio e a Portocannone (2.500 c.) il 25 maggio. Nella unita cartina del Molise, questi tre paesi sono in alto a destra, vicinissimi tra loro, a fila di strada. Sono tradizioni assai sentite da tutto il popolo non soltanto perché sono devozionali e identitarie ma soprattutto perché sono agonistiche. Infatti, le tre storiche squadre dei giovani, dei giovanotti e dei giovanissimi si sfidano su un percorso di circa 12 kilometri, durante il quale è ammesso un solo cambio di buoi.

carresi 2Essendo una sfida che mette in moto sentimenti molto forti di orgoglio e di appartenenza, le carresi vengono preparate meticolosamente tutto l’anno. Infatti, i buoi, gli equipaggi, i carri e tutto ciò che ruota attorno sono tenuti nella massima efficienza da una corsa all’altra, come avviene normalmente in ogni “circus” delle manifestazioni competitive come, ad esempio, la “Formula 1” per le automobili. E le carresi in basso Molise vengono vissute proprio come se fossero la “formula 1” dei carri, dei buoi e degli equipaggi.

carrese - rossiNegli anni sessanta, infatti, per una migliore resa nella corsa c’è stata una svolta epocale riguardo l’utilizzo dei buoi. A quelli locali, che hanno assicurato comunque un buon servizio per tanti secoli, si è preferita la “razza podolica” allevata in alcune zone della Calabria, in particolare nel crotonese e nel cosentino. Alla prova dei fatti (della corsa, cioè), il ceppo podolico è risultato il migliore per velocità e resistenza. I buoi calabresi per le carresi molisane vengono trattati come veri e propri atleti ingaggiati per la vittoria. Vengono, quindi, allevati con la massima cura, nutriti con i cibi più energetici e persino con vitamine. Probabilmente con le vitamine hanno esagerato un po’ i loro curatori, dal momento che la Procura della Repubblica di Larino ha sospeso per “doping” le carresi dei tre paesi in programma nel 2015. Un autentico trauma popolare che ha prodotto proteste di ogni tipo, pure perché in otto secoli non c’era mai stata alcuna “interferenza” delle istituzioni! Ma contro le carresi non ci sono soltanto le sospettate sostanze dopanti ma anche gli animalisti che da anni chiedono l’abolizione di tali corse per “palesi” maltrattamenti dei buoi prima, durante e dopo le manifestazioni competitive. Speriamo che istituzioni, associazioni e comunità possano trovare un’intesa utile ed efficace per ripristinare, potenziare e rilanciare il più possibile (anche a livelli internazionali) una così importante, spettacolare ed antica tradizione.

carresi - gialliRiguardo l’origine calabrese di questi buoi da corsa, ho recentemente parlato al telefono per avere maggiori particolari con il dott. Giuseppe Zio, medico e scrittore, ex presidente della “Fondazione San Leo” che sovrintende la tradizione delle carresi in San Martino in Pensilis. Questo è un paese in cui ci sono parecchie famiglie di cognome Lanciano (alcune delle quali sono state presenti al Lanciano Day del 2003) ed è l’amatissimo luogo che ha dato i natali all’amico giornalista Michele Minieri il quale mi ha inviato tanto gentilmente da Roma, dove risiede da molti decenni, fotocopie di alcuni dei tanti articoli da lui scritti su tale assai sentita manifestazione. In particolare, evidenzio due lunghi articoli pubblicati addirittura a Catanzaro dal glorioso settimanale “Il Gazzettino dello Jonio” alle pagine 5 del 20 aprile e del 25 maggio 1968 e scritti proprio per raccontare pure ai calabresi la tradizione e la corsa che da alcuni anni usava quei buoi i quali, provenienti dalla nostra Calabria, davano ottimi risultati sportivi e spettacolari. Nel 1961 Michele Minieri (sensibile poeta, prolifico cronista, appassionato umanista e adesso anche nonno felice) aveva già aiutato il regista Zeno Gabbi a girare a San Martino in Pensilis il film-documentario “La carrese” che ha avuto poi un grande successo anche a livelli internazionali.

carresi - azzurriCaro Tito, un altro motivo, per cui le carresi possono interessare specialmente noi calabresi, è il fatto che la figura del bue accomuna, in vario modo, tutte le regioni meridionali e, in linea generale, tutta l’Italia … sia perché il culto del bue (come toro, vitello, ecc.) è presente diffusamente nelle feste popolari e nella toponomastica e sia perché il nome stesso di “Italia” ha una quasi certa derivazione da quella “terra dei vitelli” che (oltre 3.500 anni fa) identificava, pure tramite il nostro eroe eponimo Italo, l’antichissimo territorio dell’odierna Calabria. Chi intende approfondire il viaggio indoeuropeo del mitico bue (si noti in Turchia lo Stretto del “Bosforo” passaggio del bue proveniente dall’India) fino all’approdo italico (e poi in Spagna nelle corride, fin nelle Americhe) può più semplicemente chiederlo a “Google” oppure cercare nelle più fornite biblioteche i relativi testi, monografici o enciclopedici. Per una lettura più veloce ma incisiva ed anche emozionante indirizzo alle seguenti pagine del sito http://www.francovalente.it/2009/06/03/la-carrese-di-s-martino-in-pensilis/ curato dal più noto e fantasioso architetto, storico e scrittore venafrano di oggi.

carrese - tre carriSpero tanto che qualche emittente televisiva italiana o estera, calabrese o molisana, possa e voglia realizzare un bel “reportage” sull’uso dei buoi calabresi nelle carresi molisane. Spero, altresì, che la Calabria dedichi un vero e proprio “monumento-museo vivente” ai bovini (e ad altri animali domestici, quasi una “fattoria didattica”) che tanto hanno dato all’intera umanità con la loro mansuetudine e infaticabile laboriosità nel corso dei millenni. Realizzare ciò (anche come auspicabile centro unico nazionale) è urgente e sarebbe un doveroso gesto di gratitudine umana e di riconoscenza storica ed esistenziale, oltre che originale e remunerativa risorsa turistica e valoriale.

bue-mostacciolo di soriano calabro

Colgo l’occasione per informare gli amici molisani e ricordare agli amici calabresi che c’è il filosofo Salvatore Mongiardo (www.salvatoremongiardo.com – telefono 348-7820212) il quale da parecchi anni sta valorizzando nei suoi “sissizi” (ereditati dal già evidenziato re Italo vissuto in Calabria 3500 anni fa), la figura del “bue di pane” ricca di tali e tanti simboli e significati da essere stato poi usato dal grande Pitagora di Crotone (570-495 a.C.) per la sua predicazione decisamente vegetariana e non-violenta verso uomini e animali. Personalmente ricordo che mia madre, dopo ogni infornata di pane, dava a noi bambini – come nutrimento e “giocattolo” – un piccolo pane a forma di bue o di “vaccarella” (come dicevamo noi) e alcuni miei coetanei hanno ancora nella mente e nel cuore questo bel particolare, ora ben presente nella festa d’estate di Spadola, paese delle montagne serresi a poca distanza dalla mia Badolato. Il bue sacro (risalente ad Italo e rilanciato da Pitagora) e altri animali vengono ancora oggi rappresentati pure nei “mastazzola” (dolci tipici) di Soriano Calabro, che – non certo a caso – è altro paese delle nostre medesime Serre joniche!

carrese - foto storicaE con questa stessa lettera propongo ufficialmente agli amici molisani che organizzano le carresi di invitare Mongiardo a San Martino in Pensilis, a Ururi e a Portocannone in modo tale da realizzare (magari anche in un’unica cerimonia) un “gemellaggio” ideale e culturale tra le nostre rispettive tradizioni che hanno in comune l’ancestrale e popolare mito del bue. Sarebbe bello, infatti, realizzare un “sissizio” in basso Molise nei giorni precedenti o seguenti le prossime carresi 2016. Sarebbe assai utile che pure la comunità molisana di Jelsi (la quale celebra ogni anno il 26 luglio l’attinente “festa del grano”) possa partecipare al binomio bue-pane, nel contesto delle carresi.

Per meglio dare la possibilità di conoscere le antiche motivazioni della tradizione veteroitalica-calabrese del “bue di pane” unisco alla presente lettera il testo (scaricabile o semplicemente leggibile) dell’invito che ci rivolgono il sacerdote don Bruno La Rizza e lo stesso Salvatore Mongiardo per partecipare al sissizio di Serra San Bruno ore 12,00 domenica 23 agosto 2015. Più che convinto, sono certo che dall’esperienza italica-calabra-molisana potrà nascere qualcosa di veramente efficace per il passato, per il presente e per il futuro. Buon bue e buon pane a tutti! Cordialità,

Domenico Lanciano Giornalista
Domenico Lanciano

Domenico Lanciano

(Agnone del Molise, giovedì 30 luglio 2015 ore 13,31)

Allegato: SISSIZIO DI SERRA SAN BRUNO 23 AGOSTO 2015 INVITO-scaricabile