Il circolo Arcigay Makwan di Messina chiama in causa la sezione del Partito Democratico Messinese sul tema del matrimonio gay. Dopo le dichiarazioni di Rosi Bindi e il documento votato a Roma dall’assemblea nazionale del PD, il mondo dell’associazionismo gay teme una battuta d’arresto sulla strada del matrimonio paritario. L’Arcigay Makwan auspica una forte presa di distanza del PD locale.

 L’Arcigay Makwan di Messina ai appella alla sezione messinese del PD. Le recenti dichiarazioni di Rosi Bindi, presidente del partito democratico, e il documento votato all’assemblea nazionale del partito, rischiano di rappresentare una pesante battuta d’arresto sulla strada del riconoscimento del matrimonio gay.

Contro il PD si è scatenata, in questi giorni, l’ira delle associazioni lesbo e omosessuali, e dei partiti e movimenti che sostengono il matrimonio paritario. Dalla risposta stizzita di Di Pietro ai “Farisei” di Grillo, la presa di posizione della maggioranza del PD ha fatto discutere e indignato chi sogna di avere riconosciuti i propri diritti – al pari di tutti gli altri cittadini – e chi vorrebbe allineare la società italiana con quelle degli altri paesi Europei. S’innesta sulla polemica nazionale il circolo messinese Arcigay che chiama in causa direttamente i rappresentanti locali del partito. “La base dirigente locale è chiamata ad un posizionamento senza indugi, senza ambiguità. – scrive Rosario Duca, presidente del circolo Arcigay Makwan Messina – Il Comitato provinciale Arcigay Makwan Messina invita il Partito Democratico di Messina a discutere in un’assemblea pubblica la sua posizione”.

 Quello che Rosario Duca, come portavoce del mondo dell’associazionismo gay, auspica, è una presa di distanza della sezione del PD locale dal documento firmato a Roma. Un segnale forte da indirizzare alla dirigenza nazionale, anche in vista delle ormai prossime elezioni amministrative, dal momento che ben 2000 tesserati Arcigay sono di Messina. Voti che Rosario Duca suggerisce di non ignorare, e chiama in causa i rappresentanti della sinistra democratica locale affinché palesino le loro intenzioni per rendere finalmente chiaro: “chi vuole rappresentare il pd”, se le migliaia di cittadini che rivendicano un trattamento paritario, brandendo l’articolo 3 della nostra costituzione, o le classi reazionarie che si rifugiano in un tradizionalismo moralista che rasenta il razzismo. L’appello del presidente Arcigay è accorato: “Ad oggi migliaia di persone gay e lesbiche italiane costituiscono già nuclei familiari, ma viene loro impedito di regolamentare il proprio rapporto. Il riconoscimento pubblico della dignità della loro affettività, un’assenza di regime patrimoniale di coppia concordato, l’eredità, la previdenza sociale e la reversibilità della pensione, le tutele e garanzie per il partner debole in caso di separazione, il riconoscimento del rapporto di coniugio per il partner extracomunitario sposato all’estero, la parità con le altre coppie nelle graduatorie occupazionali e nei concorsi pubblici, i diritti sul lavoro come congedi parentali e lavorativi, la costituzione di imprese familiari, l’assistenza ospedaliera e quella per il partner detenuto; le decisioni relative alla salute in caso di incapacità, la successione nel contratto d’affitto e il diritto di permanenza dell’abitazione comune nel caso di morte del partner contraente, gli sconti famiglia e così via, sono solo alcuni aspetti che vengono orrendamente negati alle persone omosessuali che vivono già la propria dimensione di famiglia”.

 Alla luce di tutto questo, il mancato riconoscimento giuridico, oltre ad essere ingiusto, è anche ipocrita. Uno Stato laico, fondato sul riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni individuo e sulla loro uguaglianza, non ha motivo di continuare a far finta di niente. Non l’hanno fatto la maggior parte degli Stati Europei. Non lo fa la Francia che ha annunciato di rendere il matrimonio paritario entro il 2013. L’Italia rischia ancora una volta di restare indietro. Ma le associazioni non ci stanno: “Il movimento omosessuale e lesbo italiano, dopo quarant’anni di storia, non è più disposto a scendere a compromessi, a mediare al ribasso, a contrattare documenti o posizioni arcaiche palesemente discriminatorie. – commenta Rosario Duca – Non è più disposto a sostenere partiti che pongono la questione dei diritti subordinata ad altre tematiche sociali. Una società fondata sui privilegi e sulla discriminazione è destinata a soccombere”. Sui diritti non si può mercanteggiare. O si riconoscono o si negano. L’Arcigay Makwan Messina chiede al PD messinese di dichiarare quale delle due vie preferisce.

Tempostretto.it – (Eleonora Corace)

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