Caro Tito, mi sento un sopravvissuto alle ideologie che hanno semi-distrutto la società o, addirittura, l’Umanità e l’intero pianeta (tipo ideologie politiche, economiche, ecologiche, scolastiche, religiose, culturali, scientifiche e quante altre, manipolate da interessi particolari di “lobby” più o meno grandi). Non mi sono mai lasciato coinvolgere, semplicemente perché sono stato salvato dalla mia natìa Cardàra e dalla voglia di libertà e verità. Coloro che mi hanno conosciuto da vicino mi riconoscono ancora che mi sono mantenuto “spirito libero”. Pagando però un presto caro ed amaro. Ma lieto della mia libertà. Mi spiego.

Il mio metro di misura del mondo e della realtà circostante è stata Cardàra, la contrada contadina ed operaia dove sono nato e dove ho vissuto i miei primi dodici anni di vita. Cardàra è stata il mio metro di misura e paragone, perché era popolata da gente che lavorava e soffriva tantissimo per poter sopravvivere. Era il simbolo di tutti i Sud del mondo, di tutta la gente che, poi alla fin fine, è stata costretta ad emigrare al nostro Nord interno ed estero per poter uscire da miseria e povertà, cui l’aveva ridotta (in tutto o in parte, poi ho capito) la malaunità d’Italia di stampo piemontese-savoiardo del 1860-61. Adesso i Sud del mondo sono altri e tutti cercano l’assalto alle poco accessibili cittadelle del benessere per poter sopravvivere alla giornata. Le cronache dell’assalto dei super-poveri ai Paesi super-ricchi sono sotto i nostri occhi quotidiani. Il mio metro per misurare il mondo sono stati i miei genitori, i quali hanno fatto i salti mortali per poterci far crescere e darci la possibilità almeno di minimo futuro. Mio padre era comunista (“apostolico” lo chiamavo io, perché ha aiutato di più gli altri che stavano peggio di noi) ma, per motivi ideali di giustizia e per quello che andava notando, non era però affatto contento dei comunisti che governavano al Comune di Badolato. Poi, indagando ed esperendo, ne ho capito i perché. Ed ancora pago con l’esilio la mia “impertinenza” di indagare e di esperire e, soprattutto, non prendere nessuna tessera di partito per poter lavorare come Bibliotecario comunale, né con i rossi (1986-87) né con i bianco-neri (centro-destra del 1980-85).

1 – EGEMONIA, DITTATURA E REGIME COMUNISTA A BADOLATO

Capisco bene, molto bene, che le grandi masse di Badolato e del Sud erano così esasperate da voler annientare quasi fisicamente i baroni e gli altri padroni che le hanno tenute oppresse per tanti secoli, specialmente dopo l’Unità d’Italia, quando il nostro Meridione (con altre Periferie nazionali) è stato spremuto all’eccesso e tanto da costringere milioni di persone ad espatriare per poter avere la dignità del pane quotidiano. Quindi, capisco benissimo che a Badolato le rivendicazioni e le lotte comuniste dell’immediato dopoguerra fossero troppo esagitate, fino a far scoppiare addirittura una bomba con un morto e alcuni feriti nel clima elettorale per le comunali del 1946 (cosa, ovviamente, mai giustificabile!). Nella mia tesi di laurea ho, comunque, definito “Generazione epica” proprio quella che si è mobilitata per uscire dal medioevo agrario e sociale nel ventennio 1944-1964, periodo che possiamo denominare della EGENONIA COMUNISTA, poiché comandava soltanto il Partito Comunista Italiano. Molto monolitico, a quei tempi, per poi sfaldarsi man mano fino alla vergogna di oggi, sebbene sotto altri nomi e simboli.

Poi, però, dal 1964 al 1980, il potere comunista badolatese, divenuto tribale (a famiglie), è diventato DITTATURA. Un partito ed una generazione impenetrabili, impermeabili, chiusi, egocentrici, spavaldi, senza alcuna possibilità di dialogo per il bene comune. Un periodo, questo, dal 1964 al 1980, che ha prodotto una ribellione interna ed esterna, mandando (poi, nel 1980) al potere comunale una coalizione di centro-destra, interrompendo così il predominio, l’egemonia e la dittatura comunista che duravano dal 1944 nel concreto e istituzionalmente dal 1946. Ovviamente, caro Tito, dico a grandi linee, ma chi vuole capire ha modo di ben capire. Chi no, approfondisca bene, senza complicazioni settarie o populiste. Con onestà intellettuale!

Non capisco, invece, perché, una volta al potere da decenni, i Comunisti di Badolato, avendo quasi tutti i propri figli studenti per conseguire un diploma o una laurea, non li abbiano aiutati nella maggiore e migliore conoscenza e preparazione, permettendo il sorgere di una BIBLIOTECA che era stato il sogno di consiglieri comunali in legislature precedenti, ma che poi, più apertamente e socialmente, avevo chiesto io (studente universitario alle soglie della laurea) con la lettera circolare del 05 settembre 1976, inviata al Consiglio Comunale e ai maggiori altri Responsabili della società e dei destini di Badolato. Lettera che qui allego sotto la dizione di << DONAZIONE SGRO’ >> e che i nostri lettori più interessati possono leggere e/o scaricare, tenendola pure come documento storico-sociale della nostra Comunità o di un paese “prototipo” calabrese e meridionale come Badolato. E’ un cimelio assai eloquente! Spero d’ora in poi di poter pubblicare altri documenti storici originali, per contribuire a ricostruire anche sociologicamente i vari periodi di cui sono stato testimone e, a volte, diretto pure protagonista, come in questo caso, per cercare di generare Cultura a Badolato ed inserire questa Comunità e la sua interzona nei circuiti virtuosi anche internazionali.

Dico “prototipo” perché tante altre realtà simili (in Calabria e nel Sud) sono senza una biblioteca pubblica né esistente né funzionante. E questo la dice lunga pure sulla nostra arretratezza complessiva, non soltanto socio-culturale. Ci si illude sempre che senza strutture socio-culturali si possa campare bene lo stesso, mentre c’è bisogno della automobile di grossa cilindrata e vistosa (o di altri ricchi beni di consumo) per dimostrare di “esistere e di essere qualcuno”… mentre poi si ha il fiato corto nelle relazioni interpersonali con chi ha più cultura di noi. E soffriamo i classici complessi di inferiorità nazionali o cosmici, pure nel dipendere da altri quasi in tutto. Specialmente nelle strutture sanitarie che sono prioritarie per tutti.

Parentesi. Per mancanza di cultura sociale sembriamo una Calabria inesistente in campo nazionale, se non per tristi fatti di cronaca nera. Ed io che vivo in altra regione mi accorgo di come la Calabria sia quasi assente nei mass-media e di come non venga quasi affatto considerata. Ad esempio, settimane fa non c’era nessuna città calabrese nelle previsioni del tempo: ho dovuto protestare con la redazione di quell’emittente nazionale e poi sono apparse almeno le temperature di Reggio Calabria! Siamo, purtroppo, in queste condizioni!… Molti mi criticano che mando troppi comunicati-stampa, anche a livello nazionale (qualche volta internazionale). Ma lo faccio anche per dimostrare che la Calabria esiste con i suoi aspetti positivi, che Badolato esiste e propone cose belle. Molti altri (specie qui, tra Molise e Abruzzo) si meravigliano che io sia così tanto attaccato al mio paese, alla mia regione! Chiusa parentesi.

Adesso, a Badolato, dal 1986 in poi (dopo un’altra interruzione di una Coalizione di centro-destra 1990-95), quindi da ben 26 anni possiamo dire che siamo sotto un vero e proprio REGIME COMUNISTA, anche se il PCI ha cambiato nome e simbolo, ma, alla fine, è la seconda e la terza generazione di comunisti badolatesi che si alternato al Potere comunale. E le elezioni del 3-4 ottobre scorso (2021) hanno confermato questa tendenza, con l’aggravante della non possibilità di scelta o alternativa, poiché i capi delle due liste contendenti (maggioranza ed opposizione) sono, paradossalmente, due ex sindaci comunisti, di cui uno torna dopo quasi 35 anni! Un vero e proprio REGIME consolidato. Tipo Russia di Putin il quale, ex gerarca comunista, governa “ad libitum” (a proprio piacere) rendendo di fatto il Potere inavvicinabile. E la democrazia?… Un reperto archeologico degno di stare in un Museo o da studiare in una Biblioteca!

2 – UNA BIBLIOTECA SIMBOLO

Caro Tito, quella di Badolato è ormai divenuta una Biblioteca inesistente perché simbolo di un’egemonia, dittatura e regìme comunista che, nelle tre fasi e nelle tre generazioni, ha dimostrato di essere, nella pratica, contro la cultura … anzi addirittura contro la propria Storia. Infatti, i Comunisti di Badolato non solo non sono riusciti a realizzare una decente BIBLIOTECA COMUNALE (né ci erano riusciti, comunque, i “bianco-neri” del 1980-85, altro tema doloroso) ma non si sono nemmeno premurati di raccontare alle generazioni seguenti e conseguenti la storia delle loro stesse lotte né la storia ultrasecolare di Badolato.

C’è voluta la mia tesi di laurea nel 1977 per smuovere persino il sonno del prof. Antonio GESUALDO e indurlo a mettersi a scrivere su Badolato, rimediando così io e Lui (purtroppo parzialmente) nel colmare almeno orientativamente tale grave lacuna. E, poi vergogna delle vergogne, è dovuta venire una giovanissima ed impegnata giornalista reggina per fissare sulla carta (ma un po’ a modo suo) la vicenda dello sciopero a rovescio del 1950-51 con il libro “ARROVESCIO” presentato sabato 26 marzo 2011 nella chiesa di San Domenico a Badolato Borgo, nel 60° anniversario di quella particolare lotta alla quale aveva partecipato indistintamente TUTTA la popolazione per aprire una strada verso le Serre e per lenìre la tremenda disoccupazione che soffrivano specialmente giovani di ogni colore politico e di ogni parrocchia. Eppure lo sciopero a rovescio porta soltanto il marchio comunista! Gli altri non sanno rivendicare!???…

E non sono stato né invitato a dare la mia testimonianza e nemmeno avvisato dagli organizzatori della presentazione di Arrovescio né di altre iniziative simili. Eppure il sottoscritto aveva fatto le prime ricerche e partecipato a tutti le foto di quello storico evento del 1950-51. Foto che nessuno conosceva. Grazie alla mia scoperta nell’archivio del fotografo Giocondo Rudi di Badolato, adesso chiunque può giovarsi di questi e di altri documenti fotografici! Ne sono ultra-contento! E’ per me una bella soddisfazione. Però ciò non viene affatto riconosciuto, così come il tanto decantato “PCI – partito del lavoro” non ha riconosciuto tanti altri lavori sociali fatti da me e da altri per l’intera Comunità. Nemmeno di lavori sulla loro attività politica!

Questo è molto grave poiché Badolato, con i Comunisti, ha finito di essere una Comunità per essere soltanto un Partito: o con noi o contro di noi. Provocando divisioni e spaccature che hanno del tribale e che io, appunto, nella tesi di laurea ho definito “comunismo tribale” ciò che c’è stato in Badolato sotto la loro dittatura e il loro regìme, specialmente a partire dai primi anni sessanta. Con qualche “innocente” avvisaglia fin dal 1956, con l’entrata al potere di una specifica famiglia-parentela che ha condizionato davvero troppo.

Eppure al Congresso del Partito Comunista di Badolato dell’ottobre 1975, io (da indipendente) ho tenuto un lungo ed articolato discorso sulla necessità di fare memoria storica scritta di Badolato e dello stesso Partito Comunista locale. In quella sede mi ero reso disponibile a collaborare gratuitamente all’emersione della Storia badolatese, pure perché in quel periodo erano in pieno svolgimento le mie ricerche per la tesi di laurea e stavo intervistando oltre 200 persone, le cui voci sono registrate in 100 nastri e CD magnetici per la durata di 300 ore di documentazione sonora. Alcune di queste registrazioni ho donato, con affetto, a figli di dirigenti di quel Partito Comunista, ora defunti. Sono sempre stato libero e sereno, niente odio o rancori!

3 – CHI HA PAURA DELLA CULTURA?

Caro Tito, forse avrei dovuto formulare meglio tale domanda: CHI HA PAURA DELLA VERITA’?… perché, alla fin fine, è questa la strategica domanda. Se qualcuno ha qualcosa da nascondere farà di tutto perché la verità non emerga. Se la Biblioteca Comunale non è stata realizzata (mio malgrado, sottolineo e metto in luce) non è stata certo colpa mia né, poi, dell’Associazione LA RADICE la quale ha messo a disposizione propri volontari in modo del tutto gratuito, nel tenerla aperta per alcuni anni dal dicembre 1999, dopo la pulitura dei libri ammassati ed abbandonati per anni. E alcuni sono andati irrimediabilmente persi!!!?…

Perché un Comune ed un paese orgoglioso come Badolato (con un proprio ruolo interzonale importante) non ha una memoria storica locale per sé stesso e per gli altri?… Perché non ha ancora una Biblioteca sociale con tutta la popolazione studentesca e di professionisti che si ritrova fin dai primi anni sessanta?…. Eppure le richieste sono sempre tante di consultazione e ricerca: ditelo al prof. Vincenzo Squillacioti che si rende sempre disponibile per aiutare tutti, in mancanza di una Biblioteca e di un Archivio comunali!… Ma è pur sempre un privato ed è grande generosità aprire le porte di casa anche a sconosciuti e a gente che viene da lontano per sapere di Badolato! Possiamo fare ancora queste figuracce? Badolato in cima alle cronache ma senza una struttura di accoglienza culturale e nemmeno turistica-promozionale!…

E la stessa Storia delle Donne di Badolato che fine ha fatto?… Basta un calendario, basta un monumento o una striminzita intitolazione urbana, bastano episodiche manifestazioni a lasciare alle future generazioni il senso della loro esistenza??? Ma questo, non ti pensare Tito, vale pure per il lato cristiano-cattolico! Infatti sono decenni che sollecito esponenti politici e religiosi cattolici a darsi da fare per scrivere la loro Storia!

Con me (che tutti i badolatesi hanno condannato all’esilio, in modo espresso o nell’indifferenza generale) Badolato ha perso gran parte della sua memoria, poiché io avevo già cominciato (unico e solo, in tempi di sonno collettivo) a lavorare in tal senso, sollecitando altri assai più qualificati di me (come il prof. Gesualdo) a realizzare la Storia della nostra gente per iscritto, con una biblioteca, un museo, una pinacoteca e quanto altro ancora! Se avrò vita e salute, scriverò, prima o poi, una LETTERA APERTA alle future generazioni su questa tremenda omissione e disimpegno collettivo e istituzionale.

Infatti, non voglio affatto essere complice di tale crimine culturale! Pure perché mi sono dannato (sempre a mie spese) a lavorare socialmente e culturalmente e a sollecitare un po’ tutti per elevare al massimo possibile il mio paese! Ma, alla fine, ho raccolto soltanto amarezze, culminate nell’esilio, massimo tradimento della mia gente! Sì, è inutile girarci attorno, la mia gente che ho tanto amato, mi ha tradito! E per mia fortuna che ho la coscienza totalmente tranquilla, altrimenti sarei letteralmente impazzito.

E col tempo ho capito una cosa importante: né a Badolato né ad Agnone né ovunque abbia operato ho raccolto simpatie (salvo qualche eccezione), nonostante la grande mole di lavoro fatto a favore di queste località e di questi popoli, soltanto perché donavo in modo continuo (ed agivo a mie spese) mentre le persone solitamente tendono a prendere e a pretendere dal Comune o dagli enti pubblici … al contrario io davo, davo di mio alla società, senza fine! E mentre gli altri costruivano palazzi a 4 – 5 e sei piani e si mettevano comodi, io invece pensavo alla Cultura sociale. Facevo il contrario della gente comune! Ecco perché Otello Profazio, il noto cantautore, in una dedica mi ha scritto che ero “un uomo sociale”! Ho sempre pensato agli altri, più che a me stesso. Non mi considero un altruista pentito, però se rinasco!!!…

Ma, adesso, tutte queste mie (ed altre possibili) considerazioni possono essere altrettante prove del SUICIDIO DEL SUD documentato già nel “lontano” 1977, nel concludere la già citata tesi di laurea, di cui una copia è all’Archivio di Stato di Catanzaro e l’altra è presso LA RADICE (associazione badolatese cui ho donato i diritti d’autore). Caro Badolato, caro Sud, chi è causa del suo mal pianga sé stesso! Perché è pur vero che Badolato e il Sud hanno subìto tante vessazioni passate e presenti, ma è pur vero che, in parte, il suo mancato sviluppo è dovuto a noi stessi, specialmente in questi 75 anni di democrazia e di flussi continui di denaro pubblico. Bisogna essere onesti! A ciò si aggiunge la criminalità organizzata e la frittata è completa e bell’è fatta! Badolato e Sud senza speranze?… Questa è la mia convinzione alla fine di una vita di studi e di constatazioni dirette sulle nostre realtà. Primo imputato il “malorgoglio” e tutto ciò che ne consegue. Meditate gente, meditate!

4 – LA DONAZIONE SGRO’-VITALE

In tale contesto anti-culturale e storico s’inserisce la DONAZIONE SGRO’-VITALE di cui ti avevo accennato nella precedente << https://www.costajonicaweb.it/lettere-a-tito-n-343-valentina-grano-dona-i-libri-del-padre-antonio-brigante-calabrese/ >>  del 03 settembre 2021 e che adesso, con questa n. 353 cerco di completare. Una donazione di centinaia di libri interessanti o preziosi, di giornali e riviste (dal 1638 al 1959). Che, oltretutto, è la testimonianza fedele di come si cibava, culturalmente, una famiglia della media ma abbastanza “illuminata” e colta borghesia badolatese. Chiunque ne abbia voglia, scorra o esamini meglio l’elenco allegato, così può ben rendersi conto di quale e quanta cultura nazionale ed europea sia entrata in quella casa (almeno negli ultimi tre secoli). E come gli Sgrò c’erano tante altre famiglie colte e aggiornate sul mondo, tanto da far dire agli altri paesi attorno che a “Badolato ci sono i galantuomini”.

Per i nostri Comunisti tutto ciò sarebbe stato da buttare, per il solo fatto che era appartenuto ad una famiglia borghese ed agraria! Mentre invece, proprio per conoscere coloro che ritenevano (a torto o a ragione) gli sfruttatori del popolo (badolatese, in particolare) tutto ciò andava mantenuto e ben esaminato! Di contro e, paradosso dei paradossi, cosa resterà dell’egemonia, della dittatura e del regìme comunista badolatese per le future generazioni, compresi i figli dei figli dei figli? Il nulla, oppure qualche sperduta eco.

5 – DON PEPPINO SGRO’

Don Peppino Sgrò è stato il personaggio che aveva mantenuto con cura ed incrementato libri e giornali in famiglia. Non soltanto ci ha tramandato tutta questa ricchezza, ma ci ha lasciato pure qualche sua foto sociale d’epoca, dal momento che Egli era un appassionato di fotografia amatoriale (lo si capisce pure dalle tante riviste fotografiche, ben ordinate e di diverso tipo). Di sicuro sua è la bella foto-cartolina intitolata “Badolato – Aprile 1940 – Ricordo delle Missioni” il cui valore storico ed affettivo per noi badolatesi è enorme, pure perché il poeta Antonio Corea (comunista, mai sufficientemente valorizzato, data la caratura politica e letteraria dialettale) ne aveva scritto un piccolo e pregiato poema molto satirico verso i predicatori di quelle Missioni ma anche verso alcune banalità della Chiesa cattolica, quali le riteniamo oggi.

Tale foto-cartolina delle Missioni del 1940 mi era stata donata (in circa 20 copie) da Vincenzino Spagnolo (ex commerciante di elettrodomestici che ha abitato all’Ina-Casa nella mia stessa scala condominiale per alcuni decenni a partire dal 1956). Costui mi ha assicurato che questa bella foto-cartolina era proprio di don Peppino Sgrò e da lui aveva avute numerose copie da vendere. Parte di quelle 20 copie ho dato ai sindaci della nostra interzona che nell’estate 1982 ho riunito per parlare dei rapporti tra i paesi della nostra Riviera degli Angeli e i paesi delle Serre; una copia dovrebbe ancora essere nella Biblioteca Comunale di Agnone e qualche altra ho donato a giornali e riviste nel periodo più intenso del “paese in vendita” (1986-88).  Ma possono essere di Peppino Sgrò anche altre foto, come il saluto fascista alla Madonna della Sanità in Piazza San Nicola del 1935 e, dello stesso anno, il panorama di Badolato borgo visto da sud, con il campanile comunale del 1539 non ancora abbattuto.

Chi ha conosciuto personalmente don Peppino Sgrò, me ne ha parlato come un distinto signore umanistico-rinascimentale, poiché era curioso di tutto (e l’elenco allegato dei libri lo dimostrano ampiamente). Peccato che questa donazione Sgrò non abbia potuto essere usufruita dalle nostre popolazioni della costa jonica! A saperci fare (pure istituzionalmente) avrebbero potuto figurare in una dignitosa Biblioteca Comunale a Badolato anche donazioni più consistenti, in qualità e quantità, da parte, ad esempio del Barone Pàparo e dal Barone Gallelli, ma anche di altre famiglie borghesi o degli stessi fratelli Tropeano, colonne del PCI.

Ma già lo stesso prof. Antonio Gesualdo aveva promesso (in risposta alla mia lettera del 5 settembre 1976) di donare tutta la sua Biblioteca a quella comunale di Badolato se solo questa fosse stata funzionante. Per tale funzionamento Egli avrebbe collaborato non soltanto con tale preziosissima donazione di suoi libri rari e costosi (reperiti nei suoi viaggi europei) ma sarebbe stato spesso presente fisicamente in Biblioteca per tenere incontri, conferenze e attività di sostegno a studenti e altri utenti, come ricercatori e studiosi. Egli, già a casa sua, era sempre a disposizione di tutti coloro che Gli chiedevano di essere aiutati culturalmente. Ah, quanto ha perso Badolato come istituzioni e cittadini, senza una efficiente Biblioteca pubblica!

6 – LIBRI NEI CASSONETTI

Caro Tito, la realtà storica e civile ci dimostra come le città e le nazioni più evolute tengano in grande conto la Cultura, espressa anche come Biblioteche, Musei, Archivi nel contesto del sistema di conservazione e valorizzazione della Memoria collettiva e del Sapere partecipato. Questo succede anche in Italia, ma prevalentemente al centro-nord. Purtroppo il nostro Sud (in genere e salvo eccezioni) dimostra poca attenzione ad una simile Cultura che ritiene appannaggio ancora delle classi borghesi, mentre invece il cosiddetto popolo coltiva la cultura delle tradizioni e, a volte, odia i libri. “Bruciali!” mi diceva persino qualcuno!… “Dio, perdona loro perché non sanno ciò che dicono!”… Ma c’è qualcuno che, se non li brucia al caminetto (come più di una volta ho visto fare), li butta!

Infatti, capita sempre più spesso che tanti libri, persino di valore, vengono buttati nei cassonetti della spazzatura, come questi fotografati a Bari il 13 luglio 2019 quasi una intera biblioteca familiare! (vedi e leggi in  << https://www.fanpage.it/attualita/bari-cassonetto-pieno-di-libri-diventa-una-biblioteca-a-cielo-aperto-centinaia-di-volumi-salvati/ >> ).

A parte questo, sta accadendo che studiosi e personaggi di cultura lasciano le loro biblioteche ed archivi ad eredi che non sono in grado di capirne l’importanza o non sanno come gestire un simile patrimonio (magari non sapendo nemmeno che esiste un mercato antiquario in grado di assorbire tale lascito, guadagnandoci almeno qualcosa e salvando il salvabile). Spesso vanno in fumo o al macero veri e propri tesori, sia in termini economici che culturali.

Qualche anno fa, venendo a conoscenza di tali casi assai eclatanti quanto dolorosi, ho fatto appello al Presidente della Repubblica, al Capo del Governo e, in particolare, al Ministro per i Beni e le Attività Culturali affinché si prendessero provvedimenti per non fare perdere simili patrimoni (a volte costituiti non soltanto da libri, ma anche da quadri, da pezzi di antiquariato o di archeologia, ecc.). Nel mio entusiasmo per il salvataggio culturale, suggerivo di istituire un vero e proprio ENTE DELLE DONAZIONI che accettasse e, poi, caso mai, distribuisse quanto ricevuto ad altri Enti che potessero garantirne la valorizzazione. Ah, l’Italia degli sprechi!…

Caro Tito, dirti che non ho ricevuto alcuna risposta mi sembra superfluo, quasi sottinteso. Ed ecco che la Cultura è quella che più soffre in Italia. Ne so qualcosa io che ho scritto a tutte le Università italiane e alle più importanti Biblioteche regionali proponendo la mia di donazione. Nemmeno qui ho ricevuto una risposta (né con la bocca né con il culo, come si dice popolarmente, forse nel senso di pernacchie).

7 – DILEGGIO DEL “PAESE IN VENDITA”

Caro Tito, oggi 07 ottobre 2021 ricorrono i 450 anni della cosiddetta “Battaglia di Lepanto” alla quale molti calabresi, in particolare badolatesi, hanno partecipato con successo in quel 1571 al sèguito del feudatario barone Gaspare Toraldo, uno dei comandanti di quello scontro navale che – avvenuto a Lepanto nei pressi di Atene, in Grecia – ha segnato l’indebolimento della flotta musulmana nel Mediterraneo e quasi annullato i suoi attacchi pirateschi sulle nostre coste. Da allora, a Badolato è solita celebrare (con cerimonie o idealmente) la Festa della Vittoria ogni 7 ottobre alla chiesa di San Domenico, dedicata proprio a Santa Maria del Soccorso patrona di quella battaglia.

Ed il 7 ottobre 1986 (cioè giusto 35 anni fa) è iniziata la vicenda di “Badolato paese in vendita in Calabria” con un mio articolo pubblicato dal quotidiano romano “Il Tempo” alla pagina nazionale 22. Dopo tanti studi, anche demografici (che mi sono serviti per la mia tesi di laurea su Badolato nel 1977), ho capito che entro 50 anni (cioè fino al 2027) il borgo si sarebbe quasi completamente spopolato. Cosa che sta avvenendo veramente. Infatti, nel censimento del 25 ottobre 1981 gli abitanti di tutto il Comune erano in totale 4.006 di cui circa mille nel borgo antico. Nel 1986 vivevano a Badolato Superiore circa 800 abitanti e circa 3000 a Badolato Marina. Vedremo quanti ne conterà il censimento del 3 ottobre 2021. Sicuramente non più di 200 (all’anagrafe) nonostante la lotta (mia e di altri) contro lo spopolamento. Prova a leggere cosa ne ha scritto << https://www.quotidianodelsud.it/calabria/catanzaro/societa-e-cultura/la-storia/2021/09/27/badolato-paese-in-vendita-35-anni-dopo-bilancio-sulla-prima-comunita-che-affronto-lo-spopolamento/ >>.

Volenti o nolenti, la vicenda del “paese in vendita” ha segnato storicamente uno spartiacque (specialmente in Italia) sulla lotta allo spopolamento, nel senso che prima del 7 ottobre 1986 ancora non se ne parlava a livello nazionale. Tanto è che tale allarme demografico fece così tanto clamore che solo la Rai ha dedicato oltre 40 servizi radio-televisivi nel biennio 1986-88, mentre numerosi e qualificati furono i giornali e le TV estere che hanno scritto o filmato su Badolato nel medesimo periodo. E, in questa prima fase, numerosi furono pure coloro che (dall’Italia e dall’estero) acquistarono casa per le vacanze, iniziando così una tendenza che si indebolì con il mio allontanamento da Badolato e conseguente esilio. Come seconda fase, tale tendenza ha ripreso in modo molto vigoroso con il più grande clamore mediatico globale suscitato dalla splendida accoglienza nel borgo di centinaia di profughi curdi sbarcati dalla nave Ararat il 27 dicembre 1997. Poi (attorno al 2002) è iniziata una terza fase promozionale per l’acquisto di case, ovvero quella organizzata e imprenditoriale (agenzie immobiliari ed altro) che è tuttora quella più efficace e “industriale”.

C’è però in Badolato un personaggio (che ha rivestito pure cariche istituzionali, ma che nel 1986 era poco più che bambino e per di più residente all’estero). Tale personaggio insiste nello sminuire l’importanza e il ruolo che ha avuto la vicenda del “paese in vendita” a Badolato e in Calabria (pure con riflessi imitativi nazionali che durano ancora oggi). Non calcolando il fatto che, proprio per tale vicenda, si sono venduti terreni e case pure nei paesi limitrofi, come ad esempio Santa Caterina dello Ionio, dove si è impiantata una piccola comunità di austriaci che fanno pure agricoltura e raccolgono persino olive.

Tale personaggio così ha dichiarato al quotidiano “la Repubblica” del 05 luglio 2021 riguardo la vicenda del “paese in vendita”: “In realtà, al di là del rumore mediatico, il sèguito non fu molto. Si trasferirono qui 5-6 famiglie svizzere, che avevano sentito parlare della bellezza della Calabria dagli ottocento badolatesi emigrati nella provincia di Zurigo”. Addirittura le famiglie svizzere che hanno acquistato case a Badolato (dopo il 1986) ne avevano sentito parlare non dalla vicenda internazionale “paese in vendita” bensì dai badolatesi emigrati in Wetzikon! Niente di più inverosimile ed assurdo! Ci può stare pure che nel corso dei decenni qualcuno sia venuto a Badolato a comprare casa dietro interessamento di qualche emigrato a Wetzikon (prima e dopo il 1986). Ma non certo il dottore Peter Zentner di Berna e altri che hanno dichiarato apertamente di avere letto giornali o ascoltato Radio e TV proprio sul “paese in vendita” come l’austriaca Yvonne Margot Almond e numerosi altri! Ma si può essere così imprecisi ?!…

Molto prima del 5 luglio 2021 ho cercato di chiarire come stanno effettivamente i fatti “storici” con tale personaggio, ma evidentemente costui insiste nel dire cose inesatte (persino dileggiando, a mio parere, l’evidenza che è ormai patrimonio conoscitivo di coloro che erano adulti nel 1986-88). Basterebbe chiedere in giro o documentarsi prima di parlare, specialmente alla stampa dove tutto resta scritto! Egli esalta soltanto l’accoglienza ai curdi del 1997 come inizio di tutto. Gli ho detto che le due distinte vicende del “paese in vendita” e della “accoglienza ai curdi” sono complementari nella lotta contro lo spopolamento di Badolato borgo, pure come esempio di tutti gli altri borghi spopolati in Italia, in Europa e nel Mediterraneo.

E quel che mi preme ribadire a tale personaggio così come a tutti è che la vicenda del “paese in vendita” nel 1986 rappresenta un primato storico per Badolato nell’inizio nazionale ed europeo, in modo più clamoroso ed effettivo, della lotta (mediatica e concreta) contro lo spopolamento. Togliere a Badolato un simile primato storico è da autolesionisti. Si mettano l’anima in pace coloro che ancora pensano o sono convinti che la lotta allo spopolamento sia nata in Badolato il 27 dicembre 1997 con lo sbarco dell’Ararat! Non rendono un buon servizio né a Badolato né all’Italia. Intanto si vadano a leggere o rileggere i due speciali realizzati sul “paese in vendita” dal periodico “La Radice” di Badolato nel decennale (1996) e nel ventennale (2006). Inoltre ci sarà pure più di uno che ha qualche registrazione di trasmissioni TV italiane o estere!

8 – SALUTISSIMI

Caro Tito, mi sento in obbligo di tornare a ringraziare anche da qui la famiglia Sgrò-Vitale-Fiorenza per la grande sensibilità umana, sociale e civile dimostrata nel 1976 nel donare, tramite me, con tanta generosità al Comune di Badolato per la Biblioteca pubblica tutto il patrimonio librario appartenuto ai propri antenati almeno negli ultimi tre secoli. Non è dipeso da me, però mi scuso umilmente e mi spiace tanto che tale loro donazione non sia andata a buon fine. Ma il nobile gesto resta e voglio che resti, pure per questo ho scritto questa “Lettera n. 353”. A futura memoria.   

Mi sembra persino vano, inutile e sottinteso dirti che sono tremendamente addolorato ed indignato per questa vicenda della << DONAZIONE SGRO’ >>  e, più in generale, per come vanno le cose pubbliche (in particolare quelle della Cultura) in Italia e, in particolare, a Badolato e in Calabria. Morirò di queste amarezze. Non riesco a capire e ad ammettere tutto ciò che è o sembra illogico. Però, me ne devo fare una ragione e cercare di rasserenarmi, pure pensando che ciò che non dipende da me non deve pesare né sul cuore né sulla mente. Ma dovrebbe pesare sulla coscienza sociale. Spero di poter riuscire a rassegnarmi. Intanto ti ringrazio di questa “Lettera n. 353” mentre sto già lavorando alla prossima n. 354. Con i più cordiali e fraterni saluti.

Domenico Lanciano (www.costajonicaweb.it)

Iter City, giovedì 07 ottobre 2021 ore 06.46 (Tre foto sono mie, il resto è preso dal web)

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