cecile kyenge 4Caro Tito, la storiografia sulla cosiddetta “conquista del Sud” del 1860 da parte dei piemontesi ci documenta come e quanto i nostri “nordisti padani” dell’epoca considerassero noi meridionali… meno che bestie, a volte, e questo li autorizzava ancora di più a massacrarci (auto-esaltaltandosi nella loro pseudo “missione civilizzatrice”) … ad effettuare una vera e propria “pulizia etnica” poi parzialmente attuata sia militarmente che come schiavitù d’emigrazione, dopo aver derubato tutte le nostre “ricchezze” desertificando i nostri territori. E’ sempre assai pericoloso considerare gli altri esseri inferiori o indegni o peccatori. Hitler e altri dittatori di tutti i colori, nonché le inquisizioni di tutte le fedi religiose e politiche lo hanno ampiamente dimostrato. E lo stanno dimostrando ancora in varie parti del mondo provocando scontri etnici, politici, religiosi e tribali, che causano milioni di morti e immani distruzioni di ricchezze e di territorio.

 Brazilian-IndiansChi, come me, negli anni sessanta è stato per alcuni mesi nel milanese avrà toccato con mano la discriminazione padana nei confronti di noi meridionali, pure leggendo cartelli del tipo “Non si affitta a meridionali”. Ancora più marcata la discriminazione degli italiani (specialmente meridionali) in Svizzera, nei medesimi anni sessanta con cartelli del tipo “Vietato l’ingresso agli italiani e ai cani”… ho visto io stesso questi cartelli nel cantone di Zurigo nell’agosto 1965 … tanto è che ho scritto una poesia che iniziava “Non trattate come cani / da cortile gli italiani”. Italiani che venivano trattati male anche nel luogo di lavoro, nella logistica e nel quotidiano. Ora quel razzismo interno italiano e quella xenofobia svizzera si sono forse attenuati. Ma resta il paradosso che loro odiano e discriminano proprio chi è necessario alla loro sopravvivenza o al loro maggior progresso!

 cecile kyenge 5Al giorno d’oggi, la cronaca ci presenta sgradevoli episodi, assai biasimevoli nei confronti della dottoressa Cecile Kyenge, ministra della Repubblica Italiana per l’Integrazione. In pratica, l’estro e la creatività di alcuni leghisti padani (persino di rango istituzionale) pensa di fare chissà quale nobile impresa nell’oltraggiare tale nostra ministra, forse perché ha nero il colore della pelle o perché dovrebbe somigliare ad una scimmia della giungla cui si buttano le banane come allo zoo o per altri incivili pregiudizi o, certo, perché cerca di dare dignità ai più deboli!… Ma, come ha detto la ministra Kyenge, con questi episodi indegni di un paese civile dobbiamo ritenerci offesi tutti quanti gli italiani. E, direi io, pure i neri di ogni altra parte del mondo. E pensare che, a dare retta agli scienziati, il primo uomo era nero ed è nato proprio in Africa … e da questo uomo nero africano deriverebbero anche quegli esemplari padani che hanno offeso l’italo-congolese Kyenge.

 E a proposito di gente di colore, devi sapere, caro Tito, che alla fine degli anni settanta circolava una “leggenda metropolitana” secondo la quale gruppi di cacciatori padani andava spesso in Amazzonia (America Latina), specialmente nel Mato Grosso brasiliano, dove facevano a gara a chi uccideva più … indios!… Un safari da folli o da criminali!… Sarà stato vero?… Di vero c’è che la popolazione indigena latino-americana (così come quella del nord-America) è stata quasi sterminata dal colonialismo, secondo cui per impadronirsi delle ricchezze di quei territori era necessario eliminarne gli abitanti fino all’estinzione o alla più completa sottomissione. E per eliminarli o sottometterli con più convinzione, senza pietà e meno peso di coscienza individuale e sociale era altresì necessario denigrarli, renderli inferiori, indegni di esistere. Oltre alle tragiche documentazioni storiche passate, raccapriccianti sono alcune cronache nostre contemporanee che si possono rintracciare in internet come, ad esempio, i resoconti giornalistici di Ettore Mo (Corriere della Sera) o le testimonianze di Pietro Berti e di altri reporters italiani ed esteri.

Pope Francis

Questo antico vizio di ritenere gli altri “inferiori” o “diversi” per emarginarli e per poter spadroneggiare sulla loro esistenza e sui loro diritti è stato applicato, nel corso dei secoli, e ancora purtroppo si applica pure nei confronti degli intellettuali, delle donne e dei poveri, dei malati e dei più deboli, degli anziani e dei bambini … tanto è che i più furbi sostengono, per paradigma, che, per eliminare più facilmente la povertà, bisogna eliminare i poveri!… La teoria e la pratica dell’eliminazione fisica e della morte sociale delle persone e di interi popoli (genocidio) è sempre stata prerogativa dei prepotenti, dei razziatori e dei regimi totalitari di qualsiasi colore e latitudine. Tutto ciò rientra nel cosiddetto “cannibalismo sociale” che è una gravissima e storica malattia da guarire o mitigare principalmente con la più vera cultura, specialmente con quella che dimostra perché e quanto siamo “tutti perdenti” (come ho scritto nel 2005 alle pagine 119-122 del primo volume del “Libro-Monumento per i miei Genitori”, edito nel 2007). Recentemente, non a caso e proprio nel suo viaggio in Brasile, lo stesso Papa Francesco, nel suo discorso alla classe dirigente brasiliana (tenuto sabato 27 luglio 2013 nel Teatro Municipale di Rio de Janeiro) ha detto a chiare lettere “Oggi, o si scommette sul dialogo, o si scommette sulla cultura dell’incontro, o tutti perdiamo, tutti perdiamo!”… E lo ha detto proprio in terra latino-americana dove continua il massacro degli indios e delle popolazioni deboli, e dove c’è un forsennato inseguimento al maggior progresso socio-economico globale pagato a caro prezzo dalle classi lavoratrici, dai disoccupati (specialmente dai giovani che rischiano di non avere futuro) e, ovviamente, dall’ambiente.

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Quindi, perché dobbiamo sostenere fortemente la ministra Kyenge?… Per Lei stessa, prima di tutto, ma specialmente per evitare derive e rigurgiti razzisti ed autoritari che negano la dignità delle persone e dei popoli anche per ottenere secondi fini nel maggior profitto e nello spadroneggiare “liberamente” e “liberisticamente” in Italia e in ogni parte del mondo. La dignità va difesa giorno per giorno, anche se è riconosciuta come fondamentale ed irrinunciabile dalle Carte Costituzionali di quasi tutti i paesi del globo e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata dall’ONU il 10 dicembre 1948 a Parigi. La dignità va difesa giorno per giorno, perché giorno per giorno c’è chi tenta in vari modi di negarla, spesso riuscendoci molto dolorosamente per le vittime di tale crimine. Va difesa anche nel quotidiano, persino tra di noi, poiché l’arte più difficile al mondo è proprio quella di riconoscere la dignità altrui, persino dentro le famiglie e tra coniugi, nonché nei luoghi di lavoro! La dignità così come la vera democrazia parte principalmente dal basso e dovrebbe essere insegnata anche nelle scuole e in tutti gli altri luoghi pedagogici e istituzionali (principalmente nei e coi multimedia)!

 Dobbiamo sostenere fortemente la ministra Kyenge, perché ha un ruolo istituzionale che comporta dignità aggiuntiva riguardante non soltanto lo stesso decoro dello Stato ma anche ogni cittadino della Repubblica, addirittura pure coloro che non sono d’accordo con Lei. Ma dobbiamo sostenerLa pure perché è diventata una nostra “paisanuzza” … una nostra corregionale: infatti, oltre ad essere cittadina italiana è anche “calabrese” d’adozione avendo sposato un cosentino, originario di Tarsia, quantunque residente in terra padana. Cecile ha detto che si sente più calabrese del marito e viene spesso in Calabria. Il 2 luglio scorso, alla unanimità, il Consiglio Comunale di Roccella Jonica (R.C.) Le ha attribuito la cittadinanza onoraria. E sarebbe opportuno che molti più Consigli Comunali d’Italia e d’Europa dessero alla ministra Kyenge (ma anche al calciatore Mario Balotelli e ad altre persone sotto ingiusto attacco) la “cittadinanza onoraria” come chiara e ferma risposta alle provocazioni e alle offese razziste, siano esse politiche, sportive o pretestuose per altri deprecabili fini. La mia solidarietà personale appare chiara e ferma anche da questa mia lettera, indirizzata a te, caro Tito, e a tutti coloro che credono nell’universalità e nella dignità propria ed altrui. Cordialità.

domenico-lanciano-150x150Domenico Lanciano.

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